Glossario



Credo in sol maggiore, RV 592

per soli, coro, oboe, archi e basso continuo

Musica:
Antonio Vivaldi
Testo: Jacopone da Todi
  1. Credo in unum Deum - ... (sol maggiore)
    Coro, oboe,  archi e basso continuo
  2. Et incarnatus est - ... (sol maggiore)
    Coro, oboe, archi e basso continuo
  3. Crucifixus etiam pro nobis - ... (mi minore)
    Soprano, contralto, archi e basso continuo
  4. Et resurrexit - Allegro (sol maggiore
    Coro, oboe, archi e basso continuo
  5. Credo et unam sanctam - ... (sol maggiore)
    Coro, oboe, archi e basso continuo
  6. Et vitam venturi seculi - ... (sol maggiore)
    Coro, oboe, archi e basso continuo
Organico: soprano, contralto, coro misto, oboe, archi, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Edizione: inedito

Attribuzione incerta

Guida all'ascolto (nota 1)

E' questa una composizione che si potrebbe definire, con un aggettivo che fu caro al Casella, «monumentale» e non soltanto per la sua grandiosità, ma anche per l'arditezza svelata dal movimento delle parti. L'esplosione del «Credo» e dell'«Et resurrexit», in tono minore, il crescendo sulla parola «Judicare» - sul quale la composizione ritorna nel suo corso - sono, oltre che originali, davvero coraggiosi. C'è inoltre da mettere in evidenza il fugato che svela un Vivaldi di una forza nuova, anche se lo confrontiamo con quello di alcune pagine del genere dei Concerti per orchestra.

La composizione può essere divisa agevolmente in quattro parti: il «Credo» iniziale, il seguente breve «corale», il «Crucifixus» e la ripresa del primo tempo conclusa dalla fuga. Subito va notata l'estrema arditezza nell'esporre in modo minore la prima potentissima parola rivelatrice di fede. Un'affermazione granitica, dallo scatto polifonico che fa pensare al Giudice Supremo immaginato dai maggiori pittori. Nonostante la tonalità, il compositore riesce a raggiungere qualche cosa di miracoloso, di alta intensità drammatica, come del resto accade anche in certi potentissimi «allegri» di concerti impostati sulla tonalità in minore. Il «corale», più trattenuto, non manca di bellezza e sembra sia stato posto subito dopo la grandiosa espressività iniziale, per creare un contrasto di indiscussa efficacia.

Il «Crucifixus» è stato definito, da più di un esegeta vivaldiano, una delle più straordinarie creazioni musicali. Siamo di fronte a una costruzione stupenda, poggiata su di un basso grave e persistente, mentre le voci avanzano pian piano. Il loro procedere ha qualche cosa di luttuoso: la tragedia del Golgota è stata rivissuta dal Vivaldi con verità e religione. Il Casella ha ricordato che le inflessioni cromatiche di questo meraviglioso lavoro, fanno pensare imperiosamente al «Preludio in la minore» del secondo «Clavicembalo» di Bach. Il «Credo» si chiude con una ripresa del primo tempo, arricchito da alcune varianti che lo rendono più allettante e vibrante. Giunge un nuovo tempo fugato di possente vitalità. Il «Credo» termina con un'affermazione di fede drammatica e severa, la fede di un uomo che - dovrebbero tenerlo presente quanti accusano moralmente Vivaldi - ha poche illusioni sulla umanità che lo circonda e che volle dedicare alla Divinità una delle migliori espressioni della sua arte.

Mario Rinaldi

Testo

Credo in unum Deum, Patrem onnipotentem, factorem coeli et terrae, visibilium omnium, et invisibilium.

Et in unum Dominum Jesum Christum, Filium Dei unigenitum. Et ex Patre natum ante omnia saecula. Deum de Deo, lumen de rumine, Deum verum de Deo vero.

Genitum, non factum, consubstantialem. Patri: per quem omnia facta sunt. Qui propter nos homines et propter nostram salutem, descendit de coelis.

Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine: et homo factus est.

Crucifixus etiam pro nobis: sub Pontio Pilato passus, et sepultus est.

Et resurrexit tertia die, secundum Scripturas.

Et ascendit in coelum: sedet ad dexteram Patris. Et iterum venturus est cum gloria judicare vivos, et mortuos: cujus regni non erit finis.

Et in Spiritum Sanctum, Dominum, et vivificantem: qui ex Patre Filioque procedit, qui cum Patre et Filio simul adoratur, et conglorificatur: qui locutus est

per Prophetas. Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam.

Confiteor unum baptisma in remissionem peccatorum.

Et exspecto resurrectionem mortuorum et vitam venturi seculi. Amen. 


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 24 ottobre 1969

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Ultimo aggiornamento 29 dicembre 2015
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