Glossario



Concerto per pianoforte n. 4 in do minore, op. 44

Musica: Camille Saint-Saëns
  1. Allegro moderato. Andante
  2. Allegro vivace. Andante. Allegro
Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: settembre 1875
Prima esecuzione: Parigi, Société Nationale de Musique, 31 ottobre 1875
Edizione: Durand, Schœnewerk et Cie, Parigi, 1877
Dedica: Anton Door

Guida all'ascolto (nota 1)

Di questo «Concerto» composto nel 1875 scrive Alfred Cortot: «Il Concerto in do minore, nel suo insieme, rappresenta l'opera la più completa composta da Saint-Saëns per il pianoforte. E' possibile che qualcuno preferisca il romanticismo della 1a parte del Concerto in sol minore, oppure la scrittura più raffinata e l'atmosfera più luminosamente trasparente del V Concerto. Ma in questo la concezione è più solidamente equilibrata, e la struttura formale d'una invenzione più affascinante. Qui Saint-Saëns sfrutta un principio ciclico che non ha nulla in comune con quello di Franck, e nel quale i temi generatori non vengono impiegati come leit-motives carichi di significato e di conseguenze, ma trattati semplicemente come elementi d'architettura musicale, e pretesto a trasformazioni piuttosto che a sviluppi.

L'esistenza di idee melodiche o di ritmi comuni a tutte le parti dell'opera e che assicurano una dipendenza reciproca tra queste, conferisce a questo Concerto una unità di carattere e di linea veramente notevoli. Questa unità è anche accentuata dai legami tra i vari movimenti, poiché la prima parte comprende un Allegro e un Andante, e la seconda parte lo Scherzo, un Andante in forma d'intermezzo, e il Finale».

Quando avremo aggiunto che il modello evidente di questo lavoro è il «Concerto» per pianoforte e orchestra di Schumann e i due «Concerti» egualmente per pianoforte e orchestra di Liszt non resta molto da aggiungere.

Vale la pena di ricordare invece che il musicista dichiarava: «Per me l'arte è anzitutto la forma. Tutto ciò che è ben fatto è grande». Aggiungeremo che nel pianoforte detestava il gioco di pedale, le armonie vaporose che tendono a fare atmosfera, la morbidezza del tocco, l'abuso di sfumature dinamiche e espressive: tutto ciò ch'egli definiva: «la mania dell'esecuzione espressiva e la monotonia del legato». Si potrebbe moltiplicare le citazioni del genere. Preferiamo concludere col giudizio che l'anziano Berlioz dava del compositore adolescente Saint-Saëns: «Cet adolescent sait tout, mais il manque d'inexpérience».

Domenico De' Paoli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 2 aprile 1967

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Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2015
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