Glossario



Concerto in sol maggiore per archi e basso continuo "Alla rustica", RV 151

Musica: Antonio Vivaldi
  1. Presto (sol maggiore)
  2. Adagio (sol maggiore)
  3. Allegro (sol maggiore)
Organico: 2 oboi (nel secondo movimento), archi, basso continuo
Composizione: 1720 - 1724
Edizione: Ricordi, Milano, 1949

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Questo concerto, di cui G. F. Malipiero ha curato la realizzazione del basso, è, nella sua brevità, una delle opere più singolari e interessanti di Vivaldi.

A proposito di questa composizione riportiamo quanto ne scrive Mario Rinaldi nella sua biografia vivaldiana: « Nella nota apposta alla partitura del concerto Alla Rustica il Casella (...) ricorda che tali pagine si trovano, segnate con il numero 14, nel volume terzo delle opere sacre, e precisamente nella Raccolta Renzo Giordano, custodita nella Biblioteca Nazionale di Torino. La composizione, fatto piuttosto raro nella produzione del «Prete rosso», non comporta parte solistica. Nulla è stato toccato dal trascrittore nella partitura propriamente detta; l'unica aggiunta è stata quella del cembalo la cui parte, secondo l'uso dell'epoca, non è realizzata nell'originale. Il nome al concerto è dato, naturalmente, dall'andamento del primo tempo (...). Si tratta di una danza briosissima che, dopo uno sviluppo abbastanza ampio, passa rapidamente in minore.

Interessante è notare come, alla metà del tempo, il movimento principale passi dai primi ai secondi violini, rafforzati dalle viole. Il tempo centrale ha un carattere maestoso reso con pochissimi elementi; alle note solitarie e solenni del quartetto risponde il cembalo con gravità: tutto è molto bello, riuscito e realizzato con un numero limitatissimo di battute (se ne contano appena 16). L'«Allegro» finale (...) è chiaro e trasparente, salvo quella «serpentina» di biscrome che serve come di ornamento. Anche questo tempo sembra voglia giustificare il titolo del'opera e chiude la breve composizione in piena festosità».

Nicola Costarelli

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il Concerto detto Alla rustica appartiene al gruppo dei Concerti vivaldiani senza strumento solista, gran parte dei quali composta per fornire alle fanciulle dell'Ospedale della Pietà brani di facile esecuzione. Taluni di essi, pur rinunciando alle escursioni fantastiche degli assoli virtuosistici, si presentano come opere di solida fattura, scritte in una dimensione genuinamente sinfonica e in molte cose apparentabili ai ventitre lavori esplicitamente indicati come Sinfonie; altri invece offrono l'aspetto di pagine di più sbrigativa stesura, quasi con i caratteri dell'Ouverture. Fra questi ultimi è da considerare il Concerto Alla rustica, destinato forse a essere eseguito in chiesa; il titolo sembra appunto alludere alla relativamente sommaria costruzione formale del Concerto, basato su un inciso fondamentale più volte ripetuto e articolato nella successione di un tempo veloce, uno lento e di nuovo uno veloce tipica del Concerto da camera e dell'Ouverture all'italiana. Accolto da Antonio Fanna nella sua catalogazione dell'opera strumentale di Vivaldi come undicesimo numero dell'undicesima sezione (appunto quella che raccoglie i Concerti per archi e cembalo), il Concerto Alla rustica fu una delle prime composizioni di Vivaldi a essere riscoperta dalla cultura musicale italiana del Novecento: l'edizione nella quale viene eseguito in questo programma è quella riveduta da Alfredo Casella nel 1939, lo stesso anno in cui l'Accademia Chigiana di Siena, diretta dallo stesso Casella, pubblicava una raccolta di contributi destinata a rimanere uno dei documenti più significativi della Vivaldi-Renaissance proposta dai musicisti e dagli studiosi della generazione dell'Ottanta.

Daniele Spini


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 19 maggio 1968
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Teatro della Pergola, 8 giugno 1981

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Ultimo aggiornamento 14 aprile 2017
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