Glossario



Lungi dal vago volto, RV 680

Cantata per soprano, violino e basso continuo

Musica:
Antonio Vivaldi
Testo: autore ignoto
  1. Lungi dal vago volto
    Recitativo per soprano e basso continuo
  2. Augelletti voi col canto - Largo (sol minore)
    Aria per soprano, violino e basso continuo
  3. Allegrezza mio core
    Recitativo per soprano e basso continuo
  4. Mi stringerai si - Allegro (mi bemolle maggiore)
    Aria per soprano, violino e basso continuo
Organico: soprano, violino, basso continuo
Composizione: 1717 - 1736
Edizione: inedita

Guida all'ascolto (nota 1)

Lungi dal vago volto, è l'unica Cantata, assieme a quella con flauto, in cui Vivaldi preveda uno strumento solista accanto alla voce e naturalmente al basso continuo.

Il clima espressivo, di una pastorale serenità, è nondimeno pervaso, nel Sol minore e nei cromatismi della prima Aria, d'una malinconia tutta lagunare, tipicamente vivaldiana che si trasforma poi in sensuale gioiosità nell'Aria conclusiva in cui il gioco di raddoppi e rincorse tra voce e violino esemplifica quello dei due amanti, finalmente riuniti.

Claudio Osele

Testo

Lungi dal vago volto RV 680

Recitativo
Lungi dal vago volto
della mia bella Elvira
viver non posso. Oh Dio!
E pur crudo destin per mio tormento
or mi condanna a pascolar l'armento.
Ma qual da lungi ammira
non distinta beltade il guardo mio
pastorella che viene?
Temo d'errar, mi perdo.
Deh per pietade Amor, amico cielo,
sciogli dal mio bel sol la nube, il velo.

Aria
Augelletti, voi col canto
queste selve impreziosite,
ed io posso sol col pianto
consolare il mio dolor.
Fate voi che dolce incanto,
con amor o con pietade,
chiami al bosco il mio tesor.

Recitativo
Allegrezza, mio core,
ch'al fin giunse alla meta
l'avida mia pupilla:
ti riconosco, o bella,
ti riveggio, mio bene,
t'abbraccio, pastorella.
Perdona, o cara, a' miei sospesi affetti,
perché errante pastor veder non suole
tra queste ombrose fronde aperto il sole.

Aria
Mi stringerai sì, sì,
non partirai più no.
Bella, ti rapirò se il cor non cede.
Avvinto al tuo bel sen
ti giuro, amato ben,
che mai ti mancherò d'amor e fede.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 7 maggio 2004

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Ultimo aggiornamento 21 ottobre 2015
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