Glossario



Sonata in mi maggiore, K 162

Musica: Domenico Scarlatti
Organico: clavicembalo

Guida all'ascolto (nota 1)

Com'è noto Domenico Scarlatti sviluppò il suo peculiare stile clavicembalistico solo dopo la sua definitiva partenza dall'Italia avvenuta nel 1719, quando egli aveva trentaquattro anni. Per un decennio Scarlatti visse alla corte portoghese come maestro di cappella e insegnante della principessa Maria Barbara che egli seguì poi in Spagna (Maria Barbara aveva sposato l'erede al trono spagnolo) per trascorrervi quasi tutto il resto della sua vita. La maggior parte delle 555 Sonate per clavicembalo oggi note, furono scritte da Scarlatti per questa principessa. Le prime trenta Sonate, furono pubblicate nel 1738 con dedica a Giovanni V, re del Portogallo, padre di Maria Barbara. Scarlatti aveva, allora, 53 anni. Da quel momento la sua arte conobbe uno degli sviluppi più straordinari che abbia mai caratterizzato il periodo più tardo dell'attività di un compositore. Rinunciando quasi a comporre opere di altro genere, Scarlatti scrisse alcune centinaia di Sonate clavicembalistiche perfezionando la struttura bipartita di questa forma e conferendole una vivacità, una varietà, una brillantezza ed una ricchezza espressiva senza precedenti. Quando Scarlatti morì a Madrid nel 1757, la maggior parte di questi capolavori fu raccolta in alcuni volumi per l'uso personale di Maria Barbara, diventata regina di Spagna, restando praticamente sconosciuta al mondo musicale fino alla parziale pubblicazione curata da Czerny nel 1839 e quella, quasi completa, di Alessandro Longo nel 1906. E' soprattutto nelle tarde Sonate che Scarlatti ha dato l'intera misura del suo genio.

In un più calmo movimento Andante s'avvia la Sonata in mi maggiore (ed. Longo, n. 21), ricca di straordinarie sfaccettature armoniche e di poeticissime alternanze modali. Ad un certo, momento nella tranquilla atmosfera del brano irrompe con improvviso estro un Allegro, saltellante tema nella tonalità della dominante, tema che fornirà successivamente la materia sostanziale per lo sviluppo che precede il ritorno conclusivo dell'Andante iniziale. Qui non solo appare prefigurata la struttura bitematica del classico tempo di sonata, ma si delinea altresì la tendenza a superare la forma della sonata in un tempo solo per articolarla in una pluralità di movimenti.

Roman Vlad


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 7 dicembre 1967

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Ultimo aggiornamento 11 marzo 2016
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