Glossario



La boutique fantasque

Balletto su musiche di G. Rossini, P 120

Musica: Ottorino Respighi
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, tamburo, triangolo, xilofono, campane, piatti, celesta, arpa, archi
Composizione: 1918
Prima esecuzione: Londra, Teatro Alhambra, 5 Giugno 1919
Edizione: London, Chester, 1919

Vedi al n. 120a del 1918 la riduzione per pianoforte

Commento 1 (nota 1)

Proprio dai peccati di vecchiaia, da quei Pechés de vieillesse scritti da Rossini durante il "silenzio" francese, attinse Ottorino Respighi nel 1918 per volere dell'impresario Sergej Diaghilev, sempre volpescamente a caccia di musica moderna, per i suoi sensazionali Ballets Russes. Per Diaghilev e il suo entourage la parola "moderno" faceva sempre più rima con "antico", inteso nella sua precipua accezione di "anti-romantico". La scelta del Rossini sconosciuto offriva un duplice vantaggio: da una parte i Pechés de vìeillesse erano geniali e irriverenti interpretazioni di varie "icone" ottocentesche (Meyerbeer, Liszt, Chopin ecc.), adattissimi quindi per non épater troppo les bourgeoises; dall'altra, proprio per la loro natura dì "gioco" compositivo impertinente e distaccato, i Pechés erano un interessante punto di partenza per l'impresa di progressiva e indolore demolizione di un gusto ancora imperante. E per questa operazione di modernità non troppo eccessiva e costantemente monitorata Diaghilev si rivolse, saggiarnente, al musicista che meglio di altri manteneva il difficilissimo e naturalissimo equilibrio con il piede letteralmente in due scarpe. Anche per ragioni puramente anagrafiche, Ottorino Respighi (nato nel 1879) aveva aderito infatti alla combriccola degli svecchiatori della musica italiana definita più tardi "Generazione dell'Ottanta" dalla più o meno comune data di nascita (ne facevano parte Pizzetti, Casella, Malipiero). Ma per questioni varie, non da ultimo i suoi decisivi anni di formazione presso Rimskij-Korsakov, uno dei maestri del grande sinfonismo tardo ottocentesco, il suo rapporto con la tradizione europea pre-modernista non si era mai guastato e il "nuovo", tra cui soprattutto la riscoperta dell'antico, divenne per Respighi in sostanza un'arma in più, con cui arricchire le possibilità della propria tavolozza compositiva. Dai Ballets Russes, da Diaghilev e da Respighi passò quindi una delle strade maestre che nell'immensa distilleria musicale del primissimo Novecento avrebbe poi condotto Stravinskij alla formula del "neoclassicismo", il più efficace rimedio contro i fumi, le nebbie e i contorcimenti dell'appena trascorso Ottocento.

La commissione per La Boutique fantasque (La bottega magica) venne a Respighi in occasione della tournée londinese dei Ballets Russes. Diaghilev e la sua troupe vennero invitati all'Alhambra Theatre dall'impresario di questa curiosissima istituzione. Il teatro aveva infatti trovato posto a Leicester Square presso il "Royal Panopticon of Science and Arts", che da serioso luogo di culto del sapere era divenuto uno dei templi del divertimento cittadino della più varia natura. Accanto a dimostrazioni scientifiche - o sedicenti tali - nel teatro trovavano posto anche spettacoli di circo, di varietà, di balletto, e fu così che all'allora direttore Andre Charlot venne l'idea di importare uno spettacolo della famosa compagnia di Diaghilev. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto (nei quali sarebbero stati coinvolti a turno Debussy e Ravel), il progetto giunse in porto con La Boutique fantasque, un balletto spettacoloso e coloratissimo su uno scenario di Léonide Massine, che ne fu anche coreografo e interprete. Il soggetto è disneyano ante litteram: di notte in un negozio di giocattoli le bambole si animano e si danno al bel tempo ballando allegramente. Ma il cattivo giocattolaio separa, vendendoli a diversi acquirenti, una coppia di innamorati (un ballerino e una ballerina di cancan) che alla fine verrà salvata dalla rivolta delle altre bambole.

Respighi colse la palla al balzo e nella Boutique fantasque riuscì mirabilmente a coniugare il sorriso ammiccante di Rossini - che faceva il verso ai suoi contemporanei - con la sua consumatissima abilità di colorista orchestrale, creando una partitura che inocula furbissimi brividi novecenteschi in uno stile che deve ancora tanto a Cajkovskij. L'operazione fu un successo: la somma Diaghilev, Massine, Respighi, Rossini era proprio quello che impresario e pubblico dell'Alhambra volevano. In questa veste modernissima di reinventore dell'antico Respighi si sentì perfettamente a suo agio, tanto che dalla Boutique in poi tornò con frequenza e rinnovato amore sia al Rossini dei Pechés (con Rossiniana del 1925), sia più in generale al passato remoto del rinascimento italiano (Antiche arie e danze per liuto, Gli  uccelli, ecc.). Ma alla Boutique fanstasque, forse anche per il suo grande successo, il compositore restò particolarmente affezionato: pochi anni dopo la prima del balletto Respighi ne trasse una Suite sinfonica che ha guadagnato un posto stabile nel repertorio sinfonico internazionale. La Suite, che ascolteremo stasera, si compone dei movimenti più caratteristici della partitura coreografica: Ouverture, Tarantella, Mazurka, Danse cosaque, Cancan, Valse lente, Nocturne e Galop.

Commento 2 (nota 2)

Non si sottolineerà mai abbastanza quanto Sergej Djaghilev, il geniale impresario dei Ballets Russes, sia stato determinante per gli sviluppi della musica del nostro secolo, pur non essendo direttamente coinvolto nella creazione artìstica. Senza di lui probabilmente il giovane Stravinsky non avrebbe ne scritto tra il 1911 e il 1913 i tre rivoluzionari balletti che sarebbero rimasti tra le sue creazioni più originali, ne effettuato nel 1919-1920 la sorprendente virata dal fauvisme al neoclassicismo sancita dal balletto Pulcinella su musiche di Pergolesi. Poi è andata a finire che Stravinsky è stato considerato l'iniziatore del neoclassicismo, ma in realtà questo titolo spetterebbe a Djaghilev, che prima di coinvolgere Stravinsky aveva già commissionato analoghe rivisitazioni della musica del passato a Vincenzo Tommasini e a Ottorino Respighi: il primo aveva rielaborato alcune sonate clavicembalistiche di Domenico Scarlatti per un balletto di soggetto goldoniano, Le donne di buon umore, rappresentato a Roma nel 1917, mentre il secondo nel 1918 aveva "arrangiato e trascritto" musiche di Rossini per il balletto La boutique fantasque, che venne rappresentato in forma di balletto al teatro Aihambra di Londra il 5 giugno 1919, precedendo quindi d'un anno la prima del Pulcinella di Stravinsky all'Opera di Parigi. Tutti e tre i compositori convinti da Djaghilev a scrivere basandosi su una musica preesistente (quella che è stata poi definita musica al quadrato) ricevettero da lui delle indicazioni vincolanti quanto alle linee generali ma molto elastiche quanto alla concreta realizzazione, cosicché l'abilità d'orchestratore, la ricchezza d'idee e il distacco ironico di ciascuno dei tre poterono emergere chiaramentedalle musiche da loro composte.

Va dunque a Djaghilev il merito d'aver catalizzato questa tendenza neoclassica, che tuttavia, pur stentando a precisarsi e a svilupparsi, era già nell'aria, come dimostra il fatto che proprio Respighi aveva appena scritto la prima delle sue tre suites intitolate Antiche arie e danze per liuto (1917), libere trascrizioni di musiche italiane dei secoli sedicesimo e diciassettesimo. Respighi era già autore di opere teatrali, di liriche vocali, di musica da camera e di trascrizioni e revisioni (praticamente vere e proprie riscritture) di musiche del passato, ma soprattutto era noto per Pini di Roma, il primo dei tre poemi sinfonici ispirati alla sua città d'adozione: insomma era un compositore che aveva dimostrato di sapersi muovere in vari generi e in vari stili, ma era soprattutto ammirato per la portentosa abilitàd'orchestratore.

Per Respighi, come per il suo maestro Nikolaj Rimskij-Korsakov e per ogni musicista che abbia una profonda sensibilità per il colore orchestrale, un effetto strumentale non era fine a se stesso ne era buono a tutti gli usi ma era strettamente correlato alla melodia, all'armonia e al ritmo:per questo l'orchestrazione della Boutique fantasque è meno sgargiante e ricca (ma tutt'altro che inferiore) di quella dei tre poemi sinfonici romani, cui è universalmente legata la sua fama d'insuperato maestro dell'orchestrazione. L'ispirazione rossiniana si rivela inoltre il più efficace antidoto contro i rischi del turgore e della retorica, cui non sempre Respighi riuscì a sfuggire in altre situazioni; infatti, come si è già detto, per questo suo balletto rielaborò musiche di Rossini, precisamente una serie di pezzi pianistici e di liriche da camera tratti dalle Soirées musicales e dai Péches de vieillesse, scritti dall'autore del Barbiere di Siviglia a Parigi dopo essersi ritirato dall'attività d'operista. Rossini è per Respighi un punto di partenza, su cui intervenire non solo con la sua orchestrazione ma anche con numerose modifiche, particolarmente importanti per quanto riguarda armonia e ritmo, mentre talvolta si riconosce ancora chiaramente qualche melodia dell'originale; insomma la musica rossiniana viene completamente smontata e rimontata da Respighi. Il risultato è un intrigante e stimolante gioco di scambi e di rimandi, in cui Rossini non è più Rossini, Respighi non è più Respighi e diventa difficile se non impossibile capire a chi dei due attribuire la paternità di ciò che si sta ascoltando, se al compositore dell'Ottocento o a quello del Novecento.

Non bisogna dimenticare che La boutique fantasque, sebbene venga prevalentemente eseguita come pezzo da concerto, è nata come balletto, con la coreografia di Leonide Massine (che ne fu anche il primo protagonista) e con le scene e i costumi di André Derain: era ambientata in un negozio di giocattoli e i vari episodi si prestavano ad essere musicati come una suite di danze caratteristiche. La durata complessiva è considerevole, eppure gli otto agili pezzi hanno la precisione e la luminosità di dettagli proprie delle miniature e tengono sempre viva l'attenzione con la varietà di ritmi e di motivi (il merito va diviso grosso modo in parti uguali tra Rossini e Respighi), e soprattutto con un fuoco di fila d'originali invenzioni timbriche (in questo caso il merito è tutto di Respighi), di cui non si può nemmeno tentare di dar conto. L'Ouverture è chiaramente composta da due parti: una vivace marcia, punteggiata dai tocchi degli strumenti a fiato, che sembra venire da lontano e avvicinarsi con un leggero ma costante crescendo, è seguita da un brioso Allegretto, che s'interrompe brevemente per lasciare spazio a un'espressiva e cullante melodia dell'oboe, quindi riprende e conclude l'Ouverture, conducendo alla Tarantella, un'esplosione gioiosa e spumeggiante, ma allo stesso tempo controllata e al riparo da qualsiasi cedimento popolaresco. Anche la Mazurka è divisa in due parti; la prima alterna un tema volteggiante e leggero dei violini agli interventi pesati e goffi dei fagotti, tuba e contrabbassi, la seconda, dopo un breve intermezzo in tempo lento, viene introdotta da un velocissimo staccato dei violini e prosegue con un dialogo tra un pettegolo ottavino e gli archi disinvolti ed eleganti. I cosacchi della Danse cosaque, nonostante qualche ritmo rudemente scandito e qualche cadenza dal leggero sentore di Russia, sembrerebbero essersi ormai dimenticati delle steppe e piroettare a proprio completo agio nei saloni della buona società ottocentesca. L'approccio ironico e deformante è evidente anche nell'Allegretto grottesco del Cancan, brulicante e frenetico, in cui risuonano anche i clacson delle automobili (se ne ricordò probabilmente Gershwin all'inizio del suo Un americano a Parigi). Il Cancan s'intenerisce poi in un Andantino, che porta senza scosse alla Valse lente, il brano di maggiori dimensioni del balletto: ci si alternano vari valzer, languidi e malinconici, delicatamente orchestrati, un po' cajkovskiani: sarebbe facilmente intuibile che l'atmosfera è notturna, anche se non ci fossero i rintocchi della campana ad annunciare, proprio all'inizio, che sono le dieci. La notte è ormai fonda nel Nocturne, l'ennesimo prodigio d'orchestrazione di Respighi, che dipinge una notte incantata, sospesa e arcana con pochi, magici tocchi: una melodia del violino e del violoncello soli, aureolata dall'eco lontana degli strumenti a fiato, dai placidi arpeggi dell'arpa e dal lieve tintinnare argenteo della celesta, col sottofondo delle note tenute dagli archi gravi. Con un cambio repentino d'atmosfera attacca il brillante Galop finale, vorticoso e inarrestabile, orchestrato in modo sempre leggero, nitido, luminoso, un vero caleidoscopio di timbri.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 17 Aprile 2004, direttore Jeffrey Tate
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione

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