Glossario



Des Sängers Habe (La ricchezza del cantore), D. 832

Lied per voce e pianoforte

Musica:
Franz Schubert
Testo: Franz von Schlechta
Organico: voce, pianoforte
Composizione: febbraio 1825
Edizione: Diabelli, Vienna, 1830

Guida all'ascolto (nota 1)

Des Sängers Habe (La ricchezza del cantore, 1825, testo di Franz Xaver von Schlechta) è un esempio rappresentativo del tardo Lied strofico «modificato», a strofe alternate, di Schubert, nel quale la potenza evocativa degli interludi pianistici, tanto incisivi quanto condensati, prepara e accresce la forza espressiva, insieme fiera e ribollente, del canto (questo Lied fu parafrasato da Schubert nel primo movimento del Trio in si bemolle maggiore op. 99: caso non certo isolato, che ribadisce la profonda connessione esistente fra i Lieder e l'altra produzione strumentale schubertiana).

Sergio Sablich

Testo

Des Sängers Habe La ricchezza del cantore
Schlagt mein ganzes Glück in Splitter,
Nehmt mir alle Habe gleich,
Lasset mir nur meine Zither,
Und ich bleibe froh und reich.

Wenn des Grames Wolken ziehen,
Haucht sie Trost in meine Brust,
Und aus ihrem Golde blühen
Alle Blumen meiner Lust.

Will die Liebe nicht gewähren,
Freundschaft brechen ihre Pflicht,
Kann ich beide stolz entbehren,
Aber meine Zither nicht.

Reisset meines Lebens Sehne,
Wird sie mir ein Kissen sein,
Lullen mich die Süssen Töne
In den letzten Schlummer ein.

In den Grund des Tannenhaines
Senkt mich leise dann hinab;
Und statt eines Leichensteines
Stellt die Zither auf mein Grab.

Dass ich, wenn zum stillen Reigen,
Aus des Todes dunklem Bann,
Mitternachts die Geister steigen,
Ihre Saiten rühren kann.
Fate a pezzi tutta la mia felicità,
strappatemi pure tutta la mia ricchezza,
lasciatemi soltanto la mia cetra,
e io sarò ancora ricco e felice.

Quando si addensano le nuvole dell'angoscia,
essa sussurra consolazione nel mio petto,
e dal suo oro fioriscono
tutti i fiori della mia gioia.

Se l'amore non vuol concedersi,
se l'amicizia rompe i suoi patti,
posso superbamente rinunciare a entrambi,
ma non alla mia cetra.

Spezzate la corda della mia vita,
essa sarà il mio cuscino.
I suoi dolci suoni mi culleranno,
nell'ultimo sonno.

Nel fondo di un boschetto d'abeti
seppellitemi poi dolcemente:
e invece di una pietra tombale,
sul mio sepolcro riponete la cetra.

Affinché, quando in ridda silenziosa,
dall'oscuro esilio della morte,
a mezzanotte sorgeranno gli spiriti,
io possa toccare le sue corde.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Teatro Comunale, 13 giugno 1983

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Ultimo aggiornamento 26 maggio 2016
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