Glossario



Quartetto per archi n. 12 in do minore, D. 703 "Quartettsatz"

Musica: Franz Schubert
  1. Allegro assai (do minore)
  2. Andante (la bemolle maggiore)
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: dicembre 1820
Edizione: Senff, Lipsia, 1870

Il primo movimento è completo mentre il secondo è frammentario

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Fin dalla prima giovinezza Schubert studiò attentamente la musica per quartetto dei suoi grandi predecessori, che divennero in seguito i suoi modelli venerati e inquietanti. Egli cercò di capire i segreti del linguaggio di Mozart e Beethoven in questa specifica forma cameristica, pur non rinunciando alla sua personalità, intrisa di una profonda e tormentata malinconia, come del resto attestano, tanto per fare solo qualche esempio, il Quartetto "Der Tod una das Mädchen" (La morte e la fanciulla) e il Forellenquintett (il Quintetto "La trota"). Naturalmente queste citate ultime compoosizioni sono due capolavori in senso assoluto per freschezza inventiva e maturità formale, ma non bisogna sottovalutare anche gli altri Quartetti (sono una quindicina) scritti in periodi diversi e secondo uno stile classico e fortemente dialettico nel gioco tematico. Anche se in una posizione anomala per la sua frammentarietà e incompletezza, s'inquadra perfettamente nella storia creativa di Schubert il Quartettsatz in do minore, scritto nel dicembre del 1820 e centrato soltanto su un tempo Allegro e non eccessivamente lungo. La scrittura di questo Tempo di quartetto è particolarmente densa e drammatica, come dimostra l'effetto ossessivo del tremolo che torna più volte nel pezzo, quasi ad indicare un'atmosfera psicologica preoccupata e pessimistica. Così come in altri pezzi schubertiani non manca la contrapposizione di un tema più disteso e cantabile (in partitura c'è l'indicazione "dolce"), ma ciò non toglie che il carattere specifico di questo movimento di quartetto è contrassegnato dalla tonalità piuttosto lugubre di do minore. Musicalmente il Quartettsatz ha una sua precisa efficacia espressiva e c'è soltanto da rammaricarsi che l'autore non sia andato oltre le prime quattro misure del successivo tempo Adagio. Lo stesso destino della Sinfonia "Incompiuta", momento altissimo dell'invenzione schubertiana.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Quante sono le "Incompiute" di Schubert? Scorrendo il catalogo delle opere schubertiane viene da porsi questa domanda, trovando un'infinità di composizioni lasciate allo stadio di frammento, e alcune, spesso autentici capolavori, complete solo in uno o due movimenti: è il caso della celebre Sinfonia in si minore D. 759, l'Incompiuta per antonomasia, della Sonata in do maggiore D. 840 per pianoforte, del Quartetto in do minore D. 703 per archi. Due movimenti più l'abbozzo di uno Scherzo per la Sinfonia, due movimenti più estesi abbozzi di un Minuetto e di un Rondò per la Sonata, addirittura un solo movimento più l'abbozzo di un Andante per il Quartetto.

I cuori romantici non si infiammino però troppo alla svelta all'idea che solo una morte ingiusta e prematura abbia impedito nel novembre del 1828 al trentunenne Schubert di portare a termine queste composizioni: la Sonata (che non a caso nel 1861 fu pubblicata per la prima volta con il significativo titolo apocrifo di "Reliquie") è del 1825, la Sinfonia del 1822, il Quartetto addirittura del 1820. Si tratta dunque di lavori interrotti e abbandonati per anni da Schubert, per motivi a noi assolutamente ignoti (perplessità sull'assetto formale da dare ai nuovi movimenti, intenso lavoro su altre composizioni, difficoltà quotidiane...), forse con l'intenzione di riprenderli e completarli in un secondo momento. Forse, perché non può sfuggire il fatto che Schubert abbia composto tre nuovi Quartetti senza però terminare quello in do minore, la Sinfonia in do maggiore senza prima completare quella in si minore e addirittura sei Sonate per pianoforte senza portare a termine i due movimenti che mancavano a ultimare la Sonata in do maggiore.

Ormai la vecchia e goffa spiegazione romantica secondo cui Schubert avrebbe lasciato incompiuti questi lavori poiché li considerava perfetti così (peraltro smentita miseramente dall'esistenza degli abbozzi per gli altri movimenti) non può che farci sorridere bonariamente e anzi la bellezza dei movimenti ultimati non fa che acuire il nostro rimpianto per quelli mancanti. Anche osservazioni pur suggestive in proposito come quelle di Bruno Cagli («paradossalmente, ma non troppo, si deve dire che essi non potevano che restare così come sono e che l'incompiutezza diviene la ragione della loro forza») e di Giovanni Carli Ballola («capolavori la cui incompiutezza non si sa se più valga a far rimpiangere l'assenza di un "poi" [...] o non piuttosto a far maggiormente risaltare la compiuta imperfettibilità del superstite») potrebbero essere lette come vere e proprie razionalizzazioni consolatorie con cui difendere le nostre anime dal dolore provato per la perdita subita.

Il Quartetto in do minore occupa un ruolo cardinale nella produzione quartettistica schubertiana. Accingendosi a comporlo, nel dicembre del 1820, il ventitreenne Schubert tornava a un genere al quale si era dedicato già molte volte, ma che aveva lasciato ormai da quattro anni, con il Quartetto in mi maggiore D. 353 del 1816. Portato a termine il primo movimento, Allegro assai, e quarantuno battute del secondo, un Andante in la bemolle maggiore, Schubert lasciò nuovamente il genere del quartetto per più di tre anni: vi sarebbe tornato solo all'inizio del 1824 con il Quartetto in la minore D. 804 e il Quartetto in re minore "Der Tod und das Mädchen" ("La morte e la fanciulla") D. 810 e poi ancora, per l'ultima volta, nel 1826, con il Quartetto in sol maggiore D. 887.

Pur se incompleto, dunque, il Quartetto in do minore (più esattamente Quartettsatz, cioè "movimento di quartetto") costituisce una cerniera ideale e al tempo stesso una tappa evolutiva indispensabile tra i Quartetti giovanili e i grandi capolavori degli anni 1824-26. E il colpo d'ala è di quelli che lasciano senza fiato, toccando in un attimo quote mai sfiorate prima per tensione espressiva, folgorante concisione, sconcertante bellezza. Lavorando un po' di fantasia si potrebbe quasi vedere in questa pagina, costruita sul violento contrasto fra momenti di intensa tragedia e di delicato lirismo, fra il senso di morte e l'aspirazione alla vita (o il suo rimpianto), il cartone preparatorio, sbozzato a grandi linee e condensato in meno di dieci minuti, al grande affresco tragico della "Morte e la fanciulla"; che con il suo nascere, nel 1824, avrebbe poi reso in un certo qual modo "superfluo" il completamento di questo Quartetto in do minore.

Le otto battute di introduzione annunciano con un soffio gelido e incalzante la presenza implacabile della Morte, cui risponde immediatamente la Fanciulla, incarnata dal primo violino, prima riecheggiando la voce stessa della Morte, ma in tono quasi implorante, poi con un canto dolcissimo che, sostenuto dall'agitato incedere degli altri archi, tocca regioni sempre più acute. La risposta della Morte non si fa attendere con accordi sforzati e tremoli del violoncello cui la Fanciulla cerca di sfuggire opponendo le sue acute invocazioni d'aiuto. Raggiunto questo culmine di tensione, l'atmosfera si distende e fino al termine dell'esposizione il canto delicato della Fanciulla sembra avere la meglio sulle ragioni della Morte che però, al principio dello sviluppo, torna a farsi sentire con insistenza, costringendo la Fanciulla a dialogare con lei spingendo il suo canto sempre più all'acuto. Tutto si ripete immutato nella ripresa; e quando il pezzo sembra spegnersi dolcemente sul dolce canto della Fanciulla, ricompare improvvisa la Morte, ormai decisa a ghermirla: il ritorno delle glaciali battute introduttive e tre brutali accordi suggellano la sua vittoria.

Carlo Cavalletti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 7 dicembre 1990
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 12 marzo 1997

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.

Ultimo aggiornamento 29 novembre 2014
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.