Glossario
Guida all'ascolto



Capriccio, op. 85

Conversazione per musica in un atto

Libretto dell'opera (nota 1)

Padiglione nel giardino di un castello rococò presso Parigi, al tempo in cui Gluck vi iniziò la sua riforma dell’opera. 1775 circa.

La parte anteriore della sala si allarga ai due lati in spaziose nicchie semicircolari, dalle pareti parzialmente rivestite da specchi. Sul davanti a sinistra la porta che dà sul salotto della Contessa. Comodi divani, poltrone, ecc., disposti senz’ordine. Alle pareti, candele. Due gradini conducono al centro, nella zona più stretta della sala. Nella parte di sinistra, la porta che dà sulla sala da pranzo. In quella di destra, porta segreta d’ingresso al palcoscenico del teatro, e più avanti un’arpa, un leggìo e, verso il centro, un cembalo a tavolo. Nel fondo, alte porte-finestre che dànno su una terrazza con vista sul parco. Negli angoli del fondo la sala è chiusa da porte a vetri. Dietro si estendono dai due lati, diagonalmente, gallerie con finestre verso la terrazza. A sinistra si va verso l’ingresso principale del castello, a destra verso la serra.

.Sala

Disposizione della scena riportata sul libretto originale dell'opera

Scena prima

Primo pomeriggio. Al levar del sipario e durante la prima scena ci arriva dal salotto di sinistra l’Andante d’un sestetto d’archi: composizione di Flamand eseguita per la Contessa. La porta del salotto è aperta: le stanno presso il Poeta e il Compositore, che ascoltano attentamente osservando la Contessa. Un po’ verso il centro siede su una poltrona a braccioli il Direttore del teatro, sonnecchiando.

FLAMAND
(sottovoce)
Pur sempre affascinante anche oggi!

OLIVIER
(sottovoce)
Anche tu?

FLAMAND
Come ascolta rapita con gli occhi chiusi…

OLIVIER
(additando il Direttore addormentato, ironicamente)
Lui pure?

FLAMAND
Oh, taci!

OLIVIER
Ma i miei versi li ascolta con gli occhi aperti lei…
Io preferisco senz’altro.

FLAMAND
Anche tu?

OLIVIER
Eh già, anch’io.

FLAMAND
Noi siamo dunque…

OLIVIER
…amanti in gara…

FLAMAND
…fraterni avversari…

OLIVIER
Nota o parola?

FLAMAND
Deciderà lei!

OLIVIER
(sempre con voce sommessa, ma con decisione)
Prima le parole, dopo la musica!

FLAMAND
(con violenza)
Prima la musica, dopo le parole!

OLIVIER
Parola e nota…

FLAMAND
… fratello e sorella.

OLIVIER
Paragone ardito assai!
(Il sestetto di dentro si tace; e il Direttore del teatro si sveglia)

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Un sonno così solo la musica…

OLIVIER
(indicando il Direttore)
In tali mani le nostre sorti!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
E allora?
Senza me checché facciate è carta straccia!

FLAMAND
Con te gli autori non sono che schiavi in catene!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
E i miei begli scenarî?

FLAMAND
Vuote parvenze!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ma è il pittore del re il mio!

FLAMAND
Ohimè, cavaliere Gluck, condoglianze!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Che la nostra classica Iphigénie ha sepolto sotto la sua musica dotta!

FLAMAND
Il veggente discepolo del grande Corneille!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Non una melodia ci arriva né una parola dal tumulto dell’orchestra!

FLAMAND
La sua musica afferra…

OLIVIER
…e palpita il dramma…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Mesi di prove senza pietà.
E poi segue il fiasco del drame héroïque.

FLAMAND
Il pubblico allora si scinde in due campi…

OLIVIER
S’accendono gli animi…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(ironico)
Problemi! Riforme!
Per carità!

FLAMAND
Il teatro è strapieno…

OLIVIER
Soltanto esauriti ed esauriti…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Non è che moda! moda!
La gente di rango sta lì nei suoi palchi, e sbadiglia e chiacchiera.
Bada solo alla pompa, bada al décor, e aspetta con ansia che il tenore sfoderi l’acuto; e con ciò tutto è come da sempre, fino dai tempi di Lully e di Rameau.
Niente sorpassa gli italiani nell’opera!

OLIVIER
(ironico)
Quei libretti insulsi!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ma la musica c’è che ognuno ascolta incantato dall’aria, stupito dall’arte dei grandi virtuosi.
C’è l’opera buffa!… dove su tutti il maestro Piccinni ha vinto e vincerà, da ricchi e poveri compreso.
Vale per tutti: per chi sa e per chi non sa.

FLAMAND
Questo non è il nostro pubblico!

OLIVIER
Che idee da strapazzo!

FLAMAND
Col posto che hai!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ho incontrato il vecchio Goldoni.
Sedeva triste al Café de Foi.
«Da voi l’opera è orrenda», m’ha dichiarato, «per gli occhi un paradiso, per gli orecchi è un inferno: invano aspettano delle arie, paiono tutte dei recitativi!»

FLAMAND
E cosa c’importa del veneziano?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Lui scrive pel suo popolo.

FLAMAND
(ironico)
Gondola, gondola!

OLIVIER
Lui mette in scena droghieri e pescivendole.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Invece da noi…
I nostri poeti s’immergono in età remote, tra Druidi; e a turchi e persiani, ai profeti, alla Bibbia, va la loro fantasia.
Chi commuoveranno?
Il pubblico gli volta le spalle.
Il pubblico in scena vuol esseri fatti di carne ed ossa e non fantasmi!

FLAMAND
(sprezzante)
Tu badi alla folla.

OLIVIER
La tua troupe predilige futili farse.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Cose vive noi diamo!
Degli agili, ilari vaudevilles, ecco, o delle opere buffe sprizzanti gaiezza.
Nella commedia grazia muliebre…

OLIVIER
…a delizia di nobili stagionati!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Una bella primattrice ha sedotto anche te!

FLAMAND
Bella è la Clairon, lui lo sa fin troppo!

OLIVIER
Passato, passato…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Si direbbe in effetti guastato il nodo.

OLIVIER
Ma il suo grande talento lo ammiro pur sempre.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ammirerà presto il Conte dell’Altro.
Fra un po’ sarà qui anche lei per la prova.

FLAMAND
E prova anche lui?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Vorrebbe tentare,
(ironicamente al Poeta)
sedotto dalle virtù dei tuoi versi.
Ma sss! La Contessa si leva; l’ha commossa sul serio quel sestetto.
Così bello davvero?
Peccato, peccato, io ho dormito sempre.

FLAMAND
(perduto nella contemplazione della Contessa)
Lo sguardo sognante…

OLIVIER
(perduto nella contemplazione della Contessa)
Un malizioso sorriso le scherza sul labbro…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(sottovoce)
Donna coi fiocchi costei!

OLIVIER
E quale charme!

FLAMAND
O gioventù!…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(sottovoce)
…e vedova…
(sottolineando)
…e vedova!
(interrompendosi)
Arrivano!
Su, presto in sala a mettere ordine in scena e preparare le prove.
Ora entro io in campo.
Di regìa m’intendo, è il mio mestiere o no?
Ed è il segreto che tutto risolve.
Gesto parlante, lingua del corpo:
(partendo)
legge primaria!
(Tutt’e tre via nella sala del teatro.)

Scena seconda

Compaiono dal salotto il Conte e la Contessa.

LA CONTESSA
Mi trae l’onda di quei suoni verso ignoti spazi beati.

IL CONTE
Ascolto violini: sedotto è l’orecchio, non il cuore.

LA CONTESSA
Il temibile critico vuol farsi sentire?

IL CONTE
Tu che ami la musica, come apprezzi Flamand?

LA CONTESSA
(ignorando la domanda)
Gradito m’è sì Couperin, ma tuttavia troppo fugace trascorre la sua venustà.
Geniale è Rameau, e spesso mi incanto: «Fra le pupille di vaghe e belle…»; ma uomo rozzo, di modi incivili.
Se penso a questo il piacere si turba: non lo gusto più.

IL CONTE
Non vuoi distinguere l’uomo dall’opera.

LA CONTESSA
Vorrei farlo…

IL CONTE
Ma non sai, lo vedo oggi.

LA CONTESSA
Ho ascoltato coi miei occhi ben chiusi…

IL CONTE
Però tra le ciglia sbirciavi l’autore.

LA CONTESSA
Non vedo che pura armonia.
Te lo confesso.

IL CONTE
Se arte e natura in sì bella unità…

LA CONTESSA
Non turbar la gioia di questa emozione.
Qualcosa di ignoto sgorgò dai suoni.
Sensi oscuri premono in me,
restando muti al cuore presago!

IL CONTE
Ciò che non poté il musico te lo dica il poeta: è magistrale il suo dramma!

LA CONTESSA
Così fervida lode da te così scettico? La bella interprete che qui tu attendi t’interessa, non mi dir di no!

IL CONTE
L’ammiri anche tu la Clairon, ch’io sappia.
Davanti a lei uno è il giudizio.
Ma recitar con lei m’imbarazza, ché oggi sono i ruoli invertiti.
Oggi è il mecenate che chiede indulgenza.

LA CONTESSA
Quel che manca all’attore lo presterà il Conte, il Poeta sa la tua meta qual è!

IL CONTE
Pensa a te, cara, doppiamente insidiata!
Nota o parola, chi vincerà?

LA CONTESSA
Non voglio parlare, soltanto ascoltare.

IL CONTE
(assai divertito)
Contessa, contessa, il traguardo qual è?

LA CONTESSA
Sarà l’avventura, mio Conte, il vostro!

IL CONTE
Un’occhiata benigna per questo, un obbligante sorriso per quello.

LA CONTESSA
E il cuore fa eco al richiamo del canto.

IL CONTE
Più forte è il Poeta!

LA CONTESSA
Tu pensa per te!

IL CONTE
M’attrae l’effimero.

LA CONTESSA
Chi sa la sorte?

IL CONTE
M’incuriosisce questa tua scelta.

LA CONTESSA
Nessuno dei due, perché qui sceglier perder sarebbe.

IL CONTE
Ridendo perder,
vincer ridendo,
qui della vita
sta la beltà.

LA CONTESSA
Vincer penando,
serbare amando,
esser nel vero,
qui la beltà.

IL CONTE
Gaio decider,
certo possesso,
piacer dell’attimo,
scienza del vivere!

LA CONTESSA
Lieto conoscer,
intima fede,
beato attimo,
gioia del vivere!

Scena terza

Riappaiono il Direttore de teatro, Flamand e Olivier.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
La scena è pronta, si può cominciare.
Il programma per il genetliaco della signora Contessa è già abbozzato. Ci produrremo in nobile gara noi tutti: dapprima la splendida sinfonia del nostro Flamand…

IL CONTE
(additando il poeta)
Quindi il suo dramma, dov’io avrò il ruolo dell’amoroso.

LA CONTESSA
Un tenero amante od un eroe?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Infine… infine qualcosa di mio in proprio.

FLAMAND
Probabilmente di nuovo un proverbio sceneggiato, farcito con ariette e con couplets.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ma nient’affatto! Una grande azione teatrale con la mia troupe completa. Un omaggio solenne! Ma sul titolo e sul contenuto acqua in bocca…

OLIVIER
(ironico)
Sinistro mistero!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
E scenari sublimi e balletto stupendo! E cantanti dell’opera italiana verranno qui per noi.
Voci, signora Contessa, voci! Volatine granite, acrobatici trilli! E il tenore che acuti! Vi strabilierà!

FLAMAND
E musica niente!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Invidia soltanto! Quel che conta è il successo!

OLIVIER
Versi scipiti…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Chi ascolta le parole se il canto vola!
(In questo momento attraversa l’ingresso del palco una carrozza da viaggio, nella quale è la celebre attrice Clairon.)

IL CONTE
(nel fondo, guardando nel parco attraverso la porta a vetri)
È lei, io corro giù a salutarla.

Scena quarta

Il Conte esce ad accogliere la Clairon.

OLIVIER
(al Direttore)
È venuta dunque! Ci sei riuscito.

LA CONTESSA
In abito da viaggio la grande Clairon.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(ad Olivier)
Risultato della mia tenacia invitta.

FLAMAND
Se sapesse anche cantare, chi la varrebbe?

OLIVIER
(al Direttore)
Oh, come dirti grazie!
(Il Conte è apparso con la Clairon e la presenta alla Contessa)

IL CONTE
Melpomene stessa, l’olimpia Clairon!

LA CONTESSA
(cortesemente)
Oh quanto da me e da tutti ammirata!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(con enfasi)
Andromaca, Fedra, Medea, Rossana!

LA CLAIRON
(al Direttore)
M’imbarazzi l’entrata, mio caro La Roche.
(alla Contessa)
Io temo, contessa, che dopo un tal preambolo io vi deluderò, stavolta.

LA CONTESSA
(molto affabilmente)
Non calcolate lo charme d’udir parole pronunciate da voi fuor del metro del verso.
Così vera in scena siete, che uguale è il vostro trionfo nel vero.

LA CLAIRON
Se noi nel nostro mondo d’apparenze avviciniamo troppo il reale, corre pericolo l’arte di bruciarsi le ali.
(al Poeta)
Ditemi, il vostro dramma è giunto al termine?
O ancora è fermo là dov’è il punto che per me conta di più? Ditemi: è questione di puro riserbo o del cuore se la scena d’amore ci resta sì a lungo celata?

OLIVIER
È questione invece d’ispirazione soltanto, signora Clairon. E questo mattino m’ha recato in dono un bel sonetto.

IL CONTE
Ma il dramma è fatto, il manoscritto è qua.

LA CLAIRON
Vogliate farne parte a noi, caro Conte, dell’ultimo parto del nostro poeta, dateci subito quest’altra prova dei suoi retorici talenti.

IL CONTE
L’entusiasmo per l’autore m’impedisce di tenervi celato più oltre fin dove si spinge il suo genio.

(Segue il parlato. La Clairon e il Conte recitano, dal dramma del Poeta, leggendo dalle parti rispettive)

LA CLAIRON
Partite? Già l’impulso v’abbandona
Che un giorno vi menò sulla mia traccia?
La strada che la libertà ridona
s’apre invitante al vostro voltafaccia.
Quell’occhio che al mio cuore, acuta lama,
inflisse sì profonde trafitture,
ora mutato, palpita di brama
per nuove inafferrabili avventure.

IL CONTE
Parto. Ma l’onor mio ch’io parta esige
ad affrontare il nemico sul campo;
e l’anello che reca la mia effige
vi sia pegno del fuoco onde divampo.
Intemerata è la mia fede e resta
che a voi mi lega e garante vi sta
che rapidi trionfi la mia gesta
domani ai piedi vostri umilierà.

LA CLAIRON
Ma il mondo che risplende e che seduce
ben presto offuscherà la tua memoria.

IL CONTE
Mia dea, soltanto al grembo tuo conduce
ogni pugna ch’io imprenda, ogni vittoria.

LA CLAIRON
Come veloce volge il desiderio!
E si nutre d’oblio, più che di speme;
ché se ne accetta l’animo l’imperio
nel nulla scaccia ogni passato bene.

IL CONTE
E chi d’angoscia, brama, struggimento
non arderebbe nella gran fiammata
da voi accesa!

LA CLAIRON
Dunque un giuramento
rendete, e sia pace consacrata!

SONETTO
(dal francese di Ronsard)

IL CONTE
Nessuna rifulge al mio cor beltà
se non la vostra, o deità regale;
nessuna sarà mai di voi l’uguale;
sorga pur Venere a dir: son qua.
Tal’è negli occhi vostri potestà,
che un guardo loro ad annientarmi vale
e un altro poi mi fa rinascer l’ale,
vita donando e morte a volontà.
Vivessi pur io mille anni e mille,
fuor delle vostre mai vedrò pupille
tali da indurre a palpitare il cor.

(Cessa il parlato)

LA CLAIRON
(interrompendo il Conte, che è andato riscaldandosi assai)
Bravo, bravo! Voi non siete un dilettante.
Fermamente son decisa a coltivare con il vostro talento dei rapporti più stretti.
(Toglie il manoscritto di mano al Conte e lo consegna solennemente al Direttore con enfasi)
Il dramma a te, devi metterlo in scena!
Disponi le entrate, regola i nostri gesti!
Dirigi la prova e sii il nostro mentore!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(nel tono di lei, gonfio d’orgoglio)
La sala è illuminata a giorno.
Venite amici!
(con voce sepolcrale, al Poeta che vorrebbe seguirlo)
Non tu!
Tu resti qui, per dignità. L’autore non dev’essere presente alle prove mai! Dio ci salvi da tal calamità.
Sappi aver fiducia!

LA CLAIRON
Lo bacia la Musa!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(continuando)
Senza impacci né catene si dispieghi in me la fantasia!

LA CLAIRON
Mio caro La Roche, un genio tu sei!
(Il Direttore via nel teatro. La Clairon lo segue al braccio del Conte.)

LA CONTESSA
(seguendo il Conte con lo sguardo)
Un filosofo in marcia: la conversione lo attende.

FLAMAND
Declama in modo fervido e naturale.

LA CONTESSA
(al poeta)
L’amante nella vostra opera i suoi sentimenti per colei che ama li esprime dall’intimo.

OLIVIER
Ma quella del Conte non fu che un’improvvisazione ad un falso indirizzo. Lasciate che io corregga l’abuso.
(si volge alla Contessa e recita il suo sonetto indirizzandosi direttamente a lei)
Nessuna rifulge al mio cor beltà
se non la vostra, o deità regale;
nessuna sarà mai di voi l’eguale,
sorga pur Venere a dir: son qua.

LA CONTESSA
Un bel metodo questo, scambiare a piacimento un destinatario con un altro!

OLIVIER
(continua senza mutare espressione)
Tal’è negli occhi vostri potestà,
che un guardo loro ad annientarmi vale
e un altro poi mi fa rinascer l’ale,
vita donando e morte a volontà.
(La Contessa s’è seduta e ascolta attentamente. Il Compositore va al cembalo e comincia ad improvvisare la melodia d’una canzone sulle parole che Olivier va recitando.)

OLIVIER
Vivessi pur io mille anni e mille,
fuor delle vostre mai vedrò pupille
tali da indurre a palpitare il cor.
Scorrer dovrebbe il sangue in nuove vene,
ché queste son del vostro amor sì piene,
che un altro mai non conterranno amor.
(La Contessa toglie il foglio dalla mano al Poeta.)

LA CONTESSA
Bei versi son questi! Ne zampilla come un fuoco su noi. Ma perché li trattate così?
Li date in pasto ad altri orecchi e volete ch’io abbia fiducia in loro.
(sospirando)
Ah! che mai l’amore non si dichiari in pubblico. Che ne dite voi, Flamand?

FLAMAND
(prende il foglio alla Contessa)
I suoi versi son di bellezza perfetta.
Musica sono già ora in me.
(s’affretta verso il salotto di sinistra)

OLIVIER
(richiamando il compositore)
Che cosa vuoi fare?

Scena quinta

LA CONTESSA
Lasciate fare a lui. Perché no?
L’ispirazione anche in musica ben conterà.

OLIVIER
(vorrebbe correr dietro al Compositore)
Il sonetto, il mio bel sonetto!

LA CONTESSA
Non lo disturbate! Cosa gli accadrà mai?

OLIVIER
Il peggio: che venga tradotto in note!

LA CONTESSA
Ma perché no? Che male c’è?

OLIVIER
Tutto distorto! I miei versi distrutti!

LA CONTESSA
E se v’infondesse una vita più alta?

OLIVIER
Il mio bel sonetto affogato dalle note!

LA CONTESSA
Oh quante paure pei vostri versi!
E quando siamo finalmente soli!
In prosa nulla avete da dirmi?

OLIVIER
La mia prosa s’è spenta…
(incalzandola impetuosamente)
Sapete che ardo…

LA CONTESSA
Temibile stato! Non mi toccate!
Un poco d’attesa sarà ben gradita.

OLIVIER
Sempre in attesa, mai alla meta!

LA CONTESSA
(con calma)
Dolce la speme, fugace il possesso.

OLIVIER
(vivacemente)
Potrei sperar dunque senza tema?

LA CONTESSA
Deve la fiamma alitar senza posa, o morirà.
È incendio l’amore!
Senza speranza o timore s’estingue presto.

OLIVIER
Crudele Madeleine!
L’occhio vostro radioso rende me schiavo d’un sol pensiero:
con tutto il mio fervore, con tutta la mia arte voi per sempre far mia!

LA CONTESSA
Ma lotta anche lui, guardate lì:
veloce la sua penna va!

OLIVIER
E che dirà la musica a voi?

LA CONTESSA
Oscuri sogni suscita inesausta, beatificante la musica in me.

OLIVIER
Ed un lucido intelletto, questo sembra da poco a voi?

LA CONTESSA
Io tengo in alto pregio i detti del poeta, ma essi non rivelano quel ch’è celato.

OLIVIER
(molto vivacemente)
Oh, non così, parlate aperto: una snella figura, un volto attraente svegliano i sensi ed hanno la meglio su altre virtù.

LA CONTESSA
Che modesta sapienza! Dimenticate che qui grazia virile s’accoppia a talento.

OLIVIER
Disarmante obiezione. Però, clemenza!

LA CONTESSA
Per voi? Per lui? Per voi e per lui?

OLIVIER
Pel vincitore!

FLAMAND
(irrompe con un foglio di musica in mano; ha sentito le ultime parole)
Presente!

Scena sesta

Flamand si siede al cembalo e canta, accompagnandosi, il sonetto che ha messo in musica.

LA CONTESSA
Sentiamo.

SONETTO

FLAMAND
Nessuna rifulge al mio cor beltà,
se non la vostra, o deità regale.
nessuna sarà mai di voi l’uguale,
sorga pur Venere a dir: son qua.

Tal’è negli occhi nostri potestà,
che un guardo loro ad annientarmi vale,
e un altro poi mi fa rinascer l’ale,
vita donando e morte a volontà.

Vivessi pur io mille anni e mille,
fuor delle vostre mai vedrò pupille
tali da indurre a palpitare il cor.

Scorrer dovrebbe il sangue in nuove vene,
ché queste son del vostro amor sì piene,
che un altro mai non conterranno amor.

TERZETTO

LA CONTESSA
(da sé)
Risplende il verso come non mai!
Nel canto è più che il poema non presentì.
Qual è la causa?
Sorse la parola ad intonar la melodia?
O fu la melodia che del suo fuoco accese la parola?
Porta già il suo discorso il canto in sé, O ne è soltanto il vitale sostegno?
L’una è nell’altro e tende all’altro.
La musica desta affetti e li avvia alla parola, che a musica anela già.

OLIVIER
(da sé)
Io n’ero certo: distrutti i miei versi!
La loro simmetria dov’è più?
Le rime non più, le frasi in frantumi, dissolte ad arbitrio in sillabe pazze, in note lunghe o corte a piacere!
E questo una «frase» lo chiamano loro!
Al senso del poema chi più baderà?
Le note lusingano, trionfo certo.
Felice lui!
Facile vincere arrampicandosi sui versi miei.

FLAMAND
(resta seduto al cembalo, a rivedere il manoscritto)
Nessuna sarà mai di voi l’uguale,
sorga pur Venere a dir: son qua.
… tali da indurre a palpitare il cor.
Scorrer dovrebbe il sangue in nuove vene,
ché queste son del vostro amor sì piene,
che un altro mai non conterranno amor.

LA CONTESSA
(al Poeta)
Che splendidi versi, li riconosco appena!
Che intimo fuoco! Che assalto impetuoso!
Dunque, Olivier, tacete? Pensate?
(tranquillamente)
Della mia critica siete scontento?

OLIVIER
Sto meditando se quel sonetto sia suo o se sia mio. Appartiene a lui dunque, oppure a me?

LA CONTESSA
(con un grazioso sorriso toglie di mano il foglio a Flamand)
Se permettete, adesso appartiene a me!
Lo dedica a me un giorno felice.

FLAMAND
(con entusiasmo)
Sarà in eterno soltanto per voi!
(Olivier si leva irritato.)
Ma risplendono più radiosi i tuoi versi!

OLIVIER
Tu rubi i miei versi e adeschi l’orecchio!

LA CONTESSA
In eletta melodia un alto pensiero: io credo, migliore alleanza non c’è.
(al Poeta)
E caro amico mio, lo vogliate o no,
(ad entrambi)
indivisi state nel mio sonetto ambedue.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(irrompe frettoloso)
Perdono, contessa, ma debbo rapirlo.
Occorre all’istante alla prova l’autore perché ci approvi un tagliettino,
(al Poeta)
ma geniale, e l’idea l’ho avuta ben io, farà un effetto stupendo!

OLIVIER
La Roche chirurgo, buona anche questa!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(nell’andarsene)
Il tuo parto sta sano ma ha un braccio un po’ troppo lungo, direi.

OLIVIER
Capisco quel che vuoi: tagliarne un bel po’, così una mano, zac!
(via col Direttore, ridendo)

Scena settima

Flamand solo con la Contessa.

FLAMAND
Svelàti sono i miei sentimenti!
Da tal fulgore abbagliato, dinnanzi a voi sto ed attendo il giudizio.

LA CONTESSA
Voi due mi turbate, io dubito, tentenno…

FLAMAND
Scegliete, scegliete!
Poesia o musica?
Flamand, Olivier, chi vincerà?

LA CONTESSA
La musica vostra già ebbe a sedurmi, oh quanto più che la fredda parola, ma il canto destò poi la parola alla vita…
ché sono intrecciate le vostre arti!

FLAMAND
E voi siete causa di questo garbuglio…

LA CONTESSA
Tutto è confuso, parole cantano, arie parlano…

FLAMAND
(bruscamente)
dicono ch’io vi amo!
Questo amore nato ad un tratto quel pomeriggio in cui vi scorsi entrare là nella biblioteca senz’essere visto…
E un libro scelsero le vostre belle mani.
Sedei nascosto in un cantone, muto, senza muovermi, e trattenendo il respiro.
Pagine e pagine leggeste a lungo… Venne il crepuscolo… Rapito bevvi il vostro volto e chiusi gli occhi…
E musica bolliva in me nel caos dei miei sentimenti.
E quando riapersi gli occhi, ormai scomparsa… Solo il libro che leggevate era ancora aperto là, come voi l’avevate lasciato. Lo presi, e lessi anch’io:
«Nell’amore è il tacere meglio che il dire, un’eloquenza c’è nel silenzio penetrante assai più che in quale si voglia arringa» (Pascal).
Lungamente restai colà, e vi sentivo presente…
Si fece poi buio, rimasi solo… Da quel momento io sono un altro. Respiro solo nell’amore per voi!

LA CONTESSA
Ma di quel detto non fate gran conto. Com’è che vi affidate alle parole? Quest’è scambiar le parti col vostro amico.

FLAMAND
Le note v’hanno detto il mio amore, ma non hanno trovato le vie del vostro cuore.

LA CONTESSA
Eloquente lo sfogo dell’animo vostro.

FLAMAND
(infiammato)
Dunque ho ben fatto ad aprirmi con voi?

LA CONTESSA
«Piacer d’amore che non osa d’aprirsi avrà sì spine ma pur dolcezze» (Pascal).

FLAMAND
Voi citate e così sfuggite.
(incalzando)
Ma risposte chiedo io: che uccidano o che diano la vita! Un segno soltanto, un segno!

LA CONTESSA
Non ora, Flamand, non qui!

FLAMAND
Quando? Dove?

LA CONTESSA
Lassù, dove il vostro amore è sbocciato…

FLAMAND
Nella biblioteca oggi!

LA CONTESSA
No, domani…

FLAMAND
Presto?

LA CONTESSA
Domattina alle undici.

FLAMAND
Madeleine!
(le stampa impetuosamente un bacio sul braccio e parte. La Contessa resta sola, è visibilmente commossa. Segue Flamand con lo sguardo e si siede pensierosa in una poltrona. Nella sala contigua la prova è in corso. Si ode la recitazione della Clairon e del Conte. Interruzioni del Direttore. Chiamano il suggeritore. S’è addormentato… Risate (tutto in modo più o meno indistinto). Le risate della sala distolgono dai suoi pensieri la Contessa, che si leva e suona il campanello.)

LA CONTESSA
(al maggiordomo che sopraggiunge)
Prenderemo la cioccolata in salotto.
(il maggiordomo via)

Scena ottava

Dal teatro appare vivacemente il Conte.

IL CONTE
(con entusiasmo)
Che fortunato incontro!
Deliziosa! Stupenda!

LA CONTESSA
(prendendolo in giro)
«M’attrae l’effimero!»

IL CONTE
Da lei la mia recitazione ha riscosso gran complimenti.


LA CONTESSA
Ti senti ammirato e ti dài prigioniero. È soave zampogna per noi la lusinga.
(pensierosa)
Inclini ad amare chi ci ammira, noi crediamo di amare chi ammiriamo.

IL CONTE
Un uomo accorto giudica e sa valutare ogni cosa.

LA CONTESSA
Ma sta attento al prezzo, mio scaltro fratello!

IL CONTE
Immagini tu che al gioco degli affetti io perda la testa?

LA CONTESSA
Ma quando si ama chi giudica è il cuore.

IL CONTE
Ma sarebbe stolido resistere allo spirito e alla bellezza.

LA CONTESSA
Di’ sì alla bellezza, ne sai la virtù.
Ma il mio caso è più serio!
Ché m’hanno fatto la loro dichiarazione già tutt’e due.

IL CONTE
È divertente! E l’occasione?

LA CONTESSA
L’omaggio al Poeta.

IL CONTE
Il sonetto del dramma?

LA CONTESSA
Me l’ha recitato.

IL CONTE
E così t’ha commosso?

LA CONTESSA
Non molto.

IL CONTE
T’ha lasciata fredda?

LA CONTESSA
Non più, pensa un po’, dacché lui…

IL CONTE
Chi? Flamand?

LA CONTESSA
… gliel’ha musicato.

IL CONTE
Come? Ha musicato il sonetto?

LA CONTESSA
Con orrore dell’altro.

IL CONTE
E che ha detto Olivier?

LA CONTESSA
Dapprima stizzito, s’è fatto poi cogitabondo.
Era commosso, e anche attonito.

IL CONTE
(in tono galante)
E così tutt’e due…

LA CONTESSA
(riprendendo il tono di lui)
… assediano me!

IL CONTE
Che ne sortirà mai?

LA CONTESSA
Chissà, forse… un’opera!

IL CONTE
Un’opera? Charmant!
Mia sorella una musa!

LA CONTESSA
Non prendermi in giro.
E dimmi piuttosto: quale dei due?

IL CONTE
Nota o parola? Per me la parola.

LA CONTESSA
E buona Clairon!

IL CONTE
(galantemente inchinandosi)
Venere e Minerva in una persona!

Scena nona

La Clairon, il Direttore e il Poeta compaiono dal teatro, il Compositore subito dopo dalla parte opposta.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Facciamo ritorno al salotto e al suo mondo.

OLIVIER
La prova è finita.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Si cambia di epoca.

LA CLAIRON
… per trasformarci da figure di favola in gente che recita invece nel linguaggio dei nostri salotti.

IL CONTE
(alla Clairon)
Non sempre in parti gradite!

LA CLAIRON
Questo non dipenderà un po’ dagli attacchi?

LA CONTESSA
(alla Clairon)
Ditemi, il vostro partner vi va o no?

LA CLAIRON
Ha spirito e poi sa che cos’è il teatro.
Pensate un po’: il suggeritore s’è addormentato…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(interrompendo)
Cattivo segno pel tuo dramma!

OLIVIER
Quello dorme sempre!

LA CLAIRON
… pure il Conte è andato avanti bravamente senza perdere mezza battuta. Il che chiamerei presenza di spirito.

IL CONTE
(alla Clairon)
Posso sperare che passerete la sera con tutti noi?

LA CLAIRON
Devo andare a Parigi purtroppo. Al Lussemburgo c’è una gran festa, dobbiamo dare il Tancrède del signor di Voltaire, e devo tornare a fissarmelo in mente. E come avete visto i suggeritori dormono.

(Entra il maggiordomo con alcuni servitori, che ad un cenno della Contessa servono la cioccolata.)

LA CONTESSA
Prima di andare un po’ di rinfresco con noi.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Poco mancò che affogassimo in un oceano di versi! Forse un po’ di cioccolata ci farà bene.
Ed ora, signora contessa, mentre sorbiamo conforme
(galante)
alla vostra regia questa cioccolata con voi,
(ad un cenno del Direttore escono dal teatro una giovane ballerina e tre suonatori. Il cembalo viene spostato sul fondo, e attorno si sistemano i suonatori.)
ecco un diversivo per l’orecchio e per l’occhio: un silfide e due veri usignoli italiani!

LA CONTESSA
Ben lieti siamo d’avere a goderne.
(La ballerina dà principio ad una danza graziosa, accompagnata dai tre strumentisti. La Contessa si è seduta sul davanti a sinistra, il Compositore le sta accanto. A destra sul davanti la Clairon. Il Poeta si siede subito accanto al lei. Più verso il centro il Conte, e accanto a lui il Direttore. Durante la danza si servono rinfreschi.)

PRIMA DANZA - PASSEPIED
(L’orchestra tace. Violino, violoncello e cembalo suonano in scena.)

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(con entusiasmo al Conte, che osserva la ballerina con grande interesse)
Che ne dite? La grazia personificata! La mia ultima scoperta! Un amore di bimba della Piccardia: pescata da me presso il…
(sussurra con discrezione il nome all’orecchio del Conte)
La teneva nascosta in casa.
(nuovamente interessato, il Conte esamina accuratamente la ballerina con l’occhialetto)
Ho atteso il momento, poi con astuzia l’ho ghermita. La faccio studiare alla mia scuola di ballo.
(alzando la voce)
Davvero un talento eccezionale! Io le pronostico il più gran successo nell’ambiente prossimo al Re! Domani balla dal Principe di Conti nel Salon des quatres glaces. Dite! Quale padronanza del corpo! Che giovinezza! Un sogno!

OLIVIER
(si siede presso la Clairon, il dialogo seguente è così condotto, che gli altri non lo odono: la loro attenzione è completamente accaparrata dalla danza. Sottovoce)
Non so come dirti grazie di essere qui. Mi reciti in modo magico!

SECONDA DANZA - GIGA

LA CLAIRON
Son ben decisa a non eccitar codeste vostre frenesie. Teneteli per voi i vostri complimenti.

OLIVIER
Dunque dovrà fra di noi regnare solo un silenzio ostile?

LA CLAIRON
Un colloquio fruttuoso no, non lo direi facile.

OLIVIER
E così diverrà facile al massimo intavolar quello fra te e il Conte.

LA CLAIRON
Che strano uccello: un filosofo, che mette una maschera alla sua gioventù. Ora dell’uomo in maschera io da sempre diffido.

OLIVIER
Ma il fascino che emani sedurrà anche lui.

LA CLAIRON
Se il tuo futuro tanto bene già sai, saprai anche meglio che nient’altro che un passato c’è fra noi due.

OLIVIER
Ed è un passato incantevole!

LA CLAIRON
(con energia)
Che in un bel gran fallimento poi finì.
(si alza)
E adesso giù il sipario!
(lo lascia in piedi e si siede accanto alla Contessa. Il Direttore, che ha notato la separazione non pacifica, si rivolge al Poeta.)

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Tu! Non credo che avrai nelle sue memorie una parte granché ragguardevole.

TERZA DANZA - GAVOTTA
(Fine della danza. Applausi generali. La ballerina bacia la mano alla Contessa.)

IL CONTE
(alla ballerina)
L’arte vostra manda in estasi. Al modo che il pensiero libera l’anima dal corpo e la trasporta in aere più alto, così vince la danza il peso terrestre. Il corpo sembra volare sulle ali che gli prestano i suoni.
(La ballerina con un inchino si ritira nel teatro, il Direttore l’accompagna e torna subito.)
Ma qui, caro il mio Flamand, non fa certo l’arte vostra qui da padrona, ma tutt’al più
(con un cenno di ringraziamento ai tre strumentisti che si ritirano)
dà un prezioso sostegno a Tersicore.

FLAMAND
Incantevole errore! Ditemi voi senza musica a chi verrebbe in mente d’alzar solo una gamba.

FUGA (DISPUTA SUL TEMA: PAROLA O NOTA)

OLIVIER
Musica e danza son serve del ritmo, a lui soggette dall’eternità.

FLAMAND
E il tuo verso allora?
Quale peggior servitù!

OLIVIER
Ma il poeta vi dispiega libero il pensiero!
Chi traccia il confine tra la forma e il contenuto?

FLAMAND
In forme terrene un’incomprensibile essenza la musica che ti conduce per vie che il pensiero non sa.

OLIVIER
Non per incomprensibili suoni ma in chiare parole foggio io chiari pensieri.
Questo non potrà la musica mai!

FLAMAND
Il mio pensiero è la melodia, che dice l’intimo, l’inesprimibile.
E in un accordo un mondo tu vivrai!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ognun vuol che comandi l’arte sua.
Fatica sprecata!
Perché a me, al mio teatro servono tutti.

IL CONTE
Ed eccoci in mezzo alla disputa sul gran tema dei nostri giorni.

FLAMAND
La musica è arte, un’arte sublime.
Che a malincuore serve alla frode teatrale.

LA CONTESSA
Che frode?
È realtà ciò che le scene ci svelano.
Come in uno specchio magico mostrano noi a noi stessi.
Toccante emblema è il teatro di ciò ch’è la vita.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
La sua dea suprema: Fantasia.
A lei ogni arte obbedisce: poesia e pittura e musica e il resto.
Che sarebbe il tuo verso e che le tue note senza chi li declami o li canti?
Senza l’attore e la strana magia che emana una personalità?
Dei versi senza costumi?
Versi senza maschere?

LA CLAIRON
Appunto!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Sopravvalutate lo scrittoio!

LA CLAIRON
È vero!

OLIVIER
Lo spirito poetante è lo specchio del mondo.
La poesia è la madre d’ogni altra arte!

FLAMAND
Radice è la musica di tutto che nasce.
La ninna nanna i suoni della natura cantano ad ogni arte.

OLIVIER
Soltanto l’umana parola è il terreno dond’esse nascono.

FLAMAND
Il gemito precedé la parola!

OLIVIER
Ma spiegarne il senso poté lei soltanto.
Esprimere il tragico nella sua profondità può solo la poesia:
questo la musica non saprà mai!

LA CONTESSA
Questo voi dite nei giorni in cui ecco che un genio mostra che la tragedia musicale esiste?

IL CONTE
Alt!
Un passo ancora e saremo nell’abisso! già stiamo di fronte all’«opera», faccia a faccia.

LA CONTESSA
Gran bel vedere, ardisco ben dirlo.

LA CLAIRON
Bel mostriciattolo questo però di parole e di note!

IL CONTE
(intromettendosi)
E recitativi! E recitativi!

OLIVIER
Musicista e poeta, sempre intralciati l’uno all’altro, profondono tempo e fatica a partorirlo in due.

IL CONTE
È un assurdo l’opera, credete a me.
Comandi s’impartiscono cantando e in duetti si fa politica.
Si vibra il pugnale a morte, ma in melodie soavi.

LA CLAIRON
Potrei accettar l’idea di morire in scena cantando un’aria, ma che alla musica siano i versi sempre inferiori non mi va giù.
Devono dunque sempre a lei la loro efficacia.

LA CONTESSA
Con Gluck è diverso. Gluck guida il poeta e sa gl’impulsi dei nostri cuori, sa risvegliare in essi le forze celate.

OLIVIER
Anche in lui la parola è pur sempre figliastra.

FLAMAND
Solo lui non è serva la musica!
E pari alla parola canta con lei.

IL CONTE
Se ci fossero i recitativi!
Chi mai resiste alla plumbea noia che diffondono intorno?

OLIVIER
Si trascinano a non finir mai.

IL CONTE
Non hanno né la dolcezza del canto vero né l’energia del discorso.

FLAMAND
Questo giudizio non tocca che il vecchio stile.
L’«accompagnato» del nostro maestro ha l’energia del monologo antico.
L’orchestra è così ricca da farne il luogo eletto dei nodi drammatici.

LA CLAIRON
Ma, e l’aria?
Deve sparire?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ma l’inguaribile pecca delle opere nostre sta nel fracasso che fa l’orchestra.
Il suo tempestare inghiotte le voci.
I cantanti sono costretti a gridarle.

IL CONTE
Se così il testo sia buono o no non importa.
Lo capisca chi può.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Che resta del canto, questo dono dei Numi?
La voce umana, strumento primario, è violentato a servire da schiava!
Addio, tradizione dell’antico canto italiano!
(patetico)
Il belcanto è presso a morte!

LA CLAIRON
(rifacendogli il verso)
O drammatica morte!

OLIVIER
Questi profetici detti li direi un po’ esagerati.

LA CONTESSA
(ironicamente)
Prima che muoia del tutto, caro La Roche, esibiteci i campioni vostri!
Comunque sul canto italiano e la grande sua vitalità vorremmo farci un’idea noi stessi.
(A un cenno del Direttore appaiono i cantanti italiani.)

FLAMAND
(ironico)
Faccela vedere la tua arte ausiliaria!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Udremo qui un duetto da un’opera italiana; e il testo è di Metastasio.

LA CONTESSA
Così finirà la disputa piacevolmente.
(Il Conte offre galantemente alla Clairon un’altra tazza di cioccolata e si siede accanto a lei.)

DUETTO DEI CANTANTI ITALIANI

IL TENORE ITALIANO
Addio mia vita, addio,
non piangere il mio fato;
misero non son io:
sei fida, ed io lo so.
Se non ti moro allato,
idolo del cor mio,
col tuo bel nome amato
fra’ labbri io morirò.

IL SOPRANO
Se a me t’invola il fato,
idolo del cor mio,
col tuo bel nome amato
fra’ labbri io morirò.

IL TENORE ITALIANO
Addio, mia vita.

IL SOPRANO
Addio,
luce degli occhi miei.

LA CONTESSA
Lieto assai quest’addio! Che ne dite voi, Flamand?
Non direi la musica troppo adatta al testo.

IL CONTE
Brava, brava! Se la cantilena è bella, allora la parola diventa ingiudicabile.

FLAMAND
Resta un’arte pur tuttavia saper esprimere un dolore con un canto sereno.

OLIVIER
Ha quest’arte un sol vantaggio: offrire ad un evento crudele un piacevole conforto.

IL TENORE
Quando fedel mi sei,
che più bramar dovrò?

IL SOPRANO
Quando il mio ben perdei,
che più sperar potrò?

IL TENORE
Un tenero contento
eguale a quel ch’io sento,
numi, chi mai provò?

IL SOPRANO
Un barbaro tormento
eguale a quel ch’io sento,
numi, chi mai provò?

IL TENORE
Addio, mia vita, addio!

IL SOPRANO
Addio, mia vita, addio!

(Cordiali applausi da ogni parte. La Contessa si leva e va dai cantanti nella parte superiore della sala, seguita dal Compositore e dal Poeta. Il Direttore le presenta i cantanti ed ella li invita a restare e prendere dei rinfreschi. Con gesti vistosi gl’italiani manifestano di sentirsi onorati. A un cenno della Contessa dei servitori recano una piccola tavola alla quale i cantanti siedono, e subito cominciano a fare vivacemente onore ai rinfreschi. Particolare successo riscuote una grande torta presso la cantante. Il Conte e la Clairon sono rimasti seduti sul davanti.)

IL CONTE
(a parte alla Clairon)
Permettete che venga anch’io con voi a Parigi e ci resti con voi ancora per un po’?

LA CLAIRON
Dovrò ripassar la parte per domani. Vi incuriosisce ascoltarmi?

IL CONTE
Io sono tutto al servizio vostro.

LA CLAIRON
Voi non dovreste dirlo.

IL CONTE
E perché almeno non dirlo?

LA CLAIRON
Perché son convinta che di rado dite ciò che davvero pensate.

IL CONTE
Dunque indovinate ciò che penso?

LA CLAIRON
Forse ch’è tanto arduo?

IL CONTE
Alle vostre battute reagire è difficile.

LA CLAIRON
Se le vostre idee morali non ne soffrono, potete accompagnarmi.

IL CONTE
Mi fate felice!

LA CLAIRON
Avete molto spirito voi. Io non ho alcun dubbio che anche altri luoghi comuni sapreste ben dirli con grazia.
(Il Conte le bacia gentilmente la mano. La Contessa torna sul davanti a colloquio col Direttore.)

LA CONTESSA
Parteciperanno i napoletani anche al mio genetliaco?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ma sì, però soltanto con una piccola parte del mio grandioso programma.

OLIVIER
Son giorni e giorni che attendiamo d’aver notizia dei tuoi misteriosi piani.

FLAMAND
Vorremmo anche noi saperne qualche cosa.

LA CONTESSA
Rivelatecelo infine il gran programma!
(Intanto i personaggi sono andati disperdendosi come segue: davanti a sinistra siede la Contessa, con la Clairon al suo fianco; verso il centro il Conte, e in prossimità di lui il Direttore; a destra seggono insieme il Poeta e il Compositore; a sinistra in fondo i due italiani, al loro tavolinetto.)

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Il mio programma, la grandiosa azione teatrale della mia troupe intera è in due parti. È rappresentazione la prima d’un’alta allegoria: I natali di Pallade Atena.
(generale «Ah! Ah!» da ogni parte)
Dalla testa di Zeus vedrà la luce.

IL CONTE
(sorpreso)
Che dite?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Così è la leggenda.
Quand’ebbe con Metis generato il pargolo, inghiottì la madre…

IL CONTE
Che? La madre inghiottì?

FLAMAND E OLIVIER
Inghiottì?

LA CONTESSA E LA CLAIRON
Inghiottì?

OLIVIER
E come un pâté la mandò giù, l’amata sua cara…

LA CLAIRON
Per amore?

IL CONTE
Carino!

LA CONTESSA
Per amore?

IL CONTE
(con energia)
Per fame!

FLAMAND
(rispondendo)
Timor di Giunone!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
In lui la figlia cresce…

OLIVIER
Con l’amante nascosta alla moglie gelosa!

LA CLAIRON
Un gran bel sistema per coprire le proprie scappatelle!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
… e quasi figlia del suo spirito uscirà all’improvviso dal capo del dio!…
E tutt’armata… da cori osannata!
La terra ne trema… il sole s’arresta!
Timpani e cimbali dicono il turbamento del cosmo!

OLIVIER
Ma Zeus? Come sta lui dopo un tal parto?

FLAMAND
Su un bel mal di testa c’è da giurare!

LA CLAIRON
(sull’altro lato)
E la Madre? Dov’è andata?

FLAMAND
(rispondendo)
Non ne resta più traccia!

OLIVIER
(con discrezione al Compositore)
Gli sta nello stomaco!

OTTETTO (PARTE PRIMA: CONCERTATO DELLE RISATE)

OLIVIER
Ha ha! Già vedo il prodigio di questa regìa: Efesto appare, il fabbro possente! Ha ha! Il suo martello dà colpi pesanti! Ha ha! E te lo spacca, sì… ha ha! il cranio di Zeus, perché possa uscirne la prole divina… Ha ha! venire al mondo un frutto d’amore! Ha ha! gli ronza la testa, si sgrava e poi… Ha ha, ha, ha… poi cori che cantano il parto divino! Ha ha!

FLAMAND
Davanti a noi lei sgattaiola dal possente capo del dio!
Ha ha! Ha ha! E tutta armata di scudo e lancia «dal capo del dio»… con cimbali e timpani! Cin cin! Bum bum! Ha ha! con cimbali e timpani… e tutta armata! Ha ha, ha ha! Cin cin! Bum bum!
Cin cin! Bum bum!

IL CONTE
Ma che stramba pensata! Ha ha! Lui la prende sul serio! I teatranti sono dei pazzi! Ha ha!
Ciascuno alla luce delle sue fissazioni! Ha ha!
Ridicolo! Ha ha! E armata di tutto punto, lei sfonda e via! Ma che stramba pensata! Per la festività di mia sorella! Ha ha!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(sorpreso dall’inatteso effetto delle sue dichiarazioni)
Io credo che ridono i due di me! Se la ride anche il Conte! Mondo Frivolo e futile! Si prendono giuoco della mitologia! La gioventù d’oggi non ha rispetto!
Nulla di sacro c’è per atei siffatti!
(irritato)
E ridono ancora!
L’ispirazione non trova credito qui!
Sono atei tutti!
Desolato avvenire attende costoro!
Ride… la loro insanità!

IL TENORE
Ne ridono e lui ci diventa nero.
Che succederà?

IL SOPRANO
Questa torta è fantastica!
Prendi, Gaetano!

IL TENORE
(truce)
Io credo che oggi l’acconto non lo vedremo!

IL SOPRANO
T’avevo consigliato di richiederlo presto, prima di venir qui.

IL TENORE
(irritato)
Non era mai solo, come potevo?

IL SOPRANO
La torta è fantastica!
Sulla lingua si squaglia!
Prendi, Gaetano…

IL TENORE
Lei mangia e beve… e beve e mangia!

IL SOPRANO
Buono con me, Gaetano!
La torta è fantastica!
E guarda che arance!
Siciliane di razza… e senza semi!
Un vero piacere!

IL TENORE
(alla cantante)
Smettila con quel vino spagnolo!

LA CLAIRON
Originale come sempre. Che innovatore! Ha ha! Quale poetica idea presentata al naturale!
Ha ha! e caccia Zeus in una penosa situazione! Ha ha! Che dilettevole paternità! Ha ha!
Che voluttuosa paternità! Ha ha! Che idea strampalata! Ha ha! Che poetica idea! Ha ha!

LA CONTESSA
Ne ridono e lui la prende sul serio. Che dignità rara! Ha ha! In fondo è commovente il buon vecchietto nel suo giovanile ardore! Ha una fantasia che partorisce fiori! E un’ingenuità che fa tenerezza!
(facendosi avanti)
Lo vedo, si sente ferito dal nostro riso.
Si sta irritando, io devo calmarlo.
(rivolgendosi al Direttore)
Ci ha sbalestrato un po’ la vostra fantasia.
Abbiamo i nostri dubbi che il vostro progetto si possa mettere in atto. Tuttavia il nostro pessimismo non conta troppo. Siate indulgente con dei profani. La vostra regìa renderà noi tutti più sapienti. E che sarà poi la seconda parte della festa?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(reprimendo il suo corruccio)
Sarà eroica e drammatica: La fine di Cartagine.
Con quinte, fondali in quantità.
E macchine e masse in moto perpetuo!
Cartagine un ocèano di fiamme furenti!
Sarà trasparente la scena…
bacchette in cristallo di Boemia che illumina dietro la luce d’un rosso fiammante!
Specchi di fuoco! Prismi di vetro!
D’ogni colore dal rosso al blu!
Luci a migliaia, e dappertutto!
C’è una mobile galera fabbricata da me.
Lampi e tuoni a scena aperta…
la vela va in fiamme… affonderà!
Marea in porto!
Il palazzo crolla…

FLAMAND
Non più! Non più, sappiamo la fine!

OLIVIER
Infine sul crollo gran ballo e via!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
No, ascoltate! Tutt’altro succede!

OTTETTO (PARTE SECONDA: CONCERTATO DELLA ZUFFA)

(Il Compositore ed il Poeta aggrediscono il Direttore.)

FLAMAND
Vetusto ciarpame!

OLIVIER
Magie di macchine!

FLAMAND
Tronfie marce!

OLIVIER
Musica d’acqua!

FLAMAND
Ebeti pompe!

OLIVIER
Fatuità!

FLAMAND
Apoteosi!

OLIVIER
Inondazioni!

FLAMAND
Comparse e torce…

OLIVIER
Comparse e torce…

FLAMAND
Vecchio ciarpame!

OLIVIER
Vecchio ciarpame!

FLAMAND
Un bel dramma che a protagonisti ha soltanto scenari e macchine!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(sulle prime sbalordito tenta di fare obiezioni)
Lasciatemi parlare insomma!

OLIVIER
Un dramma senza interpreti! Saranno attori le macchine! Ha ha!

FLAMAND
Come uno spettro di chissà che secolo passato oggi appare tutto ciò.

OLIVIER
Si licenzia il poeta…
perché non i versi?

FLAMAND
Della musica poi neanche a parlarne!

ENTRAMBI
Musica o versi? Ha ha!
Quale domanda!
Macchine volanti oppure botole, quest’è il punto!
E basta così!
Vuoto insulso falso teatro, decoro e vanto d’un tempo che fu!
Stolido, vecchio e ridicolo!

OLIVIER
Scene trasparenti?

FLAMAND
Perché c’è un’orchestra?
La macchina del tuono sarebbe meglio!

OLIVIER
E il canto dov’è?

FLAMAND
Questo no: su tutto ciò si canterà all’italiana!
Trilli… gorgheggi…
Cadenze! Cadenze!

ENTRAMBI
«Veto!» «Veto!» Con te niente più dei tuoi bei trucchi!
Il tuo tempo è passato!
Mai più! Mai più!

IL CONTE
(si fa servire dei liquori)
Litigano!
Me la spasserò!
Un gran bel vedere!
Se lo pestano come in un mortaio.
Presto di lui nulla resterà.
Ha ha! Ha ha! Ha ha!
Le arti elette si prendono pei capelli e i loro apostoli contrastano mostrandosi i denti l’un l’altro, e comincia la rissa!
Com’è grave per loro ogni quisquilia!
Accopparlo vorrebbero, perché lui ci spasserà con un balletto a gran spettacolo! Pensate un po’ La Roche nella morsa!
Un gran bel vedere!
Ha ha! È del tutto sgomento, non fiata più. La sua celebrata pronta risposta dov’è?
Potrà mai salvarsi?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Sbagliate!
State a sentire!
Datemi ascolto!
Sbagliate!
Perché quei rimproveri?
Perché tante ingiurie?
Troppo correte voi!
Non è ancora pronto!
Perché tante ingiurie?
Attaccabrighe!
Lasciate ch’io spieghi!
Per giudicare aspettate la fine!
Vi prego… però… però sentite!
Vi prego…

IL TENORE
Baruffa sul serio…
Oggi è finita col nostro acconto.

IL SOPRANO
(un po’ avvinazzata, attacca la melodia del duetto)
Addio mio dolce acconto,
Non piangere il nostro fato!

IL TENORE
(continua parodisticamente il canto della compagna)
A morire io son pronto,
Io povero disgraziato!

ENTRAMBI
Quando il nostro acconto perdiamo,
Che più sperare potrò?
Quando senza danari noi siamo,
Che cosa mai far io dovrò?
Un triste malcontento,
Eguale a quel ch’io sento,
Numi, chi mai provò?
Addio, addio, mio acconto amato,
Invano abbiamo sperato!
Addio! Addio!

LA CONTESSA
Mio Dio! Adesso gli saltano addosso, non son riuscita a salvarlo, ahimè! Il caso suo non è certo invidiabile.
Che gli accadrà?
Argomenti i loro, direi, schiaccianti!
(alla Clairon)
Credete?
Quei due d’altronde esagerano assai.
(tenta frattanto di richiamare i due)
Olivier! Flamand!
(alla Clairon)
Si fanno brutali!
La lite ormai è frenetica!
E lui sconfitto.
Perché su di lui con tanta acredine?
Che vogliono poi?
Per me, tutto questo finisce male.
Lo direi perduto!
Quei due d’altronde esagerano assai!
Il poveretto quanta pena mi fa!
Che brutalità. Lo direi perduto!

LA CLAIRON
(alla Contessa)
Statevi pur tranquilla!
La lite fra uomini dà sempre un vincitore.
Si sfogheranno quelli e poi lui risponderà, vedrete.
State tranquilla, lui non s’arrende. Mica facile vincerlo od azzittirlo.
La sua facòndia ne ha già messi a terra parecchi!
(alla Contessa)
State tranquilla, lui non s’arrende!
Lo conosco!
Di voi non ha bisogno, si difende da sé.
Lo conosco!
V’ingannate, la sua vendetta sarà tremenda!
Raccoglie le forze e le scatenerà. State attenta, il suo braccio s’alza già.
Il suo piano è pronto!
Scaglierà saette!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(esplodendo con concentrata energia)
A noi! Campioni d’Apollo!
Sbeffeggiare così il mio splendido teatro?!
Cos’è che vi dà diritto a tanto arrogante vilipendere chi sa il suo mestiere?
Voi, che ancora niente avete dato al teatro?
(a Olivier)
Ogni onore ai tuoi versi, s’è la Clairon a dirli.
Ma la sparuta azione dei tuoi drammi… la loro drammaturgia?
Misera senza il mio scenico aiuto.
(a Flamand)
Il tuo piccolo brano per archi solisti: grazioso pezzo da camera da rapirne un salotto.
Però io, mi dispiace, ho dormito.
Le romanze elegiache puoi ben cantarle; ma le passioni che il teatro ti domanda sono un’altra cosa e tu di queste non sai nulla!
(patetico)
No, no, il vostro «Veto» non m’agita affatto!
Che sapete voi ragazzi dei miei problemi?
Guardate le farse abiette, delizia della nostra gran città.
Lo sberleffo ne è l’emblema… la parodia n’è l’elemento… sostanza la sconcia sfrontatezza!
Rozzi e goffi i loro spassi.
Le maschere son cadute, ma grugni scoprono, non volti d’uomini!
Tutto questo si sprezza però si tollera.
E tollerarlo accusa anche voi.
Non contro me converrà scagliarsi.
Io servo le eterne leggi del teatro.
Custodisco quel bene che abbiamo in sorte, quell’arte che i padri legarono a noi.
Io con pietà serbo l’antico, spero paziente in un fertile nuovo, attendo le grandi cose che annunciò a noi la nuova età!
Ma dove sono, che parlino al cuore del popolo, che ne rispecchino l’anima?
(più intensamente)
Dove?
Non posso trovarle, per quant’io le cerchi.
Soltanto io vedo squallidi esteti che irridono al vecchio, non creano il nuovo!
Nei loro drammi incedono eroi di carta, snudano spade, brandiscono tirate che sappiamo a mente.
Tal e quale nell’opera.
Sacerdoti vetusti e re d’oscure età, e Greci, Druidi, profeti, escono spettrali di tra le quinte…
Ma sul mio teatro io uomini voglio!
E uomini simili a noi, e della nostra lingua!
Pene che ci tocchino tutti e gioie tali da rallegrarci!
Su! In piedi!
Create le opere ch’io cerco!
Splenderanno, vive stelle, quand’io le inscenerò.
Aguzzate l’ingegno, date al teatro nuovi argomenti, nuove leggi!
(con la massima enfasi)
Se no, lasciatemi in pace coi vostri bonmots.
(in orgogliosa coscienza di sé)
Oggi sono al colmo d’una grande carriera: parlare infine di me mi spetta, di me scopritore di grandi talenti, e saggio maestro e ispiratore!
Senza un pari mio che sarebbe del teatro?
Senza un uomo del mio fegato, e infine, senza la mia scorrevole mano, disposta al congruo anticipo che sa trarre in salvo chi soccombe e ridestar forze illanguidite.
Esempio fra tanti: il famoso Lekain, ieri sfiduciata comparsa, oggi asso del Palais Royal, son io che gli apersi la via.
(con leggerezza)
O sognatori, abbassate le armi!
E rispettate il mio teatro!
I miei fini son schietti, indelebili i miei servigi!
Io lotto per il bello per il buon decoro del teatro Con questo motto nel cuore vivo la vita per il teatro.
E sopravviverò per sempre negli annali della sua storia!
«Sic itur ad astra!»
(visionario)
Sulla mia tomba questo leggerete un giorno: «giace qui LA ROCHE, l’inobliabile, l’immortale mentore del teatro che, amico della musa gaia, di quella seria fautore fu.
Per la scena fu un padre, per gli artisti uno scudo.
Amato dai superni dèi, dagli uomini ammirato.» Amen!
(grande ovazione)

LA CLAIRON
(corre verso il direttore e lo bacia con entusiasmo sulla guancia)
La Roche, sei un dio!
La Roche, una roccia sei tu!

FLAMAND
A-men! A-men!
(La cantante italiana, resa un po’ allegra dalle molte bevute di Porto, già nell’ascoltare l’epitaffio del Direttore ha dato segni di commozione. Ora singhiozza forte.)

IL SOPRANO
Huh! Huh!

IL TENORE
(alla compagna)
Che cosa c’è?
Non è mica morto!
(irritato)
Non far qui queste scene!
(la conduce via piangente nella sala del teatro)

IL CONTE
Bravissimo! Bravissimo!
(La Contessa viene al centro.)

LA CONTESSA
Udite la voce ammonitrice d’un amico.
Non s’estingua mai, si stampi in voi.
Dategli il compito che sé rivendica, e l’arte sua la vostra sia.
Nasca insieme la festa da tutti voi!

IL CONTE
(alla Clairon)
Misericordia, ma costei vuole un’opera!

LA CONTESSA
(continuando)
Vi siete scontrati senza pietà, invano tentando di confutarvi.
Lasciate i viottoli del pensiero, sentite con me che a tutte le arti solo una patria spetta: il cuore che ha sete di beltà!
Un tenue germoglio oggi s’è schiuso… lo vedo già crescere a salda pianta, che un mar di fiori versa su noi!
(La Clairon salta su, prende per mano Poeta e Compositore e li conduce solennemente alla Contessa.)

LA CLAIRON
(con enfasi teatrale)
La dea Armonia è discesa qui tra noi.
Alleatevi, arti, a farle degna accoglienza!

LA CONTESSA
(ripigliando garbatamente il tono di lei a Flamand)
Al dolce stimolo che Apollo destò in voi
(indicando Olivier)
presti il poeta i più alti pensieri!
(ad Olivier)
E quel che genio poetico ispirò
(indicando Flamand)
lo trasfiguri poter di musica!
(indicando il Direttore)
Dal suo teatro riceverà forma, sì da commuovere in nobile grazia.
(a tutti e tre)
Il patto accoglie in sé tutte le arti.
Si chinano amanti l’una all’altra, s’apprestano in festa alla solennità.
(Poeta, Compositore e Direttore assumono anche loro l’accento teatrale introdotto dalla Clairon, e con lei improvvisando un quartetto d’omaggio.)

FLAMAND
Qual dio si leva là nelle alte sfere?

OLIVIER
Che pure melodie penetrano in me?

FLAMAND E OLIVIER
La dea Armonia discende su noi.
Vogliamo riverenti farci incontro, baciar la terra che l’accoglierà.

LA CLAIRON
Qual buona sorte guida i suoi passi fra di noi?
La dea superna stessa ha cura d’appianar la lite.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Chi mai potrà sfuggire al suo potere?

LA CLAIRON
V’accompagnerà nelle vostre strade, né più divisa starà da voi!

FLAMAND, OLIVIER E IL DIRETTORE
Vogliamo scordar ciò che fu contrasto, uniti imprender ciò che dea comandò!

IL CONTE
Quest’è più di una conciliazione… quest’è una congiura! E io son la vittima e ben lo sapevo.

LA CONTESSA
Una nuova opera ci si darà, non puoi impedirlo.
Sopportalo in pace da buon filosofo.

IL CONTE
Non mi rimane che rassegnarmi.
(rassegnato)
L’inevitabile faccia il suo corso, mi tocca un’opera e sia così.

LA CLAIRON
(al Conte)
Questi vostri tronchi sospiri hanno effetto quanto mai scarso.

LA CONTESSA
(alla Clairon)
Mio fratello non è gran che musicale. Ha un debole solo per le marce pompose, e riguarda gli operisti soltanto alla stregua di «versicidi».

LA CLAIRON
(alla Contessa)
Forse ha ragione lui.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(ormai a suo agio)
E adesso al lavoro, bisognerà non perder tempo.
(al Compositore)
All’aria i suoi diritti! E riguardo ai cantanti, mai l’orchestra troppo forte!
Potrai nel balletto sfogarti se vuoi.

OLIVIER
(ironico)
Adesso riapre lo scrigno delle massime eterne.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(al poeta)
Niente entrata della prima donna nelle scene iniziali. Parole ben intelligibili e ripetute affinché siano ben afferrate.

FLAMAND
O quante mai venerabili regole! Ma nuove strade noi vogliamo cercare!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Voi non siete tutto! Se abbiate o no successo è in mano mia. Comunque adesso spartiamoci il lavoro.
(al poeta)
A te cominciare, al soggetto pensi tu.

OLIVIER
(alla Contessa)
Ditemi: un’Arianna a Nasso v’andrebbe?

FLAMAND
Sfruttata troppo ormai.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(ironico)
La ben nota occasione per arie ed arie lunghe e tristi e lamentose.

FLAMAND
A me una Dafne parrebbe più viva.

OLIVIER
Storia assai seducente, ma ben difficile a montare! Dafne mutata in un albero eterno sacro ad Apollo…

FLAMAND
La musica basterebbe per questo!

LA CONTESSA
Un bel soggetto, io lo prediligo.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Ancora ninfe e pastori, greci e dèi!
La mitologia non v’interessa, si sa.

IL CONTE
Roba fritta e rifritta… Non manca altro che la guerra di Troia!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
E di Egizi ed Ebrei, Persi e Romani, le opere son piene fino all’orlo. Mentre noi vogliamo dei conflitti che commuovano anche noi.

IL CONTE
(con una certa cattiveria)
Ne avrei io una molto avvincente.
(Sempre un po’ esitando)
Già… proprio l’opera richiesta da lui: con dei conflitti che siano i nostri. Descriva noi! Negli eventi che…
(gran tensione generale)
… che qui tutti noi… oggi abbiamo vissuto… messi in versi… e musicati, musicati in un’opera!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(è rimasto senza parole)
Ha!

OLIVIER
(stupefatto)
Trovata sorprendente!

FLAMAND
Non si può negarlo.

IL CONTE
Sarebbe un soggetto che riguarda anche noi.

LA CONTESSA
Prelibata proposta!

LA CLAIRON
Cadiamo da un caso sorprendente in un altro senza respiro.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Un grosso problema vedere questo in scena.

OLIVIER
(riflettendo)
Poca azione…

FLAMAND
Per la musica va.

IL CONTE
Mostrate che sapete crear d’insolito. Noi siamo soltanto i personaggi. Reciteremo tutti quanti noi.

LA CONTESSA
Sarà un’opera allegra dunque?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Mi vedo già andare in giro da basso buffo.

IL CONTE
(rispondendo alla Contessa)
Comunque, un’opera senza ‘eroi’?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
E chi sarà l’amoroso?

LA CLAIRON
Io credo che c’è n’è molto pochi qui che non lo siano.

OLIVIER
(al compositore)
E il tenore chi sarà, dimmi un po’?

IL CONTE
Tradite troppo presto i segreti dell’officina.

LA CLAIRON
(al Conte)
Bravo, è così! Me ne compiaccio con voi.
Avete proposto un’impresa ben ardua.

LA CONTESSA
(al Conte)
Un po’ maligna parrebbe a me.

OLIVIER
Squisita è l’idea, ma tu che ne dici, La Roche?
(a parte a La Roche, con riferimento al Conte)
Ci son topi che partoriscono…

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(completando)
di gran montagne!

OLIVIER
(sconcertato)
Perché?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Perché no?

LA CONTESSA
Sembrate alquanto sgomento, La Roche!

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Una tal proposta di certo non era attesa!

LA CONTESSA
Dite che non va?

IL DIRETTORE DEL TEATRO
No, però, signora Contessa, io temo che dall’insieme uscirà un’indiscrezione vistosa!

LA CONTESSA
(sorridendo)
Dipenderà dal buon gusto trarne del teatro con spirito e grazia.

LA CLAIRON
Soltanto l’indiscreto ha dei successi in teatro!

OLIVIER
Io trovo l’idea brillante assai e subito ne abbozzerò lo scenario.

LA CLAIRON
Troppo tardi ormai, io vado a Parigi.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Anch’io devo andarmene.
(a Flamand e Olivier)
Venite con me?

LA CONTESSA
(alla Clairon)
Certo che qui v’abbiamo trattenuta troppo.

LA CLAIRON
(amabilmente)
Oh! nel vostro salotto le ore passano senza che il tempo invecchi mai.
(congedandosi con un inchino)
Contessa!

LA CONTESSA
(rispondendo)
Mademoiselle Clairon!
(con un cenno al Direttore)
Adieu, La Roche!
E voi scrivetemi una bella parte, Olivier!
(A Flamand, significativamente)
Addio a voi, Flamand!

FLAMAND
(s’inchina)
Signora, addio!

Scena decima

La Contessa va a sinistra sul davanti nel suo salotto. Il Poeta e il Compositore la accompagnano alla porta e la seguono con lo sguardo. Il Direttore ha rilevato i due cantanti italiani dalla sala del teatro e li conduce all’uscita per la galleria ch’è nel fondo a sinistra.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
Bene avvolto nel vostro mantello a fin di non infreddare nel villaggio,
(il cantante vuol dirgli qualcosa)
Sì, sì, per l’acconto sarà pronto domani.
(intanto il Conte ha chiamato un lacchè)

IL CONTE
E pei cavalli?

IL SERVITORE
A posto. Son quattro.

IL CONTE
(offre il braccio alla Clairon)

LA CLAIRON
Me ne aspettavo io sei almeno.
(prende il braccio. Entrambi via rapidamente.)

(Uscita la Contessa, Poeta e Compositore son rimasti sul davanti a sinistra, come nella scena prima.)

FLAMAND
(molto cortesemente al Poeta, additandolo)
Prima le parole, dopo la musica. La parola preceda!

OLIVIER
(con altrettanta cortesia)
No; sia la musica a nascere da lei.

FLAMAND
(quasi tra sé)
Prima la musica…
(al Poeta, con intenzione)
Lei ha deciso!
(fa per andarsene. Torna il Direttore, cappello in testa e cappotto)

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(ancora sul fondo)
Su, su, non attardarsi!

OLIVIER
(da sé)
Sì… per la parola!
Prima le parole.

IL DIRETTORE DEL TEATRO
(facendosi avanti)
Prender congedo da questa giornata!
Durante il viaggio discuteremo di molte cose dell’opera.
(al Poeta)
E non dimenticare la mia scena madre, tu!
Quella in cui dirigo io le prove in scena.
Un capo vi apparirò! E sarà il culmine del tuo dramma quello!
Soprattutto:
(nell’andarsene)
ben curate, badaci, le mie uscite!
Lo sai, l’uscita che funziona è un fattore decisivo del successo, è l’impressione che conta di più…
(tutti e tre via. Le sue parole si perdono.)

Scena undicesima

Compaiono otto servitori e si mettono a far ordine.

OTTO SERVITORI
Parecchio strepito… e molta confusione!

PRIMO SERVITORE
Quell’italiana lì ha un buon appetito, guarda qua, della torta non resta niente.

SECONDO SERVITORE
Che aveva il Direttore con quel suo gran discorso?

TERZO SERVITORE
Parlava anche greco!

QUARTO SERVITORE
Non c’ho capito nulla.

QUINTO SERVITORE (PIÙ ANZIANO)
(didattico)
Io invece sì. Lui vorrebbe riformare il teatro ma in grande, se tanto camperà.

SESTO SERVITORE
(dandosi importanza)
Io suppongo volesse far apparire i servitori anche nell’opera.

TUTTI
Il mondo intero è pazzo, tutto è teatro. Noi niente c’inganna, vediamo dietro le quinte.
Tutto si vede altrimenti da qui. Il Conte va in cerca di un’avventura, la Contessa è innamorata e non sa di chi.

PRIMO SERVITORE
Sarà di tutt’è due.

SECONDO SERVITORE
E per venirne alfine in chiaro si fa scrivere un’opera in regola.

QUARTO SERVITORE
Cosa capire da un’opera?

QUINTO SERVITORE
Pasticcio informe!

PRIMO SERVITORE
Si canta per non far capire le parole!

QUARTO SERVITORE
Quest’è indispensabile per non romperci la testa sul suo contenuto bislacco.

QUINTO SERVITORE
Non far tanto il saccente tu!

TERZO SERVITORE
Io amo i funamboli e i loro spettacoli, la loro compagnia la protegge il re. Ed è a Versailles che li ho visti io.

QUARTO SERVITORE
Proprio splendidi, ve lo dico anch’io.
E dopo c’è il raccapricciante: Coriolano pugnala la propria figliola!

SECONDO SERVITORE
Per me le marionette è meglio.

TERZO SERVITORE
Ma Arlecchino è più comico.

PRIMO SERVITORE
Non vorreste alla festa della nostra Contessa recitar qualcosa d’allegro? Per esempio una cosa di maschere. Io conosco il Brighella della compagnia italiana, ci aiuterebbe. Ma zitti: il maître è qui.
(Compare il maggiordomo.)

IL MAGGIORDOMO
Finire presto, poi preparare il souper!
Quindi libertà!

TUTTI I SERVITORI
Che bellezza una serata senza gente! Ora in cucina a vedere che c’è. Preparare il souper, e poi libertà. Viva! Viva! Che bellezza una serata senza gente!
(nell’andarsene)
Il Conte va in cerca d’un’avventura, la Contessa è innamorata e non sa di chi.
(I servitori sono usciti in grande allegria.)

Scena dodicesima

S’è fatto buio. Il maggiordomo è affaccendato ad accendere un candelabro. Quando sta per andarsene anche lui, dalla sala del teatro s’ode del fracasso, e gli appelli di una voce impaurita.

MONSIEUR TAUPE
(ancora di dentro)
Signor Direttore!
(Dalla sala del teatro esce incespicando un omino insignificante con un librone sotto il braccio.)
Signor Direttore!
(Il maggiordomo si volta spaventato e lo illumina alzando il braccio su di lui.)

IL MAGGIORDOMO
Donde venite voi?

MONSIEUR TAUPE
(Tende il viso in avanti al modo dei miopi per fissar meglio il maggiordomo.)

IL MAGGIORDOMO
(indietreggia spaventato)
Chi siete?

MONSIEUR TAUPE
Non temete di me! Dove mai m’avreste voi conosciuto? Io mi muovo di rado sulla crosta terrestre.

IL MAGGIORDOMO
(stupito)
Ma che volete dir con questo?

MONSIEUR TAUPE
(malinconicamente)
Io trascorro la vita nel sottosuolo invisibile.

IL MAGGIORDOMO
Per me siete ben visibile.

MONSIEUR TAUPE
Io sono l’invisibile signore
(misteriosamente)
di un magico mondo.

IL MAGGIORDOMO
(sempre più irritato)
Perché è venuto qui dalla sala buia?

MONSIEUR TAUPE
M’ero addormentato e coloro là m’hanno scordato.

IL MAGGIORDOMO
(violentemente)
Ma alla fine vorrete dir chi siete o no?

MONSIEUR TAUPE
Il suggeritore, sono Monsieur Taupe.

IL MAGGIORDOMO
(rasserenato)
Piacere di far la vostra conoscenza, Monsieur Taupe, e di potervi dare il mio saluto nel nostro mondo.

MONSIEUR TAUPE
Solo una visita e breve assai. Non è il caso d’agitarsi perciò.

IL MAGGIORDOMO
Siete uno strano tipo però e io direi di una certa quale entità.

MONSIEUR TAUPE
Oh sì! Oh sì! Certo è così. Solo quando io scendo in quella scatola può girar la grande ruota del teatro!

IL MAGGIORDOMO
Per così dire siete voi a metterlo in moto?

MONSIEUR TAUPE
I grandi pensieri dei poeti li soffio sommessi innanzi a me e tutto comincia a vivere.
Fantomaticamente innanzi a me la realtà si specchia… il mio sussurro m’addormenta.
(in rilievo)
E dormendo io divengo avvenimento!
Gli attori non parlano più ed il pubblico si sveglia!

IL MAGGIORDOMO
Ha ha! Ha ha! Ottima! Ottima!

MONSIEUR TAUPE
Dall’oblio solo il sonno mi salverà.

IL MAGGIORDOMO
Stavolta però v’hanno obliato.

MONSIEUR TAUPE
(lamentosamente)
Oh, sì, m’hanno maltrattato!

IL MAGGIORDOMO
La sorte di tutti i potenti!

MONSIEUR
(gemendo)
Mi hanno piantato in asso e poi addio… partiti.
E come torno a Parigi, ditemi?
(La luce lunare comincia ad invadere il parco e la terrazza)

IL MAGGIORDOMO
A piedi direi di no. Prima però un momento in dispensa ristorarvi un poco. Intanto io penso al vostro viaggio e faccio attaccare.

MONSIEUR TAUPE
Che gentilezza!

IL MAGGIORDOMO
Presto con me!
(lo precede)

MONSIEUR TAUPE
(resta un momento solo nella luce della luna che irrompe dalle alte porte della terrazza-giardino, si guarda attorno incerto…)
È un sogno questo o no? Forse sono già sveglio?
(scuote il capo, sbadiglia e segue il maggiordomo)

Scena ultima

La scena resta vuota, il salotto buio. Sulla terrazza, crescente luce lunare. Appare la Contessa, in gran toilette da sera. Va alla porta a vetri centrale di fondo, la apre ed esce sulla terrazza, dove sosta pensierosa per un po’. La luce lunare la inonda. Entra il maggiordomo e accende i lumi nel salotto con l’aiuto di due servitori. Si accendono anche i lumi delle specchiere dell’avanscena, sì che presto il salotto è illuminato completamente.

LA CONTESSA
(dal fondo entra nel salotto)
Il signor Conte?

IL MAGGIORDOMO
È partito con mademoiselle Clairon per Parigi or ora. Si scusa se questa sera non sarà con voi.

LA CONTESSA
(sorride)
Il mio souper da sola dunque.
(da sé)
Ma che indole invidiabile! L’attrae l’effimero.
Che ha detto quest’oggi? «gaio decider, certo possesso! Piacer dell’attimo… scienza del vivere»
(sospira)
Com’è semplice!
(al maggiordomo che è rimasto sulla porta)
Che c’è?

IL MAGGIORDOMO
Il signor Olivier verrà domattina a congedarsi, ha detto, e quanto all’opera, apprenderne lo scioglimento.

LA CONTESSA
Scioglimento, ha detto? Quando verrebbe?

IL MAGGIORDOMO
Attenderà in biblioteca.

LA CONTESSA
In biblioteca, ha detto? Quando?

IL MAGGIORDOMO
Dalle undici in poi.
(via con un inchino)

LA CONTESSA
(sconcertata)
Dalle undici in poi! Un vero destino. Fin dal sonetto… Indivisibili. Flamand sarà un poco deluso nel trovare Olivier in biblioteca al mio posto.
E io? Lo scioglimento… Dovrei sceglierlo, deciderlo, disporlo?
È la parola che commuove il cuore o la musica che con più vigore parla?
(prende il sonetto, si mette all’arpa e comincia, accompagnandosi, a cantarlo)
Nessuna rifulge al mio cor beltà
se non la vostra, o deità regale;
nessuna sarà mai voi l’eguale,
sorga pur Venere a dir: son qua.
Tal è negli occhi vostri potestà,
che un guardo loro ad annientarmi vale
e un altro poi mi fa rinascer l’ale,
vita donando e morte a volontà.
(interrompendosi)
Ozioso tentar di dividerli in due. In uno fusi son musica e versi in una entità nuova.
Mistero dell’ora… L’arte un’altra arte riscattò!
(riprende l’arpa e canta il sonetto fino alla fine)
Vivessi pur io mille anni e mille,
fuor delle vostre mai vedrò pupille
tali da indurre a palpitar il cor.
Scorrer dovrebbe il sangue in altre vene,
ché queste son del vostro amor sì piene,
che un altro mai non conterranno amor.
(Si leva, agitata dalla passione, e muove verso il lato opposto della scena pensierosa.)
L’amor vostro m’avvolge teneramente intessuto di versi e note.
Dovrei io lacerar questa trama?
Non ne son forse un filo io stessa?
Decider per l’uno?
Per Flamand, quell’anima grande, occhi grandi e chiari…
per Olivier, l’intrepido, l’appassionato Olivier?
(improvvisamente si vede allo specchio)
Cosa dice il cuore di Madeleine?
Amata sei e non puoi donarti, Dolce ti sarebbe l’esser debole…
vorresti patteggiar con l’amore, ma sei tu stessa in fiamme, non puoi salvarti.
Se scegli l’uno, tu perdi l’altro!
Ché sempre si perde quando s’acquista!
(di nuovo alla propria immagine allo specchio)
Non c’è nel tuo sguardo forse ironia?
Esigo risposta!
E tu quel tuo sguardo che indaga!
Tu taci?
O Madeleine! Madeleine!
Vuoi tu bruciare fra due fuochi.
(s’avvicina allo specchio ancora d’un passo)
O immagine dell’invaghita Madeleine, sai tu consigliarmi, sai suggerirmi lo scioglimento di questa loro opera?
Ce n’è uno che non sia banale?
(Compare il maggiordomo e s’arresta sulla porta)

IL MAGGIORDOMO
Signora, il souper è servito.

(La Contessa guarda sorridendo nello specchio… con civetteria ammicca col ventaglio alla sua immagine e se ne congeda graziosamente con un inchino; quindi passa allegramente davanti al maggiordomo canticchiando a mezza voce la melodia del sonetto… e se ne va lentamente nella sala da pranzo. Il maggiordomo, stupefatto dalla sua mimica, la segue con lo sguardo, poi torna a guardare nello specchio…)

SIPARIO RAPIDO

FINE

versione ritmica italiana di Fedele D’Amico


(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia,
Venezia, Teatro Malibran, 30 maggio 2002

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Ultimo aggiornamento 1 gennaio 2013
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