Glossario
Testo del libretto



Arabella, op. 79

Commedia lirica in tre atti

Musica: Richard Strauss
Libretto: Hugo von Hofmannsthal

Personaggi:

Atti:

L'azione si svolge a Vienna nel 1860
  1. Salotto di un albergo viennese
  2. Una pubblica sala da ballo
  3. Sala di ritrovo di nell'albergo
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti (3 anche controfagotto), 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, bassotuba, timpani, arpa, archi
Composizione: Garmisch: 12 Ottobre 1932
Prima rappresentazione: Dresda, Staatsoper, 1 Luglio 1933
Edizione: A. Fürstner, Berlino, 1933
Dedica: Ai miei amici Alfred Reucker e Fritz Busch

Sinossi

Atto primo.
Vienna 1860, nel salotto di un albergo.
La contessa Adelaide interroga una cartomante sul destino della figlia Arabella, nel cui matrimonio confida per risollevare le disastrate sorti economiche della famiglia. Il conte Waldner, suo marito, ha infatti dilapidato al gioco ogni suo avere. Nel frattempo Zdenka, la sorella minore di Arabella, travestita da ragazzo e da tutti creduta tale – il padre non può permettersi il lusso di mantenere due figlie in società – ha il suo bel daffare nel respingere i numerosi creditori. Zdenka, benché innamorata dell’ufficiale Matteo, favorisce i suoi tentativi di conquistare la mano della sorella. Quest’ultima, reduce da una passeggiata nel corso della quale ha respinto le profferte amorose dei conti Elemer, Dominik e Lamoral, confida tuttavia alla sorella di non volerne sapere di Matteo, ma di essere rimasta folgorata alla vista di un giovane sconosciuto che si aggirava nei pressi dell’albergo. Giungono intanto Elemer, che se non altro ha ottenuto da Arabella il privilegio di accompagnarla al ballo della sera, e con lui il conte Waldner, che avvisa la consorte di aver nuovamente perduto al gioco e di aver perciò scritto al vecchio e ricco compagno d’armi Mandryka per promettergli la mano di Arabella. Annunciato dal cameriere irrompe infatti Mandryka: ma non è il vecchio compagno d’armi di Waldner bensì il nipote, unico erede del cospicuo patrimonio. Accertatosi delle rendite del patrimonio e ottenuta una somma come anticipo per saldare i debiti, Waldner promette che gli presenterà la figlia al ballo della sera. Zdenka intanto rassicura Matteo, promettendogli che durante il ballo riceverà per suo tramite una lettera di Arabella, grazie alla quale avrà definitiva conferma dei suoi sentimenti favorevoli.

Atto secondo.
Una sala da ballo pubblica.
Arabella ha riconosciuto in Mandryka il bel giovane avvistato la mattina: i due si giurano subito eterno amore. Durante il ballo, tuttavia, Arabella ottiene dall’amante il permesso di rimanere libera per il tempo necessario a congedare i numerosi pretendenti. Intanto Matteo e Zdenka, sempre travestita in abiti maschili, sono intenti a confabulare. Zdenka consegna a Matteo la lettera d’amore firmata da Arabella, ma che ella stessa ha scritto imitando la calligrafia della sorella; inoltre riferisce che l’affascinante Arabella l’attende nella sua camera d’albergo e gli consegna la chiave che permette di introdurvisi indisturbato. Mandryka, non visto, ha casualmente udito il dialogo e, roso dalla gelosia, si mette sulle tracce dell’amata. A lui si uniscono Waldner e Adelaide, altrettanto preoccupati di non vedere la figlia, che ha infatti abbandonato la festa.

Atto terzo.
Sala d’ingresso dell’albergo, con scalinata ai piani superiori.
Matteo ha appena abbandonato la camera nella quale è convinto di aver avuto un convegno amoroso con Arabella. Ma resta esterrefatto quando si imbatte in quest’ultima appena giunta dal ballo e si sente trattare da lei con freddezza. Giungono anche i coniugi Waldner e Mandryka che, ormai convinto del tradimento dell’amata, sfida a duello il malcapitato ufficiale. Arabella protesta la sua innocenza, ma inutilmente. A sciogliere i nodi dell’intricata situazione è Zdenka, che appare finalmente in vesti femminili e rivela di essere stata lei, da sempre innamorata di Matteo, ad attrarre l’ufficiale nella sua camera con il sotterfugio della falsa lettera. Nello sbigottimento generale Arabella perdona la sorella e può riabbracciare Mandryka, finalmente convinto della sua fedeltà. Matteo e Zdenka si incontreranno nuovamente l’indomani.

Guida all'ascolto (nota 1)

«Meglio di tutto un nuovo Rosenkavalier senza gli errori e le lungaggini! Lei deve assolutamente scrivermelo: in quella maniera di sentire io non ho ancora detto la mia ultima parola. Una cosa fine, allegra, sentimentale!». In questa richiesta formulata da Strauss a Hofmannsthal nel settembre del 1923 si può collocare l’inizio del lavoro che avrebbe lentamente portato alla nascita di Arabella, l’ultimo dei sei titoli concepiti con la collaborazione librettistica di Hofmannsthal. Il poeta morì infatti nel 1929, poco dopo aver terminato la stesura del libretto, che fu estremamente laboriosa, anche perché il drammaturgo austriaco vi fece confluire, non senza aver dovuto preliminarmente risolvere notevoli problemi di prospettiva e di equilibrio drammatici, gli abbozzi di due sue commedie viennesi destinate al teatro di prosa, Lucidor, Figuren zu einer ungeschrieben Komödie (Lucidor, personaggi per una commedia non scritta) e Der Fiaker als Graf (Il conte cocchiere), incentrate l’una sull’abnegazione della protagonista Lucile (la Zdenka dell’opera) in favore dell’affascinante sorella maggiore Arabella, l’altra sull’eccitante e al contempo decadente mondo delle feste pubbliche ottocentesche viennesi. Strauss, che mai come in occasione di questo libretto costrinse l’amico letterato a continue modifiche (proprio il rifacimento dell’intero primo atto di Arabella sembra sia stata l’ultima fatica letteraria di Hofmannsthal), attese dal luglio del 1929 all’ottobre del 1932 alla composizione dell’opera, che strategicamente dedicò ad Alfred Reucker e a Fritz Busch, sovrintendente e direttore artistico dell’Opera di Dresda, al fine di assicurarsi la prima rappresentazione nella città sassone. Nel luglio dell’anno successivo il teatro onorò l’impegno contratto con il compositore, nonostante i suoi dirigenti fossero stati nel frattempo rimossi dai loro incarichi per ordine del regime nazista.

Non ebbe grande fortuna, al suo apparire, Arabella: un Rosenkavalier in seconda, venne detto. Oltre alle evidenti analogie drammatiche (la trama, il contesto ambientale, i profili di certuni personaggi), le due opere condividono simili sonorità e atmosfere timbriche. Ma non vi è in Arabella la medesima frequenza di arie e pezzi d’insieme che resero immediatamente celebre il modello dichiarato. In quest’opera prevale infatti il dialogo, il fluire di ogni scena nella successiva con toni sfumati e impercettibilmente cangianti. Nell’orchestrazione si nota inoltre la prevalenza di proporzioni cameristiche, tanto più che l’opera possiede un organico assai meno vasto di quello delle opere precedenti, con l’eccezione di Ariadne auf Naxos: un organico con legni e ottoni a tre, nel quale spicca l’assenza delle percussioni. È una partitura fragile e delicata, quella di Arabella, costituita da lievi e al contempo sapienti equilibri fonici, che mettono in risalto la vocalità perfettamente calibrata della protagonista, un soprano lirico venato da malinconiche increspature drammatiche: una figura indimenticabile nella pur estesissima galleria di personaggi femminili straussiani.

Enrico Girardi


(1) Dizionario dell'Opera 2008, a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze

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Ultimo aggiornamento 25 ottobre 2017
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