Glossario



Agon

Balletto per 12 danzatori

Musica:
Igor Stravinskij
Libretto: Georges Balanchine
  1. a. Pas-de-Quatre
    b. Double Pas-de-Quatre
    c. Triple Pas-de-Quatre
Prelude
  1. [First Pas de-Trois]
    a. Saraband-Step
    b. Gailliarde
    c. Coda
Interlude
  1. [Second Pas-de-Trois]
    a. Bransle Simple
    b. Bransle Gay
    c. Bransle de Poitou
Interlude
  1. a. Pas-de-Deux
    b. Four Duos
    c. Four Trios
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 4 trombe, 3 tromboni, timpani, xilofono, 3 tom-tom, castagnette, arpa, mandolino, pianoforte, archi
Composizione: dicembre 1953 - Hollywood, 27 aprile 1957
Prima esecuzione: Los Angeles, Philarmonic Auditorium, 17 giugno 1957 (in forma di concerto); New York, City Center Theater of Music and Drama, 1 dicembre 1957 (in forma scenica)
Edizione: Boosey & Hawkes, New York, 1957
Dedica: Lincoln Kirstein e Georges Balanchine

Guida all'ascolto (nota 1)

Agon, composto fra il dicembre 1953 e l'aprile 1957 (la partitura è datata: "26 aprile 1957") è una «suite» di danze ispirata dai «ballets de cour» dell'epoca di Luigi XIII e di Luigi XIV. Il lavoro fu concepito senza alcuna idea preconcetta di argomento o di scenario: il titolo, per Strawinski, significa semplicemente «competizione». Quanto al carattere «coreografico» di questa competizione il musicista lascia al coreografo la più grande libertà, pur mostrando, una particolare predilezione per quella realizzata da Balanchine il 1° dicembre 1957.

Il piano di lavoro stabilito dal compositore è il seguente :

Parte prima

  1. Passo a quattro (quattro danzatori, col dorso voltato verso il pubblico, si avvicinano)
  2. Doppio passo a quattro (otto danzatrici)
  3. Triplo passo a quattro (otto danzatrici e quattro danzatori). Coda. Dal punto di vista della forma musicale, questa danza è una variazione e uno sviluppo di B).
 
Parte seconda
 
  1. Preludio (orchestra)
  2. I° Passo a tre (un danzatore e due danzatrici)
    1. Sarabanda (solo del danzatore)
    2. Gagliarda (le due danzatrici)
    3. Coda (un danzatore e le due danzatrici)
  3. Interludio (orchestra)
  4. II° Passo a tre (due danzatori e una danzatrice)
    1. Bransle semplice (due danzatori)
    2. Bransle gaio (danzatrice sola). Un disegno di Strawinski indica che solo la danzatrice deve volgere la testa successivamente verso ognuno dei due danzatori nei due momenti della partitura in cui gli strumenti tacciono e soltanto le castagnette suonano.
    3. Bransle doppio del Poitou (due danzatori e una danzatrice)
  5. Interludio (orchestra)
  6. Passo a due:
    Adagio (un danzatore e una danzatrice)
    Variazione (un danzatore)
    Variazione (una danzatrice)
    Refrain (un danzatore)
    Coda (un danzatore e una danzatrice).

Parte terza

  1. Alla stretta (Orchestra: archi, ottoni, batteria, pianoforte)
  2. Danza dei quattro Duo (quattro coppie)
  3. Danza dei quattro Trio (Archi e ottoni - Quattro coppie)
  4. Coda dei tre Quartetti (Tutta da compagnia - Archi e ottoni). Verso la fine, quando suonano solamente gli ottoni, le danzatrici escono dalla scena e i danzatori ritornano alla posizione di partenza, col dorso rivolto al pubblico, come all'inizio del balletto.

Questo per l'architettura dell'opera, la quale se, sotto certi aspetti si riallaccia alla tradizione dei balletti neo-classici, per certi altri se ne stacca profondamente, e non solamente per il largo impiego che Strawinski fa della tecnica dodecafonica-seriale. Poiché questo lavoro, cominciato nel dicembre 1953 in uno stile diatonico modale, interrotto più tardi dalla composizione dell'In memoriam Dylan Thomas e del Canticum Sacrum, e ripreso nel 1956, dopo l'esperienza dodecafonico-seriale, fu terminato appunto con quest'ultima tecnica. Si poteva pensare a un risultato eterogeneo, frammentario sapendo che Strawinski aveva conservato le pagine già composte: ma sarebbe non conoscere il nostro musicista.

Qualche data ci aiuterà: nel dicembre 1953 Strawinski scrive la Fanfara che apre e conclude il lavoro, e poco più tardi l'ultima parte del Doppio passo a quattro; nella primavera dell'anno seguente, i due quinti del lavoro sono già composti. Ma allora il musicista s'interrompe per dedicarsi alla composizione dei due lavori più sopra ricordati. Nella primavera del 1956 Agon è ripreso: Strawinski compone allora i primi due Bransle (è un'antica danza francese di caratteri diversi secondo le province in cui veniva danzata), nell'agosto dello stesso anno, a Venezia, compone il terzo, e il resto del lavoro fu terminato tra il febbraio e l'aprile del 1957.

Volendo conservare le musiche composte tre anni prima (ma che furono in parte riscritte e ristrumentate) Strawinski si trovava ancora una volta dinanzi al problema che gli si era presentato per il Rossignol: quello di dare una unità a un lavoro di due stili diversi. E la soluzione, del problema non poteva essere più la stessa.

Nondimeno Strawinski trovò una nuova soluzione, e più geniale della prima: da un lato si servì di «ripetizioni» della musica composta all'inizio e riformulata prima di integrarla nella partitura: così la Fanfara iniziale viene ripetuta alla fine del balletto, il Preludio (II parte) viene ripetuto con qualche modificazione, nei due Interludi. Ma questa non era che una parte della possibile soluzione: a costituire una forte unità autentica Strawinski provvide incorporando nelle «serie» create per ogni danza, gli «intervalli melodici» principali delle pagine già composte, e giungendo così al risultato che si la musique est sérielle, on ne s'en aperçoit ni ne s'en soucie guère (R. Craft).

Un'analisi della struttura di ogni pezzo, nonché della composizione strumentale - per la prima volta, dopo il 1945, Strawinski ritorna a usare la grande orchestra, e sia pure senza utilizzarla mai in tutta la sua potenza, ma dando ad ogni danza un insieme strumentale appropriato e originale - sarebbe interessantissima; ma richiederebbe troppo tempo e spazio, e non è questo il luogo né il momento per farla.

Bastino questi pochi cenni per destare l'attenzione e l'interesse dell'ascoltatore su questo singolare lavoro di un musicista settantacinquenne, creazione sorprendente per la freschezza e per la forte struttura unitaria, che potrebbe anche segnare l'apertura di una via dove le varie tendenze, spesso contradditorie, che sconvolgono la musica del nostro tempo, potrebbero conciliarsi rinnovando l'antica «concordia discors».

Domenico De Paoli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 30 ottobre 1960

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Ultimo aggiornamento 14 settembre 2016
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