Glossario



Carnaval: scènes mignonnes sur quatre notes per pianoforte, op. 9

Musica: Robert Schumann
  1. Préambule - Quasi maestoso (la bemolle maggiore
  2. Pierrot - Moderato (mi bemolle maggiore)
  3. Arlequin - Vivo (si bemolle maggiore)
  4. Valse noble - Un poco maestoso (si bemolle maggiore)
  5. Eusebius - Adagio (mi bemolle maggiore)
  6. Florestan - Passionato (sol minore)
  7. Coquette - Vivo (si bemolle maggiore)
  8. Replique - L'istesso tempo (sol minore)
  9. Sphinxes
  10. Papillons - Prestissimo (si bemolle maggiore)
  11. A.S.C.H.-S.C.H.A. (Lettres dansantes) - Presto (mi bemolle maggiore)
  12. Chiarina - passionato (do minore)
  13. Chopin - Agitato (la bemolle maggiore)
  14. Estrella - Con affetto (fa minore)
  15. Reconnaissance - Animato (la bemolle maggiore)
  16. Pantalon et Colombine - Presto (fa minore)
  17. Valse allemande - Molto vivace (la bemolle maggiore)
  18. Intermezzo: Paganini - Presto (fa minore)
  19. Aveu - passionato (fa minore)
  20. Promenade - Con moto (re bemolle maggiore)
  21. Pause - Vivo, precipitandosi (la bemolle maggiore)
  22. Marche des «Davidsbündler» contre les Philistins - Non allegro (la bemolle maggiore)
Organico: pianoforte
Composizione: 1834 - Lipsia, 3 marzo 1835
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1837
Dedica: Karol Lipinski

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Schumann stesso precisa, in uno scritto per Francesco Liszt, il carattere e i moventi di questa fantasiosa raccolta di venti pezzi che ha per titolo Carneval e per sottotitolo, «Scènes mignonnes sur quatre notes» (questo ed i titoli dei singoli brani furono formulati dallo stesso Schumann in francese): «Le origini di questa composizione risalgono ad una particolare circostanza. Una delle mie conoscenze musicali essendo originaria di una piccola città dal nome di Asch e siccome le quattro lettere costituenti questo nome figurano ugualmente nel mio, ebbi l'idea di valermi della loro significazione musicale come punto di partenza di una serie di brevi pezzi, nello stesso modo in cui Bach aveva fatto in rapporto al suo patronimico. Sollecitata la fantasìa da codesta trovata, un brano succedeva all'altro senza che me ne avvedessi, e siccome ciò avveniva durante la stagione di Carnevale del 1835, una volta finita la composizione, aggiunsi i titoli e le diedi la denominazione generale di Carnevale». In una ulteriore lettera al pianista Ignazio Moscheles, Schumann indicò talune delle intenzioni imaginifiche di quei brani, pur soggiungendo che la musica doveva essere di per se stessa sufficientemente espressiva per indicare il senso dell'interpretazione. «Estrella è come un nome che si appone sotto un ritratto per meglio fissarlo nella memoria; Reconnaissance evoca un felice incontro; Aveu una dichiarazione d'amore; Promenade il tradizionale giro della sala da ballo fra due danze con la dama dei suoi pensieri a braccetto». E Schumann aggiungeva con troppa modestia: «l'insieme non ha forse un grande valore artistico, ma può offrire un certo interesse per la varietà delle diverse immagini che vi sono caratterizzate». Il giudizio dei posteri ha smentito quest'opinione del compositore, attribuendo al suo Carnevale un posto di preminenza nella letteratura pianistica del secolo scorso. Alle spiegazioni date dallo stesso Schumann ci sembra opportuno aggiungere che i titoli «Florestano» ed «Eusebio» si riferiscono a due personaggi immaginar! in cui Schumann, con poetica finzione, sdoppia la sua personalità nei suoi saggi critici. Florestano rappresenta il lato fantastico ed ardente della sua natura, Eusebio quello contemplativo, dolce e sognante. Dello stesso carattere fantastico partecipa la «Lega dei Fratelli di Davide», in cui Schumann raffigura l'ideale comunità di intenti dei musicisti e melomani che nel 1834 si raggrupparono intorno alla Rivista Musicale fondata da lui a Lipsia, sotto il titolo di Neue Zeitschrift für Musik. Un'ultima osservazione concerne il fatto che quel tema di quattro note si rivelò così fecondo che Schumann ne trasse ancora qualche altro brano non incluso nel Carnevale ma inserito più tardi nei Fogli d'album op. 99 o pubblicati a parte sotto i titoli di Valzer in la minore e Romanza op. 124.

Roman Vlad

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Nel periodo compreso tra il 1830 e il 1839, cioè tra le Variazioni sul nome ABEGG e i quattro Klavierstücke, apparvero i capolavori pianistici di Schumann, e precisamente le Kinderszenen, Papillons, Carnaval, la Kreisleriana, Studi sinfonici, la Toccata in do maggiore op. 7, i Phantasiestücke op. 12, la Fantasia in do maggiore op. 17, Arabeske in do maggiore op. 18, le otto Novellette op. 21 e il Faschingsschwank aus Wien op. 26 (Carnevale di Vienna) senza considerare, perché composti più tardi, l'Album per la gioventù (1848), le Waldszenen op. 82 (1848-'49) e i Gesange der Frühe op. 133 scritti nel 1853. In tutti questi lavori si avverte con molta chiarezza ed evidenza formale quel modo di comporre tipico di Schumann, fatto di slanci ardenti e di improvvisi ripiegamenti, di impeti e di tenerezze, di introspezioni psicologiche e di sogni fantastici, contrassegnati da un idealismo di pura marca romantica. Un mondo poetico, insomma, punteggiato da stati d'animo diversi e più volte contrapposti, espressi sempre con straordinaria freschezza melodica e con una varietà armonica viva e frizzante anche nei sapori dissonanti.

Quando non ancora ventenne seguiva le lezioni di diritto e di filosofia all'Università di Lipsia, alternandole con lo studio diuturno e furioso del pianoforte, Schumann lesse con entusiasmo le opere di alcuni scrittori tedeschi della generazione romantica e in particolare mostrò la sua predilezione per il poeta Johann Paul Richter e per Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, personaggio eclettico e versatile sia nelle lettere che nella musica, oltre che studioso acuto e brillante del fenomeno dell'arte nella sua dimensione più intima e misteriosa. Specialmente Hoffmann esercitò un influsso profondo sulla mente di Schumann, che prese da lui il concetto secondo cui la musica parla il linguaggio più universale e in essa l'artista riversa tutte le sue passioni, sentimenti ed emozioni in un'organica coerenza spirituale con la vita. Più volte il musicista si ricordò nelle sue composizioni delle idee e delle invenzioni letterarie di ambedue gli scrittori, da Richter che aveva creato nel suo romanzo Flegeljahre (Anni di scapigliatura) le due figure contrapposte di Walt e Vult. Schumann prese lo spunto per il suo binomio preferito, l'appassionato Florestano e il sognatore Eusebio, da indicazioni fantasiose e simboliche della sua anima; a Hoffmann invece si richiamò quando scrisse la Kreìsleriana nel 1838, in omaggio all'estroso ed eccentrico maestro di cappella Johann Kreisler descritto nei racconti del musicografo di Königsberg.

Ed eccoci al Carnaval op. 9 scritto nel 1834-'35 e il cui titolo esatto è il seguente: "Carnaval: scènes mignonnes sur quatre notes pour le piano op. 9". È costruito sul principio della variazione basato sulle note A S C H, cioè la, mi bemolle, do, si ed allinea una galleria di ritratti fantastici, nei quali confluiscono elementi autobiografici e letterari nell'immediata sottolineatura lirica: Pierrot, Arlecchino, Pantalone e Colombina, ma anche Chopin e Paganini e naturalmente lo stesso compositore nella personificazione dualistica del proprio io (Eusebio e Florestano). È stato lo stesso Schumann ad aggiungere in un secondo momento le didascalie per indicare meglio l'atmosfera del discorso musicale, immersa tra i ricordi di maschere e silhouettes di personaggi noti in una eccitante serata di festa al ritmo ininterrotto di un valzer di originaria matrice schubertiana. Il Carnaval è stato giustamente definito il più schumanniano dei lavori del grande compositore per la sua travolgente e bizzarra forza creatrice. Dal Preambolo dal passo marziale in cui si ha l'impressione di vedere sfilare tutta la folla dei protagonisti della vivace kermesse si passa al nostalgico Pierrot e al dinamico ed estroso Arlecchino, e dopo l'elegante carezza del Valse noble si arriva al sognante Eusebio e all'ardente Florestano, sempre ricorrenti nella fantasia dell'autore. Flessuosa e leggera si mostra Coquette prima dei passaggi leggermente arabescati di Papillons e dei giochi alchimistici delle Sfingi e delle Lettere danzanti. Non mancano i profili dai tratti delicati di Chiarina, di Chopin, frammisti alle rievocazioni della graziosa Estrella e dei caratteristici Pantaleone e Colombina, insieme ad un Paganini estroso, fino a giungere alla festosa e tumultuosa Marcia dei seguaci di David che conclude in una travolgente girandola di ritmi la singolare rassegna di questa immaginaria passeggiata nel regno delle ombre e dei simboli di una umanità, ora triste e ora lieta, proiezione di un temperamento artistico di altissimo valore e tra i più originali della letteratura non solo pianistica del Romanticismo tedesco.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 6 dicembre 1954
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 26 gennaio 1990

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Ultimo aggiornamento 29 maggio 2014
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