Glossario



Sonatina n. 1 in fa maggiore
"Aus der Werkstatt eines Invaliden" (Dall'officina di un invalido)

per 16 strumenti a fiato

Musica:
Richard Strauss
  1. Allegro moderato
    Composizione: Vienna, 24 marzo 1943
  2. Romanze und Menuett - Andante. Tempo di Minuetto
    Composizione: Vienna, 21 febbraio 1943
  3. Finale - Molto Allegro
    Composizione: Garmisch, 22 luglio 1943
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 3 clarinetti, clarinetto basso, corno di bassetto, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni
Prima esecuzione: Dresda, 18 febbraio 1944
Edizione: Boosey & Hawkes, Londra, s. a.

Guida all'ascolto (nota 1)

Più lunga e articolata è la Sonatina n. 1 (durata 28 minuti) per 16 strumenti a fiato, comprendenti 2 flauti, 2 oboi, 3 clarinetti, corno di bassetto, clarinetto basso, 4 corni, 2 fagotti e il controfagotto. Questo brano fu composto tra la primavera e l'estate del 1943 (la partitura reca nell'ultima pagina la data: Garmisch 22 luglio 1943) durante un momento di convalescenza dell'autore, reduce da una grave malattia. La prima esecuzione ebbe luogo ugualmente, come la Serenata op. 7, al Tonkünstlerverein di Dresda il 18 giugno 1944 sotto la direzione d'orchestra di Karl Elmendorff. A titolo di cronaca va aggiunto che Strauss compose una seconda Sonatina per 16 strumenti a fiato tra il 1944 e il 1945 a Garmisch e la prima esecuzione si svolse questa volta al Musikkollegium di Winterthur il 25 marzo 1946 sotto la direzione d'orchestra di Hermann Scherchen. Quest'ultimo lavoro è dedicato «allo spirito immortale di Mozart alla fine di una vita piena di gratitudine» e comprende quattro movimenti (Allegro con brio - Andantino très commode - Minuetto animé - Andante e Allegro) improntato ad un linguaggio strumentale di fresca e spigliata musicalità.

Il primo tempo (Allegro moderato) della Sonatina n. 1 presenta uno schema di taglio classico e di struttura chiaramente contrappuntistica. Il tema iniziale viene enunciato dagli oboi, dal corno di bassetto e da un corno in fa, dei quattro indicati in partitura, ed è contrappuntato da un disegno melodico dei fagotti, controfagotto e clarinetto basso in la, il cui salto iniziale di nona minore discendente sarà un elemento caratteristico dell'intero primo movimento con trasformazioni sia melodiche che ritmiche. Dopo la presentazione del tema si staglia su un elegante arpeggiato la melodia dei corni ad ampio respiro, al quale segue un episodio su note ribattute e giocate in imitazione fra i vari strumenti, in un contesto armonico continuamente modulante. Poco prima della ripresa una cantabile melodia dell'oboe anticipa le uscite virtuosistiche dei corni e dei clarinetti. Nella ripresa il discorso armonico si fa più complesso e i temi sono riproposti ora in progressione e ora secondo una specie di variazione ritmico-melodica. Nella coda si riascoltano i temi già sentiti, su uno sfondo leggermente sfumato nelle sonorità.

L'Andante del secondo tempo (Romanza in la maggiore) attacca con una bella melodia del corno, riproposta dal corno di bassetto e dagli altri strumenti in stile imitativo, specie dall'oboe e dal flauto che l'arricchiscono di nuove fioriture. Il clima espressivo è contrassegnato da sonorità dense e pastose, molto care a Strauss. Il Minuetto, strettamente collegato alla Romanza, parte dalla tonalità di re minore e si sviluppa secondo una gamma estesa di modulazioni, che appartengono alla più tipica sigla inventiva di questo artista (basti pensare a certi eccitanti passaggi armonici dei suoi migliori poemi sinfonici). L'episodio centrale del Minuetto, in cui lo strumentale assume una leggerezza da trio, è imperniato su un elegante tema degli oboi, che sfocia nella ripresa (Andante, tema della Romanza) annunciata stavolta dal clarinetto in la e chiusa da una breve coda.

Il finale (Molto allegro) si dispiega molto articolato tematicamente e può considerarsi un vero saggio di maestria tecnico-contrappuntistica, dove predominano sonorità brillanti e piacevoli nelle varie sezioni del brano. Nella prima sezione si avverte un tema ritmicamente vivace; nella seconda c'è un gioco di note ribattute con il tema affidato ai corni; nella terza in re maggiore si evidenzia un dialogo di pruriginoso gusto timbrico tra oboe e clarinetto; nella quarta sezione c'è un ritorno al tema principale;nella quinta in tempo Poco tranquillo prevale l'elemento ritmico, sopra le note tenute di corni e fagotti; nella sezione c'è una ripresa del tema con un breve fugato, preludio, dopo ulteriori trasformazioni melodiche, al Presto conclusivo, dove il virtuosismo strumentale tocca il suo acme sonoro in un crescendo di straordinaria pienezza straussiana.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Piazza del Campidoglio, 13 luglio 1983

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Ultimo aggiornamento 29 maggio 2013
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