Glossario



Sinfonia di salmi

per coro e orchestra

Musica:
Igor Stravinskij
Testo: Salmo XXXVIII, 13-14; Salmo XXXIX, 2-4; Salmo CL
  1. Exaudi orationem meam - dal salmo XXXVIII, 13-14
  2. Expectans expectavi Domine - dal salmo XXXIX, 2-4
  3. Laudate Dominum - dal salmo CL
Organico: coro misto, 5 flauti (5 anche ottavino), 4 oboi, corno inglese, 3 fagotti, controfagotto, 4 corni, tromba piccola, 4 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, 2 pianoforti, arpa, violoncelli, contrabbassi
Composizione: gennaio - agosto 1930 (revisione 1948)
Prima esecuzione: Bruxelles, Palais des Beaux-Arts, 13 dicembre 1930
Edizione: Édition Russe de Musique, Parigi 1930
Dedica: Boston Symphony Orchestra

Guida all'ascolto (nota 1)

La Symphonie de Psaumes (Sinfonia di salmi, 1930) di Stravinskij è, con l'Oedipus rex (1927), con Apollon Musagète (1928) e con la poetica e misconosciuta Perséphone (1934, su un testo di Andre Gide), uno dei capolavori, e per qualcuno il capolavoro, del suo periodo creativo chiamato genericamente neoclassico (che si era iniziato con il balletto cantato Pulcinella, 1919, e che poi si concluse con l'opera The Rake's Progress, 1951).

Parlando di Stravinskij il termine di "neoclassicità" serve a poco più che a una definizione di comodo e cronologica (i lavori, appunto, del trentennio tra il 1919 e il 1951), non avendo mai la sua musica maggiore nessuno dei manierismi dello stile mondano e internazionale neoclassico, né del ricercatamente semplice né dell'impersonalmente costruttivo (pur avendo voluto egli essere il vero musicista europeo cosmopolita dell'epoca e dettando legge come tale).

Dopo i grandi lavori ispirati al folklore russo e al suo fiabesco primitivismo e dopo la Prima Guerra Mondiale, dalla Russia Stravinskij si trasferì in Europa e con onnivora, strabiliante genialità fece propria, assimilandola, la cultura europea, la musica soprattutto, dopo averla osservata, e ammirata, "dal di fuori", tutta insieme, facendo a meno di ogni criterio storico, di tutte le gerarchle cronologiche: e così procedendo creò, con un'unica, istintiva diffidenza verso il romanticismo tedesco. E tutto questo senza smarrire l'aristocratica raffinatezza del suo "oriente", né la austera sensibilità, che aveva nell'intimo del carattere, per il sacro, nelle forme autenticamente religiose, o mitiche, o rituali. Dunque, un linguaggio, che vuole e sa essere ecumenico e atemporale, cattolico nel senso primo e vero, quindi greco e romano pagano, bizantino, latino-cristiano, rinascimentale, e poi anche barocco, e infine razionale, ironico e novecentesco, secondo le figure assolute delle epoche e senza la loro storia - un tale linguaggio, dunque, diffìcilmente può sembrarci espressione di un'accademica classicità e esso certamente non ha in sé niente di "neo", - di manieristico, di ripetuto. Anche perché, poi, con il potere che appartiene agli ingegni superiori e originali, Stravinskij la sua tradizione, la sua "classicità" esemplare se le crea egli stesso volta per volta e quindi la coerenza col passato è garantita, e l'ibrido stilistico, se mai capita, è secondario e occasionale.

Dunque, la Symphonie de Psaumes (composta per un'occasione pubblica solenne, il cinquantenario della Boston Symphony Orchestra) è un grande e serio lavoro, nato dal fervore religioso e concepito «a la gioire de DIEU» (come è scritto nella partitura). La prima esecuzione a Boston, diretta da Serge Koussevitsky il 19 dicembre 1930, fu preceduta per pochi giorni dall'esecuzione europea, a Bruxelles, diretta da Ernest Ansermet (13 dicembre).

La parola "sinfonia" del titolo rinnova il termine antico e rinascimentale che valeva "unione armonica di suoni e canti" e non rimanda in nessun modo all'idea del sinfonismo austro-tedesco. Infatti nella composizione di Stravinskij è assente ogni proposito di organizzazione di temi musicali e di sviluppo. Essa è quasi un grande polittico in tre pannelli, in cui la musica mira a una composta immobilità liturgica, mira, dunque, alla spazialità sottraendosi al tempo e alla storia, secondo il carattere intimo del genio del musicista, come ho detto.

I testi delle tre parti sono tratti dalla traduzione detta "vulgata"  (in sostanza la traduzione della Bibbia in latino fatta da San Girolamo) che un tempo era obbligatoria per la chiesa di Roma: e sono i versetti 13 e 14 del Salmo 38 (39 nell'ebraico), i versetti 2, 3, 4 del Salmo 39 (40 nell'ebraico) e tutto il breve Salmo 150, l'ultimo del salterio. Le tre parti sono, secondo quanto ha chiarito il musicista (e anche quanto è evidente dall'estrema precisione espressiva della musica), un'implorazione, un ringraziamento, un inno di adorazione.

Dopo una breve introduzione strumentale di segno asciutto e nervoso (oboi e fagotti, accordi strappati di tutta l'orchestra in mi minore: il suono essenziale di un'inquietudine) il coro sostenuto dagli oboi mormora la preghiera («Exaudi orationem meam...») su una cellula di due note vicine (un intervallo di seconda minore): l'immagine incerta di una folla in una chiesa in penombra. Il tono dell'invocazione si innalza fino a diventare un grido di grande efficacia nel ricordo di un esilio perenne («Et peregrinus sicut patres mei»): si noti qui il potente effetto di angoscia e insieme di immobilità, dovuto alla tecnica esotica dell'eterofonia (un unico, breve disegno musicale enunciato da tutti gli strumenti in cellule sovrapposte e ritmicamente diverse).

Il secondo pannello è una "doppia fuga", di grande maestria contrappuntistica. Alla prima fuga solo strumentale, in do minore, segue la seconda corale, sulle parole «Expectans expectavi Dominum et intendit», in mi bemolle minore, che si sviluppa sulla prima fuga strumentale. Dopo l'esultanza dell'attesa di un «canticum novum», in fortissimo, le voci si smorzano nell'espressione della speranza (ammirevole l'eco in pianissimo dell'inizio della fuga, nei violoncelli e contrabbassi e con una tromba acuta in sordina).

Il «canticum novum» s'inizia con l'Alleluja e si snoda dapprima nel forte contrasto tra una melodia iniziale a disegno circolare (simbolo musicale di spazialità) e un brano di entusiasmo quasi barbarico. Poi, attraverso una progressiva diminuzione degli intervalli nel canto che ascende (per seste nei contralti e nei tenori e per gradi congiunti nei soprani e nei bassi), tutto si placa in una breve, bellissima melodia, anch'essa a cerchio, o meglio a spirale, che si estingue in un accordo luminoso e sereno di do maggiore.

Franco Serpa

Testo
I
Exaudi orationem meam, Domine,
et deprecationem meam:
auribus percipe lacrymas meas.
Ne sileas, quoniam advena ego sum apud te,
et peregrinus, sicut omnes patres mei.
Remitte mihi, ut refrigerer priusquam abeam,
et amplius non ero.
Psalmus XXXVIII 13,14 (vulgata)

II
Expectans expectavi Dominum,
et intendit mihi.
Et exaudivit preces meas;
et eduxit me de lacu miseriae,
et de luto faecis.
Et statuit supra petram pedes meos;
et direxit gressus meos.
Et immisit in os meum canticum novum,
carmen Deo nostro.
Videbunt multi et timebunt;
et sperabunt in Domino.
Psalmus XXXIX 1-4 (vulgata)

III
Alleluja.
Laudate Dominum in sanctis eius,
Laudate eum in firmamento virtutis eius.
Laudate eum in virtutibus eius,
laudate eum secundum multitudinem magnitudini eius.
Laudate eum in sono tubae,
laudate eum in psalterio et cithara.
Laudate eum in tympano et chori,
laudate eum in chordis et organo.
Laudate eum in cymbalis bene sonantibus,
laudate eum in cymbalis jubilationis;
omnis spiritus laudet Dominum.
Alleluja.
Psalmus CL (vulgata)

I
Ascolta la mia preghiera, Signore,
porgi l'orecchio al mio grido,
non essere sordo alle mie lacrime,
poiché io sono un forestiero,
uno straniero come tutti i miei padri.
Distogli il tuo sguardo, che io respiri,
prima che me ne vada e più non sia.


II
Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha tratto dalla fossa della morte,
dal fango della palude;
i miei piedi ha stabilito sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.


III
Alleluja.
Lodate il Signore nel suo santuario,
lodatelo nel firmamento della sua potenza.
Lodatelo per i suoi prodigi,
lodatelo per la sua immensa grandezza.
Lodatelo con squilli di tromba,
lodatelo con arpa e cetra.
Lodatelo con tìmpani e danza,
lodatelo sulle corde e sui flauti.
Lodatelo con cembali sonori,
lodatelo con cembali squillanti;
ogni vivente dia lode al Signore.
Alleluja.
(trad. da La Bibbia di Gerusalemme, Bologna, EDB, 1990)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 6 novembre 2010

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Ultimo aggiornamento 14 aprile 2013
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