Glossario



Concerto in la maggiore per archi e basso continuo, RV 159

Musica: Antonio Vivaldi
  1. Allegro (la maggiore)
  2. Adagio (fa diesis minore)
  3. Allegro (la minore - la maggiore)
Organico: archi, basso continuo
Composizione: 1720 - 1724
Edizione: Ricordi, Milano, 1947

Guida all'ascolto (nota 1)

Il «concerto ripieno» é un concerto per orchestra a quattro parti (due violini, viola e basso: cioè, il cosiddetto «ripieno»), senza solisti. Coltivato tra la fine del Seicento e i primi decenni del secolo successivo da autori come Torelli, Albinoni, Dall'Abaco, il concerto per orchestra godeva di particolare fortuna a Venezia. Vivaldi scrisse, per la massima parte dopo il 1720, una quarantina di «concerti ripieni», con una sola eccezione rimasti manoscritti vivente l'autore e che nel complesso rappresentano uno dei settori più affascinanti della sua vastissima produzione strumentale.

Vivaldi concepisce il concerto per orchestra come un genere particolarmente congeniale alla sperimentazione: in effetti l'assenza dell'elemento solistico, che presuppone un virtuosismo in sé dispersivo e centrifugo cui dare adito in appositi episodi, consente all'autore di concentrale l'attenzione sull'aspetto propriamente compositivo. Sia pure in modo indicativo, i concerti per orchestra di Vivaldi possono essere suddivisi in tre gruppi: concerti di stile e impegno compositivo elevato connotati da scrittura contrappuntistica ed elaborazione tematica, concerti di piccole dimensioni e di tono leggero prossimi al modello della sinfonia operistica e infine concerti improntati a una medietà di formato e registro.

I concerti per orchestra non erano scritti soltanto per l'orchestra della Pietà ma soddisfavano anche le richieste di una clientela internazionale. La raccolta dei dodici concerti di Parigi fu probabilmente assemblata nel corso degli anni Venti per un committente transalpino e rappresenta un campionario delle varie accezioni e sfumature del «concerto ripieno» vivaldiano.

Il piccolo Concerto XII in la maggiore RV 159 è esempio mirabile di come un tono stilistico e un impegno compositivo non elevato possano non pregiudicare di per sé la qualità musicale di una composizione.

Lievità di tocco, affettuosità e freschezza inventiva animano l'Allegro di testa, mentre l'Adagio, in do diesis minore e di configurazione accordale, è poco più di un passaggio al finale, un Allegro la cui forma binaria é combinata con lo schema del rondeau. Qui Vivaldi ricorre eccezionalmente a un «concertino» di solisti, costituito da due violini e un violoncello. Il chiaroscuro fonico Soli-Tutti viene accentuato dalla contrapposizione tra minore e maggiore; in ciascuna delle due parti la sezione solistica, e le sue leggere varianti, in minore, si alternano a sezioni orchestrali perlopiù in maggiore.

Cesare Fertonani


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 112 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 14 febbraio 2017
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