Glossario



An mein Herz: O Herz, sei endlich stille, D. 860

Lied per voce e pianoforte

Musica:
Franz Schubert
Testo: Ernst Schulze
Organico: voce, pianoforte
Composizione: dicembre 1825
Edizione: Diabelli, Vienna, 1832

Guida all'ascolto (nota 1)

Franz Schubert compose Lieder fino alla fine della vita, con una produzione di meravigliosa tenacia e continuità. E dobbiamo pensare che egli, come ogni artista superiore, era ossessionato dalla perfezione formale e dalla rifinitura espressiva. Arrivò a creare anche nove Lieder in un giorno e a noi ne restano più di 600! 44 Lieder sono congiunti tra loro in due cicli unitari (come poi usarono fare tutti gli altri liederisti), Die schöne Müllerin (1823-25) e la Winterreise (1827-28; il cosiddetto Schwanengesang, Canto del cigno, è un insieme di 14 Lieder stupendi, certamente non destinati a una pubblicazione unica, ma, lasciati inediti da Schubert, (dopo la sua morte, 19 novembre 1828, furono pubblicati come un ciclo dal fratello), dai quali non bisognerebbe mai estrarre singole composizioni: anche se poi, per diverse ragioni, non tutte estetiche, molti artisti, anche illustri, così fanno.

An mein Herz (Al mio cuore, 1822 o '23), in la minore poi la maggiore, con un ritmo ansioso e palpitante, è un'esortazione alla rassegnazione dopo la delusione d'amore.

Franco Serpa

Testo

AN MEIN HERZ AL MIO CUORE
O Herz! sei endlich stille!
Was schlägst du so unruhvoll?
Er ist ja des Himmels Wille,
Dass ich sie lassen soll.

Und gab auch dein junges Leben
Dir nichts als Wahn und Pein:
Hat's ihr nur Freude gegeben,
So mag's verloren sein!

Und wenn sie auch nie dein Lieben
Und nie dein Leiden verstand,
so bist du doch treu geblieben,
Und Gott hat's droben erkannt.

Wir wollen es mutig ertragen,
So lang nur die Träne noch rinnt,
Und träumen von schöneren Tagen,
Die lange vorüber sind.

Und siehst du die Blüten erscheinen
Und singen die Vögel umher,
So magst du wohl heimlich weinen,
Doch klagen sollst du nicht mehr.

Geh'n doch die ewigen Sterne
Dort oben mit goldenem Licht
Und lächeln so freundlich von ferne
Und denken doch unser nicht.
Oh cuore! taci alfine!
Perché batti inquieto così?
È la volontà del cielo
ch'io la debba lasciare.

Se la tua giovane vita
ti diede illusione e dolore soltanto,
e a lei però ha dato gioia:
considerala perduta!

Pur se non intese né il tuo
amore né il tuo tormento,
tu sei rimasto sempre fedele,
e Dio lassù certo lo sa.

Lo sopporteremo con coraggio,
anche se le lacrime scorrono ancora,
e sogneremo di giorni migliori
che son già da tempo trascorsi.

Se vedi apparire le gemme
e gli uccelli ovunque cantare,
potrai piangere in segreto,
non più ti commisererai.

E passano l'eterne stelle
lassù con luce dorata,
da lontano sorridono amiche,
ma non pensano a noi.
(traduzione di Olimpio Cescatti)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 4 maggio 2001

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Ultimo aggiornamento 4 febbraio 2016
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