Glossario



Sonata n. 6, op. 62

Musica: Aleksandr Skrjabin
Organico: pianoforte
Composizione: 1911
Edizione: Édition Russe de Musique, Mosca, 19129

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il cammino di perfezione di Alexander Skriabin, fino alla svolta del secolo virtuoso decadentista in una orbita slavo-chopiniana, si andò definendo dopo la sua partenza da Mosca nel 1904. Sue tappe la Svizzera, dove vide la luce «Le divin poème»; poi Bruxelles dove frequenta i circoli teosofici e compone il «Prométhée». Nel 1911, rientrato a Mosca, Skriabin è già preso dal «Mysterium», opera d'arte totale del decadentismo simbolista, che non potrà portare a termine. Nel frattempo appaiono le «Sonate» dalla sesta alla decima, con funzione di studi o frammenti del «Mysterium» incompiuto. Le prime due (VI e VII) risalgono al 1911. Destarono scalpore per l'adozione di un sistema fondato sull'esacordo prometeico a quarte sovrapposte (do - fa diesis - si - mi - la -re) simbolo dell'ascesi, che funge nelle altezze originarie o trasposto da centro armonico. Sorprendente anche la forma, dissolta ormai in libere concatenazioni di immagini soggettive, che hanno fatto coniare per queste opere il termine di espressionismo mistico. Come le altre del ciclo, la «Sesta Sonata» è in un solo tempo, fondata più che su temi veri e propri su alcune figurazioni germinali, le quali sono articolate in uno schema che conserva ancora traccie della dialettica sonatistica classica. Guida dell'interprete è la sequenza delle didascalie. Esse sollecitano l'iniziazione, dal «Modéré: mystérieux, concentré; étrange, ailé; avec une chaleur contenue, soufflé mystérieux; onde caressante». Attraverso lo «Un peu plus lente (le rève prend forme)»; fino all'«appel mystérieux», seguito dal «sombre épanouissement de forces mystérieuses», alla «joie exaltée», seguita dall'«effondrement subit». Per arrestarsi sulla toccante estasi del «tout devient charme et douceur», e concludere con «l'épouvante surgit et se mèle à la danse delirante».

Gioacchino Lanza Tomasi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Una quindicina d'anni prima della Francia anche la Russia era entrata inaspettatamente in lizza per creare una nuova civiltà della musica strumentale. Anche in questo caso l'orgoglio nazionale si risvegliava dopo una sconfitta militare, cioè dopo la guerra di Crimea che aveva reso drammaticamente palese l'isolamento politico della Russia e la debolezza del suo armamento. I russi intendevano diventare concorrenziali rispetto ai tedeschi ma al contrario dei francesi andarono a sfidare l'avversario, si potrebbe dire, sul suo terreno, sulla sonata con le sue consolidate strutture formali. Dopo le quattro sonate di Anton Rubinstein e le due di Cajkovskij la civiltà russa raggiunge la pienezza della maturità con le due sonate di Rachmaninoff, con le prime due del giovanissimo Prokof'ev e con le dieci di Skrjabin.

Le Sonate di Skrjabin sono suddivisibili in due gruppi perfettamente simmetrici: le prime cinque nascono fra il 1893 e il 1907, le altre cinque fra il 1911 e il 1913. Dalla Prima alla Quinta Sonata il linguaggio armonico di Skrjabin, che parte da forti influenze di Chopin, si evolve in modo graduale e la sua concezione della forma lo porta a rinunciare alla molteplicità dei movimenti per concentrarsi (dalla n. 4) solo sullo schema del cosiddetto "allegro di sonata" bitematico e tripartito. Dopo il 1907 l'evoluzione del linguaggio skrjabiniano, basato su un accordo "mistico" di sei suoni, subisce invece una brusca accelerazione: dalla Sonata n. 6 in poi l'ascoltatore non ritrova punti di aggancio con ciò che gli è consueto e deve identificarsi psicologicamente nel suono, non nella sintassi. È fin troppo ovvio dirlo, ma sta di fatto che l'evoluzione in senso misteriosofìco del suo pensiero porta Skrjabin ad affidarsi alle forze dell'inconscio che emergono tumultuosamente e che non vengono incanalate entro schemi verificabili auditivamente, sebbene la struttura della Sonata n. 6 sia ancora riferibile, attraverso l'analisi, all'allegro bitematico e tripartito. Sono qui forze oscure, sono forze tenebrose che nel loro manifestarsi come "impure e malefiche" terrorizzarono lo stesso Skrjabin, causando il suo rifiuto di eseguire la Sonata n. 6 nei concerti che teneva regolarmente da sempre e che tenne fino alla morte. E anche Sviatoslav Richter si ritrasse di fronte alla Sonata n. 6. Nel suo diario troviamo la confessione della attrazione e della ripulsa che la composizione suscitava in lui: "Sono specialmente preso dalla Sesta, e tuttavia l'ho eseguita solo due volte e non voglio eseguirla ancora. È un'opera notturna, misteriosa".

Composta nel 1911, la Sonata n. 6 op. 62 segue immediatamente il Prometeo, poema del fuoco op. 60 per orchestra (1908-1910), che rappresenta l'accesso al tardo stile di Skrjabin, e dopo il Poema notturno op. 61 per pianoforte (1911). Certe didascalie - in francese - fanno pensare a un programma o, più esattamente, a un rito primordiale e a una vittima sacrificale: "strano, alato", "con contenuto calore", "il sogno prende forma", "incantesimo", "alato, turbinoso", "sorge lo spavento", "misterioso richiamo", "gioioso, trionfante", "crollo improvviso", "danza delirante".... Non è qui il luogo per affrontare il tema del simbolismo di Skrjabin, del suo esoterismo e, in ultima analisi, della concezione di quel Mysterium che avrebbe dovuto costituire il suo messaggio all'umanità e la cui composizione fu interrotta dalla morte dell'artista a soli quarantatre anni. Ma è evidente che la Sonata n. 6 si inserisce nel clima prebellico dell'attesa millenaristica di un evento terribile che provoca la morte dell'io per giungere alla rinascita in armonia con le forze cosmiche. E la Sonata n. 7 op. 64 (1911) sarà detta Messa bianca e sarà così commentata da Skrjabin: "Questa musica si avvicina già al Mysterium. [...] L'ultima danza prima della smaterializzazione".

Piero Rattalino


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 20 aprile 1972
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 1 febbraio 2013

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Ultimo aggiornamento 25 giugno 2014
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