Glossario



Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani, op. 103, D. 940

Musica: Franz Schubert
  1. Allegro molto moderato (fa minore)
  2. Largo (fa diesis minore)
  3. Allegro vivace (fa diesis minore)
  4. Con delicatezza (re maggiore)
Organico: pianoforte
Composizione: gennaio - aprile 1828
Edizione: Diabelli, Vienna, 1829
Dedica: Caroline Esterhàzy de Galantha

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

All'interno del repertorio pianistico schubertiano un posto di rilievo occupa il genere della Fantasia che interessò il compositore dai primi esordi sino alla piena maturità. Scorrendone il catalogo troviamo infatti un lavoro scritto a soli 13 anni, la Fantasia in sol maggiore D1 del 1810, cui seguì nel 1811 la Fantasia in sol minore D9 e, due anni più tardi, la Fantasia in do minore (Grande. Sonate) D48, anch'essa, come le precedenti, destinata al quattro mani pianistico. Ma Schubert ne scrisse anche per pianoforte solo, come la celeberrima Wanderer in do maggiore D760 del 1822 e la Fantasia per pianoforte, e violino in do maggiore D934 del 1827.

La propensione di Schubert per la Fantasia intesa in senso romantico come poesia dell'immaginario, naturale espressione della libertà creatrice, trova ulteriore conferma nella Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani op. 103 D940, risalente agli ultimi mesi di vita nel 1828 e pubblicata postuma da Diabelli nel 1829. E davvero musica sognante, poesia sonora, potrebbe essere definito questo vibrante componimento, per la cifra stilistica che esprime, per il carattere trepido e affettuoso che comunica, per il sentimento che la ispira e poiché, come è noto, la dedicataria era l'amata ex allieva Carolina, figlia del conte Esterhàzy, per la quale più di un biografo ricorda come Franz provasse un'attrazione sentimentale: un amore irrealizzabile, ma l'ultimo, tenero ricordo della vacanza di Zseliz del 1824.

Dal punto di vista della struttura la Fantasia in fa minore presenta una sequenza di quattro movimenti collegati, con una particolare distribuzione del gioco delle tonalità: il primo e l'ultimo in fa minore, ovvero l'Allegro molto moderato e il suo doppio, il Finale. (Tempo I ), una scelta che tra l'altro garantiva a Sehubert con il ritorno «ciclico» del materiale tematico una conseguente omogeneità e unità d'insieme. I due movimenti centrali, cioè il Largo e l'Allegro vivace (che fa da Scherzo), erano invece ambientati in fa diesis minore. Sull'uso o sulla scelta di questi particolari colori tonali immediato è l'accostamento, almeno in termini di affinità e di continuità con Winterreise, in particolare con Gefrorne Tränen (Libro I, n.3) e Wasserflut (Libro I, n.6), rispettivamente in fa minore e fa diesis minore, o ancora con i Quattro improvvisi D935, in cui il fa minore apre e chiude la serie e comunica una temperie assai originale di instabilità e irrequietezza.

Proprio come il tema principale in fa minore dell'Allegro molto moderato, che entra misterioso come sbucando dal silenzio, nel suo rimbalzante ritmo puntato tinteggiato su brumosi colori armonici. Per un attimo indugia a un accenno sereno orientandosi al modo maggiore, ma solo per introdurre un secondo motivo, nuovamente in tono d'impianto e sempre più fremente e irrequieto nel basso, tanto da preannunciare già il grande fugato del Finale. Dopo una sezione modulante ed elaborativa, dove primo e secondo tema sono visti sotto nuove prospettive tonali, la ripresa all'acuto del primo tema, arricchita da una delicata frase di transizione che è in realtà trasfigurazione imprevedibilmente delicata e quasi catartica del secondo tema, conduce senza soluzione di continuità al nuovo movimento.

Inizia così il Largo che, innalzato com'è al piano tonale di fa diesis minore, amplifica la temperie emotiva e presenta una sorta di poderoso recitativo tutto fatto di percussivi accordi cui rispondono immediati, vibranti trilli. Dopo questo drammatico recitativo prende avvio un autentico duetto d'amore tra soprano e basso, magistrale esempio di «teatro strumentale» nella forma di un'aria d'opera italiana - ornata e carica di ceselli melodici - il cui riferimento ideale va immediatamente alla figura della bella Caterina. Infine inizia una lenta, simbolica trasformazione, diremmo il passaggio, la sublimazione, tra le due figure tematiche, con la melodia soave dell'aria prima ancora riconoscibile, poi stemperata sull'emergere del tema iniziale che infine prevale su icastici forte, è ripreso in un tenue pianissimo, spicca ancora enfatizzato su violenti accenti.

Una breve, magica sospensione sulla dominante do diesis minore fa trattenere per un attimo il respiro ma risolve presto sulla tonica fa diesis, che segna l'inizio del terzo movimento, uno Scherzo vitale e travolgente in tempo Allegro vivace. Un tema guizzante di carattere popolare è proseguito da una seconda idea sbarazzina conclusa da una codetta decisamente impertinente. Presto si accavallano numerose frasi rielaborative distribuite su pittoriche imitazioni in canone dei nuclei tematici e concluse dalla ripresa del solo tema popolare compresa la codetta. Nel Trio Schubert indica «Con delicatezza» e un'idea scorrevole in arpeggio è presentata più volte, risultando ogni volta trasformata da una congerie di trapassi modulanti, soprattutto dall'oscillazione tra maggiore e minore che riporta al mondo sonoro impetuoso e avvincente di alcuni tra i più toccanti improvvisi sehubertiani.

Una frase di raccordo ha il compito di ricondurre all'Allegro vivace, (Tempo I) ovvero a un imprevisto nuovo inizio di tutta la Fantasia. Ricompare come d'incanto l'ineffabile palpito del tema in fa minore ancora carico di quella sua misteriosa, delicata inquietudine e forte è il contrasto con la tumultuosa agitazione che l'aveva preceduto. Ma la sorpresa maggiore viene con la prosecuzione, poiché in coincidenza del secondo tema si apre un grandioso fugato fatto, di imperiose contrapposizioni che libera una grande forza dinamica di intenso coinvolgimento drammatico con un controsoggetto che diviene via via padrone del campo. Infine ancora una volta la tempesta si placa, ed emerge, nella sua disarmante semplicità il dolce tema in fa minore, ora in funzione, di coda di commiato: dopo aver rivelato in poche battute il suo profilo originario si adagia su una lunga, ampia e liberatoria cadenza, che gradualmente risolve le sue asperità, - rappresentate dalle pungenti dissonanze armoniche - sopra gli ultimi accordi che ora suonano, simbolicamente, come lucenti rintocchi di speranza.

Marino Mora

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La Fantasia in fa minore per pianoforte a 4 mani, pubblicata come op. 103 da Diabelli dopo la morte di Schubert, fu scritta tra i mesi di gennaio e aprile del 1828 e dedicata alla contessa Carolina Esterhàzy, come risulta da una lettera del compositore datata il 21 febbraio 1828 e inviata all'editore Schott. Simile alla Wanderer-Phantasie, questo lavoro si articola in quattro movimenti in una libera forma di sonata. L'Allegro molto moderato inizia in tono minore, secondo l'uso ungherese, ma ben presto si arricchisce di modulazioni che slanciano il discorso melodico. Il Largo in fa diesis minore è una specie di omaggio all'arte italiana, in quanto si sa che proprio in quell'anno il musicista aveva avuto occasione di ascoltare Paganini e dopo l'Adagio del Secondo Concerto op. 7 del violinista aveva detto di aver udito cantare un angelo. Lo Scherzo brillante e il Finale rivelano uno Schubert contrappuntistico quanto mai insolito tanto che il compositore per arrivare a controllare più coscientemente questa scoperta pensò negli ultimi mesi della sua vita di prendere qualche lezione (c'è chi sostiene però che si trattò di una sola) dal teorico e didatta austriaco Simon Sechter (1788-1867), che fu tra l'altro maestro di Bruckner e di numerosi artisti importanti della Vienna musicale del suo tempo.


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 117 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 17 febbraio 1978 

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Ultimo aggiornamento 7 settembre 2014
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