Glossario



Concerto in do maggiore per violino, archi e basso continuo "Il piacere", op. 8 n. 6, RV 180

Musica: Antonio Vivaldi
  1. Allegro (do maggiore)
  2. Largo (mi minore)
  3. Allegro (do maggiore)
Organico: violino solista, archi, basso continuo
Composizione: 1725
Edizione: Michel-Charles Le Cène, Amsterdam, 1727

Guida all'ascolto (nota 1)

Inserito nella celebre raccolta op.8 del 1725, Il cimento dell'armonia e dell'invenzione (quella che si apre con Le quattro stagioni) è invece il Concerto RV 180 in do Maggiore sottotitolato "Il piacere". Fedele all'intento programmatico dell'intero volume, Vivaldi dona anche a questa composizione una doppia lettura, musicale e "rappresentativa". Un Allegro spedito e simmetrico, votato alla ricerca delle "delizie" sonore (con il raggiante protagonismo del violino solista), lascia poi spazio, in un secondo movimento Largo, ad una più intima riflessione sulla "precarietà" del piacere e il tempo di Siciliana associa la linea cromatica discendente all'"affetto" barocco del lamento. Ma la consapevolezza della fragilità umana non esclude la possibilità di godere delle bellezze del mondo, ed ecco quindi rinvigorirsi la volontà di continuare - in un brioso caleidoscopio di note (Allegro) - quella magica esplorazione che si chiama vita.

Vita che per il compositore veneziano si fa sempre più amara con il passare degli anni. Il 29 agosto 1739, Charles de Brosses, a Venezia (Lettres historiques et critiques sur l'Italie) così ne commenta l'incontro: "Vivaldi mi si è fatto amico intimo per vendermi i suoi Concerti ad un prezzo molto alto. In parte ci è riuscito, così come anch'io sono riuscito nel mio intento che era di ascoltarlo e di avere sovente con lui piacevoli intrattenimenti musicali: è un vecchio con una prodigiosa smania di comporre. L'ho sentito io stesso vantarsi di poter comporre un Concerto, completo in tutte le sue parti, più rapidamente di quanto impiegherebbe un copista a trascriverlo. Ho scoperto, con grande meraviglia, che non gode di tutta la stima che meriterebbe in questo Paese dove tutto deve essere moda, dove si ascoltano le sue opere da troppo tempo e dove la musica dell'anno prima non fa più cassetta".

Laura Pietrantoni


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 20 aprile 2007

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Ultimo aggiornamento 11 settembre 2014
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