Glossario



Sonata n. 2 "Sonate-fantaisie" in sol diesis minore, op. 19

Musica: Aleksandr Skrjabin
  1. Andante
  2. Presto
Organico: pianoforte
Composizione: 1895 - 1897
Edizione: M. P. Belaieff, Lipsia, 1898

Guida all'ascolto (nota 1)

Pianista di formazione e concertista di carriera, Skrjabin dedicò al suo strumento dieci Sonate che riflettono compiutamente l'evoluzione da un linguaggio ancora tardoromantico a una nuova dimensione musicale, segnata dalla sperimentazione sul suono, dalla congiunzione di simbolismo e spiritualità. La Sonata n. 2 op. 19 si colloca ovviamente ancora agli inizi di questo processo, ma non manca di mostrare alcuni tratti salienti della personalità dell'autore maturo. Skrjabin la compose parallelamente ad alcune tournées compiute nel 1895-97 in Europa (Svizzera, Germania, Francia, Italia), che stimolarono anche i primi ambiziosi esperimenti in campo sinfonico.

Rispetto alla Sonata n. 1 op. 6 del 1892, la Sonata op. 19 abbandona la grande forma in quattro movimenti, e adotta una costruzione più snella in soli due tempi, un ampio Andante seguito da un Presto più conciso; e questa maggiore libertà formale è resa evidente anche dal titolo di Sonate-fantaisie, che in qualche maniera si riallaccia alle tante reinterpretazioni romantiche della Sonata "al chiaro di luna" di Beethoven. Non a caso alla Sonata op. 19 l'autore premise una precisa traccia programmatica: "La prima sezione rappresenta la calma della notte su una spiaggia del sud; lo sviluppo è la buia agitazione del mare profondissimo. Il mi maggiore della sezione centrale evoca il chiaro di luna che appare, simile a una carezza, dopo il primo buio della notte. Il secondo tempo rappresenta l'ampia distesa dell'oceano agitato dopo una tempesta".

In apparenza un programma così descrittivo si riallaccia perfettamente alle poetiche tardoromantiche; ma in realtà esso va inteso in senso simbolista, come confermano anche alcune osservazioni sul contenuto strettamente musicale. L'articolazione interna dei due movimenti è infatti piuttosto "tradizionale", con una forma sonata per il primo tempo e una forma tripartita per il secondo; ma appunto queste forme, prescelte per il loro valore di archetipi, vengono trattate al loro interno con un impiego quasi visionario della materia musicale. Il modello di scrittura pianistica del giovane Skrjabin è l'ultimo Chopin, con l'attenzione maniacale verso il controllo delle atmosfere e l'intreccio di piani sonori. Skrjabin sceglie però un materiale tematico breve e aforistico, che si presta per la sua frammentarietà a una elaborazione serrata, sorretta dall'ispessimento del tessuto armonico e dalla libertà del piano tonale. Nel primo tempo troviamo un tema-motto dolce e lontano, poi una seconda idea simile a un corale. Lo sviluppo si basa principalmente sul primo tema, che assume però una identità vigorosa e profonda. Dopo la riesposizione abbreviata, la coda sviluppa una successione di arpeggi, che portano al secondo tempo quasi senza soluzione di continuità. Troviamo qui una sorta di perpetuum mobile di grande virtuosismo e di carattere improvvisatorio, senza un vero profilo tematico se non nella sezione centrale, dove compare una melodia ardente e drammatica. In definitiva l'op. 19 mostra la crisi di crescita dell'autore, impegnato nell'arricchimento del proprio retaggio culturale e nella sua trasformazione in direzione estetica e filosofica; caratteristiche che spiegano la predilezione accordata da Skrjabin a questa Sonata nelle sue serate concertistiche.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 30 maggio 2003

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Ultimo aggiornamento 5 marzo 2014
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