Glossario



Settimino in mi bemolle maggiore, op. 65

per tromba, quintetto d’archi e pianoforte

Musica:
Camille Saint-Saëns
  1. Préambule: Allegro moderato
  2. Menuet: Tempo di minuetto moderato
  3. Intermède: Andante (mi minore)
  4. Gavotte et Final: Allegro non troppo
Organico: tromba, 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso, pianoforte
Composizione: dicembre 1879 - dicembre 1880
Prima esecuzione: Parigi, Société Nationale de Musique, 28 dicembre 1880
Edizione: Durand, Schoenewerk & Cie., Parigi, 1881
Dedica: Émile Lemoine

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il Septuor in mi bemolle maggiore op. 65 per tromba, cinque archi e pianoforte è oggi uno dei brani più popolari di Camille Saint-Saëns. Ma un po' per caso. Alla sua nascita contribuì Émile Lemoine (1840-1912), matematico francese noto per i suoi studi sulla geometria del triangolo, e musicista dilettante che nel 1859 quando era ancora studente all'École Polytechnique aveva fondato una società amatoriale chiamata "La Trompette". Così Lemoine racconta la genesi del Septuor. "Per anni ho tormentato il mio amico Saint-Saëns chiedendogli di comporre per me, per le mie serate della "Trompette", una composizione seria dove ci fosse una tromba mescolata agli archi e al pianoforte, strumenti che normalmente avevamo; all'inizio mi prese in giro per questa bizzarra combinazione di strumenti, rispondendomi che avrebbe scritto prima un pezzo per chitarra e tredici tromboni...". Il 29 dicembre 1879 Saint-Saëns fece recapitare all'amico, come un dono per le feste di Natale, un breve brano per tromba, pianoforte, quartetto d'archi e contrabbasso, intitolato Préambule, che fu eseguito il 6 gennaio 1880. L'esecuzione evidentemente piacque al compositore, che uscendo dal concerto promise all'amico di ampliare la composizione: "Avrai il tuo pezzo completo. Il Préambule sarà il primo movimento". Mantenne la parola, e il Septuor completo fu eseguito per la prima volta il 28 dicembre 1880. Opera leggera, ma di effetto immediato (il compositore ricordò le insistenze dell'amico: "Quanto mi hai tormentato per farmi scrivere, controvoglia, un pezzo che non volevo scrivere, e che è diventato uno dei miei grandi successi. E non ho mai capito perché!"), appare del tutto inusuale nel repertorio cameristico (se non ritornando all'epoca barocca) per la presenza della tromba. Inserire questo strumento in un organico classico costituì una sfida per Saint-Saëns, anche per le limitate possibilità di escursioni tonali di una tromba in mi bemolle. Gli ostacoli furono aggirati abilmente trasformando la composizione in una specie di Suite neo-barocca, ispirata alle pagine celebrative di Händel, a metà strada tra l'esercizio di stile e la parodia; e sfruttando il suono della tromba come una componente piccante e maliziosa che dà l'impronta all'intero pezzo: la tromba fora l'ensemble (dove spesso gli strumenti sono utilizzati come un blocco unico per equilibrare il pianoforte) senza apparire mai stridente, introduce connotazioni marziali, sostiene il suono, aggiunge brillantezza e maestosità alle melodie. Nonostante la semplicissima struttura di una Suite barocca in quattro movimenti (Preambolo - Minuetto - Intermezzo - Gavotta), il Septuor mostra una stretta interdipendenza tra i suoi movimenti, nei quali circolano liberamente i motivi esposti nel Préambule: dopo una breve, pomposa introduzione (Allegro moderato), che oppone gli arpeggi del pianoforte alle figure militaresche della tromba, il pianoforte espone il tema plastico e severo di una fuga (Più Allegro), scandito prima omoritmicamente insieme a tutti gli strumenti, poi accompagnato da un movimentato controsoggetto di semicrome della viola. Questo episodio fugato lascia quindi spazio a una scrittura virtuosistica del pianoforte e a una cupa cadenza degli archi, in do minore, che prepara lo sfogo finale, con il ritorno delle figure brillanti del pianoforte e della tromba. Il secondo movimento è un Minuetto (Tempo di minuetto moderato), ancora in mi bemolle maggiore, che si apre fastosamente su un tema dal ritmo giambico, ma poi acquista un tono sentimentale nel Trio, dominato da una commovente melodia suonata all'unisono dagli archi e dalla tromba, sugli arabeschi arpeggiati dal pianoforte. L'lntermède (Andante), in Do minore, è una sorta di Marcia Funebre, insieme austera e grottesca (probabile parodia della Marcia Funebre del Quintetto di Schumann, che Saint-Saëns detestava), con le frasi dolenti ed espressive degli archi che si dipanano su una drammatica e martellante figura anapestica del pianoforte (già accennata nel Préambule). Dopo questo momento cupo, la Gavotte et Final (Allegro non troppo) sfoggia una scrittura vivace e pirotecnica, che richiama il finale di un'operetta: con un tema pimpante del pianoforte che innesca brillanti variazioni, la tromba che interviene con fanfare marziali, la coda che riprende il tema del Préambule in un solenne fugato.

Gianluigi Mattietti

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il Septuor op. 65 fu composto per una formazione strumentale classica nella quale si aggiungeva l'intrusione di una tromba naturale in mi bemolle. La strana bizzarria si deve alla commissione di questo lavoro, dovuta al musicomane e fanatico ammiratore di Saint-Saëns, Emile Lemoine, presidente di una società di amatori che operava nella sala della società di orticoltura in rue Grenelle a Parigi, denominata «La Trompette». In un primo tempo il compositore gli rispose che avrebbe composto un brano per chitarra e tredici tromboni. In seguito a poco a poco approntò il Septuor, eseguito per la prima volta il 28 dicembre 1880. La difficoltà di scrivere un brano con la tromba in mi bemolle era dovuta alla mancanza dei pistoni con conseguente limitatezza dell'ambito dello strumento. A queste difficoltà Saint-Saëns supplì utilizzando lo strumento con misura, negli incipit e in prossimità di cadenze, su motivi di carillon militareschi sui gradi fondamentali della scala di mi bemolle maggiore. La tonalità eroica per eccellenza, amatissima dal Saint-Saëns giovane della Première symphonie op. 2, è piegata entro le misure del concerto barocco con un tono divertito che non sfigura affatto nell'estetica neoclassica tipica delle generazioni successive. Non stupisce che un'incisione del Septuor fosse nella discoteca privata di Maurice Ravel, nutritosi sullo studio delle partiture di Saint-Saëns.

Il Préambule (Allegro moderato) alza il sipario (arpeggi e scale del piano) ironizzando sulla tonalità tramite una grottesca citazione in embrione dell'impulso ritmico della Quinta di Beethoven. Il Più Allegro introduce una rapida sezione fugata, che prende le mosse dagli accordi pomposi del piano e viene sviluppata con acida disinvoltura dal quintetto d'archi appuntito dal timbro argentino della tromba. Lunghi accordi in un grottesco do minore portano alla melodia spianata della tromba: troppo breve per poter diventare lirica contemplazione, una vivace coda riporta il tono al divertimento filtrato attraverso la sensibilità classicheggiante dell'autore.

Il tempo di Menuet (Moderato) è guidato dagli accordi per ottave congiunte discendenti del pianoforte, ornate dalla tromba e dal ripieno degli archi. Il Minuetto cede il Minuetto passo a un Trio in cui gli archi all'unisono con la tromba scivolano sugli eleganti arpeggi del piano con un disincanto che si riteneva merito della poetica notturna di Poulenc. Il ritorno della prima sezione senza ritornello conclude il composto Minuetto.

Si è detto che il primo tema dell'Intermède (Andante) parodierebbe la celebre marcia funebre del Quintetto op. 44 di Schumann, come rivela lo spettro ritmico e la scelta della drammatica tonalità di do minore. Su questo accompagnamento accorato del piano risalta la melodia nobile innalzata fino alla tromba dal violoncello, dalla viola e dal violino. Il pianoforte prende il sopravvento lasciando l'acido commento ritmico agli archi: il tema così si spegne poeticamente sui ritardi del quintetto d'archi.

Dalla penna stessa del Poulenc pasticheur più smaliziato potrebbe essere uscito il tema della Gavotte et Final (Allegro ma non troppo), ancor più piccante e smaliziato quando lo eseguono gli archi. Le sonerie militari della tromba richiamano gli esecutori a un cambio improvviso di tempo che trasforma il tema in una gustosa e divertente cadenza, tutta pervasa da quel senso «ingegnoso, agevole e limpido» tanto ammirato da Ravel nel vecchio maestro. Quell'estetica dell'umanista musicale identificata da Proust, capace di «dare a poco a poco a un luogo comune il valore di un'immagine originale attraverso la conoscenza sapiente, singolare, sublime dell'espressione; di fare d'un arcaismo un tratto delle spirito, un'idea generale, il riassunto d'una civilizzazione, l'essenza di una razza».

Giovanni Gavazzeni


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 3 febbraio 2006
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 91 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2017
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