Glossario



Sinfonia n. 1 in fa minore, op. 10

Musica: Dmitri Shostakovich
  1. Allegretto - Allegro non troppo
  2. Scherzo - Allegro -  Meno mosso - Allegro
  3. Lento - Largo
  4. Lento - Allegro molto - Adagio - Largo – Presto
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, tromba piccola, 3 tromboni, tuba, timpani, triangolo, tamburo militare, grancassa, piatti, tam-tam, campane, pianoforte, archi
Composizione: Leningrado, 1 Luglio 1925
Prima esecuzione: Leningrado, Opernaja Studija Konservatorii (Filarmonica), 12 Maggio 1926
Edizione: Muzgiz, Mosca, Collected Work vol 1
Dedica: Mikhail Vladimirovich Kvadri
Scritta come saggio per il diploma di composizione

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Sinfonia n. 1 in fa minore, composta da Sostakovich a Pietrogrado a soli diciannove anni, fra il 1923 e il primo di luglio del 1925, venne eseguita per la prima volta a Leningrado il 12 maggio 1926 sotto la direzione di Nikolai Malko, e procurò al compositore immediata popolarità non solo in Russia, ma anche al di fuori dei confini del paese. Animata da un sincero e travolgente spirito giovanile, la Prima Sinfonia mostra già le linee essenziali dello stile di Sostakovich, basato su una ritmica incisiva e a tratti bizzarra, sull'uso spregiudicato della dissonanza e su un lirismo a volte talmente scoperto da risultare ambiguo. L'influenza di Prokof'ev è evidente, anche se la strumentazione già molto originale e il profilo dei temi rivelano la personalità inconfondibile del compositore. L'Allegretto iniziale è introdotto da una figura grottesca intonata dalla tromba con sordina. 'L'Allegro non troppo seguente, che costituisce la parte più cospicua del movimento, è aperto da un terna gaio e saltellante suonato dal clarinetto, che si riascolta, trasformato in un tempo più lento, nel terzo movimento, e quindi nuovamente modificato nel finale. Un secondo tema di carattere lirico esposto dal flauto viene poi sviluppato, insieme al primo, secondo lo schema classico, salvo che in tale riesposizione l'ordine dei due appare invertito. Il secondo movimento è uno Scherzo indiavolato, il cui tema beffardo si trasferisce a un certo punto al pianoforte accompagnato dai piatti, dai corni e dai bassi, prima che subentri il trio (Meno mosso), caratterizzato da un'idea disegnata da due flauti sorretti da un pedale di secondi violini; il tema iniziale è ricondotto pianissimo dal fagotto, poi la sonorità raggiunge un fortissimo, in cui il primo tema si mischia al secondo, e tutto infine svanisce (morendo). Una mesta melodia cromaticamente atteggiata e imparentata col tema principale del primo tempo dà avvio al Lento successivo, intonata dall'oboe; il Lento approda di lì a poco a un Largo, anch'esso pervaso di malinconia e di drammaticità. Un rullo di tamburo unisce senza soluzione di continuità il penùltimo movimento al finale agitato, turbinoso, tematicamente riassuntivo della sinfonia, con un famoso passaggio (Adagio) per timpani soli e una gran fanfara conclusiva.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Composta tra l'ottobre 1924 e il giugno del 1925 come saggio per il diploma di composizione che conseguì presso il conservatorio di San Pietroburgo, la Sinfonia n. 1 porta già in sé gran parte dei caratteri stilistici dello Sostakovic futuro. Sebbene sia ancora lontana l'oppressione culturale di Stalin che tanta parte avrà nella vita del compositore, i tratti creativi del giovane, all'epoca diciannovenne, si presentano qui 'in nuce' ma definiti, soprattutto nell'alternanza tra ironia dolorante e sofferto pathos, elementi che andranno a intensificarsi nelle opere successive. All'ascolto del primo tempo, Allegretto - Allegro non troppo, si percepisce subito come sia lontanissima ogni forma di accademismo ottocentesco: i suoni scavano con fare sospettoso e grottesco in un tessuto carico di linee sonore insolite. Se a tratti alcuni fenomeni sono riconoscibili come eredità del sinfonismo di Mahler o comunque del clima austro-tedesco e russo del primo Novecento, Sostakovic li trasfigura in un stile personale che alterna il lirismo solitario di alcuni strumenti, legato a cenni melodici brevi fatti di intervalli riconoscibili e collocati in una sorta di elaborazione tematica ridotta, ad andamenti di marcia tra l'ironico e il macabro. I momenti sinfonici di natura solenne hanno tratti già volutamente 'confusi' e distorti: il destino è stato veramente crudele nel far sì che un compositore così lontano da ogni convincimento celebrativo si trovasse a dover glorificare i fasti di un regime.

Nel secondo tempo, Allegro, una marcia buffa con pronunciati tratti dinamici sembra procedere senza una meta precisa. Si apre però d'improvviso una dimensione timbrica sospesa sopra un suono fisso. In tale momento onirico si occultano, emergendo a piccoli cenni, tracce di marcia trasfigurata. Il brano ha una sezione ABA' in cui la presenza del pianoforte interviene in funzione connettiva. Il pianoforte ha qui uno strano ruolo: partecipa al tutti orchestrale ma ha caratteri singolari di marcatura percussiva. Una geniale sezione allucinata viene infatti interrotta da accordi dello strumento e avvia la ripresa della prima parte (A'). Questi primi due tempi ci appaiono volutamente disorganici, accostano momenti che sembrano non scaturire l'uno dall'altro.

Il terzo tempo, Lento, viaggia invece su binari apparentemente più regolari. Un lirismo venato di sognante magia, pur con piccole distorsioni melodiche, ci porta in un universo nuovo rispetto ai tempi precedenti. Un intervento del violoncello che riprende con toccante bellezza il tema di apertura, è seguito da un incremento ritmico e dal ritorno di un 'quid' marciante, negato però da un crescendo di magnetica pienezza melodica. Verso la fine di questo processo il brano reitera un inciso funebre chiosato da pesanti interventi degli ottoni: entra in scena un doloroso secondo tema che presto si sfalda in pianissimo. Caratteristica del brano è quella di minacciare il suo penetrante lirismo con incisi melodici funebri, a volte sfilacciati e diluiti, facendo percepire all'ascoltatore i tratti di ombrosità che pervadono questa musica. Anche se quegli incisi evolvono faticosamente in cenni melodici più elaborati, non c'è mai un piena persuasione di serenità.

Il rullo di tamburi con cui inizia il quarto tempo sembra preludere al nulla. Ci sorprende poi con una tenera apertura melodica sul tremolo degli archi, ma sembra un proseguimento del tempo precedente almeno fino a quando non compaiono tratti più fuggevoli e volanti che sfociano in paradossale gioco di ribattuti. I fenomeni di sovrapposizione tematica funzionano all'interno del brano come incremento tragico, in alternanza a interventi lirici dalla magia timbrica sognante. Sbalorditivo è il solitario tamburo che interrompe tutto per qualche secondo a metà del quarto tempo: da lì prende avvio un crescendo marciante ed energico che chiude la Sinfonia.

L'arte di Sostakovic ama dare senso all'insolito, e in ciò ha caratteri fortemente trasgressivi. La mediazione a cui negli anni seguenti sarà obbligato dal regime lo porterà ad adattare le esigenze della sua ispirazione alle minacciose necessità politiche dello stalinismo. Il compromesso si innesterà in quella vena grottesca, ironica e patetica, già reperibile nella Sinfonia n. 1, vena presente nelle opere future come segreta denuncia di un attrito fra spontaneità e comando esterno.

Simone Ciolfi


(1) "Repertorio di musica sinfonica", a cura di Pietro Santi, edito da Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, pag.785-786
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 17 maggio 2008

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