Glossario



Quartetto per archi n. 15 in mi bemolle minore, op. 144

Musica: Dmitri Shostakovich
  1. Elegia (Adagio)
  2. Serenata (Adagio)
  3. Intermezzo (Adagio)
  4. Notturno (Adagio)
  5. Marcia funebre (Adagio)
  6. Epilogo (Adagio)
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: Mosca, 17 Maggio 1974
Prima esecuzione: Leningrado, Sala da concerto Glinka, 15 Novembre 1974

Guida all'ascolto (nota 1)

Sono quattro le composizioni dell'ultimo Sostakovic, scritte fra il 1974 e il 1975, ad un anno dalla morte del musicista: il Quartetto per archi n. 15, i Sonetti di Michelangelo Buonarroti per basso e pianoforte op. 145, le Quattro poesie da "I demoni" di Dostoevskij per basso e pianoforte op. 146 e la Sonata per viola e pianoforte op. 147. In tutti questi lavori aleggia il sentimento della fine imminente con la preferenza per le armonie gravi e le tonalità cupe, in uno scavo più dettagliato e approfondito del gioco polifonico, reso più essenziale e asciutto nel rapporto tra voce e strumenti. Si sa che Sostakovic aveva in mente di scrivere 24 Quartetti per archi nelle più diverse tonalità, quasi a formare un corpus musicale compatto e omogeneo per questa specifica scrittura cameristica; il suo progetto si arrestò al quindicesimo Quartetto da lui ritenuto di transizione e quasi di preparazione ad altre esperienze tecniche ed estetiche. Il Quartetto op. 144 fu completato il 17 maggio 1974 ed eseguito per la prima volta il 15 novembre dello stesso anno alla Piccola Sala Glinka nella Casa dei compositori di Leningrado dal Taneev String Quartet, costituito da Vladimir Ovcarek (primo violino), Grigorij Luckij (secondo violino), Vissarion Solovjov (viola) e Jossif Levinson (violoncello). Il Quartetto, che non reca alcuna dedica ed è articolato in sei movimenti da eseguirsi senza soluzione di continuità (ha la durata di 37 minuti), fu pubblicato nel 1975 a Mosca e gli autografi sono conservati nell'archivio di famiglia del musicista, il quale ha lasciato un solo appunto in proposito che dice: "Ho scritto il quindicesimo Quartetto in tempo lento e in sei parti: ho cercato di creare un'opera drammatica, ma fino a che punto ci sia riuscito è difficile per me poter giudicare". Dopo la "prima" di Leningrado il Quartetto è stato eseguito successivamente a Mosca, sempre con vivo successo di pubblico e di critica. Quest'ultima annotò subito la saldezza del discorso strumentale e un più denso flusso melodico, secondo quello stile caratteristico che appartiene al migliore Sostakovic. Di questa opinione è la musicologa Sofia Khentova che sta preparando una nuova edizione del suo libro su "Sostakovic, la sua vita e la sua musica", in cui saranno inseriti alcuni lavori inediti, anche giovanili, del compositore.

Tutti e sei i movimenti sono in tempo Adagio, il che rappresenta il comune denominatore musicale, indispensabile per capire il tono espressivo dell'intero Quartetto, molto difficile a rendersi nelle sue screziate armonie. L'Elegia inizia sulle note lunghe del primo violino, a mò di tema fondamentale, come a sottolineare un'atmosfera psicologica dolorosa e sofferta. Il discorso si allarga e si infittisce, passando al grave del violoncello, ma conservando l'intonazione di base, quasi organistica e di indubbio richiamo liturgico. Verso la fine le sonorità si dissolvono con leggerezza e delicatezza, come foglie al vento, e l'autore indica sulla partitura la parola italiana "morendo", un termine che ritorna più volte nel corso del Quartetto. La Serenata, sempre in tempo Adagio, si presenta dapprima con suoni taglienti e in fortissimo, con stacchi molto netti e perentori e poi si scioglie in una frase cantabile e di andamento più tranquillo, non priva di tagli ritmici. L'Intermezzo è armonicamente più variegato e spigliato, con punte virtuosistiche nella parte violinistica. È il momento, per così dire, più brillante della composizione, che nel Notturno riacquista una fisionomia molto melodica e in uno stretto contrappunto tra i vari strumenti. La Marcia funebre (Adagio molto) si snoda con suoni gravi e pesanti, con punte di note acute su un fraseggio frastagliato, in cui si ascolta di nuovo il tema principale del movimento sul pizzicato del violoncello. L'Epilogo si sviluppa tra glissandi e accordi di quarta; nell'Adagio molto conclusivo si avvertono reminiscenze di accordi della Terza sinfonia beethoveniana (l'ombra di Beethoven si profila spesso nell'ultimo periodo creativo di Sostakovic) con effetti vivaci e pungentemente espressivi. Nelle battute conclusive riaffiora in tutta la sua estensione il clima funereo e triste iniziale del Quartetto, così da evocare una visione di figure spettrali, idea fissa che è alla base di questa composizione, definita uno sconsolato e tragico addio alla vita.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 11 novembre 1983

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Ultimo aggiornamento: 1 aprile 2012
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