Glossario
Guida all'ascolto



Sinfonia n. 14 in sol minore per soprano, basso, archi e percussioni, op. 135

Testo delle parti vocali

DE PROFUNDIS
(Federico Garcia Lorca)

Cento ferventi innamorati
dormono per sempre
sotto la terra secca.
La rossa sabbia copre
le strade dell'Andalusia.
I rami verdi degli ulivi
si stendono su Cordova.
Qui si ergeranno le croci
così che la gente non le dimentichi.
Cento ferventi innamorati
dormono per sempre.

MALAGUENA
(Federico Garcia Lorca)

La morte entra ed esce dalla taverna.
Passano cavalli neri e gente sinistra
per i profondi sentieri della chitarra.
E c'è odor di sale e di sangue di femmina
nei nardi febbrili della marina.
La morte entra ed esce sempre
e non vuol lasciare la taverna.
 
LORELEI
(Guillaume Apollinaire)

Alla bionda incantatrice
della terra del Reno
venivano a frotte uomini
ebbri d'amore.
E davanti a sé la citò il Vescovo
perdonandole ogni cosa
grazie alla sua bellezza.
«Dimmi Lorelei dagli occhi
così belli,
chi ti ha dato il tuo
malvagio incantamento?»
«La vita mi è di peso, Vescovo,
e i miei occhi son maledetti.
Chiunque mi guardi
è condannato.
Vescovo, i miei occhi
sono fiamme,
gettate quindi
questo incantamento alle fiamme».
«Lorelei, il tuo fuoco è così potente
che io pure ne sono stregato
e non posso essere il tuo giudice».
«Tacete Vescovo.
Pregate e sappiate:
Dio vuole la mia esecuzione.
Il mio amante è partito,
è in una terra lontana.
Nulla mi da piacere,
nulla vale la pena.
Il mio cuore è tanto malato,
io devo morire.
Perfino il mio sembiante
mi fa pensare alla morte.
Il mio amante è partito
e da quel giorno
nulla mi da piacere,
l'oscurità riempie
il mio cuore».
Il Vescovo chiamò tre cavalieri.
«Presto, portate Lorelei
in un lontano convento.
Vai, folle Lorelei,
Lorelei dagli occhi tremanti!
Tu sarai una suora
e i tuoi occhi si offuscheranno».
I tre cavalieri condussero
la fanciulla lungo il cammino.
Ella pregava i suoi austeri
e silenziosi accompagnatori:
«Lasciatemi salire
su quella roccia
per guardare il mio castello
ancora una volta,
per guardarmi ancora una volta
nel Reno prima
ch'io entri nel buio chiostro».
Il vento gonfia i suoi capelli
e gli occhi sono di fuoco.
Invano la scorta chiama:
«Lorelei, torna indietro».
«Alla curva del Reno
sopraggiunge una barca,
sopra c'è il mio amante,
egli mi chiama.
Il mio cuore è così leggero
e l'onda così limpida...».
Dalla roccia si getta
e cade nel Reno Lorelei,
per aver visto nelle acque
tranquille del fiume
il riflesso dei suoi occhi
e dei suoi capelli di sole.

IL SUICIDA
(Guillaume Apollinaire)

Tre gigli, tre gigli, tre gigli
sulla mia tomba senza croce.
Tre gigli impolverati d'oro
che il vento intimidisce,
e il cielo nero a volte
rovescia la pioggia su di loro.
La loro bellezza è scura
come scettri regali.
Uno nasce dalla mia ferita
e al tramonto
questo giglio triste
sembra macchiato di sangue.
Tre gigli, tre gigli, tre gigli
sulla mia tomba senza croce.
Tre gigli impolverati d'oro
che il vento intimidisce.
L'altro nasce dal mio cuore
che soffre su un letto di vermi;
il terzo affonda
le sue radici nella mia bocca.
Solitari crescono
sulla mia tomba
e sterile attorno a loro
si stende la terra,
e come la mia vita
la loro bellezza è maledetta.
Tre gigli, tre gigli, tre gigli
sulla mia tomba senza croce.

IN GUARDIA
(Guillaume Apollinaire)

Nella trincea egli morirà
prima che venga la notte,
mio piccolo soldato;
i tuoi occhi stanchi
fissano al di là
giorno dopo giorno
e con il desiderio
di librarsi in aria.
Oggi egli morirà
prima che cada la notte,
mio piccolo soldato,
mio amante e fratello
Per te voglio diventare bella.
Lascia che i miei seni brucino
come torcia splendente,
lascia che il mio sguardo
bruci i campi coperti di neve,
che la mia vita sia avvolta
da una cintura di tombe.
Nell'incesto di morte
voglio diventare bella
per il mio uomo
che deve essere ucciso.
Il vento mugghia come una belva,
le rose sono in fiamme,
il mio sguardo è incantato
da un'azzurra visione.
L'ora dell'amore risuona,
l'ora della terribile febbre,
l'ora della morte è suonata,
non c'è strada di ritorno.
Oggi egli morirà
come muoiono le rose,
mio piccolo soldato,
mio amante e fratello.

SIGNORA, GUARDATE!
(Guillaume Apollinaire)

«Signora, guardate!
avete perso qualcosa».
«Ah, solo un'inezia.
È soltanto il mio cuore,
raccoglietelo subito.
Posso rendervelo,
posso riprendermelo, credetemi.
E io rido, rido all'amore
che è stroncato dalla morte».

IN PRIGIONE
(Guillaume Apollinaire)

Mi spogliarono nudo
quando mi gettarono in prigione.
Relegato proprio all'angolo
sono precipitato nelle tenebre.
Addio, allegro circolo,
addio, riso di giovani ragazze.
La volta della tomba sta su di me,
qui sono morto per tutti.
No, io non sono lo stesso,
assolutamente non sono lo stesso di prima:
ora sono un prigioniero.
La speranza finisce qui.
Come un orso in una fossa
cammino avanti e indietro.
E il cielo è meglio non guardarlo,
non mi reca alcun conforto.
Come un orso in una fossa
cammino avanti e indietro.
Perché mi avete dato
questa tristezza?
Dimmelo, Onnipotente.
Abbi pietà, abbi pietà!
I miei occhi non hanno
più lacrime,
il mio volto è come una maschera.
Tu vedi quanti cuori malati
battono in questa buia prigione.
Solleva la corona di spine dal mio capo,
ho paura che trafigga la mia carne.
Il giorno è finito,
 la lampada sulla mia testa
brucia avvolta nelle tenebre.
Tutto è silenzio.
Siamo soltanto in due
in questa cella:
io e la mia mente.

RISPOSTA DEI COSACCHI ZOPOROGHI AL SULTANO DI COSTANTINOPOLI
(Guillaume Apollinaire)

Tu sei cento volte
più criminale di Barabba.
Vivi a fianco di Belzebù,
sprofondato nel fango
fin dall'infanzia.
Sappi: le tue feste
le celebrerai senza di noi.
Putrido cancro, rifiuto di Salonicco,
figura disgustosa e senza naso,
tu sei nato quando tua madre
si contorceva negli spasimi di una colica.
Guardati, pazzo macellaio di Padolia:
sei coperto di piaghe e di croste.
Orribile faccia di maiale,
conserva le tue ricchezze
per pagare i tuoi medicinali.

DELVIG, DELVIG!
(Wilhelm Küchelbecker)

Delvig, Delvig! Quale ricompensa
per le nobili azioni e la poesia?
Quale consolazione per il genio
fra ignoranti e pazzi?
Schiocca per i furfanti
la frusta di Giovenale
e scolora i loro volti
e i potenti tiranni tremano.
Delvig, Delvig! Quale persecuzione?
L'immortalità è l'insieme
di fatti ispirati e coraggiosi
e di dolci canzoni.
Non morirà il nostro vincolo,
libero felice e fiero.
Rimane fermo
nella gioia e nel dolore
il vincolo degli eterni
amanti delle Muse.

LA MORTE DEL POETA
(Rainer Maria Rilke)

Il poeta è morto.
Il suo volto è pallido.
Una volta conosceva
tutto del mondo,
ma la sua conoscenza spirò
e si tornò tutti
nell'indifferenza del giorno.
Chi può capire tutto questo?
Oh! il mondo e lui una volta
erano tutt'uno;
i laghi, le valli e le pianure
si riflettevano sul suo volto.
Il suo volto era quello spazio
che si stendeva verso di lui.
Ora anche la sua maschera
morirà per sempre,
tenero frutto destinato a marcire.

CONCLUSIONE
(Rainer Maria Rilke)

Onnipotente è la morte,
è presente
anche nell'ora della felicità.
Vive sempre dentro di noi,
vive e brama
e urla in noi.

(Traduzione dal russo di Valeria Vlazinskaya)

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Ultimo aggiornamento 6 aprile 2012
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