Glossario



Der arme Peter (Il povero Pietro), op. 53 n. 3

Lied per voce e pianoforte

Musica: Robert Schumann
Testo: Heinrich Heine
Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1840
Edizione: Whistling, Lipsia, 1845

Testo (nota 1)

Der arme Peter
Il povero Pietro
Der Hans und die Grete tanzen herum,
Der jauchzen vor lauter Freude.
Der Peter steht so still und stumm,
Und ist so blass wie Kreide.
Der Hans und die Grete sind Bräut'gam und Braut,
Und blitzen im Hochzeitgeschmeide.
Der arme Peter die Nägel kaut
Und geht im Werkeltagskleide.
Der Peter spricht leise vor sich her,
Und schauet betrübet auf beide:
«Ach! wenn ich nicht gar zu vernünftig war',
Ich täte mir was zu Leide».

«In meiner Brust, da sitzt ein Weh,
Das will die Brust zersprengen;
Und wo ich steh' und wo ich geh',
Will's mich von hinnen drängen.
Es treibt mich nach der Liebsten Näh,
Als könnt's die Grete heilen;
Doch wenn ich der ins Auge seh',
MUSS ich von hinnen eilen.
Ich steig' hinauf des Berges Höh',
Dort ist man doch alleine;
Und wenn ich still dort oben steh',
Dann steh' ich still und weine».

Der arme Peter wankt vorbei,
Gar langsam, leichenblass und scheu.
Es bleiben fast, wie sie ihn seh'n,
Die Leute auf den Strassen steh'n.
Die Mädchen flüstern sich ins Ohr:
«Der stieg wohl aus dem Grab hervor?»
Ach nein, ihr lieben Jungfräulein,
Der steigt erst in das Grab hinein.
Er hat verloren seinen Schatz,
Drum ist das Grab der beste Platz,
Wo er am besten liegen mag
Und schlafen bis zum jüngsten Tag.
Hans e Grete ballano,
ed esultano di contentezza.
Peter se ne sta lì fermo e muto
ed è bianco come il gesso.
Hans e Grete sono sposo e sposa,
e risplendono dei loro ornamenti nuziali.
Il povero Peter si rosicchia le unghie
e porta il suo abito da lavoro.
Peter parla piano fra sé,
e li guarda entrambi, addolorato:
«Ah! se non fossi davvero troppo assennato,
mi farei del male».

«Nel mio petto si annida un dolore
che mi farà scoppiare il cuore;
e dovunque io stia e dovunque io vada,
mi vuole scacciare via.
Mi spinge vicino all'amata,
come se Grete lo potesse guarire;
ma non appena la guardo negli occhi,
devo corrermene via.
Salgo sull'alta montagna,
là almeno uno è solo;
e quando me ne sto fermo lassù,
allora sono quieto e piango».

Il povero Peter passa barcollando,
lento, pallido come un cencio e timoroso.
Quasi quasi, vedendolo,
la gente si ferma per strada.
Le ragazze si sussurrano all'orecchio:
«È chiaro, no, che costui è uscito dalla tomba?»
Ah no, mie care fanciulle,
questi nella tomba deve prima andarci.
Egli ha perso il suo tesoro,
perciò la tomba è il miglior posto,
dove preferirebbe di gran lunga giacere
e dormire fino al giorno del giudizio.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 11 novembre 1993

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Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2014
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