Glossario



Nachtlied, op. 108

Lied per coro e orchestra

Musica: Robert Schumann
Testo: Friedrich Hebbel
Organico: coro misto, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, trombone basso, timpani, archi
Composizione: Dresda, 4 - 11 novembre 1849
Prima esecuzione: Dresda, Neues Theater, 13 marzo 1851
Edizione: Simrock, Bonn, 1852

Guida all'ascolto (nota 1)

Il 1849 fu un anno di intensa creatività artistica per Schumann, che scrisse a Ferdinand Killer: "Questo è stato per me l'anno più fecondo di tutti". Nel 1849 si celebrava anche il centenario della nascita di Goethe: Schumann partecipò ai festeggiamenti con le Faustszenen eseguite quasi contemporaneamente a Weimar e a Lipsia. Tra le quaranta composizioni nate quell'anno ci sono anche molte opere vocali, come il Nachtlied per coro e orchestra op. 108.

Basato su una poesia di Friedrich Hebbel, che fu anche il dedicatario della partitura - dalla tragedia Genoveva dello stesso Hebbel Schumann trasse anche l'opera omonima, e su un testo sempre di Hebbel compose il melologo Schön Hedwig op. 106 -, il Nachtlied fu messo in musica in un solo giorno, il 4 novembre, e poi orchestrato tra l'8 e l'11 dello stesso mese. Alla sua prima esecuzione, avvenuta a Düsseldorf il 13 marzo 1851, ottenne un grande successo, poi fu pubblicato da Simrock a Bonn nel novembre del 1852, ma cadde presto nell'oblìo. Eppure Schumann teneva in grande considerazione questa composizione ("Quest'opera mi è particolarmente cara"), autentico esempio di Romanticismo musicale per la perfetta corrispondenza tra il contenuto poetico dei versi di Hebbel e la scrittura musicale, ottenuta con la massima economia dei mezzi sinfonico-corali; una scrittura impalpabile e onirica, insieme cupa ed emotiva, carica di inquietudine e di tenerezza, che sembra anticipare il clima del Requiem tedesco di Brahms.

Il Nachtlied è un Mottetto per coro misto a otto voci (senza solisti) e orchestra, basato su tre strofe di Hebbel che descrivono il passaggio dalla vita alla morte. La prima strofa, un richiamo alla notte che nasce e che avanza ("Quellende, schwellende Nacht"), coincide con un Ziemlich langsam in re minore, e inizia con un bicordo di flauti e violini, sui quali si innesta un cupo tema della viola (pianissimo), subito ripreso da violoncelli e fagotti. Dopo 16 battute tenori e bassi introducono una struttura polifonica fatta di blocchi contrapposti, motivi frammentari che si dipanano sullo sfondo statico e raggelato dell'orchestra. Con la seconda strofa, "Herz in der Brust wird beengt", una evocazione della vita che prospera e poi declina, la scrittura strumentale si fa più fitta e incalzante, con incessanti modulazioni ed espansioni melodiche nelle parti corali: la musica di Schumann descrive così il contrasto tra la calma impressionante della notte e lo sgorgare della forza vitale, trasformando l'atmosfera misteriosa ed esitante dell'inizio in un implacabile accelerando che raggiunge il culmine in un tempo Alla breve. Questa sezione coincide con la terza strofa della poesia ed è caratterizzata da una brusca modulazione a re maggiore e dai sordi effetti del coro in eco sulla parola "Schlaf". I profili discendenti delle frasi sulle parole "da nahst du dich leise" evocano il progressivo passaggio dalla coscienza al sonno eterno, l'unione mistica con la notte, il momento della fusione tra l'anima individuale e quella del mondo, punteggiata da due parole chiave "Schlaf" (sonno) e "Kreis" (cerchio).

Gianluigi Mattietti

Testo

NACHTLIED CANTO NOTTURNO
Quellende, schwellende Nacht,
Voll von Lichten und Sternen:
In der ewigen Fernen,
Sage, was ist da erwacht?

Herz in der Brust wird beengt.
Steigendes, neigendes Leben,
Reisenhaft fühle ich's weben,
Welches das meine verdrängt.

Schlaf, da nahst du dich leise
Wie dem Kinde die Amme,
Und um die dürftige Flamme
Ziehst du den schützenden Kreis!
Notte che sgorga e si spande,
piena di bagliori e di stelle:
Nelle eterne immensità,
dimmi, che cosa si è svegliato?

Il cuore si stringe nel petto,
vita che prospera e che declina,
la sento muoversi, gigantesca
come qualcosa che opprime la mia.

Ti avvicini dolcemente, o sonno,
come la balia al bambino,
e intorno alla flebile fiamma
tracci il cerchio protettore.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 10 aprile 1979

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Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2012
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