Glossario



Der Einsame (Il solitario), D. 800

Lied per voce e pianoforte

Musica:
Franz Schubert
Testo: Karl Lappe
Organico: voce, pianoforte
Composizione: inizio 1825
Edizione: Diabelli, Vienna, 1827

Testo (nota 1)

DER EINSAME IL SOLITARIO
Wenn meine Grillen schwirren,
bei Nacht am spät erwärmten Herd,
dann sitz' ich mit vergnügtem Sinn,
vertraulich zu der Flamme hin,
so leicht und unbeschwert.

Ein trautes stilles Stündchen
bleibt man noch gern am Feuer wach.
Man schürt, wenn sich die Lohe senkt,
die Funken auf und sinnt und denkt:
nun abermal ein Tag!

Was Liebes oder Leides
sein Lauf für uns daher gebracht.
es geht noch einmal durch den Sinn,
allein das Böse wirft man hin,
es störe nicht die Nacht.

Zu einem frohen Traume
bereitet man gemach sich zu,
wenn sorgelos ein holdes Bild
mit sanfter Lust die Seele füllt,
ergibt man sich der Ruh.

O wie ich mir gefalle
in meiner stillen Ländlichkeit!
Was in dem Schwärm der lauten Welt,
das irre Herz gefesselt hält,
gibt nicht Zufriedenheit.

Zirpt immer, liebe Heimchen,
in meiner Klause eng und klein,
Ich duld' euch gern; ihr stört mich nicht,
wenn euer Lied das Schweigen bricht,
bin ich nicht ganz allein.
Quando i miei grilli cantano
di notte presso il focolare ben caldo
io siedo con animo contento,
fiducioso accanto alla fiamma,
tanto sereno e spensierato.

Accanto al fuoco si resta volentieri desti
ancora un'oretta, intima e tranquilla.
Si ravviva la fiamma quando languisce,
meditando e pensando:
è passato un altro giorno!

Quello che il giorno ci ha portato
di bene e di male
ci passa ancora una volta per la mente,
ma il male si getta via
affinchè non disturbi la notte.

Ci si prepara piano piano
ad un lieto sogno;
se una dolce, spensierata immagine
ci riempie l'anima di tenero piacere,
ci si abbandona al riposo.

Oh come mi compiaccio
della mia campestre solitudine!
Quello che nel frastuono dell'ampio mondo
imprigiona il cuore errabondo
non dà la contentezza.

Cantate sempre, cari grilli,
nel mio piccolo stretto eremo;
vi tollero volentieri; voi non mi disturbate,
perchè quando il vosto canto rompe il silenzio
non mi sento più tanto solo.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 10 febbraio 1967

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Ultimo aggiornamento 2 marzo 2016
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