Glossario



Sonata (Grand Duo) in do maggiore, op. 140, D. 812

per pianoforte a quattro mani

Musica:
Franz Schubert
  1. Allegro moderato (do maggiore)
  2. Andante (la bemolle maggiore)
  3. Scherzo. Allegro vivace (do maggiore) e Trio (la bemolle maggiore)
  4. Allegro vivace (do maggiore)
Organico: pianoforte
Composizione: giugno 1824
Edizione: Diabelli, Vienna, 1838

Guida all'ascolto (nota 1)

Nell'estate del 1818 Schubert fu assunto come maestro di musica delle due figlie di Johann Karl, conte di Esterhàzy, e accompagnò la famiglia nella residenza estiva di Zseliz, in Ungheria. Qui le due contessine, Marie e Karoline lo spinsero a scrivere una serie di composizioni per pianoforte a quattro mani, fra cui la Sonata in si bemolle maggiore D. 617, le Variationen über ein französisches Lied D. 624 e la Grande Sonata op. 140 D. 812, che fu pubblicata postuma nel 1838 sotto il titolo con cui è abitualmente conosciuta, non tanto per l'ampiezza della forma, quanto per l'andamento musicale solenne ed eroico, specie nel primo movimento. Del resto sin dall'inizio questa pagina, che Schubert chiamò semplicemente Sonata, ha suscitato pareri diversi sulla sua struttura e per primo Schumann nutrì il sospetto che questo Duo fosse la trascrizione per pianoforte di una sinfonia. «Sulla base della profonda conoscenza che ho del suo stile e del suo modo particolare di trattare il pianoforte - annotò Schumann - non riesco a spiegarmi questo lavoro se non come un pezzo orchestrale, soprattutto se lo paragono alle altre Sonate che esprimono nella loro forma più pura le caratteristiche e le possibilità dello strumento. In questo pezzo possiamo udire cantare gli archi e i fiati, troviamo i 'tutti', i passaggi solistici e il rullo dei tamburi». Questo giudizio di Schumann indusse Joachim a compiere una versione orchestrale del «Gran Duo», un tempo eseguita nelle sale da concerto.

Recentemente Alfred Einstein, e con lui un altro studioso schubertiano, Maurice Brown, hanno espresso parere diverso ed hanno sostenuto che la Sonata op. 140 è un lavoro nato per il pianoforte e non è una composizione originariamente concepita come una sinfonia, anche se non mancano certi passaggi che possano risvegliare idee orchestrali. Al di là di queste opinioni, è certo che la Sonata rivela un'ampiezza di elaborazione tipicamente schubertiana sin dall'Allegro moderato, aperto da accordi gravi e meditativi. Subito dopo l'esposizione assume un tono vigoroso e marcato, alternato a schiarite dolcemente melodiche. Nel contrasto fra i due momenti psicologici Schubert però imprime spiccato rilievo all'elemento ritmico, d'intonazione beethoveniana. Anche nell'Andante si avvertono reminiscenze del Larghetto della Seconda Sinfonia di Beethoven con le modulazioni dal minore al maggiore, ma il senso lirico del discorso musicale così morbido e sfumato appartiene interamente alle «confessioni» schubertiane.

Il terzo movimento è un brillante e spigliato allegro, inframezzato da un Trio in fa minore venato di delicata poesia. Il finale (Allegro vivace) è contrassegnato da un poderoso sviluppo tematico, che assume energia e slancio inconsueti nelle opere pianistiche di quel periodo dello stesso autore. Secondo Einstein, la pagina conclusiva della Sonata op. 140 è di gusto ungherese nel ritmo e nella melodia e nel suo martellante crescendo fa pensare ad una ouverture strumentale di vasto respiro.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 17 febbraio 1978

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.

Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2014
html validator  css validator


Questo testo è stato prelevato sul sito http://www.flaminioonline.it ed è utilizzabile esclusivamente per fini di consultazione e di studio.
Le guide all'ascolto sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note e quindi ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.