Glossario



Erlkönig: Wer reitet so spät, op. 1, D. 328

Lied per voce e pianoforte (in quattro varianti)

Musica:
Franz Schubert
Testo: Johann Wolfgang von Goethe
Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1815
Prima esecuzione: Vienna, Musikvereinsaal "Zum roten Ingel", 25 gennaio 1821
Edizione: Cappi & Diabelli, Vienna, 1821
Dedica: Moritz von Dietrichstein

Guida all'ascolto (nota 1)

Nel 1815 Schubert scrisse ben centoquarantasette Lieder, e nel 1816 altri centodieci (oltre a quattro Opere, un Singspiel, quattro Sinfonie, due Messe, due Quartetti, un Trio, un Concerto per violino, due Sonate e altri lavori pianistici). Della incredibile facilità con cui Schubert componeva allora, testimonia il barone Spaun, il quale lo trovò un pomeriggio a leggere ad alta voce l'Erlkönig di Goethe ed assistette successivamente alla istantanea stesura della musica. Questa estrema facilità inventiva non esclude peraltro che il compositore sia poi ritornato sulla prima formulazione d'una sua opera compiuta d'un sol getto, e l'abbia limitata e talvolta interamente riplasmata. E ciò è avvenuto nel caso del Re degli alni, che Schubert rielaborò ben quattro volte; la versione definitiva è quella che viene cantata oggi. In questa versione la febbrile drammaticità del fantastico racconto è resa con una concisione ed una pregnanza formale davvero insuperabili. L'ossatura del brano è data dall'ossessionante battito delle ostinate terzine cui si contrappongono le figure metriche prevalentemente binarie del canto, figure che da questa contrapposizione ritmica acquistano una singolare incisività. Il taglio è strofico, ma ogni strofa è sottilmente variata, soprattutto mediante frequenti spostamenti di piani tonali. Di straordinaria efficacia è l'improvviso arresto finale della percussiva trama ritmica e il suo sfociare nel breve recitativo conclusivo, dopo il quale la più normale formula cadenzale acquista il valore perentorio d'un implacabile suggello. Esempio straordinario di come una comunissima formula possa elevarsi a significare l'assoluto.

Roman Vlad

Testo (nota 2)

ERLKÖNIG

Wer, reitet so spät durch nacht und Wind?
Es ist der Vater mit seinem Kind;
Er hat den Knaben wohl in dem Arm
Er fasst ihn sicher, er hält ihn warm.

«Mein Sohn, was birgst du so bang dein Gesicht?»
«Siehst, Vater, de den Erlkönig nicht?
Den Erlenkönig mit Krön' und Schweif? »
«Mein Sohn, es ist ein Nebelstreif».

«Du liebes Kind, komm, geh' mit mir!
Gar schöne Spiele spiel'ich mit dir;
Manch'bunte Blumen sind an dem Strand;
Meine Mutter hat manch' gülden Gewand».

«Mein Vater, mein Vater, und hörest du nicht,
Was Erlenkönig mir leise verspricht?»
« Sei ruhig mein Kind:
In dürren Blättern säuselt der Wind ».

«Willst, feiner Knabe, du mit mir geh'n?
Meine Töchter sollen dich warten schön;
Meine Töchter führen den nächtlichen Reihn
Und wiegen und tanzen und singen dich ein».

«Mein Vater, mein Vater, und siehst du nich dort
Erlkönig's Töchter am düstern Ort?».
«Mein Sohn, mein Sohn, ich seh'es genau,
Es scheinen die alten Weiden so grau».

«Ich liebe dich,   mich reizt deine schöne Gesalt,
Und bist du nicht willig, so brauch ich Gewalt».
«Mein Vater, mein Vater, jetzt fasst er mich an!
Erlkönig hat mir ein Leids getan».

Dem Vater grauset's er reitet geschwind,
Er hält in Armen das ächzende Kind,
Erreicht den Hof mit Mühe und Not;
In seinen Armen das Kind war tot.

(Johann Wolfgang von Goete)
IL RE DEGLI ELFI

Chi galoppa così velocemente nella notte e nella bufera?
E' il padre col figlio;
tiene il bimbo tra le braccia,
lo stringe saldamente al petto, lo tiene al caldo.

«Figlio mio, perché così impaurito nascondi il volto?»
«O padre non vedi tu il re degli elfi?
Il re degli elfi con la corona e il mantello»
«Figlio mio è soltanto una traccia di nebbia».

«Fanciullo mio caro, vieni, vieni con me!
Bei giochi desidero fare con te;
fiori variopinti e numerosi sono sulla riva;
mia madre ha molte vesti d'oro».

«O padre, padre mio, non ascolti tu,
quanto il re degli elfi mi promette ora con voce somessa?»
«Sta tranquillo, riposa tranquillo figlio mio:
è soltanto il vento che freme tra le secche foglie».

«Vuoi venire con me caro fanciullo?
Le mie figlie già ti attendono premurose;
le mie figlie danzano un ballo notturno
e cullandoti ballano e cantano per te».

« O padre, padre mio, non vedi là lontano
le figlie del re degli elfi nel luogo più oscuro?»
«O figlio, o figlio mio, vedo benissimo dove tu dici,
sono i vecchi salici ad apparire così grigi».

« Io ti amo e sono affascinato dal tuo dolce viso,
e se tu non vieni di spontanea volontà, farò uso della forza».
«O padre, o padre mio, ecco che mi afferra con le sue mani!
Il re degli elfi mi ha fatto male ».

Il padre inorridito, galoppa veloce,
stringe tra le braccia il figlio che geme,
raggiunge con fatica ed ansia il cortile di casa;
ma tra le sue braccia il bimbo era morto.

(Traduzione di Luigi Bellingardi)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 29 novembre 1954
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 18 febbraio 1997

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Ultimo aggiornamento 20 novembre 2015
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