Glossario



Suite italienne n. 1

Trascrizione per violoncello e pianoforte dal "Pulcinella"

Musica:
Igor Stravinskij
  1. Introduzione
  2. Serenata
  3. Aria
  4. Tarantella
  5. Minuetto e Finale
Organico: violoncello, pianoforte
Composizione: 1932
Edizione: Edition Russe de Musique, Parigi, 1934

Scritto in collaborazione con G. Pjatigorkij

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Suite italienne per violoncello e pianoforte deve indirettamente la propria origine all'incontro fra Stravinskij e il violinista Samuel Dushkin. Avviata nel 1931, per la prima esecuzione del Concerto per violino e orchestra, la collaborazione con Dushkin si protrasse ancora per vari anni, con esiti felicissimi; lo strumentista ampliò sensibilmente le conoscenze del compositore sulla tecnica violinistica, e i due artisti diedero origine a un duo che si esibì nelle principali sedi concertistiche d'Europa e d'America. Proprio in vista di queste esibizioni Stravinskij si dedicò alla redazione di diverse composizioni per violino e pianoforte, in massima parte rielaborazioni cameristiche di lavori orchestrali preesistenti; alla stesura della parte violinistica collaborava direttamente lo stesso Dushkin.

Una origine simile è quella della Suite italienne, che nacque nel 1932 dall'incontro di Stravinskij con il violoncellista Gregor Piatigorskij il quale collaborò alla definizione della sua parte; non è certamente un caso se l'anno seguente il compositore elaborò un'altra versione della stessa composizione, per violino e pianoforte, destinata all'attività concertistica con Dushkin. Entrambe le Suites erano tratte da un'opera orchestrale precedente, il balletto Pulcinella.

Composto a Morges fra il 1919 e il 20 aprile 1920, eseguito il 15 maggio 1920 all'Opera di Parigi dalla compagnia dei Ballets Russes sotto la direzione di Ernest Ansermet, Pulcinella segna una svolta nella produzione di Igor Stravinskij. Esso costituisce infatti - secondo una interpretazione assai diffusa anche se un poco schematica - l'opera con cui Stravinskij voltò le spalle al proprio periodo "russo", inaugurando il periodo "neoclassico". Era stato Diaghilev che, nel tentativo di far tornare il compositore nell'orbita della compagnia dei Ballets Russes, a cui era stato molto vicino prima della guerra, aveva proposto a Stravinskij di comporre un balletto rielaborando musiche di Pergolesi. Dopo un iniziale scetticismo, Stravinskij era rimasto affascinato dalle partiture del maestro italiano (o meglio: recenti ricerche hanno dimostrato come in realtà solo una parte delle musiche impiegate fosse in realtà effettivamente attribuibile a Pergolesi). Come lo stesso autore ebbe a scrivere in Expositions and Developments: «Pulcinella rappresenta la mia scoperta del passato, l'apparizione tramite la quale divenne possibile tutto il mio lavoro successivo. Era uno sguardo indietro, naturalmente - il primo dei miei amori in quella direzione - ma era anche uno sguardo nello specchio». Nella musica di Pergolesi e dei suoi contemporanei, dunque, Stravinskij trovò se stesso, individuando un rapporto, fra l'autore e la sua opera, oggettìvo, emotivamente distaccato, lontano tanto dal sentimentalismo tardoromantico quanto dallo stile drammatico ed allusivo del perìodo russo.

Dal grande ceppo di Pulcinella dovevano nascere, oltre alle due versioni della Suite italienne, anche altre opere più dimesse, una Suite da concerto e una Suite per violino e pianoforte. Proprio quest'ultimo fatto è significativo di una tendenza peculiare di Stravinskjj: la disponibilità artigianale, aspetto che si ricollega all'immagine del compositore-artigiano del Settecento, e vale dunque ad evidenziare maggiormente il distacco del compositore dalla prassi musicale tardoromantica. La versione per violoncello della Suite italienne si compone di cinque movimenti: una Introduzione, una Serenata (i primi due numeri del balletto), un'Aria (n. 9), una Tarantella (n. 12), e un Minuetto e Finale (nn. 17 e 18). Nella riduzione per violoncello e pianoforte i vari brani perdono parte della loro innovativa veste sonora, nonché la loro peculiare definizione timbrica, ma non il rapporto di "rigenerazione" rispetto all'originale pseudo-pergolesiano.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Le origini della Suite italienne per violoncello e pianoforte, che porta la data del 1932, vanno ricercate in un pomeriggio di primavera alle soglie degli anni venti, in Place de la Concorde a Parigi, dove il musicista stava passeggiando in compagnia di Diaghilev. Quest'ultimo, decisissimo a recuperarlo per i suoi Ballets dopo la parentesi della guerra, esordì a bruciapelo: «Non protestare per ciò che sto per dirti. (...) Vorrei che tu dessi uno sguardo a una musica deliziosa del Settecento pensando magari di orchestrarla per un balletto». Così rievoca, nei "Colloqui" con Craft, Igor Strawinsky, che prosegue: «Quando disse che il compositore era Pergolesi, pensai che fosse diventato matto. Conoscevo Pergolesi unicamente attraverso lo Stabat Mater e La serva padrona, e benché avessi appena veduto una rappresentazione di quest'ultima a Barcellona, Diaghilev sapeva che non ne ero stato affatto entusiasta. Gli promisi comunque di dare un'occhiata a quella musica e di fargli sapere la mia opinione».

Come da copione già sperimentato (non accadde la stessa cosa a Verdi, se vogliamo credere alla leggenda, con il Nabucco?), Strawinsky guardò la musica e se ne innamorò. E quanto profondamente, si può leggere in "Exposition and Developments": «Pulcinella rappresenta la mia scoperta del passato, l'epifania attraverso la quale divenne possibile tutto il mio lavoro successivo. Era uno sguardo indietro, naturalmente - il primo dei miei amori in quella direzione - ma era anche uno sguardo nello specchio».

Se però Pulcinella esce direttamente attraverso lo specchio di quelle musiche, non tutte pergolesiane (è stato appurato in seguito che all'epoca ce ne erano molte false in circolazione), la Suite italienne ne costituisce invece un'immagine speculare, in quanto fu da Pulcinella stesso che il compositore vi attinse le musiche, in collaborazione - per la parte riguardante il violoncello - con Gregor Piatigorsky, ventottenne suo connazionale da poco sbarcato in America. Del balletto, che come si ricorderà Strawinsky scrisse anche per voci, la Suite si appropria inizialmente del motivo che lo caratterizza; nella Serenata che segue l'Introduzione, il compositore si serve dell'aria del tenore e successivamente di quella buffa del basso, resa ancora più comica dall'impiego grottesco dei due strumenti; un tempo lento (6/8) confluisce in una Tarantella che lascia il posto a un Minuetto d'insolita gravità, che a sua volta spiana la strada allo spiritoso Finale.

Evidentemente soddisfatto dell'operazione, Strawinsky la riprese di nuovo in mano: gli specchi non finiscono mai di rimandare immagini, e a questo proposito va ricordato come già due anni dopo la prima di Pulcinella avvenuta all'Opera di Parigi il 15 maggio 1920, il musicista ne ricavò una Suite concertistica e, tre anni dopo ancora, una Suite per violino e pianoforte su temi, frammenti e brani di Giovan Battista Pergolesi. Nel 1933, a un anno di distanza dalla Suite italienne, ne era già pronta una seconda, con il violino al posto del violoncello, l'aggiunta di una Gavotta, alcuni numeri cambiati e un ritmo meno vertiginoso. Sul frontespizio, vi appose il nome di Samuel Dushkin, anche lui russo naturalizzato americano e già dedicatario del Concerto per violino, e con il quale si mise in viaggio per una lunga tournée attraverso gli Stati Uniti, con un repertorio di trascrizioni per violino e pianoforte che naturalmente comprendeva anche la nuova Suite.

Ivana Musiani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 7 novembre 2003
(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 18 febbraio 1993

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Ultimo aggiornamento 13 aprile 2014
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