Glossario



Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore per corno e orchestra, op. 11

oppure con accompagnamento di pianoforte

Musica:
Richard Strauss
  1. Allegro (mi bemolle maggiore)
  2. Andante (la bemolle minore)
  3. Rondo Allegro (mi bemolle maggiore)
Organico: corno solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Monaco?, inizio 1883
Prima esecuzione: con pianoforte Monaco, Tonkünstlerverein, primi mesi del 1883 - con orchestra Meiningen, 4 marzo 1885
Edizione: J. Aibl, Monaco, 1884
dedica: a Oscar Franz, primo corno dell’orchestra di Corte a Dresda

Guida all'ascolto (nota 1)

Al periodo di formazione di Strauss ci riporta il Concerto per corno e orchestra n.1 in mi bemolle maggiore op.11, scritto a diciotto-diciannove anni. Sulla personalità di Strauss aveva esercitato una influenza determinante la figura paterna; Franz Strauss non era solamente primo corno presso l'orchestra di corte di Monaco di Baviera, ma anche uno dei più importanti cornisti-virtuosi del suo tempo, autore di brani da concerto e da studio per il suo strumento. Ovvio che, fin dalla più tenera età, il piccolo Richard venisse affidato nelle mani di qualificati insegnanti, e trovasse presto la sua strada di enfant prodige nel pianoforte e nella composizione.

Ovvio anche che i gusti familiari assumessero un ruolo prioritario nella formazione della personalità artistica del compositore in erba. Franz Strauss, che per il suo ruolo orchestrale era tenuto ad eseguire i soli di corno delle varie opere di Wagner che trovarono la prima esecuzione assoluta proprio a Monaco di Baviera, era un fervente antiwagneriano. In un mondo musicale, come quello austrotedesco degli anni Sessanta e Settanta del secolo, in cui vivissima era avvertita la contrapposizione fra il presunto vecchio e il presunto nuovo, ossia la vocazione classicistica di Brahms e la scuola neotedesca di Wagner e Liszt, Franz Strauss si opppneva strenuamente alla seconda tendenza, parteggiando per il classicismo brahmsiano. Non a caso ripetuti e violenti furono gli scontri con il principale alfiere del wagnerismo, il già ricordato Hans von Bülow, che non mancò di stigmatizzare il carattere duro e caparbio di Strauss padre, come anche di lodarne al sommo grado le capacità strumentali. Ironia della sorte, proprio Bülow avrebbe poi esercitato un ruolo essenziale nell'affermazione professionale di Strauss figlio, e un ruolo non marginale nella sua "conversione" alla corrente neotedesca.

Dalla quale corrente lo Strauss diciottenne, che nel 1882 - l'anno del Parsifal - metteva mano ai primi abbozzi del Concerto per corno, era ben lontano. Il Concerto in mi bemolle, primo dei due dedicati allo strumento a fiato - ma il secondo appartiene agli ultimi anni del maestro - nacque, nel volgere di parecchi mesi, come omaggio al padre, e venne infatti dedicato a Franz Strauss, che tuttavia non ne fu il primo interprete. La prima esecuzione avvenne, ancora in versione pianistica, nei primi mesi del 1883, ad opera di un allievo di Franz Strauss accompagnato al pianoforte dall'autore, che nei mesi seguenti si impegnò nella strumentazione; per una esecuzione completa si dovette aspettare il marzo 1885, quando il Concerto venne eseguito a Meiningen da Gustav Leinhos, sotto la direzione di Bülow; in questa seconda versione il lavoro venne dedicato a un altro insigne solista dell'epoca, Oscar Franz.

Non stupisce che il linguaggio musicale del Primo Concerto per corno subisca ancora la diretta influenza di certa entuasiastica letteratura romantica per lo strumento a fiato - come l'Adagio e Allegro op. 70 di Schumann - con la predilezione per un ampio melodizzare e un bilanciamento, fra solista e accompagnamento, che propende nettamente a favore del primo sul secondo. Eppure anche all'interno di questo contesto non è difficile riconoscere le caratteristiche di una personalità prepotente che, nel volgere di pochi anni, avrebbe offerto i primi frutti davvero maturi, per il carattere del tematismo, la sobria finezza del tessuto orchestrale, e alcune elisioni armoniche. Subito all'inizio il corno si effonde in un sonoro richiamo, che non è però il vero e proprio primo tema, ma dà piuttosto luogo a una sorta di prologo orchestrale; ancora il corno espone la lunga e plastica melodia che funge da prima idea; e la logica del tempo è più discorsiva, paratattica, che non elaborativa; nell'episodio centrale il solista dialoga con i legni, e il movimento confluisce poi senza soluzione di continuità in quello seguente.

Qui abbiamo un netto cambiamento di registro, una sorta di notturno elegiaco basato sul soffice accompagnamento degli archi e su una melodia cantabile su cui si inseriscono, in un secondo momento, i legni; non manca una sezione centrale più animata. Ma il Concerto converge verso il finale, un rondò che offre la sorpresa di presentare, come suo refrain - per quanto trasformato - il richiamo sonoro che aveva aperto l'intera partitura, e che chiarisce qui il suo significato ciclico; e tutto il movimento mantiene il dinamismo e la scorrevolezza dei movimenti di "caccia" che, da Mozart in poi, costituivano un autentico topos della letteratura per corno.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 20 marzo 1999

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Ultimo aggiornamento 29 novembre 2012
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