Glossario
Guida all'ascolto



La fiamma, P 175

Melodramma in 3 atti

Testo del libretto (nota 1)

ATTO PRIMO

Una villa dell’Esarca Basilio, fra la marina e la pineta spessa e viva. La vecchia madre dell’Esarca, la patrizia Eudossia, siede vigilando il lavoro delle ancelle; al suo fianco, china anch’essa e intenta all’ago, è la patrizia Silvana, seconda moglie dell’Esarca
CORO DI DONNE
(chine al lavoro a bocca chiusa)
Mm…
EUDOSSIA
Nel nome di Dio, Monica
sei tu incantata? o con gli angeli?
(a Silvana)
Lo vedi come bisogna vigilare, sempre.
Tu non sei usa.
CORO DI DONNE
Mm…
EUDOSSIA
Quella che è nella pace di Gesù diceva:
Tele di ruvide tempre non fanno begli arredi:
mani dʼancella, se donna non sprona,
non fanno corona.
CORO DI DONNE
Mm…
EUDOSSIA
Anche diceva:
Punto perduto più non si raggiunge;
donna che pensa allʼago non si punge.
ZOE
Era una santa.
EUDOSSIA
Di tanta nobiltà di sangue
e tanta dovizia, e pur sapeva fiorir
la varia meraviglia chiusa tra
i licci dei telai.
Dita dʼoro…

(Silvana si leva impetuosamente, come se la sua anima voglia sfuggire all’oppressione. Lenta, implacabile, la suocera volge gli occhi verso di lei e chiede con voce sorda)
EUDOSSIA
Che hai?
(Ma Silvana si è già ricomposta al lavoro, in silenzio)
Che dici, Zoe?
ZOE
(barbuglia fra sè qualche parola incomprensibile)
So io.
EUDOSSIA
Meglio tʼè allora non mormorare;
ma lavora ed ora.

(Eudossia si leva, ed esce, seguita da Silvana e da Zoe)
CORO
(interno)
A – Ah!

(Le donne respirano)
SABINA
Cantare!
MONICA
Sì, un bel canto!
AGATA
Ora si può…
LUCILLA
E ridere…
SABINA
Ridere…
MONICA, AGATA, LUCILLA
Ridere…
SABINA
E ciarlare, dopo tanto silenzio…
AGATA
Io che non so trarre agugliata
se non ciarlo o canto!
MONICA
Che avrà fatto in Bisanzio,
la patrizia Eudossia,
alle Crisopili?
Era forse gran Domestica delle Silenziarie?
SABINA
O forse era primizia
nel monastero chiuso di Metànoia?
AGATA
Vedesti come torse gli
occhi quando la nuora…
MONICA
Ah, no, no!
Silvana è troppo paziente,
troppo sommessa,
e tacendo sʼaccora.
A labbra ferme, continuamente
le si dice: Ricordati,
non sei la padrona!
Ricordati, non sei degna…
LUCILLA
Ma è vero che la sua madre?
AGATA
Taci. Non si sa.
SABINA
Ah, vivere vorrei tra gente
giovine e ilare:
qua nessuno mai sorride!
AGATA
Viviamo nel maniero
di Fredegonda,
la regina cruda che con lo sguardo uccide!
MONICA
Come la strega che ha fatto
il sortilegio a Cesario di Gallo!
LUCILLA
È morto?
MONICA
Fin qui si udivan le grida, stamani.
SABINA
Quella vecchia del diavolo
fa danno a chiunque: sa
lʼarte delle immagini
e delle fatture.
Sa tutti gli incanti…
Libera nos…
LUCILLA
Quando lʼincontro, io mi segno.
AGATA
O fior dʼogni amorosa,
(Silvana rientra e riprende il lavoro)
era la sorte ascosa in te, Boccadirosa…
CORO DONNE
Ahi! Ahi! Nè più, nè più si monda questa
mano che gronda sangue, o Rosamonda!
AGATA
Ahi, ahi, sì paurosa
era la sorte ascosa in te, Boccadirosa…
CORO DONNE
Ahi! Ahi!
Comʼè perfida lʼonda,
come oscura e profonda
la selva, o Rosamonda!
MONICA
(a Silvana)
Ancora lʼambascia ti prende?
Sei stanca di ciarle, no?
Vuoi che tacciano? Diʼ…
SILVANA
No, Monica, lascia…
Lʼombra mi aduggia, anche qui allʼaperto,
e lʼaria mi manca anche qui,
come sotto la rossa volta cupa,
tra muri enormi.
Soffoco e avvampo.
Non puoi comprendere, e mai tu lo possa.
Ah, romper lʼaspro tormento che il
petto mi preme e mi duole!
Sobbalzo nel buio e mʼavvento
ansiosa di spazio, di spazio e di sole.
Lontano, in non so quale terra,
in mare, col vento! ma via dal carcere
che mi rinserra, ma sola con lʼanima mia!
Invano, se questo è il destino,
se debba la mia giovinezza
sfiorire nel chiuso giardino
la sua sconsolata tristezza.
Il volo di un attimo…
e poi il freddo nel cuore e nellʼossa,
il manto di piombo…
Non puoi comprendere, e mai
e mai tu lo possa, nè mai lo possa!
CORO
(interno)
A – Ah!

(Viene di lontano un clamore selvaggio; le donne balzano in piedi e accorrono verso il fondo)
SILVANA
Ma chi grida? chi grida?
MONICA, AGATA, CORO DI DONNE
La strega! Cesario è morto!
LUCILLA, SABINA, CORO DI DONNE
Per suo malefizio!
MONICA, AGATA, CORO DI DONNE
Ma è lʼultimo!
LUCILLA, SABINA, CORO DI DONNE
La cercano!
MONICA, AGATA, CORO DI DONNE
Ammazza, ammazza!
LUCILLA, SABINA, CORO DI DONNE
E la misera madre li guida!
MONACA, AGATA, CORO DI DONNE
Ora voltano…
Andiamo a vedere!
LUCILLA, SABINA, CORO DI DONNE
Libera nos a malo.
MONICA, AGATA, CORO DI DONNE
Libera nos.
TUTTI
Domine!

(Le donne escono via correndo. Silvana è sola. Rabbrividisce, si copre gli occhi con le palme e mormora:)
SILVANA
Orrore!

(Dall’opposta parte sbuca tra i pruni lacera, sanguinante, livida di terrore, la vecchia Agnese di Cervia)
AGNESE
Silvana!
SILVANA
Tu qui? Che vuoi qui?
AGNESE
Salvami! Salvami!
SILVANA
Va via! Non posso.
AGNESE
Non lascerai che mi prendano e facciano
strazio di me… Salvami!
Ho tanta paura dei tormenti…
Che ho fatto? Perchè mi danno
la caccia? Perchè? Ho paura…
non voglio morire…
SILVANA
Vattene o grido.
AGNESE
Un rifugio… dammi soltanto
un rifugio! Qui non oseranno
cercarmi, nessuno saprà…
Se mi scacci, tua madre ti
maledice giù dallʼinferno,
in eterno!
SILVANA
Dio ti salvi, Agna, io non posso.
AGNESE
Li odi? Mi cercano i cani rabbiosi,
che Satana onnipotente li fulmini.
Salvami! Pensa a tua madre.
SILVANA
Puoi tu giurare, per la santa
fede di Cristo.
AGNESE
Ah, salvami!
SILVANA
Lo giuri,
AGNESE
Salvami!
SILVANA
che non sei stata con Satana?
AGNESE
Satana? Chi sa?
Chi può dire quandʼè il Maligno
che ci tenta, quando è Cristo che ci guida…
Anche tua madre…
SILVANA
Che dici?
AGNESE
Non so, non so, non badare
alle parole mie cieche…
Ho paura, ho tanta paura!
Abbi pietà: forse un giorno
(Dio tʼaiuti!) avrai
bisogno di misericordia
anche tu? Ho tanta paura…
abbi pietà!

(Silvana, udendo voci e passi che si avvicinano, con subitanea decisione indica alla vecchia la scaletta a destra)
SILVANA
Lassù… Taci. Lesta. Lassù.

(Si fa il segno della croce. E quando entrano le donne, essa sta immobile, assorta)
AGATA
Patrizia, è tornato di Bisanzio
il figlio dellʼEsarca.
SABINA
Viene il tuo figlio,
lʼeminentissimo Donello…
MONICA
È un bel giovine!
AGATA
Smonta da cavallo adesso,
nella corte grande!
MONICA
Ah!
LUCILLA
E i comiti e gli spatari recan
molti cofani…
MONICA
Chi sa…
SABINA
I doni, certo…
AGATA, LUCILLA
Chi sa…
MONICA, AGATA, LUCILLA, SABINA
Che bei doni!
CORO DI DONNE
Ecco, patrizia, egli viene!
DONELLO
(entra)
Domina, accogli il mio primo saluto.
Sei la sposa del padre mio che venero
e però mi sei cara:
abbimi come figlio obbediente.
SILVANA
Ben venuto in questa tua casa…
Quando sei giunto?
DONELLO
Approdammo a Classe, ieri sul vespero:
e solo a notte giunsi a Ravenna, dal padre.
E la nonna?
SILVANA
Sì, sì, donne, cercatela!
Ditele che tornato è il suo nepote,
ditele che è qui.

(Le donne obbediscono veloci)
DONELLO
(si volge intorno)
Il prato deʼ miei giochi!
Oltre le siepe cʼè un fosso, vero?
E senza mutamento ogni cosa…
Il rosaio sʼè infoltito e rampica su ai
nidi delle rondini: macchierà tutto
il muro di sanguigno al novel tempo!
E la mia bella pergola!
Una vite fa lʼuva moscatella,
oh, mi ricordo!
E laggiù la pineta che sʼinfiamma
al tramonto, verso terra,
e si fa tutta fosca verso il mare.
Ciascuna cosa mʼè nella memoria,
ed anche tu, domina,
chʼio non vidi mai prima dʼoggi,
mi rammenti un viso noto,
o una voce udita non so dove,
non so quando…
SILVANA
Io lo so, quando; io so, dove.
Or è moltʼanni, allʼentrata di maggio,
che tu correvi con i paggi, a gara,
per la pineta spessa,
e il cavallo dʼuno deʼ tuoi compagni
inciampicò neʼ tronchi, e lo travolse…
DONELLO
Ah, mi sovviene!
SILVANA
Voi lo portaste a braccia,
tramortito, tutto graffiato
daʼ pruni…
DONELLO
Maurisio! –
SILVANA
Io tornavo da SantʼApollinare:
ti riconobbi: tʼavevo veduto
tante volte, ma sempre di lontano.
DONELLO
Sì, veramente, e ci guidasti a
una casa lì presso…
dʼAgnese di Cervia…
SILVANA
Non so… forse…
DONELLO
Era nome pauroso ai fanciulli,
e però mi torna in mente.
E quella giovinetta, ecco…
Tu eri? che mi dicesti…
SILVANA
Non ricordo più. E chi potrebbe?
È come unʼaltra vita.
Ora son vecchia.
Ora tu sei mio figlio.

(Eudossia viene ad abbracciare il nepote)
EUDOSSIA
O Donello, Donello, o sangue mio,
o figlio mio due volte,
laudato sia Gesù, laudato!
Iddio che le preghiere accolte volle,
e a queste pupille diede la grazia di
vedere il giorno del tuo ritorno.
E mille volte e mille sia benedetto
il nome di Maria che ti fu
guida nella lunga via.
DONELLO
Sempre a Dio grazie, o madre, e alla divina
Teotocos…
EUDOSSIA
Ah, chʼio ti guardi, o bello,
chʼio ti ravvisi, o forte:
di prestanza bisantina
e di membri gagliardi…
Dono di Dio, Donello!
DONELLO
La basilissa Irene ti saluta
e ti manda una lampadetta
dʼoro e una icona, venuta
per prodigio, non fatta
di man dʼuomo. La lampadetta
accenderai nel Coro
di San Vitale, con incenso
e amomo, ma il santissimo
volto del Pastore vuole che tu
lo tenga per suo amore.
EUDOSSIA
Lunga vita allʼAutocrate!
Fortuna sempre
e onore allʼAugusta!
E Bisanzio? Bisanzio?
la città mia, che ho nel cuore
e non vedrò mai più…
DONELLO
Forse non sarà eterno questo esilio
e un giorno non lontano
più bella che nel sogno
e nel ricordo agli occhi tuoi
velati apparirà la regina del mondo,
che si asside fra il Corno dʼoro
e il cerchio dei cipressi.
EUDOSSIA
Bisanzio, la mia città,
che ho nel cuore e non vedrò mai più…
CORO
(interno)
Avanti! Non cʼè
Su, su, caccia la strega!
La strega! Di qua!
Mora, mora! Avanti!
Ogni tana, ogni fosso!
Ogni tana, ogni fosso! Mora!

(Un uomo, giunto presso la siepe, leva un grido di trionfo)
UNA VOCE
Una traccia!
Nei pruni cʼè ancora
un lembo di veste…
TUTTI
Ah! Guarda! Qui! Guarda!
Nella fratta! Certo è passata di qui!
Qui, che si varca, è passata la maliarda!
Vedete la traccia?
Ora sì…
La casa questʼè dellʼEsarca: chi osa?
L’ESORCISTA
Io!
CORO
(interno)
Tutti!

(Si fa innanzi l’esorcista Leone)
L’ESORCISTA
Patrizia Eudossia, son io,
lʼesorcista di SantʼAnastasia:
giustizia di chiesa e di popolo
cerca Agnese di Cervia.
Fu vista qui presso.
Lasciane entrare.
EUDOSSIA
Leone, quel limitare è sacro,
tu sei testimonio.
Ma entrate: che se qui si trova,
allora sì, questa è la prova.
Se cʼè le fu guida il demonio.

(La turba invade ogni parte. Un grido acutissimo viene dal rifugio di Agnese. Appare la vecchia miserabile, trascinata da due uomini, che urla e si divincola)
AGNESE
(in terra, tendendo le mani verso Eudossia)
Ah, salvami! Io sono innocente
come Cristo… Cercai fuggire
perchè ho paura…
Son vecchia! Ah, salvami!
Ah, tristo a te, Patrizia.
Non voglio morire! Lasciatemi!
Dirò tutto! Confesso! Ma i tormenti, no!
Maledetta sia tu, Eudossia, e il figlio tuo,
e il figliuolo del tuo figlio.
Cani! E tutti voi dilanierà
lʼartiglio del demonio!
(a Silvana)
E anche tu sarai domani come me…
Vedo i tuoi occhi!
Tʼaspetta la stessa sorte!
E verrai maledetta!
CORO
Al rogo!
LA MADRE
Il figlio mio che tu mʼhai morto!
CORO
Al rogo, al fuoco!
Non suggerai più il sangue degli infanti!
Non ti varrà più immagine de cera! Larva!
Alla fossa! Succuba!
Strige! Lamia!
LA MADRE
Figlio mio!
CORO
Luogo ai chierici!
Vengono!
Viene il diacono e la croce!
UNA VOCE
Humiliate capita vestra Deo.
CORO
Domini Crux mecum.
Flectamus genua.
UNA VOCE
Emmanuel! Libera nos a malo,
et ab insidiis diaboli nos libera.
CORO
È strega! Mora!
Bruci! Gello!
Gello! Empusa!
Maga! Empusa!
Sortiera!
Al demonio sʼaccoppia!
UNA VOCE
Che il Vescovo la giudichi!
CORO
È giudicata!
Ha giudicato il popolo!
AGNESE
Ah!
EUDOSSIA
Tal sia di chi ti disserrò le porte!
CORO
Mora!
SILVANA
No! quellʼurlo, chʼio non lʼoda dentro me,
fino allʼora della morte!
CORO
Mora!
Emmanuel! Sʼaccende il rogo,
che gli spiriti mali affina.
Deus, in adjutorium meum intende!
Domine, ad adjuvandum me festina!
Deus, in adjutorium meum intende!
Si rinnova nel fuoco il sacrificio
giusto e pio: sia benedetta, la
prova tremenda che riconcilia il
peccator con Dio.
Mora! Strega! Lamia! Maga! Emmanuel!
UNA VOCE
Nobiscum Deus. Crux est vita mihi.
Crux erit mors atra, inimice, tibi.
CORO
Ha la pupilla doppia! Maga! Strega!
Per sua malia Cesario è morto!
Gello! Bruci! Mora! Emmanuel! Ah!

ATTO SECONDO

La scena è composita, per fingere che l’azione successivamente si svolga in più luoghi del palazzo di Teodorico in Ravenna. La parte a sinistra rappresenterà la loggia superiore che si vede nel mosaico del "Palatium" in Sant’Apollinare nuovo. La parte a destra è bassa e cupa: la camera dell’antico palazzo barbarico avrà la severità di una cripta. Sopra una tavola di marmo, due candelabri in bronzo. Nella parte centrale, invece, la fantasia bisantina ha profuso colori. Tende negli intercolunni. Donello è sulla loggia, tra le giovani ancelle del palazzo: ciarlano e ridono.
LUCILLA, CORO DONNE
Udite!
AGATA, CORO DONNE
Udiamo!
LUCILLA, CORO DONNE
Oh, bella!
SABINA, CORO DONNE
Zitte!
TUTTI
Oh, bella! oh nova!
AGATA, CORO DONNE
Or qualʼè questa prova?
LUCILLA, SABINA, CORO DONNE
Or qualʼè?
DONELLO
Passa immune, innanzi al sacro simulacro,
ogni candida pulcella, ogni bella
dama onesta; ma se donna a noi men
cruda sʼavvicina, oh! reo portento!
Ecco un rifolo di vento le dilacera
la vesta e la svela tutta ignuda…
AGATA, LUCILLA, SABINA, CORO DONNE
No! Misera! Lontano,
via dallʼidolo villano!
DONELLO
Dionea, marmo di rosa, splende
in riva al Corno dʼoro: è difesa
al bel tesoro la virtù misteriosa.
AGATA, LUCILLA, SABINA, CORO DONNE
Falsa Dea, che è nemica di bellezza!
Giù Dionea! Rompi il marmo!
Frangi! Spezza!
DONELLO
E Teofano, il dì che unʼonda furibonda
la consueta via le vieta e la caccia
fuor della traccia, passa ignara,
passa ignara qui dʼaccanto…
Ecco il soffio aquilonare involar
diadema e manto e ogni grazia più
segreta a miracolo mostrare…
AGATA, CORO DI DONNE
O Teofano, abbatti,
atterra lʼalta imago
che ti fa sì cruda guerra!
LUCILLA, SABINA, CORO DONNE
Dolce druda, abbatti,
atterra lʼalta imago
che ti fa sì cruda guerra!
DONELLO
Or io molto sarei vago di tentar
con voi lʼarcano, che ciascuna
è nova e pura e di suo candor sicura…
AGATA, LUCILLA, SABINA, CORO DONNE
Certo!
DONELLO
…e sol per talismano
porteranno il filo e lʼago.
AGATA, LUCILLA, SABINA, CORO DONNE
Oh, no! No!
AGATA, SABINA, CORO DONNE
Male ti fidi!
LUCILLA, CORO DONNE
Vuoi la prova? tristo a te!
AGATA, SABINA, CORO
Sfidi? Tristo a te…
MONICA
Come aveva nome codesta immite iddia?
Come?
DONELLO
Afrodite.
MONICA
Malvagio nome…
DONELLO
O Monica, non sai: era la dea dellʼamore…
MONICA
Oh lʼamore è unʼaltra cosa, Donello!
È più buono… è dono, è abbandono…

(Fissa Donello con lo sguardo pieno d’amore, e in quest’atto la vede Silvana, che inquieta e torbida s’aggira fra gli intercolunni e le tende)
SILVANA
Monica!
(Monica sembra destarsi: discende i gradini, s’avvicina a Silvana)
Che vuoi?
MONICA
Tu mʼhai chiamata, patrizia.
SILVANA
No, niente. No.
Tu lo sai. Dʼogni ancella eri più
cara al mio cuore: e ti perdi.
Non voglio, mʼintendi? Guardami
in faccia.
Sei bella.
Salvarti dal roveto ardente
prima che tutta tʼincendi.

(Croscio di risa, dalla loggia: le donne svolazzano via, seguite da Donello)

Il sogno che tʼinnamora è labile ombra.
Non tʼama. Tu sei la subita brama,
la gioia di unʼora; il fresco ramello
che strappi alla siepe fiorita passando,
e cader dalle dita ti lasci,
che un altro è più bello.
Nasconditi: se tu rimani, sei perduta…
Ti meraviglia che dentro io ti vegga sì chiaro?
È vero? Diʼ… Perchè taci?
Di lagrime hai molli le ciglia…
ma quelle che berrai domani
sapranno di sale più amaro?
Son dunque sì dolci i suoi baci?
MONICA
Tanto, tanto!
SILVANA
Ah! Sfacciata? Confessi la tua vergogna.
MONICA
Perdono!
SILVANA
Nel convento del Salvatore.
MONICA
Pietà! Se più non dovessi vederlo,
morrei…
SILVANA
Non si muore.
MONICA
Sono colpevole, sono…
Ma tu, che sai lʼesilio
della luce e dellʼaria,
tu, che nellʼombra maceri
lʼanima solitaria,
allʼerror mio giovine,
tu, giovine, perdona!
Per tutte le mie lagrime,
tu, che soffri, sii buona!
Ah! E sʼè un sogno fuggevole
che mʼillude, che importa?
Vivere unʼora, vivere! Vivere!
Domani io sarò morta.
SILVANA
Morresti in peccato mortale.
MONICA
Pietà…
SILVANA
E onta non hai, nè rossore?
MONICA
Solo a me feci male…
SILVANA
Nel convento del salvatore.
MONICA
Pietà!

(Imperiosa, Silvana tende il braccio e l’altra a capo chino piangendo va. Appare l’Esarca e il corteggio. Silvana ha seguito lentamente Monica fin sulla loggia)
BASILIO
E dite al Papa, che non si dimentichi
dʼesser soggetto di Bisanzio, e che
io son braccio da metter, come Eraclio,
a sacco San Giovanni Laterano.
E di Papa Martino gli sovvenga.
O Donello, oziare a lungo più non
dovrai tra le mura di Ravenna.
Forbisci arme ed arnese! Cavalcheremo
per la via romea e su, attraverso
lʼAppennino, andremo ad insegnar a
questo nestoriano la regola ortodossa.
Tempi duri. Ma Cristo vince.
Vescovo! San Giovanni mi perdoni
la minaccia, che manterrò.
Ma voglio dormire questa notte
ed altre sette nel mio cilicio,
sulla terra nuda. Che pensi?
IL VESCOVO
Bene ti sia, patrizio.
BASILIO
Tempi duri. Ma Cristo vince.
(ora si avvede di Silvana, che discende dalla loggia)
Vieni mia donna, vieni: che il tuo
viso giovine e chiaro rammenti a noi,
tristi asceti in piastra e maglia,
che il Signore ne diede anche il sorriso.

(I seguaci dell’Esarca si inchinano alla patrizia, e fan atto d’allontanarsi)
SILVANA
No; tu, Donello, resta.
(all’Esarca)
Voglio che il figlio tuo narri
compiutamente ciò che fu detto, questa sera,
al supplizio di Agnese di Cervia.
Comandagli che parli: era presente.
Voglio sapere.
BASILIO
Che intendi? Che avvenne?
DONELLO
Niente. Grida.
Or giustizia è fatta.
BASILIO
Quali grida?
DONELLO
Mal sʼudiva. Che importa?
La dissennava il terrore.
Lʼanima era già morta e
la bocca urlava…
SILVANA
Il mio nome!
BASILIO
Io ti comando che parli!
DONELLO
Sì, il tuo nome. Che tu volevi
salvarla, perchè la tua madre faceva malie;
che avea legato a sue trame lʼEsarca…
Le litanie sommersero la voce infame.
SILVANA
Mia madre!
BASILIO
(a Donello)
Tu chiama il Prefetto:
la lingua che, prima in Ravenna,
osi ripeter la sozza menzogna di
strega, sia mozza.
Senza indugiare.
Ho detto.

(Un’ancella viene, accende i candelabri, esce in silenzio)
SILVANA
Dunque è vero?
BASILIO
Sì, vero.
SILVANA
E tu sapevi?
BASILIO
Una potenza misteriosa ardeva
negli occhi di diamante: era
la sua voce gelida come lama.
Io son la prova del suo fascino strano.
Perchè volsi il passo
verso la sua casa oscura?
Chi mi chiamava?
Ed era necessario obbedire
a quel tacito comando
come se ferrea mano mi traesse,
come se stocco mi urgesse alle reni.
Sorrise ambigua e disse:
Io tʼaspettavo.
So il tuo destino.
E allora ti vidi primamente, Silvana,
e fui prigione. Forse è questo lʼamore
nume ignoto che non temevo.
Forse è questo lʼamore che non temevo.
Le mie nozze brevi erano state un rito
senza gioia, tra guerra e guerra,
sempre in un campo e in arme, per la
gloria di Cristo e dellʼImpero.
Il mio cilizio mi cingeva i lombi di
castità, per il regno dei cieli: ma
forse tu, Silvana, eri lʼamore.
Questo è raggio di luce: lʼaltro è oscuro.
Senza velarmi, tua madre mi disse le
sue malie: che fatto aveva la mia immagine,
e me legato al suo potere: lʼavrei difesa.
Era certa! Era vero! Così lʼEsarca, il
servo del Signore, salvò la maliarda dalla
pena giusta, che le schiudeva il Purgatorio.
E Cristo mi perdoni: se la misera anima
è presa dallʼeterno fuoco è mia colpa;
e così, senza speranza, io prego tutto
dì per la sua pace!
SILVANA
Ah! orrore! di te! di me!
orrore che mi cinge la fronte,
che mi stringe lʼarido cuore!
Mia madre! È questo, madre,
il segreto del tuo sguardo
inquieto, del tuo sembiante mesto?
Questo serrava la tua bocca amara?
Oh, quanto amara! e il solco del
perpetuo pianto?
BASILIO
Or datti pace, mia povera cara,
non dimandar, non pensare… È vano.
SILVANA
E un grido non umano
ravviva le tua pena.
O madre misera.
BASILIO
No, tu non devi piangere:
sii forte.
SILVANA
E dentro me uno schianto risponde,
senza lagrima! Orrore! Orrore!
Io sono la tua figlia, vedi,
e non ho il sollievo di una lagrima.
Ah, se potessi piangere!
BASILIO
Dellʼoscuro passato sono chiuse le porte.
No, tu non devi piangere:
sii forte.
SILVANA
Essa poteva evocare! Mirabile cosa…
E in te nacque così grande amore,
sì grande che non potevi vivere senza di me…
BASILIO
Ti rammenti, Silvana?
SILVANA
Terribile potenza!
E credi tu che discenda per sangue?
BASILIO
Ora che pensi?
SILVANA
Forse la fiamma, che sì fiera
avvampa entro di me, forse è
il materno sangue…
BASILIO
Silvana!
SILVANA
(parlando sempre a sè)
Forse questo è poco lume nella grande
ombra che mi cerchia lʼanima…
BASILIO
Lʼanima tua, Silvana, è dritta,
è immune: lo so. Non ti turbare:
prega e spera.

(Appaiono due silenziari: attendono immobili nell’intercolunno centrale)

Ora non star qui sola. Fa che vengano le donne
SILVANA
Sì.
BASILIO
Cristo ti guardi.
SILVANA
Sia.
(Silvana è sola col suo tormento indomabile. Entra nella camera, dove sulla tavola fiammeggiano i due candelabri. Lentamente spegne le candele, fuor che una, sulla quale ha soffiato così debolmente e distrattamente, che è rimasta accesa)
Evocare! La mia madre poteva…
(La voce sembra morire)
e venivano a lei…
(Senza voce, muove le labbra ad un nome, come per provare il suo potere)
Forse… Donello!
(Poi ripete piano, estatica)
Donello!
Ah! posso! posso!
(Donello è apparso: viene dal fondo buio della camera. L’evocatrice non lo vede, ma sente la sua presenza: rabbrividisce prima che le braccia del giovine la tocchino. Si baciano, ebbri di perdizione)
Donello!
DONELLO
Silvana!

ATTO TERZO

Davanti sarà un arco trionfale di basilica bisantina. Oltre l’arco è la camera di Donello, nel Palazzo. L’alba è vicina. Silvana siede sulla sponda del lettuccio. Donello posa il capo sul suo grembo.
SILVANA
Io sono nata quella notte, nellʼora del prodigio,
che tu, amore, mʼhai baciata: di tutto quel
che fu prima dʼallora non mi sovviene più.
DONELLO
Nova come lʼaurora ogni giorno,
al mio sguardo tu rinasci nel fuoco.
Ondʼio sempre ardo.
SILVANA
Sì, tuttʼardente della mia giovinezza,
e innamorata. Che tu subitamente
mʼhai ridestata dal sonno dʼun
inverno oltre il ricordo, eterno...
Ecco, è fiorita la primavera:
folgora il mio raggio di sole!
Ecco il mio maggio che di rose
sʼammanta! E lʼanima mi canta
lʼinno della dolce vita!
DONELLO
O strana maga, che
avvenne in me? che sottil filtro
mʼhai versato? Tu sei fonte perenne
di desiderio: io bevo insaziato alla
soavità della tua bocca. ed ogni
nervo scocca e il mio vivido sangue
tʼinvoca: o sempre nova, o tutta
bella, per cui si disfiora baldanza,
e si rinnova... Dammi le labbra ancora!
(un lungo bacio)
SILVANA
Ah, tutta la mia vita in te si versa!
Vedi, son vuota... Son come immersa
nella delizia... E lieve è la mia
gota sul cuore tuo che batte tanto forte...
DONELLO
(di subito smagato e avverso)
Taci. Non ti muovere: morta.
Perchʼio creda chiusa per sempre
questa bocca ai baci, perchʼio ti
veda nelle pupille spenta quellʼoscura
malia che mi tiene prigione,
perchʼio mi senta libero...
Oh ribellione del cuor torbido e vile!
Ansia di fuggir via da te, che sei
fastidio ed onta! Non respirare:
chʼio ti veda morta. Ahimè, come
è sottile e fragile il tuo collo,
e come palpita...
SILVANA
Dolce la morte, mentre ancor
le vene tremano tutte del gioito
bene... Fa chʼio muoia così,
mentre mi cingi con le tue dure
braccia e alla gola mi stringi
lʼappassionata faccia...
e sentirai lʼ esser mio profondo
verso di te fluire...
Così voglio morire!
Altro non cʼè, altro non cʼè nel mondo...
DONELLO
(nuovamente smarrito)
Forse nullʼaltra cosa, forse
è qui tutto il mondo nella
cerchia amorosa ove il mio male
ascondo... Anima mia, smarrita
nellʼeterno desio...
SILVANA
Noi due soli, o vita mia...
Noi due soli, tu ed io...
Ah non vuole, lʼinvidiosa aurora!
DONELLO
O sole non ti levare ancora!
Amore, non te ne andare ancora!
SILVANA
O sole, non ti levare ancora!
AGATA
(che vegliava fuor dalla porta, annunzia)
La patrizia Eudossia.

(Gli amanti si separano rapidi)
DONELLO
Tu, nonna?
EUDOSSIA
Io.
Ma spegni quel doppiere:
è quasi giorno. I vecchi hanno
il sonno leggero e breve.
Ed io sono mesi parecchi che più non dormo,
perchè il sonno è morto prima di me...
(a Silvana)
Non quel che pensi, no.
SILVANA
Patrizia, il mio pensiero è mio.
Questo soltanto non mʼè tolto
nella tua triste reggia.
EUDOSSIA
Male. Spesse volte un pensiero
può uccidere.
SILVANA
Oh! il tuo, se lo potesse!
Da gran tempo per me sarebbe
giunta lʼora...
EUDOSSIA
Quando Dio vuole... Che se Dio
mi tenne viva e veggente in così
tarda età, senza cagione non sarà...
Non venne tuo padre ancora? Bene. verrà.
(Silvana si avvolge e muove verso la porta. Aspra, imperiosa, Eudossia la trattiene)
Perchè fuggi?
No, resta... ora. Ora sei qui con me.
(a Donello)
Obbedirai, Donello, al suo comando
con lieto viso... Guardalo negli
occhi: è così vecchio, più vecchio di
me, e lʼaustero suo cuore è tanto stanco...
Chi vuole, chi vuole la sua morte
e lʼaffattura?
Io veglio, perchè il male non lo schianti...
il male che il Signore Iddio non volle
chʼio tagliassi nella sua radice.
Sia fatta sempre la sua volontà.
Anche tu lʼami il padre tuo, Donello:
amalo, che di grande amore è degno. No...
non parlare... Ecco: lʼEsarca viene.

(Entra Basilio, stanco il passo, malato in aspetto)
BASILIO
Il buon giorno, figliuolo. Per
te, buono più che per me.
(si volge alla madre)
Gli hai detto?
EUDOSSIA
No. Ed anche volli che la tua
donna sapesse da te...
DONELLO
Che cosa?
BASILIO
La basilissa Irene ti chiama a Bisanzio...
(Silvana fissa Donello)
DONELLO
A Bisanzio?
BASILIO
Un suo messaggio...
DONELLO
E tu... solo...
BASILIO
Linguaggio di femmina, non dʼuomo.
DONELLO
(ancora dominato dallo sguardo)
Non dicevi tu ieri la minaccia
del duca di Spoleto? vedi?
È meglio chʼio rimanga al tuo fianco.
BASILIO
Non importa: se la forza mi regge
basterò solo... In questa tomba
dʼoro. E tu segui la tua stella.
DONELLO
(in subita smania di liberazione)
Questo vuoi? Questo comandi? Bene.
io tʼobbedisco. Forse è il segno
di Dio perchʼio mi scampi,
perchè mi tragga dalla morta gora,
perchè la trista anima mia ritrovi
e la rinnovi, sʼè pur tempo ancora.

(Torvo, come inseguito, fugge. Eudossia accenna un gesto forse per trattenerlo, poi esce dietro lui. Silvana lentamente si avvicina all’Esarca)
SILVANA
Tu soffri?
BASILIO
Un poco.
SILVANA
Non voglio che parta, Donello...
BASILIO
Anche a te spiace...
SILVANA
Certo...
BASILIO
Ma e necessario...
SILVANA
E se io ti prego? Se ho qualche grazia
presso di te, Basilio,
ascoltami una volta...
BASILIO
E mʼè già tanto grave,
ma è necessario.
SILVANA
No. Tua madre lo vuole:
questa trama è sua...
BASILIO
Tu sempre e ovunque vedi la dura mano di lei...
No... È necessario. Ora tu sola mi resti
per conforto... Siamo come la dolce Sulamita
e il vecchio Davide...
SILVANA
Non mi toccare!
Io il tuo conforto?
E tu che mʼhai rubato la mia giovinezza,
la mia parte di gioia nella vita!
Comprata come schiava, rivestita di gemme
e dʼoro per il tuo piacere!
Tu, tu, che mʼhai serrata adolescente,
fra queste tetre mura,
dove lʼombra del barbaro demente sʼaggira
e mʼimpaura del suo malvagio riso...
E mʼhai precluso il bel sole di Dio,
la mia terra, il mio mare,
lʼaria mʼhai tolto!
Ti sei accorto, diʼ, che bruciavo di passione?
Ed io mi morivo così,
nel disperato desiderio dʼamare!
No, Sfiorire, appassire nellʼombra...
Ah, quanto tʼho desiderato morto ogni volta
che a me venivi, ad ogni tuo partire!
E come tu mʼhai tolta quando a te piacque,
così, quando in me nacque
lʼinvincibile amore, presi lui...

(Basilio balza in piedi, stringendo con la mano destra la spalliera dello scanno)

Sì, tuo figlio, tuo figlio! Ora lo sai!

(Basilio si abbranca con la sinistra il petto e ricade pesantemente a sedere. I suoi occhi sbarrati fissano l’energumena; lentamente il corpo si piega in avanti, poi si accascia. Silvana guarda forsennata gli occhi vitrei dell’Esarca morto. Finalmente urla)

Aiuto!

(Accorre Eudossia e dietro lei qualcuno della corte)
EUDOSSIA
Tu! Tu lʼhai ucciso! Strega!

(Dai due passaggi aperti nell’arco trionfale accorre il popolo)
CORO
LʼEsarca! Accorri, accorri!
Serra! Ah! La patrizia Silvana!
No!
È la greca che urla e accusa!
Perchè è della terra nostra!
Odio greco!
Giuri sulla teca di San Vitale!
E vivremo sempre in pavento di streghe!
Sia fatto il giuramento di purgazione!
CORO NELLA CHIESA
(Sul tumulto della folla prevale il canto dei chierici)
Sia gloria e lode a Te.,
Cristo Pantocrate!
CORO
Al tribunale santo!

(La folla entra nella basilica già folta di clero. La cattedra del Vescovo è ancora vuota. In alto, nel matroneo, si vedrà entrare Eudossia; in basso, dietro la cattedra, è seduto Donello)
CORO NELLA CHIESA
Figlio di Dio! Tu che esalti la fede
dei cristiani,
Figlio di Dio, governa con lʼAutocrate!
Figlio di Dio, aumenta la potenza dei Romani!

(All’entrare del vescovo tutti intonano l’inno obbligatorio)
CORO, CORO NELLA CHIESA
Chi è grande come il nostro Iddio?
Chi è forte come lʼIddio che
prodiga i miracoli?
Come il Dio che trionfa della morte?
Come il Dio che ama gli uomini?
IL VESCOVO
Tu sei Dio perchè prodighi i miracoli.
CORI
Gloria a te, Aghios Christos!
IL VESCOVO
Tu sei Dio perchè sei misericorde
CORI
Gloria a te, Aghios Christos!
IL VESCOVO
E perchè ami gli uomini.
CORI
Sia lunga vita al Vescovo piissimo,
eguale degli Apostoli! Sia lunga vita!
Chi è grande come il nostro Iddio? ecc.

(Entra Silvana e si inginocchia davanti alla cattedra)
IL VESCOVO
Donna, tu sai lʼaccusa.
Iddio farà che lʼinnocenza splenda.
Se hai peccato, confessati e la
Misericordia assolverà, ma temi
se spergiuri innanzi al popolo,
la Giustizia infallibile e tremenda.
SILVANA
Io non uccisi. Dio mi vede. Nego.
IL VESCOVO
Non vocasti lo spirto del mal vanto
per fattura e per opera dʼincanto?
SILVANA
Io non fatturai. Dio la sa.
Nego.
IL VESCOVO
Non hai con arte di magia legato il
tuo figliastro a te, per il peccato?
SILVANA
Non per malia, per empito dʼamore,
per empito di vita, che è più
forte dʼogni malvagia sorte,
peccato ho contro il mio sposo e
signore: ho peccato in ardore e
Dio mi punirà, ma per lʼamore!
Donello, anima mia, tu che sai,
perchè taci? Il filtro e la malia
erano solo i miei baci. Il misterioso
raggio che accendeva il tuo cuore,
lʼaereo messaggio era un grido dʼamore!
Donello, anima mia,
tu che sai, perchè taci?
CORO
Ahi, peccato dʼamore,
ahi quanta pena a gentil core
ispiri! Ahi, peccato dʼamor,
ahi, luttuoso amore, comʼè piena
lʼanima di sospiri!
Ahi, comʼè piena lʼanima di sospiri. Ahi!
DONELLO
(avanzandosi)
Vescovo, assolvi: il suo peccato
è mio! Su me discenda il castigo
di Dio, a me comanda la più fiera
ammenda! A morte, a tristo esilio,
col sacco e non la spada, io malvagio
figlio, me ne andrò dove tu vorrai chʼio
vada, in penitenza disperata impresa
fino a quando lʼoffesa ombra si plachi.
Ma questa peccatrice, che non ha ucciso,
Cristo la giudicherà.
CORO
Ahi, che pietà di loro!
Ahi, cieca vita!
O contaminato amore!
Dio toccherà lʼanima sbigottita,
ma tu assolvi, pastore!

(Eudossia è discesa dal matroneo e s’accosta all’altare)
EUDOSSIA
No, no, non assolverai.
LʼEsarca è morto per opera di strega,
ucciso con lʼaiuto del demonio.
E il misero che nega e difende non sa:
ei non sa dʼessere ammaliato dallʼoscena
succuba e fatto schiavo nella volontà.
Ma io, che vidi,
accuso e testimonio e provo:
quale voce ebbe sua madre?
Chi diede asilo ad Agnese di Cervia?
Che gridò Agnese di Cervia dal rogo?
Io lo dico, una
due, tre volte dico
su questo legno santo, e se mentisco
il vero Iddio mi fulmini ora,
a pieʼ dellʼaltare: Strega, figlia di strega!
CORO
Difenditi! vaneggia per lo
schianto del figlio suo!
Occhio sbarrato, ciglio senza pianto...
Perchè non parli?
Il tuo cuore sʼè franto?
Impetrato è il tuo volto?
Occhio sbarrato, ciglio senza pianto,
rigido viso smorto! Gesù! Gesù!
Il nemico è dʼaccanto
nel maleficio assorto!
Difenditi! Vaneggia per lo schianto
del figlio suo che è morto!
Segno di croce, ad ogni incanto
scudo e conforto solo...
SILVANA
Tu credi? Anche tu credi? Ahi!
DONELLO
Giura sulla croce di Dio...
CORO
Il tuo cuore sʼè franto?
Padre, Figliuolo, Spirito Santo.
Impetrato è il tuo volto?
Il nemico è dʼaccanto nel maleficio assorto!
Difenditi! Vaneggia ecc.
Segno di croce, scudo e conforto solo...
ad ogni triste incanto.
DONELLO
No, non è vero.
Diʼ che non è vero...
CORO
Solo in te spero Padre, Figliuolo,
Spirito Santo.
SILVANA
Donello!
DONELLO
Giura sulla croce di Dio
che mio padre... che io...
SILVANA
Tu credi? Anche tu credi?
e tʼallontani... e mʼabbandoni...

(Due diaconi hanno posato d’innanzi al Vescovo la teca con le reliquie sante: s’inginocchiano e chinano il capo reggendo la teca all’altezza delle loro fronti. Anche Silvana è in ginocchio, ed ora ripete affannosamente, a voce bassissima la formula del giuramento di purgazione che il Vescovo le suggerisce. La folla cade in ginocchio)
IL VESCOVO
Su le reliquie sante...
SILVANA
Su le reliquie sante...
IL VESCOVO
Su la croce raggiante
SILVANA
Su la croce raggiante...
IL VESCOVO
Per la salute dellʼanima mia...
SILVANA
(sempre più debolmente)
Per la salute dellʼanima mia...
IL VESCOVO
Giuro... giuro... giuro...

(Silvana lentamente si abbandona silenziosamente: il viso disfatto tocca le ginocchia. Il Vescovo indietreggia levando la mano in gesto di anatema. La folla balza in piedi urlando)
CORO
Ha confessato! Confessa!
Non nega più!
Giustizia di Dio!
Strega!

(Cieca d’orrore la folla si allontana dalla reproba)

Quadro: il Vescovo maledicente, i due diaconi che portano via gelosamente la teca delle reliquie, la folla fuggente, e Silvana ripiegata sopra se stessa, affranta sola.


(1) Testo tratto dal sito Libretti d'opera al quale rimandiamo per la consultazione dei libretti di altre opere

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Ultimo aggiornamento 26 gennaio 2014
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