Glossario



Settima Sinfonia in do maggiore, op. 105

conosciuta anche come Fantasia Sinfonica

Musica:
Jean Sibelius
Organico: 2 flauti (anche ottavini), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: 1924
Prima esecuzione: Stoccolma, Kungliga Teatern, 24 marzo 1924
Edizione: R. E. Westerlund Oy, Helsinki, 1925

Guida all'ascolto (nota 1)

Completata nel 1924, la Sinfonia n. 7 di Jean Sibelius è una pagina di musica al contempo superba ed enigmatica che reca con sé l'aura di cosa conclusiva, o forse meglio dire "definitiva". Certamente conclude l'operoso e quanto mai originale percorso sinfonico del compositore, che dopo di essa pensò di dedicarsi a un'eventuale Ottava, salvo distruggerne gli abbozzi poco dopo averli annotati; e che negli oltre trentanni che gli restarono da vivere scrisse solo un ulteriore pezzo per orchestra, il poema sinfonico Tapiola, qualcosa da camera e qualcosa ancora per pianoforte solo, rna null'altro di sinfonico. E certamente chiude il cerchio di una sperimentazione iniziata quasi vent'anni prima con la Sinfonia n. 3 e proseguita nel 1914 con la Sinfonia n. 5: il tentativo cioè di unire più movimenti della forma classica in unità di maggior respiro, che nella Terza si verifica nel movimento conclusivo (dove sono uniti i tradizionali Scherzo e Finale), nella Quinta nel movimento iniziale (dove si fondono la forma-sonata e lo Scherzo) e nella Settima si compie definitivamente, poicfié l'opera è concentrata in un unico imponente movimento. Se poi si pensa che nella Sinfonia classica i singoli movimenti avevano una sostanziale unità di tempo ed erano diversificati al loro interno dalla presenza di temi e tonalità diverse, e che la Settima di Sibelius si profila in un solo movimento dalla sostanziale unità tonale (tutti i passaggi chiave sono in do maggiore o in do minore) variato al proprio interno dalla presenza di tempi diversi, si può considerare completato, in tale rovesciamento, il percorso evolutivo del genere in quanto tale.

Definitivo, inoltre, sembra il significato anche simbolico della tonalità di do maggiore che attraversa questa composizione. Priva di accidenti in chiave, do maggiore è la tonalità limpida per eccellenza. È la tonalità affermativa, astratta e luminosa della Jupiter di Mozart o del Preludio dei Maestri Cantori di Wagner. Negli anni Venti del Novecento si affermava scherzosamente (ma nemmeno troppo se si pensa che sono gli anni della dodecafonia) non potersi scrivere più nulla in do maggiore che non fosse già stato detto. Ebbene, nella Settima di Sibelius il do maggiore si lega a una musica che sembra esaurire l'idea stessa di un prosieguo, una musica appunto "definitiva" perché cupa e insieme grandiosa, non in quanto frutto di una soggettività esasperata ma, al contrario, di una superiore oggettività, di una calma fermezza, di una constatazione della fine delle cose priva di umori, e dunque nemmeno rassegnata.

Tutto ciò spiega anche perché Sibelius, quando la diresse per la prima volta a Stoccolma il 24 marzo 1925 la presentò come Fantasia sinfonica, ma quando la diede alle stampe scoprì le carte e la fece intitolare Sinfonia n. 7 in do maggiore (in un movimento).

Lunga e articolata era stata la genesi, in ogni caso. Nel 1918 l'autore aveva descritto il suo progetto per questa Sinfonia come una composizione in tre movimenti (con un misterioso Rondò ellenico conclusivo) nella quale legare la gioia di vivere e la vitalità con sezioni appassionate. Al principio degli anni Venti i movimenti erano diventati quattro, e sembra che la tonalità d'impianto dovesse essere sol minore ma che l'Adagio sarebbe stato in do maggiore. Tra il 1923 e il 1924 Sibelius mise da parte i materiali annotati e si dedicò ad altre attività compositive ed esecutive. Ma quando riprese quelle carte, dopo aver ordinato un forte quantitativo di whiskey, a suo dire necessario per stabilizzare la mano, la Sinfonia prese la sua forma definitiva, traendo spunto da un Adagio il cui tema principale, chiamato Tähtölä, proveniva dall'abbozzo di un Poema sinfonico mai scritto che avrebbe dovuto intitolarsi Kuutar (Spiriti lunari).

Nella continua alternanza dei tempi (mentre il tempo di battuta orbita attorno a ritmi in 3/2 e in 6/4), questo tema affidato agli archi e quello più sinuoso, che nella sua prima apparizione è affidato agli strumentini, costituiscono lo scheletro tematico della Sinfonia, che smembra questa materia in cellule destinate a legarsi tra loro in un continuo gioco di trasformazioni ad altri motivi, tra i quali uno in forma di maestoso corale affidato agli ottoni. Tra questi ultimi gode di particolare evidenza uno di poche note sempre affidato al trombone, che sembra essere legato alla figura di Aino, la moglie del compositore.

Enrico Girardi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 15 dicembre 2016

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Ultimo aggiornamento 20 doicembre 2016
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