Glossario



An Schwager Kronos (A Kronos l'auriga), op. 19 n. 1, D. 369

Lied per voce e pianoforte

Musica:
Franz Schubert
Testo: Johann Wolfgang von Goethe
Organico: voce, oianoforte
Composizione: 1816
Edizione: Diabelli, Vienna, 1825
Dedica: J. W. Von Goethe

Testo (nota 1)

AN SCHWAGER KRONOS A KRONOS L'AURIGA
Spute dich, Kronos!
Fort den resselnden Trott!
Bergab gleitet der Weg;
Ekles Schwindeln zögert
Mir vor die Stirne dein Zaudern.
Frisch, holpert es gleich,
Über Stock und Steine den Trott
Rasch ins Leben hinein!

Nun schon wieder
Den eratmenden Schritt
Mühsam berghinauf,
Auf denn, nicht träge denn,
Strebend und hoffend hinan!

Weit, hoch, herrlich
Rings den Blick ins Leben hinein,
Vom Gebirg zum Gebirg
Schwebet der ewige Geist,
Ewigen Lebens ahndevoll.

Seitwärts des Überdachs Schatten
Zieht dich an
Und ein Frischung verheissender Blick
Auf der Schwelle des Mädchens da.
Labe dich! - Mir auch, Mädchen,
Diesen schäumenden Trank,
Diesen frischen Gesundheitsblick!

Ab denn, rascher hinab!
Sieh, die Sonne sinkt!
Eh, sie sinkt, eh mich Greisen
Ergreift im Moore Nebelduft,
Entzahnte Kiefer schnattern
Und das schlotternde Gebein.

Trunknen vom letzten Strahl
Reiss mich, ein Feuermeer
Mir im schäumenden Aug,
Mich geblendeten Taumelnden
In der Hölle nächtliches Tor.

Töne, Schwager, ins Horn,
Rassle den schallenden Trab,
Dass der Orkus vernheme: wir kommen
Dass gleich an der Tür,
Der Wirt uns freundlich empfange.
Affretta, auriga,
il fragoroso trotto!
Giù per il monte, scende la via;
brividi di vertigine procura
agli occhi miei ogni tuo indugio.
Suvvia, il tuo galoppo,
sobbalzando tra tronchi e pietre
mi lanci rapido nella vita!

Ed ora già di nuovo
muovi il passo affannoso
stancamente verso la cima,
orsù, non indugiare,
sperando e anelando, verso la vetta!

Ampia, alta, eccelsa
s'apre tutt'attorno da lassù la vista sulla vita,
di cima in cima
si libra lo spirito eterno,
tutto colmo di vita eterna.

Ad un lato l'ombra d'un casolare
ti invita a sostare
e uno sguardo promettente refrigerio
d'una fanciulla sta sulla soglia.
Ristorati! Pure a me, o fanciulla,
porgi questa schiumante bevanda,
il fresco sguardo tuo che dà salute!

Or via, rapido in giù!
Guarda, tramonta il sole!
Prima che tramonti del tutto, prima che me vecchio
avvolga la paludosa nebbia,
prima che tremino le sdentate mascelle
e vacillino le membra,

ebbro dell'ultimo raggio di sole,
conducimi giù, un mare di fuoco
nel mio occhio abbagliato,
conducimi barcollante
alla notturna porta dell'inferno.

Da' fiato, o auriga, al corno,
rintroni il fragoroso trotto,
affinché l'orco lo senta: arriviamo,
e proprio alla porta
l'oste amichevolmente ci accolga.
(Traduzione di Luigi Bellingardi)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 8 aprile 1988

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Ultimo aggiornamento 11 giugno 2015
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