Glossario



Gretchen am Spinnrade: Meine Ruh' ist hin, op. 2, D. 118

Lied per voce e pianoforte

Musica:
Franz Schubert
Testo: Wolfgang von Goethe dal "Faust"
Organico: voce, pianoforte
Composizione: Vienna, 16 - 19 ottobre 1814
Prima esecuzione: Vienna, Musikvereinsaal, 20 febbraio 1823
Edizione: Cappi & Diabelli, Vienna, 1821
Dedica: Moritz von Fries

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il giorno dell'ottobre 1817 in cui è stato scritto «Gretchen am Spinnrade» (Margherita all'arcolaio) è stato indicato come la data di nascita del Lied tedesco. Faust è lontano, Margherita fila e ripercorre gli incontri felici: La mia pace è perduta, il cuore è oppresso, e non la potrà più riavere. Senza di lei la vita è una tomba, il mondo intero è amarezza. La mia povera testa è smarrita, il mio senno infranto. La mia pace è perduta, il cuore è oppresso, e non la potrò più riavere. Solo per lui guardo fuori dalla finestra, soltanto per lui esco di casa, il suo incedere sicuro, la sua figura nobile, il sorriso della sua bocca, la potenza dei suoi occhi, e la sua parola, scorrere d'incanti, la pressione della sua mano, e ahimé, il suo bacio! La mia pace è perduta, il cuore è oppresso, e non la potrà più riavere. Il mio petto si stringe a lui, ah potessi afferrarlo e trattenerlo, e baciarlo tanto quanto vorrei, e sotto i suoi baci svenire. A una delle più grandi liriche del mondo corrisponde una musica all'altezza del compito. La parola semplice ed incisiva si distende sul continuo dell'arcolaio, un continuo variato dalla riflessione passionale. La prima strofa è disperata, la seconda progredisce fino al grido che accompagna la rivelazione del bacio, la terza replica la progressione crescente, e ripete con disperazione esaltata il bisogno di amore. La chiusa dipinge nel fruscio atono dell'arcolaio l'inanità del desiderio.

Gioacchino Lanza Tomasi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il pianoforte ruolo protagonistico assume in Gretchen am Spinnrade, il canto di Margherita (dal Faust di Goethe) che ricorda il trascinante oggetto del suo amore: nel rapido disegno di dodici note che scorre quasi ininterrottamente sotto la melodia, da sempre si è voluto vedere una discreta imitazione del movimento dell'arcolaio, sempre uguale, ossessivo, e addirittura, nei la ribattuti del grave, con eccessiva puntualità naturalistica, i colpi del piede sul pedale dell'arcolaio! Sono piccoli particolari decorativi che non appaiono certo essenziali nella valutazione di questa che è una delle più appassionate e desolate canzoni d'amore che siano mai state scritte, con quel doloroso ritorno (voluto dallo stesso Goethe) della strofa «La mia pace è perduta», con quella graduale illuminazione quando il testo ricorda la bella figura, il bel sorriso dell'uomo amato, fino all'esplosione lacerante su «Sein Kuss» (il suo bacio). Poi, la curva ascendente riprende su un agitato passaggio modulante, fino a spegnersi nella ripresa, in pianissimo, della «sigla» «La mia pace è perduta», questa volta inserita, per necessità musicale-espressiva, dallo stesso Schubert.

Cesare Orselli

Testo (nota 3)

GRETCHEN AM SPINNRADE MARGHERITA ALL'ARCOLAIO
Meine Ruh ist hin,
Mein Herz ist schwer,
Ich finde sie nimmer
Und nimmermehr.

Wo ich ihn nicht hab,
Ist mir das Grab,
Die ganze Welt
ist mir vergällt.

Mein armer Kopf
Ist mir verrückt,
Mein armer Sinn
Ist mir zerstückt.

Nach ihm nur schau ich
Zum Fenster hinaus,
Nach ihm nur geh ich
Aus dem Haus.

Sein hoher Gang,
Sein' edle Gestalt,
Seines Mundes Lächeln,
Seiner Augen Gewalt.

Und seiner Rede
Zauberfluss,
Sein Händedruck,
Und ach, sein Kuss!

Mein Busen drängt
Sich nach ihm hin.
Ach dürft ich fassen
Und halten ihn,

Und küssen ihn,
So wie ich wollt,
An seinen Küssen
Vergehen sollt!
La mia pace è perduta,
il mio cuore è pesante,
io non la ritroverò più,
mai più.

Dove io non ho lui
è per me la tomba,
tutto il mondo
è per me amareggiato.

La mia povera testa
mi ha dato di volta,
il mio povero cervello
mi è andato in pezzi.

Verso di lui soltanto guardo
fuori dalla finesta,
per lui soltanto
esco di casa.

Il suo alto portamento,
la sua nobile figura,
il sorriso della sua bocca,
il potere dei suoi occhi.

E il magico fluire
del suo discorso,
la stretta della sua mano
e, ah! il suo bacio!

Il mio petto anela
verso di lui.
Ah! potessi prenderlo
e tenerlo.

E baciarlo
così com 'io vorrei,
dovessi morire
dei suoi baci!
(Johann Wolfgang von Goethe) (Traduzione di G. A. Alfero)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 14 maggio 1975
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Teatro Comunale, 8 giugno 1983
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 gennaio 2000

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Ultimo aggiornamento 28 aprile 2016
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