Glossario



Trio n. 2 in fa maggiore per violino, violoncello e pianoforte, op. 80

Musica: Robert Schumann
  1. Sehr lebhaft (fa maggiore)
  2. Mit innigem Ausdruck (si bemolle minore - do diesis minore). Lebhaft (la bemolle maggiore - re bemolle maggiore)
  3. In massiger Bewegung (si bemolle minore)
  4. Nicht zu rasch (fa maggiore)
Organico: pianoforte, violino, violoncello
Composizione: Dresda, 25 ottobre - 1 novembre 1847
Prima esecuzione privata: Lipsia, residenza di Schumann, 29 aprile 1849
Prima esecuzione: Lipsia, Gewandhaus Saal, 22 febbraio 1850
Edizione: Schuberth, Lipsia, 1850

Guida all'ascolto (nota 1)

I Trii di Schumann sono collocati da Alfred Einstein tra le composizioni che manifestano più chiaramente la decadenza, o, il prevalere di Maestro Raro nella triplice incarnazione con Florestan ed Eusebius della facoltà creativa schumanniana; giudizio che, secondo l'orientamento della fondamentale opera dell'Einstein sul romanticismo musicale, non vuol tanto significare un apprezzamento critico quanto un riconosciménto del prevalere, in Schumann, di strutture maggiórmente improntate a procedimenti tecnici tradizionali, rispetto all'impeto «giovanile ed immortale» dei primi ventitrè numeri d'opus pianistici che, ancora secondo Einstein, avrebbero assicurato al maestro di Zwickau l'immagine di uno Shelley della musica, se non avesse sorpassato il trentacinquesimo anno di età.

Il Trio op. 80, gemello dell'opus 63 quanto all'anno di composizione, il 1847 che segnò lo spegnersi delle aspirazioni di Schumann ad abbandonare Dresda per stabilirsi a Vienna, tre anni dopo aver traslocato da Lipsia, segna uno dei tentativi più elaborati di trasformare dall'interno la struttura beethoveniaria con la quale ogni romantico, salvo il tetragono Chopin, ebbe a misurarsi: appartiene a quel genere di musica destinata, non che agli amatori, ai musicisti.

Il ricorso a sottili modifiche strutturali, e ad una sintassi essenzialmente governata dal contrappunto, in maniera molto più ostensibile che nelle composizioni giovanili, ma sugli stessi fondamenti di violenza all'armonia classica, costituiscono le caratteristiche più evidenti del Trio op. 80: si veda, nel primo tempo, l'ambigua presenza di due temi dei quali il secondo "alimenta sostanzialmente lo sviluppo centrale relegando ai margini il primo, presente nella prima e nella terza parte quasi soltanto in funzione espositiva; e, nello stesso movimento, la raffinatezza della ripresa introdotta da un arpeggio di settima diminuita del pianoforte che approda, dopo una quarta e sesta in fa maggiore, ad una nascosta cadenza in re minore (la tonalità fondamentale, e si noterà qualche battuta più in là una curiosa settima diminuita con ritardo della fondamentale che dà luogo alla sovrapposizione do-la-re diesis - fa diesis - re naturale nella parte pianistica), orientandosi successivamente verso un itinerario diverso dall'inizio che approda alla coda in accelerando dove riappare il secondo tema. E ancora, la germinazione da quest'ultimo dell'idea tematica del secondo movimento in re bemolle maggiore, impostato sulla figurazione puntata, prima una croma e dopo una biscroma, lungo un itinerario che, dalla tonalità fondamentale, passa attraverso fa diesis minore (che a rigore appare trasformazione enarmonica dell'inconsueto sol bemolle minore), la bemolle maggiore e, da questa dominante, a re bemolle: dove, quasi un richiamo alla romanza della Sinfonia n. 4, alla figurazione puntata si affianca l'alternativa della quartina e della terzina nell'arabesco del violino, e la ripresa si differenzia dall'analogo iniziale nello scioglimento degli accordi pianistici in arpeggi.

Nel terzo movimento del Trio, la caratteristica sintattica prevalente è, in un clima tonale più definito ohe negli altri movimenti, ancora una volta la figurazione asimmetrica annunciata dal pianoforte fin dalla prima battuta, alla quale corrisponde l'arpeggio violinistico, poi condiviso dai partners, acefalo sul tempo forte, ambedue distribuiti con efficacia estatica nella coda, e con quella sagacia contrappuntistica il cui trionfo si celebra nel movimento finale, dove al pianoforte è delegata, con la prevalenza fonica, la rimembranza del giovane Schumann.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 12 gennaio 1973

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Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2013
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