Glossario



Concerto in re maggiore per oboe e piccola orchestra

Musica: Richard Strauss
  1. Allegro moderato
  2. Andante
  3. Rondò finale. Vivace
Organico: oboe solista, 2 flauti, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, archi
Composizione: Baden, 25 Ottobre 1945
Prima esecuzione: Zurigo, 26 Febbraio 1946
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra, 1948

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Strauss, ormai vecchio e malato, si trovava a Garmisch, quando nel 1945 crollò il sogno imperialista della Germania nazista e l'aviazione alleata distrusse la Staatsoper sia di Berlino che di Vienna e il Nationaltheater della «sua» Monaco. Egli non era più considerato «il grande attuale» (der grosse Zeitgemässe), in contrapposizione all'inattuale (der Unzeitgemässe) Mahler e la sua opera veniva sottoposta ad una revisione critica, che a volte metteva a nudo con compiaciuta crudezza gli aspetti negativi di un'arte esaltante con accenti trionfalistici il vecchio mondo borghese di lingua tedesca. Lo stesso Strauss, due anni prima di morire, ebbe occasione di dire: «Io sono l'unico compositore vivente che oggi ha una cattiva stampa; per questo la mia musica è tanto migliore», dimostrando in tal modo molta serenità d'animo e piena consapevolezza del valore della propria produzione teatrale, sinfonica e cameristica, dislocata nell'arco di oltre un cinquantennio di ininterrotta attività creatrice. Egli, chiaramente amareggiato per il nuovo corso della storia europea con una Germania non più protagonista e unita e soprattutto per essere definito un sorpassato e un musicista in decadenza, dopo la straordinaria fortuna goduta sul piano internazionale negli anni precedenti la prima guerra mondiale, non volle rimanere in ozio e continuò tra i silenzi di Garmisch a scrivere musica con una fede e un entusiasmo che finirono per imporre la sua personalità, ancora una volta, al rispetto di tutti.

Strauss era certamente consapevole di essere giunto al tramonto di una splendida e irripetibile stagione musicale e, purtuttavia, continuò a lavorare e a comporre brani strumentali e vocali di penetrante fascino armonico e timbrico, come le due Sonatine in fa maggiore e in mi bemolle maggiore per 16 strumenti a fiato (1943-1945), il Concerto per oboe e piccola orchestra, completato a Baden, presso Zurigo il 25 ottobre 1945, le Metamorphosen, studio per 23 archi solisti eseguito per la prima volta a Zurigo il 21 gennaio 1946, il Duetto-Concertino per clarinetto, fagotto, orchestra d'archi e arpa, presentato in prima esecuzione nell'aprile del 1948 a Radio Monte Ceneri (Lugano) sotto la direzione d'orchestra di Otmar Nussio, e i Vier letzte Lieder, per soprano e orchestra, scritti nel 1948  (canto d'addio del musicista) ed eseguiti a Londra il 2 maggio 1950 sotto la direzione di Furtwaengler e nella interpretazione solistica di Kirsten Flagstad, superba e indimenticabile cantante wagneriana.

Strauss fu sollecitato a scrivere un pezzo per oboe, se non proprio un concerto, dal giovane oboista dell'orchestra di Filadelfia, John de Lancy, che nel 1945 si trovava di stanza a Garmisch come soldato dell'esercito americano di occupazione. Il musicista acconsentì di buon grado alla pressante e affettuosa richiesta e compose la brillante partitura per oboe e piccola orchestra (solo legni, due corni e archi), utilizzando tutte le possibilità tecniche dello strumento solista, al quale riservò anche ogni diavoleria di carattere virtuosistico. La scrittura armonica del concerto, così come le cadenze accompagnate in modo semplice e lineare dall'orchestra, poggia su una base diatonica e mira all'essenzialità del discorso, lontano da qualsiasi sovrabbondanza baroccheggiante delle immagini foniche che avevano contraddistinto le composizioni del primo Strauss. La prima esecuzione del concerto per oboe, della durata di 23 minuti e 55 secondi, ebbe luogo nel 1947 alla Tonhalle di Zurigo sotto la direzione di Volkmar Andreae e con Marcel Saellet in veste di solista:  fu un successo e da allora il concerto è entrato a far parte del repertorio degli oboisti, che ogni tanto si cimentano con questo lavoro né facile né di seconda mano.

Sui tre tempi aleggia lo spirito giocoso di Mozart, un autore profondamente amato e venerato da Strauss, e sin dall'Allegro moderato iniziale l'oboe si colloca in posizione di protagonista e svolge con disinvolta eleganza un tema intriso di fresca e cordiale musicalità e spesso intrecciato con il suono del flauto e del clarinetto. L'Andante è caratterizzato da una melodia vagamente malinconica e di ampio respiro, di taglio tipicamente straussiano e appartenente stilisticamente alla stessa matrice creativa del Secondo concerto per corno e orchestra e dei Vier letzte Lieder. Quindi l'oboe, dopo una gustosa cadenza, affronta con tono spigliato l'ultimo movimento in forma di rondò, contrassegnato da uno scherzo in tempo di 2/4 e da un successivo allegro in 6/8. Interviene lo strumento solista con intervalli di quarta per sottolineare il tono capriccioso e la trasparente polifonia dell'invenzione tematica e, dopo una nuova cadenza, tutto si raggruma felicemente nella stretta conclusiva.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il Concerto per oboe e piccola orchestra in re maggiore venne composto da Richard Strauss, ormai vecchio e malato, a Garmisch nel 1945 sollecitato dal giovane oboista dell'orchestra di Filadelfia, John de Lancy, che in quel periodo si trovava lì di stanza come soldato dell'esercito americano di occupazione. È una pagina solare che per chiarezza e semplicità richiama l'arte di Mozart; la sua prima esecuzione avvenne alla Tonhalle di Zurigo nel 1947 e da allora il concerto trovò stabile dimora nel repertorio di tutti gli oboisti.

L'esposizione dell'Allegro moderato si apre col tema principale in re maggiore, sereno e disteso, esposto dal solista e annunciato da nervose quartine in semicrome dei violoncelli. Il timbro dell'oboe viene esaltato dalla sinuosa linea melodica disegnata da Strauss, che man mano diviene più cromatica e "sofferta" (nelle viole si riodono le nervose quartine di semicrome) fino alla ripetizione del tema principale a piena orchestra. Il secondo tema, dolcissimo, viene presentato dall'orchestra in la maggiore e precede un episodio solistico molto brillante, che vede protagonisti l'oboe, il clarinetto e gli archi in un vivace dialogo. La sezione di sviluppo è divisa in due parti: la prima, Vivace, è costituita da un episodio orchestrale che riprende elementi motivici del tema principale; la seconda vede la nostalgica e intensa riapparizione del secondo tema in tonalità minore (archi poi oboe). Una breve cadenza del solista sfocia infine nella ripresa del tema principale e del secondo tema, ora in re maggiore. Nel finale ritroviamo l'incipit del tema principale e le nervose quartine di semicrome che scorrono in tutta l'orchestra.

L'Andante si apre con un intenso ed espressivo canto dell'oboe in si bemolle maggiore, sotto il quale sentiamo ancora in orchestra fremere le quartine di semicrome dell'Allegro moderato. Il successivo episodio orchestrale Un poco più mosso riprende ed elabora elementi motivici dell'Allegro moderato, in particolare il tema principale e il secondo tema. Il tempo ritorna Andante e l'oboe riprende il canto espressivo iniziale, ora arricchito e variato dagli arabeschi degli archi, e raggiunge l'apice di intensità emotiva dell'intero concerto. La coda del movimento, nella quale il materiale motivico affidato all'oboe, sulle ferme armonie degli archi, sembra quasi disgregarsi, precede la cadenza del solista che sfocia direttamente nell'ultimo movimento.

Movimento ricco di idee e spunti motivici che si alternano con rapidità, il Vivace si apre con uno spensierato tema principale, giocato con brio dall'oboe che spesso intreccia la sua voce a quella del flauto. Il secondo tema, in la maggiore, è costituito invece da un'intensa frase ascendente di violini, violoncelli e fagotti sui quali l'oboe ricama petulanti terzine di crome. Dopo una sezione di elaborazione imitativa del materiale precedente, l'oboe annuncia un terzo motivo in re minore, chiaramente derivato dal secondo tema del primo movimento, e l'orchestra subito se ne appropria. Dopo questo breve momento malinconico, Strauss ritorna alla spensieratezza iniziale con un episodio imitativo (oboe con fiati) seguito da un breve sviluppo di primo e secondo tema. La cadenza dell'oboe spezza il movimento e introduce un quarto tema in tempo Allegro, dal cullante ritmo in 6/8 e dall'inconfondibile sapore pastorale. Una breve transizione conduce poi a un nuovo tema presentato dal solista e ripetuto dall'orchestra. Il discorso musicale si placa e rallenta (Più comodo) fino alla fulminante coda conclusiva.

Alessandro De Bei


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 22 marzo 1981
(2) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 282 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 15 febbraio 2014
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