Glossario



Der Zwerg (Il nano), op. 22 n. 1, D. 771

Lied per voce e pianoforte

Musica:
Franz Schubert
Testo: Matthäus von Collin
Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1822 o 1823
Edizione: Sauer & Leidesdorf, Vienna, 1823
Dedica: Matthäus von Collin

Testo (nota 1)

Der Zwerg Il nano
Im trüben Licht verschwinden schon die Berge,
Es schwebt das Schiff auf glatten Meereswogen,
Worauf die Königin mit ihrem Zwerge.

Sie schaut empor zum hochgewölbten Bogen,
Hinauf zur lichtdurchwirkten blauen Ferne;
Die mit der Milch des Himmels [blau] durchzogen.

"Nie, nie habt ihr mich belogen noch, ihr Sterne,"
So ruft sie aus, "bald werd' ich nun entschwinden,
Ihr sagt es mir, doch sterb" ich wahrlich gerne."

Da tritt der Zwerg zur Königin, mag binden
Um ihren Hals die Schnur von roter Seide,
Und weint, als wollt' er schnell vor Gram erblinden.

Er spricht: "Du selbst bist schuld an diesem Leide
Weil um den König du mich hast verlassen,
Jetzt weckt dein Sterben einzig mir noch Freude.

"Zwar werd' ich ewiglich mich selber haßen,
Der dir mit dieser Hand den Tod gegeben,
Doch mußt zum frühen Grab du nun erblassen."

Sie legt die Hand aufs Herz voll jungem Leben,
Und aus dem Aug' die schweren Tränen rinnen,
Das sie zum Himmel betend will erheben.

"Mögst du nicht Schmerz durch meinen Tod gewinnen!"
Sie sagt's; da küsst der Zwerg die bleichen Wangen,
D'rauf alsobald vergehen ihr die Sinne.

Der Zwerg schaut an die Frau, von Tod befangen,
Er senkt sie tief ins Meer mit eig'nen Händen,
Ihm brennt nach ihr das Herz so voll Verlangen,
An keiner Küste wird er je mehr landen.
Nella luce fioca scompaiono già i monti,
galleggia la nave sul mare piatto,
a bordo la regina e il suo nano.

Ella guarda in alto verso la grande volta,
in alto verso la lontananza azzurra intrisa di luce;
striata [di azzurro] con il latte del cielo.

"Mai, mai mi avete mentito, stelle,"
ella esclama, "presto io svanirò,
questo mi dite, ma in verità io muoio volentieri."

E il nano va dalla regina per legare
al suo collo la corda di seta rossa,
e piange quasi volesse diventar velocemente cieco per
[la pena.

Egli dice: "Tu stessa hai colpa di questo dolore
perché per il re mi hai lasciato,
ora la tua morte riserba solo a me ancora gioia."

"Anche se odierò in eterno me stesso,
colui che con questa mano ti ha inflitto la morte,
ma ora devi impallidire per la prematura sepoltura."

Ella pone la mano sul cuore ancor fresco di giovinezza,
e grosse lacrime le scorrono dagli occhi
che volge imploranti al cielo.

"Che tu non debba soffrire per la mia morte!"
gli dice; e il nano bacia le ceree guance,
non appena le vengono meno i sensi.

Il nano guarda la donna, catturata dalla morte,
la affonda nel mare con le proprie mani,
il suo cuore arde per lei pieno di desiderio,
a nessuna costa egli approderà più.
(Traduzione di Alessandro Luise)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 21 novembre 2003

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Ultimo aggiornamento 15 ottobre 2015
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