Glossario



Ouverture in do maggiore "Wasserouverture", TWV 55:C3

Musica: Georg Philipp Telemann
  1. Ouverture
  2. Sarabande. Die schlaffende Thetis. Doucement
  3. Bourée. Die erwachende Thetis.
  4. Loure. Der verliebte Neptunus.
  5. Gavotte. Die spielenden Najaden.
  6. Harlequinade. Der schertzende Tritonus.
  7. Der sturmende Aeolus.
  8. Menuet. Der angenehme Zephir.
  9. Giga. Ebbe und Fluth.
  10. Canarie.Die lustigen Bots-Leut.
Organico: 2 flauti piccoli, 2 flauti a becco, 2 oboi, fagotto, 2 violinni, viola, basso continuo
Composizione: 1725
Edizione: inedito

Guida all'ascolto (nota 1)

Georg Philipp Telemann fu contemporaneo di Bach - nacque quattro anni prima e morì diciassette anni dopo il maestro di Eisenach - ed è spesso messo criticamente in relazione con questo suo grande contemporaneo, ora sottolineando le analogie ora i contrasti che caratterizzavano i loro stili come le loro biografie. Nella biografia di Telemann, ad esempio, e proprio in contrapposizione a quella bachiana è stato notato il gusto per un continuo peregrinare che lo portò a Lipsia, in Polonia, ad Eisenach a Francoforte ed infine ad Amburgo in una continua ricerca di nuove esperienze artistiche con una curiosità del nuovo che poi spiega l'eclettismo della sua opera aperta alle esperienze non solo della musica tedesca ma di quella francese, italiana e polacca; esperienze che egli seppe fondere in una artigianale ma disinvolta scrittura musicale spesso piena di idee estrose e garbate.

Del resto la «curiosità» e la «mondanità» di Telemann - doti queste che lo accomunano più ad Händel, altro musicista, a lui contemporaneo, che a Bach - sono dimostrate anche dal suo impegnarsi in prima persona nell'organizzazione di concerti e rappresentazioni liriche e dal suo interesse perfino per le questioni di critica musicale sulle quali scrisse sul primo periodico musicale tedesco, il «Getreuer Musik - Meister» da lui fondato nel 1728 ad Amburgo, ultima e più lunga tappa del suo attivo peregrinare.

Nel complesso, la vita di Telemann è quindi più segnata da un mondano attivismo che da un bachiano impegno creativo; il che non gli vietò di essere tra gli autori più prolifici dell'intera storia della musica - la sua produzione è quantitativamente superiore a quella di Bach e di Händel messa insieme! - essendosi egli cimentato nella composizione di musiche di ogni genere: migliaia di pezzi per uso liturgico, venticinque opere teatrali, parecchie decine di Passioni e di Oratori, musica da camera, centinaia di pezzi orchestrali.

Pure, al di là del dato puramente cronologico, Telemann, forse proprio per le sue doti di curiosità e di eclettismo, finisce con l'andare oltre Bach ponendosi quasi come un anello di congiunzione tra il barocco e il rococò tedesco, tra la grande tradizione sacra sia cattolica che luterana e i modi e le forme della musica cosiddetta «galante». Ed è in questa dimensione che si trova la spiegazione di come vecchie forme della tradizione assumessero nelle sue mani nuovi contenuti tra i quali - nella stessa direzione che negli stessi anni imponeva alla musica clavicembalistica Francois Couperin in Francia - assumeva particolare spicco quello derivante dall'interesse del musicista per la «musica a programma».

Ed è questa la caratteristica, anche della Suite in do maggiore che, arricchita di movimenti diversi da quelli allora tradizionali, si caratterizza dall'intenzione dichiarata in precise didascalie apposte ad ogni singolo movimento, di esprimere precisi fatti e precisi stati d'animo. Così la «Suite» si apre con una introduzione (un lungo «Allegro» incorniciato da due tempi lenti) alla quale seguono sette brevi movimenti di danza intercalati da una sorta di intermezzo intitolato «La tempesta di Eolo», che si presentano nella seguente successione:

Sarabanda: Teti dormiente
Bourrée: Il risveglio di Teti
Loure e Gavotta: Nettuno innamorato
Arlecchinata: Un tritone che scherza
La tempesta di Eolo
Minuetto: Lo zeffiro gradevole
Giga: L'alta e la bassa marea
Canaria: Marinai allegri

E qui occorre aggiungere qualche notizia sulle due danze meno note che appaiono in questa «Suite»: la «loure», dunque, è una danza in tempo di 3/4 che prende il suo nome da una sorta di cornamusa propria della Normandia che poi cedette il suo nome alla danza che tradizionalmente accompagnava; la «Canaria», invece, in tempo di 6/8, è una danza proveniente dalle omonime isole dell'Atlantico che chiude degnamente questo settecentesco poema marinaresco. Il brano è scritto per una formazione orchestrale costituita da: violini e viole, violoncelli, contrabbassi e cembalo (questi con funzione di basso continuo), ottavino, flauti, oboi, fagotti. Nella Sarabanda e nella Bourrée entrano nell'impasto orchestrale anche due flauti a becco.

La Suite in do maggiore non è stata ancora esattamente datata. La critica telemanniana più moderna ritiene che si tratti di un lavoro scritto durante il soggiorno a Francoforte sul Meno (1712-1721) destinato ad essere eseguito dal «Collegium Musicum» di cui era direttore lo stesso Telemann in concerti pubblici tradizionalmente fissati tra la festa di San Michele e la Pasqua che avevano luogo al palazzo Frauensteinschen.

Gianfilippo De' Rossi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 gennaio 1970

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Ultimo aggiornamento 15 marzo 2017
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