Glossario



Quattro Studi per orchestra

Musica: Igor Stravinskij
  1. Danza
  2. Stravagante
  3. Cantico
  4. Madrid
Organico: 3 flauti, 3 oboi, 4 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 2 tromboni, baso tuba, timpani, pianoforte, arpa, archi
Composizione: 2 ottobre 1928
Prima esecuzione: Berlino, 7 novembre 1930
Edizione: Édition Russe de Musique, Parigi, s. a.

I numeri 1, 2 e 3 sono l’orchestrazione dei Tre pezzi per quartetto d’archi mentre il numero 4 è l’orchestrazione dello Studio per pianola.

Guida all'ascolto (nota 1)


I Quatre études sono la trascrizione per orchestra dei Tre pezzi per quartetto d'archi, compiuta a Morges nel 1918, durante il periodo svizzero (1909-1919); a questi fu aggiunto un quarto pezzo, Madrid, originariamente per pianola, dieci anni dopo. La prima esecuzione dell'orchestrazione si ascoltò il 7 novembre 1930, a Berlino.

Gli originali Tre pezzi per quartetto d'archi, composti a Salvan nel 1914, erano stati dedicati a Ernest Ansermet e pubblicati senza titolo; identificati solo dalle indicazioni metronomiche, sembrano indulgere all'astratto, suggerendo atmosfere diverse, dalla popolare alla liturgica, e portano il quartetto d'archi oltre i consueti canoni strumentali. Stravinskij costella la partitura di inusuali indicazioni, ai fini di una corretta esecuzione, come quando, in francese, chiede al secondo violino e alla viola di «ruotare rapidamente lo strumento (tenendolo come un violoncello) al fine di poter eseguire il pizzicato come un arpeggio in senso contrario». L'esecuzione non mancò di sconcertare i critici: «Se questo tipo di passaggio ha diritto di cittadinanza nell'arte del Quartetto, allora la fine è vicina», scrisse George Dyson su The New Music.

Alla successiva esecuzione Amy Lowell (poi Premio Pulitzer) scrisse una poesia per tentare di riprodurre in altro ambito espressivo il suono e il movimento della musica; rispetto al primo movimento si legge: «Bang! Bump! Tong! Petticoats, Stockings, Sabots, Delirium flapping its thigh-bones; Red, blue, yellow, Drunkennes steaming in colours; Red, yellow, blue, Colours and flesh weaving together, In and Out with the dance, Coarse stuffs and hot flesh weaving together».

Al momento di usarli come base per l'orchestrazione nei Quattro studi per orchestra, Stravinskij diede ai brani i titoli che conosciamo: Danza, Stravagante, Cantico, Madrid.

Noi primo movimento, la Danza, una melodia di quattro note, comprese nell'ambito di una quarta, rimanda alle arie popolari russe di cui l'autore fece gran uso negli anni attorno alla composizione dei Tre pezzi; l'orchestrazione gli consente poi di sottolineare gli effetti di zampogna e bordone. Stravagante, che ci ricorda Petruska, rinvia per l'autore allo spettacolo dell'attore acrobata Little Tich, visto a Londra nel 1914, di cui Stravinskij parla nelle Memories: «il movimento a scatti, spasmodico, e i su e giù, il ritmo, perfino il modo o il tono scherzoso della musica furono suggeriti dall'arte del grande pagliaccio». Del mistico Cantico invece, nelle Expositions Stravinskij scrisse: «le ultime venti battute fanno parte della musica migliore che io abbia mai scritto in quel periodo».

Il quarto brano, Madrid, originariamente intitolato Studio, come già detto, era per pianola. Composto anch'esso a Morges, nel 1917, e pubblicato dalla Aeolian appunto come rullo di pianola n. T967B, rinvia alla visita madrilena nel 1916. Come si legge nelle Chroniques stravinskijane, «fu ispirato dai sorprendenti risultati che si ottenevano dalla mescolanza di melodie prodotte da pianoforti meccanici e orchestrine nelle strade e nelle piccole taverne notturne di Madrid». La scrittura da una parte allude alle fioriture del canto spagnolo, con annessa cadenza terzinata, d'altra parte è limitata dalla scarsa persistenza del suono nella pianola, di cui sfrutta al massimo tutti i registri. Nella trascrizione per orchestra, la composizione fiorisce nella sua natura cubista, e sfrutta sapientemente il colore del pianoforte. Non a caso, della versione orchestrale di Madrid esiste anche una stesura per due pianoforti, realizzata dal figlio Soulima Stravinskij.

Roberto Giuliani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 6 giugno 2015

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Ultimo aggiornamento 5 agosto 2015
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