Glossario



Concerto in re per archi (Basle)

Musica: Igor Stravinskij
  1. Vivace
  2. Arioso - Andantino
  3. Rondò - Allegro
Organico: archi
Composizione: Hollywood, 8 agosto 1946
Prima esecuzione: Basilea, Stadttheater, 27 gennaio 1947
Edizione: Boosey & Hawkes, New York, 1947
Dedica: Orchestra da Camera di Basilea e P. Sacher

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Il Concerto in re per archi nasce nei primi mesi del 1945 su committenza dell'Orchestra da Camera di Basilea e del suo fondatore e direttore Paul Sacher. E il primo invito che il Maestro riceve dall'Europa, dopo il suo trasferimento negli Stati Uniti nel 1938. Il Concerto quindi appartiene alla fase finale del tanto discusso, e da alcuni deplorato, "neo-classicismo" stravinskiano, iniziato venti anni addietro; di tale fase è comunque prova significativa per alcuni versi e limitativa per altri.

Classico è il taglio tripartitico del componimento (Vivace-Arioso-Rondò); a la manière classica è il gioco strumentale tra gli episodi caratterizzati da intrecci contrappuntistici imitativi e quelli improntati allo "stile concertante", nell'alternanza soli - tutti. Ma nella dinamica, nella metrica costellata di asimmetrie e di reiterazioni e nell'agogica, il classico cede i suoi connotati (generici, d'altronde) al prefisso "neo". L'intervallo di seconda minore, scandito su vari contrattempi e divaricato tra gli estremi livelli sonori dell'organico orchestrale è, fin dall'inizio del primo movimento, l'intervallo-base di tutti e tre i tempi del Concerto.

Rispetto alle manifestazioni più prestigiose di questa lunga fase stilistica, che conta pagine come l'Apollon Musagète, l'Oedipus Rex o il vertice della Sinfonia di Salmi, si può dire che in questo Concerto Stravinskij sia più propenso a rivisitare gli stereotipi del proprio "neo-classicismo" che tentare nuove soluzioni (cui, poniamo, provvederanno le fascinose allusività ottocentesche di Jeu de Cartes). Sotto codesto profilo assume un particolare significato la versione per balletto che Jerome Robbins trasse da questo Concerto nel 1951. Con il suo balletto, intitolato The Cage, Robbins impresse violenza e fredda crudeltà all'imperturbabile nitore delle linee geometriche degli stilemi classicheggianti di Stravinskij.

Guido Turchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il Concerto in re per orchestra d'archi appartiene al periodo americano di Stravinskij. Fu infatti composto a Hollywood tra l'inizio del 1946 e l'8 agosto 1946 su commissione di Paul Sacher, che aveva chiesto al compositore di scrivere un pezzo per celebrare il ventesimo anniversario della Orchestra da Camera di Basilea. Con questa orchestra, della quale era fondatore e direttore, Sacher svolgeva una intensa opera di diffusione in favore della musica contemporanea, distinguendosi non soltanto come esecutore di qualità (era stato allievo di Felix Weingartner) ma anche come sensibile mecenate. Fra l'altro, questa commissione del direttore svizzero era la prima che provenisse a Stravinskij dall'Europa dopo oltre dodici anni. La prima esecuzione della partitura, nella cui dedica manoscritta in francese si legge "Dedié à la Basler Kammerorchester et son chef Paul Sacher", avvenne a Basilea il 27 gennaio 1947, diretta da Sacher. Il Concerto in re, noto per queste circostanze anche con il titolo Concerto di Basilea, venne pubblicato nel 1947 da Boosey & Hawkes: era la prima composizione nuova di Stravinskij a essere data alle stampe dalla casa londinese, che aveva appena acquistato tutte le opere precedentemente edite dall'Édition Russe de Musique.

Il Concerto per archi in re si iscrive nello stile neoclassico di Stravinskij ma ha un carattere alquanto diverso per esempio dal balletto Apollon Musagète (del 1928, anch'esso per orchestra d'archi) o dal Concerto in mi bemolle Dumbarton Oaks per orchestra da camera (1938), che pure gli si avvicina per brevità (dodici minuti circa) e struttura tripartita. Si tratta qui di un neoclassicismo più astratto, più disseccato ritmicamente e armonicamente spigoloso. Tutto il pezzo si basa sulla cellula, ossessivamente presente, dell'intervallo di seconda minore. Il discorso procede per progressiva espansione melodica di questa cellula, fino a coprire il totale cromatico. Il semitono si sposta all'interno della scala cromatica generando tensioni armoniche e modali fra i gradi ed evidenziando polarità che arricchiscono la tonalità d'impianto senza negarla (l'armatura in chiave non è mai abbandonata).

Nel primo movimento Vivace in re maggiore il tema in 6/8, che nasce da una nota ripetuta (fa diesis) dalla quale si genera il semitono (mi diesis), si muove con leggerezza su un accompagnamento spigliato e lussureggiante. Nella sezione mediana Moderato il tono si abbassa di una seconda minore a re bemolle maggiore, e l'intervallo ossessionante riappare nella nuova tonalità. Nell'Arioso centrale gli archi si effondono in un lirismo più spiegato, di marca "apollinea" e "cantabile", alla cui base sta una variante della cellula tematica semitonale realizzata con lo scambio insistito a distanza d'ottava tra le note la bequadro e si bemolle, rispettivamente sensibile e tonica della tonalità di questo movimento. Nel Rondò finale, che ritorna a re maggiore, la cellula in espansione è una successione di note cromatiche dominata da un pulsare ritmico sferzante: nel moto incessante delle quartine di semicrome l'urto semitonale che l'accompagna produce un che di ispido, di spinto, se non di dissonante.

La scrittura per soli archi è un capolavoro di cesello. Stravinskij fa uso di distinzioni esecutive precisate con la massima cura. Le indicazioni variano fra staccato, spiccato e ben articolato. Frasi legato sono accompagnate all'unisono o all'ottava da note staccato o pizzicato. A episodi compatti di ripieno si alternano momenti in cui gli archi sono usati, come nel "concerto grosso" barocco, in piccoli gruppi di esecutori solisti. L'effetto complessivo è di nitida limpidezza, non di parodia o di evasione. Eppure dietro la maschera del supremo gusto artigianale emergono, come sovente accade nelle composizioni stravinskiane di apparente "puro divertimento", inquietanti ambiguità e ombre, che celano a tratti anche una terribile ferocia. Da questo punto di vista il Concerto in re è un'opera di confine, che introduce per via sinfonica alle ultime grandi realizzazioni della stagione neoclassica di Stravinskij in ambito teatrale (il balletto Orpheus, The Rake's Progress) e vocale (Messa, Cantata).

Sergio Sablich

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Un divertimento può essere considerato il Concerto in re per orchestra d'archi scritto da Strawinsky nel 1946, per invito dell'Orchestra da Camera di Basilea, allora diretta da Paul Sacher. Nato in un periodo in cui il compositore si dimostrò particolarmente attratto dalle forme sinfoniche tradizonali, e in cui era ancora sotto l'influsso della corrente neoclassica, il concerto non rappresenta soltanto un omaggio alla vecchia musica spensierata, ma dimostra perfino parentele con l'operetta, parentele messe ovviamente subito in discussione «armonicamente», ma pur sempre presenti. Ma si sa che l'autore del Canticum Sacrum era anche un mago dell'intrattenimento e conosceva, non essendo da meno di Händel o di Telemann, non soltanto l'arte di sedurre, ma anche quella di lasciarsi a sua volta graziosamente affascinare dalle musiche e dai generi cosiddetti minori. Né è un caso che il concerto sìa stato scritto subito dopo la guerra, quando Strawinsky si era ormai stabilmente sistemato negli Stati Uniti a contatto con i grandi canali della diffusione musicale. E quei canali esercitarono su di lui un notevole fascino peraltro ottimamente secondato e risolto.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 12 gennaio 2001
(2) Testo tratto dal programma di sala del concerto dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Teatro del Maggio Musicale, 4 novembre 2000
(3) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 9 marzo 1977

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Ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016
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