Glossario



Quartetto per archi n. 8 in si bemolle maggiore, op. 168, D. 112

Musica: Franz Schubert
  1. Allegro ma non troppo (si bemolle maggiore)
  2. Andante sostenuto (sol minore)
  3. Menuetto. Allegro (mi bemolle maggiore). Trio
  4. Presto (si bemolle maggiore)
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: Vienna, 5 - 13 settembre 1814
Edizione: Spina, Vienna, 1863

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il Quartetto in si bemolle maggiore D.112 fu scritto «di getto» in un momento di febbrile entusiasmo: Schubert così riporta trionfante in calce alla partitura: «Ho finito il primo movimento in quattro ore e mezzo» (5 settembre 1814); l'Andante, iniziato il giorno 6 e chiuso il 10; il Menuetto l'11; l'intero Quartetto terminato il 13. D'altronde freschezza giovanile e ardente creatività sono la cifra di questo lavoro breve e intenso, ispirato da calma serenità.

Nell'Allegro ma non troppo spicca subito il bucolico primo tema dell'esposizione, in si bemolle maggiore, d'andamento cromatico, enunciato a turno e in imitazione dalle quattro voci. Una netta transizione conduce al secondo tema in sol minore, brusco e fremente, tutto fatto di sordi scalpiccii, salti, tremoli, silenzi e ripartente, proseguito in un'idea «patetica». Il secondo tema sarà un po' il fulcro del movimento, ricomparendo altre due volte: in sì bemolle maggiore, collegato a una frase asseverativa via via più combattuta che sfocia in un'ennesima transizione; in una terza enunciazione in fa maggiore, variato e più dolce con un motivo flessuoso che emerge come un canto melodioso più avanti molto sfruttato. Nell'epilogo, pressanti tremoli sono il passaggio verso una spigolosa stretta sull'incipit del tema, che presto replica, ma ammorbidito come coda annuente. Dopo lo sviluppo, una pagina breve, ma incantevole basata sulla terza versione del secondo tema con l'elaborazione del canto melodioso, subentra la ripresa. Qui Schubert propone la sequenza completa, ricollocata però nell'area del tono d'impianto con primo tema, transizione, secondo tema per tre volte, epilogo.

L'Andante sostenuto, dagli ascendenti di mozartiana memoria (riferimento al Quartetto «Hoffmeister» K. 499 e al Quartetto in do K. 465), è delicato e meditativo; dopo una mesta introduzione accordale in sol minore, su pedale reiterato prende forma un motivo scalare; una breve battuta di cadenza allenta le tensioni, poi l'elemento scalare evolve in un tema ben delineato: è un progressivo distendersi delle figure, questo, che avviene anche con la transizione, ricavata dal segmento finale del tema stesso. Il percorso si completa simbolicamente con l'aprirsi fiducioso del secondo tema" in fa maggiore, accompagnato da ariose sestine. Una nuova battuta di cerniera melodica annuncia una prima ripresa completa del materiale con introduzione, primo tema, transizione, secondo tema; poi, come in un circolo virtuoso, pare autorigenerarsi di nuovo con la battuta di cerniera e una seconda ripresa dell'introduzione; ma l'aggiunta di una coda punteggiata da sestine alternate ai lenti respiri accordali conclude ii discorso.

Il Menuetto è una ventata gioiosa di verve popolare, basato su un vivace tema di Ländler in mi bemolle maggiore, disposto su due «giri di danza» in frase doppia. Il tema prosegue nella sezione intermedia, poi riprende testuale salvo variante nella seconda arcata. Nel Trio (Dolce) sul pizzicato della viola vi è l'inversione della testa del tema e sviluppo di un'idea semplice e gentile, ancora ben disposta su due frasi. Segue anche qui una sezione intermedia dell'idea dolce, una trovata che, se possibile, ancor più esprime uno Schubert «gentile». Nella ripresa del tema del Trio la seconda frase varia per concludere, prima del ritorno del Menuetto.

Il Presto è un pezzo di scintillante ebbrezza virtuosistica: sostenuta da una melodia viscosa al basso, ecco la svolazzante idea dello Scherzo nella sua prima fase, con le crome frastagliate rotte da veloci respiri. Poi il veloce motivo in crome prosegue in una seconda fase interlocutoria che avvia il tema vero e proprio, alla fine adagiato su largo pedale. Giunge la rimbalzante conclusione della frase tematica. Dopo una cesura e un icastico collegamento, ecco un breve ma intenso passo di sviluppo del tema. Con la ripresa tornano il tema dello Scherzo, il passo sottoposto ad alcune varianti tonali e la frase conclusiva. Infine, una seconda ripresa dell'introduzione replica più volte la frase di chiusa del tema per le ultime, intense asserzioni finali.

Marino Mora

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Schubert scrisse quindici quartetti per archi, oltre a vari tempi staccati, tra il 1812 e il 1826. Soltanto uno, quello in la minore D. 804, venne pubblicato quando era ancora vivente l'autore. Degli altri quattordici, nove furono fatti conoscere prima del 1870 dall'editore lipsiense Peters e i restanti apparvero stampati nel 1890 con l'edizione completa delle opere pubblicata in quaranta volumi da Breitkopf e Haertel tra il 1884 e il 1897. Secondo i più autorevoli studiosi dell'arte schubertiana i primi nove quartetti, composti dal 1812 al 1815, non racchiudono una particolare originalità tematica e risentono in modo fin troppo evidente di certe influenze classicheggianti, specialmente mozartiane. Solamente nel Quartetto in mi maggiore D. 353 (1816) e nel Quartetto in do minore D.703 (1820), di cui risulta ultimato l'unico primo tempo, un Allegro assai di pregevole fattura e di intensa cantabilità, si intravede lo Schubert dal piglio romantico e inventore di giochi armonici e di dialoghi strumentali quasi premonitori della "maniera" mendelssohniana e addirittura brahmsiana. Lo stile schubertiano più vero e autentico, con la sua straripante ricchezza melodica e i suoi struggenti accenti intimistici e crepuscolari, si ritrova negli ultimi tre quartetti, e precisamente nel Quartetto in la minore D. 804, nel Quartetto in re minore opera postuma D. 810, contenente lo stupendo Andante con variazioni sul tema liederistico già utilizzato nel febbraio del 1817, su testo del poeta tedesco Matthias Claudius (1740-1815), in "Der Tod und das Mädchen" (La morte e la fanciulla), che ha dato il titolo allo stesso Quartetto, e il Quartetto in sol maggiore D. 887, composto in soli dieci giorni dal 20 al 30 giugno del 1826.

Anche se composto a soli diciassette anni (ma il numero d'opus non deve trarre in inganno, perché è soltanto l'ottavo lavoro del genere) il Quartetto in si bemolle maggiore rivela già uno Schubert sicuro e maturo nella scrittura e nello stile. Il lavoro fu scritto in pochi giorni, tra il 5 e il 13 settembre 1814, data in cui fu concluso il finale. Per il secondo movimento impiegò quattro giorni e uno solo per il Minuetto. Addirittura il primo movimento, come attesta una postilla autografa dell'autore sul manoscritto, è stato "composto in quattro ore e mezzo", confermando l'estrema facilità creativa del musicista. Il Quartetto ha un tono malinconico ed elegiaco, quasi un preannuncio in alcuni passaggi dell'arte mendelssohniana, distante sia da Haydn che da Mozart. L'Andante sostenuto, invece, è ispirato al Quartetto in do minore di Mozart, anche se il tema, accompagnato dalle sestine, mostra una linea di canto schubertiano. Il Minuetto in mi bemolle maggiore è ugualmente vicino allo spirito delle sinfonie mozartiane, mentre il Presto conclusivo è uno scherzo brillante e arguto, in cui sono già presenti in nuce tutti i temi della Sinfonia in do maggiore, detta "La Grande", eseguita postuma per merito di Schumann, il cui giudizio sulla "prolissità celestiale" è rimasto celebre nella storia della critica musicale.


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al numero speciale 90-91 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia di santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 27 gennaio 1984

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Ultimo aggiornamento 10 ottobre 2013
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