Glossario



Sonata per pianoforte n. 15 in la maggiore, op. 120, D. 664

Musica: Franz Schubert
  1. Allegro moderato (la maggiore)
  2. Andante (re maggiore)
  3. Allegro (la maggiore)
Organico: pianoforte
Composizione: Estate 1819
Edizione: Czerny, Vienna, 1829

Guida all'ascolto (nota 1)

Rispetto ad altre Sonate di Schubert, l'op. 120 in la maggiore, composta.nel 1819 e pubblicata postuma nel 1829, è una sonata "piccola". Centotrentatre battute nel primo tempo invece delle circa duecento che per Schubert costituivano una misura ordinaria, tre tempi invece di quattro, quattordici pagine a stampa invece delle venticinque e delle diciotto delle due precedenti Sonate complete (le opere 122 e 147).

Sia per questa sua snellezza di proporzioni, sia per un tono affettivo intimo e tenero che è l'immagine stessa della più tradizionale Vienna schubertiana, sia per l'indicibile fascino del secondo tema del finale (ampiamente sfruttato nell'operetta La casa delle tre ragazze, sorta di telenovela ante litteram sulla vita di Schubert), la Sonata op. 120 godette fin dalla fine del secolo scorso di una popolarità che fu per un lungo tempo negata alle sue consorelle maggiori e che nella prima metà del nostro secolo fu raggiunta soltanto dalla Sonata in si bemolle maggiore D. 960.

La costruzione del primo tempo risponde ad una economia di mezzi che nel secondo decennio dell'Ottocento era ormai del tutto insolita. Più che un primo tema, Schubert presenta all'inizio una piccola canzone in tre parti (esposizione, sviluppo, riesposizione), agganciata direttamente, senza episodio di collegamento, al secondo tema che è invece un tema vero e proprio, subito sviluppato e che esaurisce l'esposizione senza il consueto episodio di conclusione.

Il grande sviluppo sembra impostato in modo monumentale, con imitazioni canoniche ed una densa sonorità di tipo orchestrale. Ma il climax scoppia subito e non è tanto tematico quanto piuttosto dinamico, vitalistico, con grandi scale gioiose in ottave il cui slancio è tanto intenso quanto breve; un altro episodio di sviluppo serve in realtà ad annunciare il sospirato ritorno del bellissimo primo tema. La riesposizione è tradizionalissima; una breve coda riporta ancora all'attenzione, per l'ultima volta, il primo tema.

Schubert sfugge dunque, nel primo tempo, alla dialettica beethoveniana del contrasto tra i temi, dello sviluppo, della catarsi, soffermandosi voluttuosamente su un primo tema già in sé completo ed affiancandogli un secondo tema dai contorni più ondeggianti.

Nel secondo tempo Schubert rinuncia addirittura al secondo tema e lavora su un tema unico, variandolo soprattutto nella strumentazione pianistica e facendogli assumere così due aspetti ben diversificati. Di estrema sottigliezza è il piano tonale: re maggiore - fa diesis minore - sol maggiore - re maggiore - re minore - re maggiore.

Piano tonale e varianti di strumentazione creano un rapporto, incantevole nella sua vaghezza, con la struttura della forma-sonata: re maggiore (tema), fa diesis minore (variante principale del tema), sol maggiore (sviluppo), re maggiore (tema), re minore (variante principale del tema), re maggiore (coda).

L'ultimo tempo è in forma-sonata, bitematica e tripartita, con una struttura un pò più complessa del primo tempo perché tra i due temi si inserisce un episodio di collegamento. Tutta l'attenzione è qui spostata però sul secondo tema, celeberrimo, come s'è detto, che viene sviluppato e variato. La riesposizione non inizia dalla tonalità principale (la maggiore) ma dalla tonalità della sottodominante (re maggiore).

Piero Rattalino


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 23 aprile 1993

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Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2012
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