Glossario



An den Mond (Alla luna), D. 259

Lied per voce e pianoforte - prima versione

Musica:
Franz Schubert
Testo: Johann Wolfgang von Goethe
Organico: voce, pianoforte
Composizione: Vienna, 19 agosto 1815
Edizione: Diabelli, Vienna, ca. 1850

Vedi a D 296 la seconda versione

Testo (nota 1)

AN DEN MOND ALLA LUNA
Füllest wieder Busch und Tal
Still mit Nebelglanz,
Lösest endlich auch einmal
Meine Seele ganz;

Breitest über mein Gefild
Lindernd deinen Blick,
Wie des Freundes Auge mild
Über mein Geschick.

Jeden Nachklang fühlt mein Herz
Froh' und trüber Zeit,
Wandle zwischen Freud und Schmerz
In der Einsamkeit.

Fliesse, fliesse, lieber Fluss!
Nimmer werd ich froh;
So verrauschte Scherz und Kuss,
Und die Treue so.

Ich besass es doch einmal,
Was so köstlich ist!
Dass man doch zu seiner Qual
Nimmer es vergisst!

Rausche, Fluss, das Tal entlang,
Ohne Rast und Ruh,
Rausche, flüstre meinem Sang
Melodien zu.

Wenn du in der Winternacht
Wütend überschwillst,
Oder um die Frühlingspracht
Junger Knospen quillst.

Selig, wer sich vor der Welt
Ohne Hass verschliesst,
Einen Freund am Busen hält
Und mit dem geniesst,

Was, von Menschen nicht gewusst
Oder nicht bedacht,
Durch das Labyrinth der Brust
Wandelt in der Nacht.
Di nuovo inondi bosco e valle
silenziosa, con nebbioso chiarore,
sciogli infine ancora una volta
tutta l'anima mia;

Sulla mia terra il tuo sguardo
serenatrice distendi,
soave come l'occhio dell'amico
sul mio destino.

Il mio cuore sente l'eco
di un tempo lieto e turbato,
mi aggiro tra gioia e dolore
nella solitudine.

Scorri, scorri, caro fiume!
Mai più sarò lieto;
così trascorse scherzo e bacio,
e così la fedeltà.

Pure ebbi una volta
ciò che è così prezioso!
che mai, benché sia un tormento,
lo si dimentica!

Mormora, fiume, lungo la valle,
senza posa, mormora,
suggerisci melodie
al mio canto!

Quando nella notte d'inverno
furioso straripi,
o nel fulgore primaverile
di giovani gemme stilli.

Beato chi senza odio
si chiude dinanzi al mondo,
stringe al petto un amico
e con lui gode

ciò che, non conosciuto dagli uomini
o non meditato,
attraverso il labirinto del petto
vaga nella notte.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 30 gennaio 1969

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Ultimo aggiornamento 10 marzo 2016
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