Glossario
Testo del libretto



Igroki (I giocatori)

Opera tratta da una storia di Nikolai Gogol

Musica: Dmitri Shostakovich
Libretto: libretto proprio dal racconto omonimo di Nikolai Gogol
Composizione: Kuibyshev, Giugno 1942
Prima rappresentazione in concerto: Leningrado, Sala grande della Filarmonica, 18 Settembre 1978

Personaggi:
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 3 oboi (3 anche corno inglese), 4 flauti (3 anche clarinetto piccolo, 4 anche clarinetto basso), 3 fagotti (3 anche contofagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, castagnette, tamburello, tamburo, grancassa, piatti, xilofono, balalaika, 2 arpe, pianoforte, archi

L'opera è incompiuta, restano solo otto scene del primo atto.

Sinossi:

In una cittadina di provincia il ricco mercante e baro Icharëv entra in una locanda col suo servitore Gavrjuska e si informa dal cameriere Aleksej sulle inclinazioni dei clienti in cerca di 'polli' da spennare con le carte. Nel frattempo, altri due bari presenti nella locanda, Krugel' e Svochnev, cercano di carpire informazioni da Gavrjuska sul nuovo arrivato. Vengono così a sapere che il mercante ha recentemente vinto 80.000 rubli e decidono di truffarlo. Insieme ad un terzo giocatore, Utesitel'nyj, iniziano una partita con Icharëv che però, in precedenza, aveva corrotto il servo Aleksej affinchè sostituisse le carte con un mazzo contrassegnato che ha soprannominato "Adelaide Ivanovna". Dopo pochi giri di carte i bari riconoscono in Icharëv uno di loro e brindando al nuovo amico disquisendo sull'arte del raggiro. Fin qui la parte musicata da Sostakovic. Nel resto del testo di Gogol, diviso in tre atti, Icharëv si ritroverà vittima delle sue stesse malefatte: credendo di collaborare con gli altri tre giocatori a scapito di un quarto personaggio (in realtà loro complice, insieme ad altri due 'commedianti' sempre della stessa banda) verrà alla fine derubato e beffato.

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Sono passati tredici anni dalla stesura del Naso (1928) quando Šostakovic, da poco terminata la Settima Sinfonia ‘Leningrado’, ritorna a un testo di Gogol’, nel dicembre 1941, cominciando a scrivere l’opera comica in un atto I giocatori. Sappiamo da una lettera a Vissarion Šebalin del 10 giugno 1942 che era sua intenzione utilizzare il testo teatrale di Gogol’ così com’era, senza alcun adattamento. Ma l’impresa era ardua, data la sua ampiezza. Tant’è che nel novembre di quello stesso anno, in un’altra missiva a Šebalin, esprime le sue perplessità: ha già scritto trenta minuti di musica ed è a meno di un settimo dell’opera. Ma il lavoro gli piace, e ancora non demorde. Un mese più tardi (lettera del 27 dicembre), comunica però all’amico la decisione di abbandonare il lavoro. Dopo la tormentata vicenda di Lady Macbeth del distretto di Mzensk (1932), sarà solo con la commedia musicale Mosca, quartiere Cerëmuski (1959), che porterà ancora a termine un’opera teatrale. Nella Sonata per viola e pianoforte op.147 (1975) Šostakovic utilizzerà alcuni frammenti dei Giocatori, in particolare l’introduzione (con il suo modalismo orientale) e il monologo di Gavrjuska. Nell’esecuzione in forma di concerto (settembre 1978, Filarmonica di Leningrado), il direttore d’orchestra Rozdestvenskij ha proposto la partitura originale aggiungendo solo l’orchestrazione di alcune battute di cui esisteva, comunque, la versione per canto e pianoforte. Il compositore e musicologo polacco Krzysztof Meyer, invece, ha completato il lavoro seguendo l’intero testo di Gogol’ e in questa versione l’opera è stata allestita a Wuppertal nel 1983. La vicenda si svolge nel mondo del gioco d’azzardo, così caro alla letteratura russa (basti pensare alla Dama di picche di Puškin musicata da Caikovskij o al Giocatore di Dostoevskij musicato da Prokof’ev).

Il ricco mercante e baro Icharëv ha fatto dell’inganno la sua filosofia di vita: giunto in una locanda, cerca compagni da gabbare al gioco delle carte, disposto a comprarsi, oltre alla fedeltà del proprio servo Gavrjuska, anche la complicità del cameriere Aleksej. Ma sono proprio gli altri ospiti dell’ostello, invece, a imbrogliarlo, spacciandosi per suoi amici e lusingandolo. Nella parte non musicata della commedia, Icharëv si ritroverà vittima delle sue stesse tresche. Infatti, credendo di collaborare con gli altri tre giocatori a scapito di un quarto personaggio (in realtà loro complice, insieme ad altri due ‘commedianti’ sempre della stessa combriccola) verrà derubato e beffato.

L’aderenza al testo di Gogol fa pensare al ‘realismo’ espressivo di Musorgskij proprio per la plasticità con la quale il disegno melodico di Šostakovic si modella sulle inflessioni e sui significati delle parole. Questo avviene nei recitativi (spesso articolati in chiave sinfonica), nelle arie, ma anche negli episodi dal carattere più astratto, come il trio tra Utescitelnij, Krughel e Icharëv "Then let’s all shake hands" (‘Allora, stringiamoci le mani’), dove la naturalezza espressiva è sfruttata per sviluppare procedimenti contrappuntistici e fugati. Il tono popolare dell’opera dipende anche dalla stilizzazione armonica e timbrica dei caratteri; nel monologo di Gavrjuska, ad esempio, Šostakovic utilizza, come già aveva fatto nel Naso, una balalajka basso, punteggiata dalla scala del bassotuba nel registro più grave. Ed è proprio l’orchestra a scolpire psicologicamente i personaggi e le situazioni: il lato grottesco e caustico è ‘colorato’ con estrema raffinatezza e intuizione teatrale. L’uso delle sole voci maschili e la particolare strumentazione creano un’atmosfera dalle tinte scure; il ritmo, le asprezze armoniche e l’icasticità delle figure melodiche tratteggiano un ambiente chiuso in se stesso, dove le pulsioni e le aspettative vengono viste attraverso la lente deformante di un’eccitazione febbrile e del suo disincantato risvolto grottesco.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Con due sole opere complete e un'operetta che portano il suo nome potrebbe sembrare inizialmente azzardato considerare Sostakovic il Verdi del XX secolo. Egli rimane, comunque, un compositore meglio conosciuto per l'imponente corpus di opere strumentali, che include quindici Sinfonie e quindici Quartetti per archi. Ma, comunque, nel fatidico 1936 questo appellativo sarebbe stato ampiamente meritato. Sostakovic avrebbe voluto sin dall'inizio farsi un nome come compositore d'opera, perché anche nella Russia bolscevica l'opera era ancora considerata come il genere musicale di più alto livello, nonostante le sue associazioni borghesi ed elitarie, ed egli era a dir poco ambizioso - inoltre possedeva un innato talento drammatico e brillante. Dopo aver completato la sua prima opera Il Naso, non ancora ventiduenne, Sostakovic' iniziò quella che aveva pensato come una tetralogia sulle donne - una sorta di Anello dei Nibelunghi sovietico. Il suo equivalente Rheingold, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, basata su un racconto di Nikolaj Leskov, fu un grandissimo successo nel 1934.

Tuttavia, due anni dopo, Sostakovic venne fermato da una violenta denuncia sul giornale principale dell'Unione Sovietica, la Pravda, in seguito ad una visita, tristemente nota, di Stalin al loatro Bols'oj. Fu l'inizio delle cosiddette "Purghe". Pochi anni prima si era già assistito al decollo del Realismo Socialista che imponeva un nuovo stile rigido e conservatore agli artisti sovietici, obbligati a seguirlo.

Sostakovic fu il compositore più brillante della sua generazione, ma, chiaramente, non fu immune da critiche, e improvvisamente il tipo di notorietà che si otteneva scrivendo per il teatro non era più esente da rischi. Molti degli amici e dei parenti di Sostakovic furono arrestati durante il "Grande Terrore" e quindi le sue paure si rivelarono fondate.

Per colpa di Stalin, Sostakovic non ebbe mai l'opportunità di mettere a frutto quel talento che lo accomunava a Verdi, scrivere opere su vasta scala e veramente popolari - e non perché non ci avesse provato. Dopo il 1936, infatti, provò a immaginare molti altri possibili soggetti operistici. Anche negli ultimi anni della sua vita cercò di scrivere un'opera, ma la sua opera incompiuta I giocatori, iniziata nel 1942, rimane l'ultimo e più considerevole tentativo di reclamare la sua giusta eredità come compositore d'opera.

In quella che potrebbe essere definita in tutti i sensi una vita movimentata, il periodo che precede i dodici mesi che Sostakovic trascorse a comporre I giocatori, fu senza dubbio quello più concitato. Nonostante la fama conferita a Sostakovic dal sostegno di Bruno Walter alla sua Sinfonia n. 1, da lui diretta a Berlino all'inizio del 1928, la sua prima opera apertamente intransigente e sperimentale, Il Naso, fu soggetta a critiche spietate quando venne rappresentata per la prima volta due anni dopo. La situazione politica in Unione Sovietica era cambiata drasticamente: il liberalismo degli anni Venti aveva ceduto il passo ad un'atmosfera di conformità ideologica obbligatoria. La seconda opera di Sostakovic, Una LadyMacbeth del distretto di Mcensk, di conseguenza, fu ideata per essere più accessibile e fu, infatti, accolta con grande entusiasmo alla prima del 1934, sia in Russia che all'estero. Stalin, però, non ne fu contento quando la vide nel 1936 perché il linguaggio musicale era ancora troppo moderno per il suo gusto. L'opera inoltre conteneva chiari riferimenti sessuali e di violenza estrema (tre omicidi e un suicidio) e anche satira sulla polizia...

Il forte attacco pubblico a Sostakovic sulle pagine della Pravda ebbe conseguenze disastrose per il resto della sua carriera musicale. Nel 1937, proprio durante il periodo delle Purghe, Sostakovic riuscì, grazie al suo genio sottile, a riottenere il favore ufficiale con la Quinta Sinfonia, senza compromettere la sua integrità artistica e nel 1940 l'apprezzamento fu consolidato quando ottenne uno dei primi Premi Stalin per il Quintetto per pianoforte e archi divenuto subito popolare. Pochi mesi dopo Hitler invase l'Unione Sovietica e Sostakovic fu esiliato a Kuibyshev, la città sulle rive del Volga che ha riacquisito il suo nome originario di Samara, come era chiamata prima della rivoluzione. Fu proprio qui, il 27 dicembre del 1941, che completò la Settima Sinfonia, iniziata a Leningrado sei mesi prima. Secondo alcune fonti, Sostakovic iniziò a lavorare ai Giocatori subito dopo, sebbene ci siano alcune prove che testimoniano che egli stesse rimuginando su questo progetto già da molti anni. L'aver letto dell'Accordo di Monaco del 1938, ad esempio, aveva fatto venire in mente al compositore un'analogia tra i personaggi dell'opera di Gogol' e i politici europei che avevano placato Hitler. Per Sostakovic, l'opera di Gogol' aveva un significato universale, che andava oltre il contesto della Russia del XIX secolo: nella fattispecie, Chamberlain, Mussolini e Daladier avevano una buona carta da giocare contro Hitler, il quale, un anno dopo, iniziò a puntare sull'intero futuro dell'Europa Orientale con Stalin.

Sebbene non fosse propriamente roseo, il mondo della Russia prerivoluzionaria, misera e provinciale, e l'inimitabile satira di Gogol' sui suoi grotteschi abitanti diede al compositore l'opportunità di cambiare argomento tra la composizione della Settima e dell'Ottava Sinfonia, che, invece, trattano della cruda realtà della guerra.

Isaak Glikman aveva sicuramente ragione nel vedere la carriera di Sostakovic in questo periodo come una tragedia greca. È interessante notare che Sostakovic stesso incoraggiasse questa interpretazione usando l'orchestra dei Giocatori come una sorta di coro greco, che emerge nel dramma come un personaggio e commenta le nefaste vicende dei protagonisti sul palco. Il regista Grigory Kozintsev sosteneva che Sostakovic aveva fatto sua l'affermazione di Gogol' secondo cui la lingua russa ha la potenzialità di trasformarsi, all'interno di una semplice frase, da linguaggio elevato a quotidiano, da frivolo a tragico. Potremmo aggiungere che, in un primo tempo, è stata proprio una propensione per il grottesco ad attrarre Sostakovc verso Gogol', anche perché era una qualità che lui stesso possedeva. Chi altro sarebbe passato, da un giorno all'altro, da una Sinfonia tragica a un'opera comica con tanto di balalajka? Che Sostakovic lo abbia fatto dimostra il suo disperato bisogno di evasione verso il mondo di un autore fra i suoi preferiti e che lo faceva ridere, in quei lunghi mesi di isolamento durante la guerra. Conferma anche la sua fiducia in se stesso a quel tempo, considerato quello che l'ambiente dell'opera pensava di lui e nonostante l'assenza di qualsiasi tipo di commissione. Ma nella lontana Kuibyshev, con la Settima Sinfonia al suo attivo, Sostakovic deve essersi sentito in qualche modo liberato: il desiderio di divertirsi scegliendo di ritornare a lavorare con uno dei suoi scrittori preferiti era davvero irresistibile. Tornando ancora una volta a Gogol', Sostakovic stava naturalmente rischiando perché ricordava l'accoglienza ostile, 11 anni prima, al Naso, basata su un lavoro dello stesso scrittore. Come I giocatori, ultima opera di Gogol', è nel complesso più realistica rispetto al mondo surreale evocato nel Naso, così la trasposizione operistica dei Giocatori è infinitamente più schietta e convenzionale, in linea con la musica composta dopo la svolta del 1936. Se Il Naso era complesso, atonale ed estremo, la partitura dei Giocatori è molto più lineare e misurata, ed evoca solo occasionalmente il primo esuberante lavoro. Sostakovic volle deliberatamente lavorare in maniera diversa con il testo dei Giocatori. Se aveva utilizzato Il Naso come punto di partenza, la sua tattica con I giocatori era opposta: seguire ogni singola parola del testo originale, usando recitativi ininterrotti. Tale scelta era dovuta in parte anche a motivi pragmatici: il suo librettista abituale Alexander Preis non era disponibile, essendo stato esiliato altrove, tuttavia Sostakovic aveva anche dei precedenti illustri quello di Dargomyzskij, che aveva trasformato in opera Il convitato di pietra di Puskin, e quello di Musorgskij, compositore a lui molto caro (infatti aveva appena concluso una nuova orchestrazione del Boris Godunov).

L'opera di Gogol' è in un atto con 25 scene e la trama è molto chiara. Lo scalcagnato proprietario terriero e baro, Icharëv, arriva in una lontana città di provincia con il suo servo Gavrjuska e prende una camera nella locanda, pensando di far soldi. Si da da fare per ottenere informazioni dal servo della locanda, Aleksej, sulle abitudini di gioco degli abitanti del luogo, che spera di truffare con l'aiuto del suo mazzo di carte truccate. A loro volta, i locali prendono informazioni su Icharëv da Gavrjuska, da cui apprendono di una recente vincita di 80.000 rubli. Si siedono insieme per giocare a carte. Quando a Svochnev, Utesitel'nyj e Krugel' diventa chiaro che Icharëv è un baro come loro, decidono che la cosa migliore da fare è diventare compiici; quindi brindano alla nuova amicizia.

Sostakovic conclude la sua opera a metà dell'ottava scena, prima che Icharëv presenti i suoi nuovi amici a "Adelaida Ivanovna", il nome affettuoso che da al suo fidato mazzo di carte truccate - fra l'altro l'unico personaggio femminile nell'intera opera (il suo romantico riferimento a questa insolita innamorata contiene un'allusione all'Aida di Verdi quando pronuncia il nome di lei, Adelaida, ad alta voce). Il resto dell'opera, che avrebbe dovuto avere altri due atti, è dedicato al piano comune di truffare 200.000 rubli ad un ricco possidente terriero, Glov. L'ulteriore piano di Icharëv di tenere i profitti tutti per lui, gli risulta controproducente quando si scopre che Glov, suo figlio e Zamukhriskin, un burocrate locale, sono in realtà compiici dei suoi nuovi amici. Questi ultimi sono già partiti con gli 80.000 rubli di Icharëv. Rendendosene conto, Icharèv, in preda alla collera, lancia "Adelaida Ivanovna" contro la porta e le carte si sparpagliano dappertutto.

Musorgskij aveva cercato di realizzare un'opera dal lavoro di Gogol', Il matrimonio, senza cambiare una parola nel testo, ma ci rinunciò. Anche Sostakovic credeva che Gogol' fosse un ottimo librettista, ma presto si rese conto che l'opera rischiava di diventare lenta, e infine ci rinunciò. Così scrisse al suo amico Vissarion Shebalin nel novembre 1941, circa sei mesi dopo il primo riferimento a questo nuovo progetto di opera: "sto ancora componendo l'opera poco realistica I giocatori. La definisco 'poco realistica' per la sua irrealtà: ho composto già 30 minuti di musica, ed è solo un settimo dell'intero progetto. È troppo lunga".

Il mese dopo decise di smettere. Tuttavia nel marzo del 1943 informò il suo più stretto confidente, Ivan Sollertinsky, che stava scrivendo una partitura per pianoforte e stava continuando l'opera nonostante non fosse molto convinto di riuscire a finirla. Ai tre studenti del Conservatorio di Mosca a cui la fece ascoltare (eseguendola al pianoforte), giustificò la mancanza di ruoli femminili come un'ulteriore ragione per interrompere la composizione dei Giocatori, ed è piuttosto ironico visto che Sostakovic aveva originariamente pensato di scrivere un'intera tetralogia sulle donne. Se fosse stata completata, I giocatori, sarebbe durata almeno cinque ore, ma già la qualità del primo atto ci fa capire che l'interesse del pubblico si sarebbe mantenuto vivo nonostante l'interminabile lunghezza.

L'opera di Gogol' I giocatori, tratta di un gruppetto di bari che truffano un altro baro e sì può dire che Stalin, il più grande degli imbroglioni, truffò i posteri di tutte le magnifiche opere che Sostakovic non riuscì mai a scrivere. Appunto, se si può estrapolare dai Giocatori un tema di fondo, ovvero che "non si può mai sconfiggere il sistema" questa interpretazione dell'opera può rappresentare complessivamente una metafora della vita di Soslakovic sotto il governo sovietico. Non ci sono personaggi "buoni" in questo lavoro: tutti i protagonisti rappresentano l'umanità. Come accade spesso con Gogol', la sua satira è indirizzata ai personaggi dell'opera ma è soprattutto diretta al pubblico, invitato a considerare i propri vizi e difetti attraverso la natura allegorica dello scritto. La commedia di Gogol' è spesso molto diretta.

È un peccato non poter affiancare I giocatori alle altre due opere importanti sul gioco - La Dama di Picche di Cajkovskij (basata su una storia di Puskin) e Il giocatore di Prokof'ev (basato su un romanzo di Dostoevskij). Tutte queste opere testimoniano la passione russa per il gioco, e il conseguente comportamento sconsiderato, che si fa risalire al XIX secolo. Tale passione può essere in parte spiegata come un desiderio di rivendicare una certa indipendenza in una società rigorosamente gerarchica e repressiva, dove anche la vita privata era soggetta alla sorveglianza di stato.

Come molti russi, Sostakovic era molto impulsivo, e anche lui era appassionato di gioco. Ma come i suoi predecessori letterari, Puskin (che perse al gioco le sue poesie), Tolstoj (che vide rimuovere pezzo per pezzo la casa ricevuta in eredità) e Dostoevskij (che aveva dato in pegno anche i suoi vestiti per poter giocare alla roulette), Sostakovic non era molto fortunato al gioco. Il compositore Khacaturian, ricordava che Sostakovic era un bravo giocatore di poker ma che tuttavia non ne trasse mai profitto. Infatti, perdeva continuamente - come confessò al suo amico Isaak Glikman subito dopo aver iniziato la sua nuova opera - ma questo non gli impedì di giocare d'azzardo anche quando si sedeva con i suoi vicini della dacia - cosa che sconvolse Benjamin Britten quando andò a trovarlo negli anni Sessanta. Come ci riporta la biografa di Sostakovic, Elizabeth Wilson, egli amava molto giocare a carte, anche se si trattava di fare semplicemente un solitario. Tuttavia nella vita reale le circostanze politiche avevano obbligato Sostakovic a sperimentare su se stesso il dolore e l'opportunismo. Probabilmente non terminò mai la sua trasposizione operistica dei Giocatori anche perché capì che stava rischiando tempo ed energia per un lavoro che non avrebbe mai funzionato sul palcoscenico. Se fosse stato un gioco, probabilmente non avrebbe vinto, ma non sarebbe stato meglio ritirare le sue puntate a tempo debito piuttosto che soffrire dopo per le gravi perdite?

E probabilmente capì che avrebbe dovuto tenere il piede in due staffe: da una parte avrebbe dovuto far emergere nella sua trasposizione musicale il lato più oscuro della satira pungente di Gogol', dall'altra parte temeva che le autorità avrebbero rapidamente opposto il loro veto a qualsiasi rappresentazione. Stalin era ancora il leader sovietico, malgrado tutto, e anche se il clima era leggermente più disteso in tema di creatività, dopo la guerra, questo non era sufficiente. La sconfortante immagine conclusiva, contenuta nel lavoro di Gogol', riassunta dalla spesso citata idea di "ridere con le lacrime", non era esattamente consona ai principi del Realismo Socialista, che voleva che quell'arte fosse confortante e orientata politicamente. Quello che ci resta è un primo atto audace e convincente. La partitura dei Giocatori, ben 200 pagine di scrittura ispirata, è stato il tentativo più vicino al completamento di un'opera dopo l'esclusione traumatica dal repertorio di Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk nel 1936. Il forte attaccamento di Sostakovic alla sua opera incompleta può essere provato dal fatto che egli ne incorporò alcuni temi all'inizio del secondo movimento della sua ultima composizione, la Sonata per viola e pianoforte, completata alcuni giorni prima di morire nell'agosto del 1975. È stato Gennadij Rozdestvenskij che ha audacemente recuperato l'opera Il naso, dopo quasi mezzo secolo di oblio, dirigendola al Teatro Musicale di Mosca di Boris Pokrovsky e, in seguito, è stato lo stesso Rozdestvenskij la persona cui la vedova del compositore, Irina Antonovna Sostakovic, consegnò la partitura dei Giocatori dopo la morte del marito. L'opera è stata diretta per la prima volta in un concerto nel settembre del 1978, nella sua città natale di Leningrado, dove avevano avuto luogo le prime delle precedenti opere, in un periodo molto più roseo.

Rosamund Bartlett


(1) "Dizionario dell'Opera 2008", a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 18 Novembre 2006

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