Glossario
Guida all'ascolto



Ode to Napoleon Bonaparte, op. 41

Testo della parte vocale (nota 1)

Tis done—but yesterday a King!
And arm'd with Kings to strive—
And now thou art a nameless thing:
So abject—yet alive!
Is this the man of thousand thrones,
Who strew'd our earth with hostile bones,
And can he thus survive?
Since he, miscalled the Morning Star,
Nor man nor fiend hath fallen so far.
E' finita... e soltanto ieri eri un re!... agguerrito per misurarti coi re, ed ora sei una cosa senza nome, così abbietto — e pur vivo! E' questo l'uomo dai mille troni che disseminava la nostra terra d'ossa nemiche? e può egli sopravvivere così? dalla caduta di Colui, chiamato fallacemente la Stella del Mattino, nessun uomo, nessun Nemico cadde così dall' alto.
Ill-minded man, why scourge thy kind
Who bow'd so low the knee?
By gazing on thyself grown blind,
Thou taught'st the rest to see. With might
unquestion'd,—power to save,—
Thine only gift hath been the grave
To those that worshipped thee;
Nor till thy fall could mortals guess
Ambition's less than littleness!
Uomo nefasto, perché infierire sui tuoi simili che così umilmente piegarono il ginocchio? Divenuto cieco a forza di convergere i tuoi sguardi sopra te solo, hai insegnato agli altri a vedere. Con un potere incontestato... con la potenza di salvare... la tomba è stato il tuo unico dono per coloro che ti adoravano: né mai, prima che tu cadessi, i mortali poterono immaginare quanta piccolezza si nasconde nell'ambizione.
Thanks for that lesson—it will teach
To after-warriors more
Than high Philosophy can preach,
And vainly preach'd before.
That spell upon the minds of men
Breaks never to unite again,
That led them to adore
Those Pagod things of sabre sway,
With fronts of brass, and feet of clay.
Grazie per questa lezione... essa insegnerà ai guerrieri futuri più di quanto l'alta filosofia può predicare e quanto ha vanamente predicato. S'è spezzato irrevocabilmente questo maleficio che passava sulle menti degli uomini e li portava ad adorare quei falsi idoli d'ambizione guerriera dai volti di acciaio e i piedi di argilla.
The triumph, and the vanity,
The rapture of the strife—
The earthquake voice of Victory,
To thee the breath of life;
The sword, the sceptre, and that sway
Which man seem'd made but to obey
Wherewith renown was rife-
All quell'd!—Dark Spirit! what must be
The madness of thy memory!
Il trionfo, e la vanità, l'ebbrezza del combattimento... la tremenda voce della Vittoria, per te il solo soffio vitale; la spada, lo scettro e un dominio imposto irresistibilmente dovunque la fama arrivasse... tutto soffocato e spento!... Spirito tenebroso! quale dev'essere il supplizio della tua memoria!
The Desolator desolate!
The Victor overthrown!
The Arbiter of others' fate
A Suppliant for his own!
Is it some yet imperial hope
That with such change can calmly cope?
Or dread of death alone?
To die a price—or live a slave—
Thy choice is most ignobly brave!
Il Desolatore desolato! Il Vincitore sconfitto! l'Arbitro dell'altrui destino supplice per la sua sorte! c'è ancora forse qualche speranza imperiale che ti aiuti a sostenere con calma un tale rivolgimento? oppure solo l'orrore della morte? Morire principe... o vivere schiavo... la tua scelta è la più ignobilmente coraggiosa.
He who of old would rend the oak,
Dream'd not of the rebound;
Chain'd by the trunk he vainly broke-
Alone—how look'd he round?
Thou in the sternness of thy strength
An equal deed hast done at length,
And darker fate hast found:
He fell, the forest prowlers' prey;
But thou must eat thy heart away!
Colui che voleva fendere la quercia e non ha pensato al contraccolpo; prigioniero del tronco che invano egli spaccò - solo - come si guardò attorno? Tu nella durezza della tua forza, hai trovato alfine un uguale destino ed un fato più oscuro: quello cadde preda degli uccelli rapaci dei boschi: ma tu dovrai divorare il tuo cuore!
The Roman, when his burning heart
Was slaked with blood of Rome,
Threw down the dagger—dared depart,
In savage grandeur, home.—
He dared depart in utter scorn
Of men that such a yoke had borne,
Yet left him such a doom!
His only glory was that hour
Of self-upheld abandon'd power.
Il Romano, quando il suo cuore ardente fu oppresso dal sangue di Roma, gettò la spada... osò partire, con selvaggia grandezza verso la patria. Osò partirsene in supremo disdegno degli uomini che avevano sofferto un tal gioco, e permesso che terminasse così: rinunziare da sé a una potenza che egli stesso si era creata, questa fu la sua gloria.
The Spaniard, when the lust of sway
Had lost its quickening spell,
Cast crowns for rosaries away,
An empire for a cell;
A strict accountant of his beads,
A subtle disputant on creeds,
His dotage trifled well:
Yet better had he neither known
A bigot's shrine, nor despot's throne.
Lo Spagnolo, quando la sfumata ambizione di gloria perse la sua passeggera malia, cambiò la corona per il rosario, e un impero per una cella; contabile rigoroso per i grani della sua corona, dialettico sottile di problemi religiosi, la sua follia sapeva come trastullarsi: ancor meglio sarebbe stato se non avesse conosciuto né il reliquario del bigotto né il trono del despota.
But thou—from thy reluctant hand
The thunderbolt is wrung—
Too late thou leav'st the high command
To which thy weakness clung;
All Evil Spirit as thou art,
It is enough to grieve the heart
To see thine own unstrung;
To think that God's fair world hath been
The footstool of a thing so mean;
Ma tu - dalla tua mano incerta la folgore è stata strappata - troppo tardi lasci l'alto comando cui s'aggrappa la tua debolezza: sia pure Spirito del Male quale tu sei, è già abbastanza per tormentare il cuore vedere il tuo così disfatto; pensare che il bel mondo di Dio è stato il poggiapiedi d'una cosa tanto vile.
And Earth hath spilt her blood for him,
Who thus can hoard his own!
And Monarchs bowed the trembling limb,
And thank'd him for a throne!
When thus thy mightiest foes their fear
Fair Freedom! we may hold thee dear,
In humblest guise have shown.
Oh! ne'er may tyrant leave behind
A brighter name to lure mankind!
E la Terra ha versato il suo sangue per lui che non può nemmeno raccogliere una goccia del proprio! e i Re piegarono le loro gambe tremanti e lo ringraziarono per un trono! Divina Libertà! dobbiamo tenerti cara, allorché vediamo i tuoi nemici più potenti temerti nel modo più abietto.
Thine evil deeds are writ in gore,
Not written thus in vain—
Thy triumphs tell of fame no more
Or deepen every stain:
If thou hadst died as honour dies,
Some new Napoleon might arise,
To shame the world again—
But who would soar the solar height,
To set in such a starless night?
I tuoi atti funesti sono scritti nel sangue e non scritti invano... i tuoi trionfi parlano d'una fama che non è più e che aggrava ogni onta: se tu fossi morto come onore muore, qualche nuovo Napoleone potrebbe sorgere per far vergognare il mondo di nuovo... ma chi vorrebbe innalzarsi fino ad altezze solari, per ripiombare in una notte così fonda?
Weigh'd in the balance, hero dust
Is vile as vulgar clay;
Thy scales, Mortality! are just
To all that pass away:
But yet methought the living great
Some higher sparks should animate,
To dazzle and dismay:
Nor deem'd Contempt could thus make mirth
Of these, the Conquerors of the earth.
Pesata sulla bilancia, la cenere dell'eroe pesa quanto volgare argilla: le tue scaglie, o Mortalità sono gli attributi delle cose che passano; eppure sembrò che scintille più nobili dovessero animare quei grandi che in vita abbagliarono e atterrirono; e neppure che il Disprezzo potesse scendere così sui Conquistatori della terra.
And she, proud Austria's mournful flower,
Thy still imperial bride;
How bears her breast the torturing hour?
Still clings she to thy side?
Must she too bend, must she too share
Thy late repentance, long despair,
Thou throneless Homicide?
If still she loves thee, hoard that gem,
"Tis worth thy vanish'd diadem!
Ed essa, triste fiore dell'Austria superba, sposa imperiale; come sopporta il suo cuore quest'ora di angoscia? è ancora avvinta al tuo fianco? Deve essa pure inchinarsi, deve essa pure dividere il tuo pentimento tardivo, disperazione infinita, o Omicida senza trono? Se essa ti ama ancora, fa tesoro di questa gemma, ciò vale il tuo svanito diadema.
Then haste thee to thy sullen Isle,
And gaze upon the sea;
That element may meet thy smile—
It ne'er was ruled by thee!
Or trace with thine all idle hand
In loitering mood upon the sand
That Earth is now as free!
That Corinth's pedagogue hath now
Transferr'd his by—word to thy brow.
Affrettati alla tua cupa isola e spazia il tuo sguardo sul mare; quell'elemento può ancora incontrare il tuo sorriso... da te mai fu dominato! oppure traccia sulla sabbia con la mano ormai oziosa, con indolenza stanca, che la Terra è ora libera! Che il pedagogo di Corinto ha ora trasferito il suo detto alla tua fronte.
Thou Timour! in his captive's cage
What thoughts will there be thine,
While brooding in thy prison'd rage?
But one—'The world was mine!'
Unless, like he of Babylon,
All sense is with thy sceptre gone,
Life will not long confine
That spirit pour'd so widely forth—
So long obey'd—so little worth!
Tu, Tamerlano! nella gabbia del suo prigioniero, quali saranno i tuoi pensieri mentre starai meditando frenetico nella tua prigionia? uno solo... «il mondo fu mio!». A meno che, come quegli di Babilonia, la ragione non sia fuggita insieme col tuo scettro, la vita non potrà contenere troppo a lungo uno spirito il cui volo si estese così largamente, così lungamente obbedito... e di così scarso valore!
Or, like the thief of fire from heaven,
Wilt thou withstand the shock?
And share with him, the unforgiven,
His vulture and his rock!
Foredoom'd by God—by man accurst,
And that last act, though not thy worst,
The very Fiend's arch mock;
He in his fall preserved his pride,
And, if a mortal, had as proudly died!
O forse, come colui che derubò il cielo del fuoco, sarai tu capace di resistere all'urto? e dividere con lui, l'imperdonato, il suo avvoltoio e la sua roccia?
 Schiantato da Dio... maledetto dall'uomo, quest'ultimo atto, benché non il più ignominioso, è stata la sbeffegiata del Demonio; quello nella sua caduta salvò il suo orgoglio e, se fosse stato mortale, sarebbe morto con fierezza!
There was a day—there was an hour,
While earth was Gaul's—Gaul thine-
When that immeasurable power
Unsated to resign
Had been an act of purer fame
Than gathers round Marengo's name
And gilded thy decline,
Through the long twilight of all time,
Despite some passing clouds of crime.
Ci fu un giorno, ci fu un ora, mentre la terra apparteneva alla Francia - e la Francia a te - in cui l'abdicazione volontana a un potere così immenso, sarebbe stato un atto di gloria più pura di quella che va unita al nome di Marengo, e avrebbe indorato il tuo declino nei lunghi crepuscoli dei secoli, malgrado alcune passeggere nubi di delitto.
But thou forsooth must be a king,
And don the purple vest,—
As if that foolish robe could wring
Remembrance from thy breast.
Where is that faded garment? where
The gewgaws thou wert fond to wear,
The star—the string—the crest?
Vain froward child of empire! say,
Are all thy playthings snatch'd away?
Ma tu devi per forza esser re, e rivestire la porpora... come se questa stupida veste strappasse il ricordo dal tuo petto. Dov'è quello stinto straccio? dove i pendagli che adoravi metterti addosso, la stella... le cordelline... il cimiero? Vano e perverso figlio d'imperio! Dì, questi tuoi balocchi ti sono stati tutti strappati?
Where may the wearied eye repose
When gazing on the Great;
Where neither guilty glory glows,
Nor despicable state?
Yes—one—the first—the last—the best-
The Cincinnatus of the West,
Whom envy dared not hate,
Bequeath'd the name of Washington,
To make man blush there was but one!
Dove può l'occhio stanco riposare quando si sofferma ad osservare i Grandi? dov'è che riluce una gloria che non sia colpevole, un atto che non sia spregevole? Sì... uno... il primo... l'ultimo... il migliore... il Cincinnato dell'Occidente, colui che nessuna bassezza umana oserebbe odiare, quegli che ha tramandato il nome di Washington, perché l'uomo arrossisca per la vergogna che solo uno ce ne sia stato.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 6 maggio 1977

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Ultimo aggiornamento 17 maggio 2014
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