Glossario



Quattro Impromptus per pianoforte, op. 142, D. 935

Musica: Franz Schubert
  1. Allegro moderato (fa minore)
  2. Allegretto (la bemolle maggiore)
  3. Andante (si bemolle maggiore)
  4. Allegro scherzando (fa minore)
Organico: pianoforte
Composizione: dicembre 1827
Edizione: Diabelli, Vienna, 1839

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

E' nell'età del Biedermeier che la letteratura pianistica tende sempre più ad abbandonare l'impegnativo genere della sonata per rivolgersi verso brani di breve durata (Improvvisi, Notturni, Studi, Capricci); questo fenomeno è legato, più che a cause puramente musicali, ad un profondo mutamento nel costume esecutivo: l'affermazione della figura del solista virtuoso, che per le sue esibizioni aveva bisogno di opere in grado di mettere in luce la sua tecnica prodigiosa, indipendentemente dal loro contenuto musicale.

Da questo fenomeno Schubert, che come si sa non era un concertista professionista, fu toccato solo marginalmente; ma appunto perché egli aveva una concezione del pianismo assolutamente cameristica e antiesibizionistica, le sue raccolte di brevi miniature, nate negli anni della maturità sulla scia della moda imperante, acquistano un interesse particolare.

Gli Improvvisi opera 142 (D. 935) - che appartengono all'ultimo anno di vita del maestro e precedono di pochi mesi i grandi affreschi delle ultime tre sonate (D. 958/960) - furono pubblicati, per volere dell'autore, anche singolarmente. Tuttavia, in una celebre recensione del 1838, Schumann, pronunciando un giudizio pesantemente negativo sul terzo Improvviso, si dichiarava convinto che gli altri tre fossero in realtà movimenti di una sonata incompiuta, tesi che, ovviamente, è ancor oggi oggetto di discussione; e buona parte della critica è concorde - considerando fortemente riduttivo il giudizio di Schumann sul terzo brano - nel ritenere di trovarsi di fronte ad una vera e propria sonata. Certo non sono chiari i motivi che avrebbero spinto l'autore a smembrare nella pubblicazione una composizione unitaria (forse semplicemente motivi economici); ma, anche accettando la tesi di Schumann, vale la pena di rilevare la straordinaria ambivalenza di queste pagine, ognuna delle quali risulta assolutamente compiuta in sé, e forma contemporaneamente un armonioso contrasto con le altre, grazie all'intrinseco carattere dei singoli brani e alle loro relazioni tonali. Così, nel primo Improvviso, in forma sonata, la sostituzione dello, sviluppo con un nuovo episodio di estrema dolcezza sembra allontanarsi dai canoni classici della sonata, ma la riapparizione del primo tema nelle battute conclusive sembra rimandare, per una soluzione, al brano successivo. Questo, un Allegretto che prende il posto del minuetto, è uno dei migliori esempi del naturale, intimistico atteggiamento di Schubert verso il pianoforte, con l'ingenua cantabilità del suo tema e la morbidezza della linea del basso. Dispiace la condanna di Schumann verso il Tema con variazioni, un esempio di divertita giocosità pianistica che non ha bisogno di difese. L'Allegro scherzando, infine, è un rondò che, con i suoi accenti spostati e il suo mordente virtuosismo si avvicina al Capriccio; questo virtuosismo però è sottilmente velato di malinconia, ben lontano dalle estrose esibizioni dei concertisti del Biedermeier.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

I quattro Improvvisi dell'op. 142 furono pubblicati all'inizio separatamente, allo scopo di poterli vendere con più facilità, come risulta del resto da una lettera inviata dall'autore in data 21 febbraio 1828 all'editore Schott. Schumann però negò che questi pezzi pianistici fossero nati come Improvvisi, cioè come brevi ed estrosi momenti musicali, e non mancò di esprimere chiaramente la sua opinione in una pagina critica che vale la pena di rileggere. «Non riesco a credere - scrive Schumann - che sia stato veramente Schubert a intitolare "Improvvisi" questi movimenti. Il primo non può essere che il primo movimento di una Sonata; la perfetta costruzione e la scrittura accuratissima lo dimostrano con la massima evidenza e non ci permettono dubbi di sorta. Per quanto riguarda il secondo Improvviso, questo è a mio parere il secondo movimento della stesso Sonata; ed è infatti strettamente legato al primo sia nella tonalità sia nel carattere. A questo punto solo gli amici di Schubert possono sapere che cosa sia avvenuto dei due movimenti conclusivi, e se Schubert abbia compiuto o no questa Sonata; noi potremmo forse considerare come Finale il quarto movimento, per quanto a infirmare questa teoria contribuisca una certa trascuratezza nella costruzione del brano, che pure sarebbe accostabile agli altri due se non altro per la tonalità. Siamo nel campo delle congetture, che potrebbero essere confermate solo da uno studio del manoscritto originale...

Quanto al terzo Improvviso, che si compone di una serie di Variazioni mediocri su di un tema altrettanto mediocre, sarei piuttosto incline a credere che Schubert non l'abbia composto negli anni della sua prima giovinezza. Manca in questo pezzo ogni traccia di quell'immaginazione e di quell'inventiva di cui Schubert è così prodigo altrove e soprattutto nel genere delle Variazioni. Si suonino dunque di seguito i primi due Improvvisi, si continui col quarto per concludere su di una nota vivace e si avrà, se non una Sonata completa, almeno un bel ricordo di Schubert... Nel primo movimento, a separare i momenti lirici, si sgrana un'ornamentazione leggera e fantastica che ci porta dolcemente alla pace del sonno; l'intero movimento deve essere stato scritto in un momento di passione, di doloroso ricordo del passato. Il secondo movimento ha un carattere più contemplativo, un carattere che spesso troviamo nella musica di Schubert; il terzo [il quarto Improvviso] è diverso: c'è in esso un malumore pacato e ugualmente pieno di fascino che mi ricorda sempre il comico "Furore per un soldo perduto" di Beethoven, un brano che ben pochi conoscono ».

Ciò che risalta maggiormente in questo giudizio critico di Schumann sull'opera 142 è la netta condanna dell'Andante del terzo movimento con le cinque variazioni su un tema già usato nel Quartetto in la minore e nella musica della Rosamunda. Forse una presa di posizione troppo rigida e unilaterale, tale da suscitare riserve da parte di Alfred Einstein che invece sostiene che le variazioni sono così sonore, così ingenuamente virtuosistiche e perfettamente inserite nel loro contesto. Il primo Improvviso (Allegro moderato) è un rondò di piacevole e insinuante musicalità, come risulta dal tema di attacco ripreso poi nelle ultime dieci battute, dopo il sognante discorso melodico con le incantevoli modulazioni inserite nella parte centrale. Il secondo Improvviso (Allegretto) è una sarabanda più che un minuetto, da cui si sprigiona tutto quel clima di magia tipico del migliore pianismo romantico. In esso si avverte una eco dell'Allegretto del Trio con pianoforte op. 70 n. 2 di Beethoven, anche se in Schubert c'è un senso più malinconico della linea melodica. Un ritratto della Vienna schubertiana, gaia e sentimentale, è stato definito l'Andante del terzo Improvviso, da cui si snodano con gustoso divertimento sonoro le cinque variazioni, dove si riversa l'anima sognatrice e fanciullesca del musicista. Il quarto Improvviso è anch'esso un rondò, comprendente al centro l'Allegro scherzando, frutto di una fantasia capricciosa non solo nell'armonia e nella melodia, ma anche nel ritmo giocato sull'alternarsi del 3/8 e del 6/8. Gli Improvvisi dell'op. 142 durano quasi mezz'ora: esattamente 29 minuti e 12 secondi.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmoca Romana,
Roma, 11 novembre 1987
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, sala Accademica di via dei Greci, 6 febbraio 1981

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Ultimo aggiornamento 20 novembre 2014
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