Concerto in mi minore per oboe, archi e continuo, TWV 51:e1


Musica: Georg Philipp Telemann (1681 - 1767)
  1. Andante
  2. Allegro molto
  3. Largo
  4. Allegro
Organico: oboe, archi, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Guida all'ascolto (nota 1)

Esaltato molto ai suoi tempi, più di quanto non lo sia stato Bach, poi messo in ombra nel periodo romantico e recentemente di nuovo rivalutato e considerato un importante anello di congiunzione tra il momento barocco in cui visse e operò e il classicismo: ecco in sintesi l'itinerario della fortuna di Telemann, che scrisse una mole enorme di musica, a cominciare dalle innumerevoli cantate sacre e profane, ritenute le composizioni più rappresentative dello stile dell'artista di Magdeburgo. Quale sia stato il credo estetico di Telemann lo si può ricavare da un suo pensiero sulla musica che dice: «Le composizioni armoniche debbono destare nell'animo umano sentimenti d'ogni genere e nello stesso tempo, mediante la struttura ordinata e ingegnosa di tali lavori, si deve dilettare la mente di un esperto». Infatti le cantate, gli oratori e i pezzi strumentali e vocali di questo artista sono contraddistinti da una estrema semplicità melodica (non gradiva il fitto contrappunto di scuola bachiana), non disgiunta da una accentuata varietà nelle modulazioni e nelle armonie. Compositore versatile, Telemann sapeva come rendere le varie gradazioni con cui si dovevano esprimere in musica i sentimenti, ma nello stesso tempo, in contrasto con Bach preferiva utilizzare melodie chiare e semplici, in diversi casi anticipatrici di un clima galante, quale si ritroverà in certe pagine di Haydn.

Tra l'altro non bisogna dimenticare che Telemann, che aveva un temperamento eclettico, favorì l'introduzione della musica popolare nella musica colta, utilizzando nei componimenti orchestrali e cameristici formule e figurazioni ritmiche in uso presso i popoli slavi e orientali. Questa apertura e disponibilità verso i procedimenti musicali più diversi, anche non tradizionali, spiega il favore di cui godette Telemann presso le generazioni più giovani del suo tempo, che a volte ripudiavano come "roba da museo" la musica di Johann Sebastian Bach.

Il Concerto in mi minore per oboe, archi e cembalo evidenzia un'alternanza di elementi ora cantabili e ricchi di tensione emotiva e ora nervosamente ritmici nell'uso prolungato di scale ascendenti e note ribattute. L'ultimo movimento, in particolare, presenta un contenuto musicale di straordinaria vivacità contrappuntistica e di gradevoli accenti armonici, in linea con lo stile dell'epoca di impianto barocco.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 2 giugno 1989


I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 12 gennaio 2017