Glossario



Le carnaval des anìmaux

Grande fantaisie zoologique

Musica:
Camille Saint-Saëns
  1. Introduction et marche royale du Lion - Andante maestoso
  2. Poules et Coqs - Allegro moderato
  3. Hémiones (animaux véloces) - Presto furioso
  4. Tortues - Andante maestoso
  5. L'Éléphant - Allegretto pomposo
  6. Kangourous - Moderato
  7. Aquarium - Andantino
  8. Personnages à longues Oreilles - Tempo ad libitum
  9. Le coucou au fond des bois - Andante
  10. Volière - Moderato grazioso
  11. Pianistes - Allegro moderato
  12. Fossiles - Allegro ridicolo
  13. Le Cygne - Andantino grazioso
  14. Finale - Molto allegro
Organico: 2 pianoforti, flauto (anche ottavino), clarinetto, glockenspiel, xilofono, 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso
Composizione: febbraio 1886
Prima esecuzione privata: Parigi, casa del violoncellista Charles-Joseph Lebouc, 9 marzo 1886
Prima esecuzione pubblica: Parigi, Théâtre Municipal du Châtelet, 26 febbraio 1922
Edizione: Durand & Cie., Parigi, 1922

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Se Saint-Saëns non aveva capito le ragioni del successo del Septuor, sei anni dopo arrivò addirittura a proibire la pubblicazione di un suo pezzo, scritto come divertissement privato, ma destinato a godere di una popolarità planetaria. Si tratta del Carnaval des Animaux, per due pianoforti e piccola orchestra scritto per le festività di un martedì grasso da celebrare con gli amici, ed eseguito a Parigi il 9 marzo 1886 nella casa del violoncellista Charles Lebouc. Questa "grande fantasia zoologica" piacque subito per la brillantezza della scrittura, piena di verve e di humour, e per la singolarità del soggetto, con quegli animali che erano anche una ironica carrellata di personaggi dell'ambiente musicale parigino. Perciò a Saint-Saëns non sembrò opportuno pubblicare una partitura così "scottante" che avrebbe potuto nuocere alla sua carriera (si pensi ai critici musicali che Saint-Saëns trasforma, nel suo zoo, in asini o in fossili), e quindi proibì che venisse data alle stampe prima della sua morte. Ad eccezione del famoso Cigno, che fu adottato nel 1905 dal coreografo Michel Fokine per una celebre assolo destinato alla ballerina Anna Pavlova.

Le Carnaval des Animaux venne così pubblicato da Durand subito dopo la morte di Saint-Saëns, ed ebbe la sua prima esecuzione pubblica a Parigi il 26 febbraio 1922 sotto la direzione di Gabriel Pierné.

I quattrodici pezzi che compongono questa fantasia zoologica sono come una serie di ritratti e di caricature, illustrati con straordinario acume, un gusto caustico, sottili dettagli per i quali Saint-Saëns fece ricorso a tutti i ferri del mestiere: sfruttando un organico assai ridotto ma molto duttile (che comprende flauto, ottavino, clarinetto, due pianoforti, archi, uno xilofono e un'armonica a vetro, talvolta sostituita da una celesta), trattando virtuosisticamente gli strumenti, ricorrendo a forme condensate e a rapide concatenazioni delle idee musicali, utilizzando qua e là citazioni di pezzi celebri, abilmente contraffatte.

Nel primo brano, Introduzione e Marcia reale del leone, un ritmo di marcia, scandito dai due pianoforti, annuncia l'arrivo del re della foresta: il leone si presenta con una melodia dal ritmo marcato e solenne e con i suoi ruggiti mimati dalle scale cromatiche ascendenti-discendeti del pianoforte e degli archi gravi.

L'abilita descrittiva di Saint-Saëns si coglie poi nello starnazzare di Galli e galline affidato alle acciaccature e nelle note ribattute di pianoforti, violini, viola e clarinetto, e nella corsa sfrenata degli Emioni, cavalli selvatici che galoppano nelle praterie asiatiche, raffigurata dalle scale velocissime dei due pianoforti, eseguite all'unisono su e giù per la tastiera (Presto furioso), come uno sberleffo contro i vacui virtuosi del pianoforte.

Per rappresentare le Tartarughe Saint-Saëns usa il celebre tema del Can Can di Jacques Offenbach (da Orphée aux enfers cita "La, La, la, la, la, partons, marchons" e "Ce bal est original, d'un galop infernal") ma rallentato in un modo grottesco, accentuato dal banale accompagnamento accordale del pianoforte.

L'Elefante è incarnato dal contrabbasso che si esibisce in un goffo valzer accompagnato dal pianoforte e punteggiato dalla citazione di un motivo della Danse des sylphes (dalla Damnation de Faust) di Hector Berlioz, e da un'eco dello Scherzo dal Sommernachtstraum di Mendelssohn.

I due pianoforti si alternano negli accordi staccati e saltellanti dei Canguri (resi ancora più elastici dai continui rallentamenti e accelerazioni), e poi si sciolgono nei fluidi arpeggi dell'Acquarium sui quali si dipana una dolce melodia, dalla grazia cajkovskijana, affidata a flauto, archi e celesta (sempre in contrattempo accentuando l'effetto acquatico dell'insieme).

Personaggi dalle orecchie lunghe è una pagina brevissima (solo 26 battute), spoglia e feroce (più del bonario leone dell'introduzione), con i due violini che si alternano nell'imitazione del raglio degli asini, uguale al chiacchiericcio dei critici saccenti.

Poi è il momento dei volatili: il clarinetto imita Il cucù nel bosco, accompagnato dagli accordi dei due pianoforti; mentre una melodia velocissima del flauto, accompagnata dai trilli dei pianoforti e dai tremoli degli archi, crea l'atmosfera aerea e frenetica di una Voliera.

Nel suo zoo Saint-Saëns inserisce anche i Pianisti, pagina divertentissima che fa la parodia dei principianti costretti a passare lunghe ore in noiosissimi esercizi tecnici, passando attraverso tutte le tonalità: e gli esecutori "devono imitare il modo di suonare di un principiante e la sua goffaggine", andando quindi spesso fuori tempo, suonando lentamente le parti diffìcili e correndo nei passaggi facili.

I Fossili, richiamati dal suono secco dello xilofono, sono un'altra incarnazione "preistorica" dei critici musicali, incapaci di capire il nuovo corso della musica per colpa della loro mentalità antiquata. Per questo Saint-Saëns cita la sua Danse macabre (Poema Sinfonico che descrive la danza di alcuni scheletri sopra le tombe di un cimitero), ma anche alcuni vecchi motivi popolari come "J'ai du bon tabac", "Ah! vous dirais-je maman", "Partant pour la Syrie", e infine l'Aria di Rosina dal Barbiere di Siviglia di Rossini.

Il famosissimo canto del Cigno, intonato dal violoncello e accompagnato dagli arpeggi dei due pianoforti - in realtà una sottile parodia del melodizzare lezioso e sentimentalistico - prepara efficacemente la passerella del Finale: un rondò (Molto allegro) basato su un pimpante refrain suonato dall'ottavino e dal clarinetto, e su alcuni temi già ascoltati, che conclude in modo festoso questa rassegna di animali, facendoli sfilare tutti insieme come in un circo.

Gianluigi Mattietti

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Singolare destino quello di Le carnaval des animaux: diventare il brano più celebrato e diffuso di un compositore che ne aveva assolutamente proibito l'esecuzione. Ma forse proprio in questo paradosso è possibile cogliere i motivi più autentici della proibizione: Camille Saint-Saëns temeva che l'esecuzione pubblica della deliziosa partitura potesse compromettere la sua immagine di compositore "serio", i cui galloni erano stati guadagnati sui campi del Secondo Impero e della Terza Repubblica. Del secondo romanticismo francese, infatti, Saint-Saëns fu protagonista indiscusso, come virtuoso di pianoforte, di organo, compositore, didatta, animatore di rinomate istituzioni, e via dicendo. La fondazione, nel 1871, della Societé National de Musique, insieme a Lalo, Franck, Fauré, Massenet, lo vide in prima fila nello sforzo di definire un'arte nazionale, come argine da contrapporre al dilagare della musica tedesca, e wagneriana in particolare, promuovendo la musica francese e i giovani compositori.

In un panorama che vedeva fiorire una produzione strumentale estremamente fertile, Saint-Saëns rappresentò, nel mondo musicale della III Repubblica, il punto di incontro e di equilibrio fra tendenze opposte, quella di un rigore formale di estrazione classicistica, sempre attento alla costruzione di architetture meditate, e quella di una espressività controllata sì, ma non esente da estroversioni e implicazioni passionali. Di qui una produzione che alterna sinfonie e poemi sinfonici, opere teatrali e musica da camera, composizioni chiesastiche. Un contesto serioso oltre che serio, in cui la piccola "Grande fantasia zoologica" - l'ossimoro è lecito, poiché il titolo ha sapore ironico - non è facilmente inseribile senza tener presente da una parte la vocazione gaudente della Parig fin de siècle, dall'altra la destinazione privata.

Sembra che la prima idea del Carnaval des animaux fosse didattica, ovvero rivolta a insegnare la tecnica pianistica ai discenti della celebre Ecole Niedermeyer, cercando nel contempo di non annoiare, attraverso una galleria di ritratti di animali. Il progetto, comunque, si concretizzò solamente nel febbraio 1886, quando Saint-Saëns, dopo una trionfale tournée a Praga e Vienna, si fermò a riposare in una cittadina austriaca. Qui nacque la partitura destinata a undici strumentisti e pensata in vista di una festa di carnevale. Il 9 marzo, sera di martedì grasso, presso l'anziano violoncellista Charles Lebouc - figlio adottivo di Adolphe Nourrit, il grande tenore rossiniano che aveva creato il ruolo di Arnold nel Guillaume Tell - la fantasia venne eseguita con il concorso di alcuni scelti solisti; ai due pianoforti sedevano lo stesso Saint-Saëns e Louis Diémer, futuro docente al Conservatoire nonché insegnante di allievi quali Alfred Cortot e Robert Casadesus; entrambi i pianisti indossavano maschere facciali zoomorfe. Dopo pochi giorni, ecco una seconda esecuzione privata, presso la società "La Trorripette"; poi il 2 aprile i salotti di Mme. Pauline Viardot - la figlia di Manuel Garcia e sorella di Maria Malibran - si aprirono per una terza e ultima esecuzione, pensata per omaggiare Franz Liszt, venerato maestro di passaggio a Parigi. Dopo di che, il silenzio, o quasi. Saint-Saëns consentì in vita la pubblicazione solamente del penultimo numero della partitura, "Le cygne", per violoncello e pianoforte, pensato per far ben figurare il padrone di casa Lebouc, brano che divenne ben presto favorito di molte ballerine, come la leggendaria Pavlova. Saint-Saëns diede però disposizioni che Le carnaval des animaux venisse pubblicato dopo la sua morte (1921) dal suo editore Durand; e infatti il 25 febbraio 1922 si ebbe la prima esecuzione pubblica, da cui ebbe origine la straordinaria fortuna del pezzo.

Saint-Saëns, autore rivoluzionario da giovane e conservatore in vecchiaia - quando, secondo una parabola comune a molti, scagliava anatemi contro Strauss, Debussy e ovviamente Stravinskij - non poteva sapere che il suo lavoro umoristico sarebbe tornato a vivere nel momento storicamente più propizio. Il fiorire, negli anni Venti, delle poetiche neoclassiche, in funzione antiromantica, era il miglior humus possibile per accogliere un lavoro che proprio il romanticismo metteva in berlina. Il carnevale, festa del rovesciamento dei valori, dello sdoppiamento della personalità, aveva stimolato in Saint-Saëns una operazione di raffinato esito intellettuale, prima che musicale, affine per molti versi ai calembours del vecchio Rossini, e possibile, d'altronde, solo da un compositore di ascendenza classicista. Attraverso la galleria degli animali esposta dalla partitura, gli stilemi della musica romantica venivano come depurati, oggettivati, e quindi irrisi. Non a caso la partitura accoglie numerose citazioni, da autori iperromantici, come Berlioz e Mendelssohn, o antiromantici, come Offenbach e Rossini, per tacere di una autocitazione. Lo stesso organico, lontanissimo dall'ipertrofia del tardoromanticismo, sembra novecentesco: due pianoforti, due violini, viola, violoncello, flauto (e ottavino), contrabbasso, clarinetto, armonica (o meglio glassarmonica) e xilofono; strumenti chiamati a suonare i quattordici bozzetti secondo una selezione di timbri che somma tutti gli esecutori solo nel finale.

Nella "Introduction et Marche Royale du Lion", che apre la fantasia, converrà notare non solo la seriosità marziale dell'intonazione ma l'unisono degli archi rispetto ai ritmi solenni dei pianoforti, interrotti dai gravi ruggiti cromatici. "Poules et Coqs" seleziona clarinetto, due violini, i pianoforti per una raffigurazione onomatopeica. La didattica si affaccia in "Hémiones (animaux véloces)", dove scale e arpeggi hanno il sapore dello studio. In "Tortues" troviamo la citazione del celebre can-can dall'Orfée aux enfers di Offenbach, ma esposto dagli archi, sul sostegno del primo pianoforte, con un tempo "da tartaruga", come si suol dire. La "Danza delle silfidi" dalla Damnation de Faust di Berlioz e l'aereo scherzo dal Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn vengono appesantiti dal contrabbasso che, accompagnato dal secondo pianoforte, suona "L'Eléphant". I salti delle due tastiere si alternano in "Kangourous". L'armonia cromatica e una timbrica perfetta, dovuta agli archi con sordina, agli arpeggi dei pianoforti con "una corda", e all'impasto fra flauto e armonica, creano l'ambientazione spaziale di "Aquarium". I due violini si alternano nei grandi salti dei "Personnages à longues oreilles". Ed ecco un altro stereotipo romantico, con "Le Coucou au fond des bois", dove in primo piano sono gli accordi misteriosi dei due pianoforti (una corda) e, fra le quinte, il clarinetto, che ripete sempre lo stesso intervallo caratteristico. E non meno stereotipate sono le volatine del flauto e i rincalzi dei pianoforti, sui tremoli degli archi, in "Volière". Fra i tanti animali non mancano i "Pianistes", che mettono in berlina gli esercizi meccanici, goffamente eseguiti, dei principianti, ogni volta ascendendo di un semitono, con i secchi accordi degli archi. Quanto ai "Fossiles", è in questo "Allegro ridicolo" che vengono inserite le citazioni più cospicue, ironiche e autoironiche, con la Danse macabre dello stesso Saint-Saëns, le canzoni popolari J'ai du bon tabac, Ah! Vous dirai-je, marnati, Partant pour la Syrie, nonché la cavatina della "vipera" dal Barbiere di Rossini; il tutto scandito dallo xilofono, insieme a clarinetto, pianoforti e archi. Il brano più celebre è però "Le cygne"; il delicatissimo accompagnamento dei due pianoforti fa qui da sfondo a una melodia lunga e levigatissima, suadente, del violoncello, tutta giocata sulla linearità e sulla capacità di rinviare da semifrase a semifrase l'atteso riposo. Dopodiché, il "Final" è un galop in cui riaffiorano lacerti provenienti da tutta la fantasia, in un carosello sintetico e brillantissimo.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Nel 1866 in piena montante tracotanza bismarckiana, Saint-Saëns si rifugia nella sconfitta Austria e compone la grande fantasia zoologica Le carnaval des animaux, ideata soltanto per rappresentazioni private, il Mardi gras presso il violoncellista Lebouc, genero del grande tenore Nourrit. Soltanto Liszt di passaggio a Parigi e per intercessione di Pauline Viardot potè assistere a un'esecuzione della fantasia, che fu poi interdetta fino alla morte del compositore.

«Le carnaval» è diviso in quattordici numeri musicali ognuno dei quali dipinge musicalmente altrettanti animali «antro-pomorfizzati».

IntroduzioneMarcia reale del leone. L'imitazione del re degli animali avviene attraverso l'ingresso annunciato dai tremoli dei due piani e dalle terzine sempre più affannose del quintetto d'archi fino alla strappata che introduce un'esotica marcia autocompiaciuta del felino. Anche i formidabili ruggiti sono imitati dalle ottave crescenti per semitoni di archi e pianoforte. Galline e galli (Allegro moderato). Naturalmente un musicista francese non poteva non richiamare la celebre Poule di Jean-Philippe Rameau (come negli Uccelli di Respighi): le note ribattute con la divertente acciaccatura imitano gli starnazzi del pollaio, la cadenza conclusiva tira il collo a una malcapitata gallina. Hémiones (Presto furioso), animali velocissimi, asini del Tibet che scatenano i due pianoforti in una gara di scale a distanza di ottava di virtuosismo folle. Tartarughe (Andante maestoso). Per contrappasso Saint-Saëns descrisse i lentissimi animali (archi) rendendo assonnato il tema dalla celebre scatenata quadriglia finale di Orphée aux Enfers di Jaques Offenbach, tanto da obbligare gli editori Durand a segnalarlo a mo' di discolpa in una nota musicografica. L'elefante (Allegretto pomposo, contrabbasso) data la mole, stravolge il tema dalla Danza delle silfidi della Damnation de Faust di Berlioz, su un agile valzer in tre ottavi (espediente buffissimo, un effetto alla Walt Disney avanti lettera). Canguri (Moderato). I due pianoforti imitano l'andatura del mammifero australiano per mezzo di accellerandi e ritardanti dei loro accordi: l'acciaccatura suggerisce piccoli salti; gli accordi pieni balzi più lunghi. Aquarium (Andantino). Arpeggi per moto contrario dei pianoforti, archi con sordina, note liquide del flauto, pennellate dell'harmonium, una Mer piuttosto vicina al raveliano Daphnis et ChloéPersonaggi dalle lunghe orecchie (Tempo ad libitum): con molta probabilità asini (critici musicali, compositori, pianisti?). Il cucù in fondo al bosco (Andante): la magia della foresta è intessuta sugli accordi legati dei due pianoforti nei quali il clarinetto ripete il suo incessante verso. Voliera (Moderato grazioso). Un pezzo di bravura per il flauto che imita i voli e i suoni degli uccelli di voliera a cui fanno il verso i tremoli d'ala dei pianoforti. Pianisti (Allegro moderato): autentiche bestie soprattutto se esordienti e quando eseguono scale che richiamano alla mente gli esercizi del celebre metodo Hanon. Risentite strappate degli archi cercano di interrompere lo strazio dei pianisti debuttanti. Fossili (Allegro ridicolo). Temi un tempo popolari ora sepolti come vecchie melodie (Ah vous dirai-je Maman, J'ai du bon tabac, Ma se mi pungono dal Barbiere rossiniano). Con molta autoironia Saint-Saëns adopera un motivo di carillon preso dalla sua Danse macabre (xilofono) autofossilizzandosi. Cigno (Andantino grazioso). Celeberrimo canto del violoncello divenuto espressione abusata, una melodia sulla quale si sono esercitate alla morte tersicorea tutte le ballerine del mondo a partire da Anna Pavlova, alla quale Saint-Saëns concesse di utilizzare per il ballo la «morte del cigno». Finale (Molto allegro). È la zuffa finale degli animali in una fantasmagorica ricapitolazione (son ben distinguibili le galline e i ragli dell'asino) scritta con disinvoltura ai limiti della pochade.

Giovanni Gavazzeni


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 11 novembre 2012
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 21 febbraio 2002
(3) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 91 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2017
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