Glossario



Concerto in si bemolle maggiore per due flauti, due oboi e orchestra, TWV 54:B2

Musica: Georg Philipp Telemann
  1. Andate
  2. Presto
  3. Cantabile (mi bemolle maggiore)
  4. Allegro
Organico: 2 flauti dolci, 2 oboi, archi, basso continuo
Composizione: 1708 - 1712 circa

Guida all'ascolto (nota 1)

Telemann si recò a Dresda nel 1719 per le nozze del principe elettore Federico Augusto II con l'arciduchessa austriaca Maria Josepha. In quella occasione ebbe l'opportunità di ascoltare numerose musiche di Lotti e di Heinichen, attivi allora in quella corte, e conobbe, tra gli altri, Pisendel (a cui dedicò un Concerto per violino) e Quantz, ai quali restò legato con un fitto scambio epistolare. La presenza a Dresda di molti Concerti manoscritti di Telemann (tra cui quello inserito in programma) suggerisce che le sue composizioni erano molto apprezzate nell'ambito dell'orchestra sassone.

Ammiratore dichiarato della musica francese, Telemann si dimostrò critico nei confronti del Concerto solistico di origine italiana, al quale rimproverava la mancanza di un bilanciamento tematico e armonico nell'alternanza tra "soli" e "tutti" e una certa indifferenza nella strumentazione. Egli invece era affascinato dall'elemento timbrico e scrisse non solo composizioni per strumenti dalle sonorità insolite, come lo chalumeau o l'oboe d'amore, ma anche numerosi Concerti di gruppo e ouvertures per i più svariati organici strumentali, in cui, secondo una tradizione tutta tedesca, venivano privilegiati i fiati.

Nel Concerto in si bemolle maggiore per due flauti, due oboi e archi, la sostituzione della parte del secondo violino con una seconda viola determina già di per sé una colorazione timbrica del tutto particolare, che si aggiunge a quella data dalla presenza delle due coppie di strumenti a fiato. Il brano, diviso come la maggior parte dei Concerti di Telemann in quattro movimenti anziché in tre, è caratterizzato da un'alternanza meno rigida tra "soli" e "tutti", legati al contrario da precise assonanze tematiche. Nell'Andante iniziale, il ritmo puntato su cui è basato il motivo del "tutti" riaffiora - in uno degli episodi solistici -, nell'accompagnamento alla delicata melodia a note ribattute dei flauti e degli oboi. Nel successivo Presto, la contrapposizione tra i ritornelli (di tipo imitativo) e i "soli", invece, viene resa più fluida dal continuo scambiò concertante di archi e fiati. Il terzo tempo, Cantabile, è forse quello più unitario da un punto di vista tematico: l'espressiva melodia dei sofisti, intonata all'inizio dai due oboi soli, viene ripresa dall'orchestra in un crescente slancio lirico. Il Concerto termina con uno spigliato Allegro animato da frequenti scambi motivici tra "soli" e "tutti", che sembrano orientare il linguaggio concertante di Telemann verso esiti più modernamente "sinfonici".


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 18 febbraio 1983

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Ultimo aggiornamento 23 febbraio 2017
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